mercoledì 31 luglio 2013

Melvin Burgess - The hit

Oggi segnalo un romanzo che ho letto un po' di tempo fa - e di cui mi ero clamorosamente dimenticata di parlarvi. Interesserà soprattutto chi ama pescare romanzi in lingua originale*, perché al momento non mi risulta pubblicato da noi, anche se spero che prima o poi possa arrivare. L'autore, Melvin Burgess, ha già numerosi romanzi all'attivo, anche in Italia, pertanto chissà.
Il libro si intitola The Hit (Chicken House 2013), ed è un distopico/YA ambientato a Londra. Normalmente diffido sia degli Young Adult sia dei distopici, entrambi sfruttati ormai allo spasimo e spesso ridotti alla banalità più annacquata poiché "di moda". Perciò, quando ne trovo uno che merita di essere letto, evviva!

La trama: a diciassette anni, la vita di Adam è distrutta. Abbandonato dalla sua ragazza, costretto a lasciare la scuola per mantenere la famiglia, decide di assumere la droga di cui tutti parlano: Death, la pillola che dona una settimana di straordinaria energia ed eccitamento... per poi uccidere. Cosa fare durante gli ultimi sette giorni di vita?

La lettura è stata piacevole e capace di mantenere vivo l'interesse dall'inizio alla fine. Qualche piccola sbavatura nella scrittura – con il punto di vista che a volte rimbalza un po' troppo spesso da una testa all'altra e causa a volte un po' di disorientamento – non inficia un romanzo che è sì «young adult», ma ha il coraggio di affrontare temi scomodi come il suicidio, le ingiustizie sociali, le responsabilità delle classi abbienti e la crisi economica, senza tuttavia indulgere in facili «lezioncine». La storia è ben gestita, cattura subito l'attenzione con l'attesa per la «morte sotto le luci dei riflettori» del musicista Jimmy Earle, che ha assunto la droga "Death", e il ritmo è mantenuto sembra abbastanza alto, i numerosi fili vengono intrecciati con una certa efficacia.

L'autore non risparmia ai suoi personaggi lo scontro con una realtà tutt'altro che edulcorata – non mancano scene di violenza – e i sentimenti di Adam, la sua ragazza Lizzie, il fratello Jess, la loro paura, la sofferenza che provano nei diversi momenti della storia risultano vividi e coinvolgenti. The Hit affonda salde radici nella realtà contemporanea con la crisi che tanti, giovani e meno giovani, sperimentano, e ha il pregio di farlo grazie a personaggi tutt'altro che cliché. Non eroi designati dai grandi poteri, ma ragazzi confusi, costretti per la prima volta ad andare oltre i piccoli problemi personali e l'egoismo tipico dell'adolescenza che vuole conquistare il mondo ma ancora non sa assumersi le proprie responsabilità, per affrontare crudeltà, cinismo, morte – prima con incoscienza e ribellione, poi con paura e disperazione, e infine con il coraggio di rischiare non per se stessi, ma per gli altri.

Adam e Lizzie, infatti, sono credibili, non privi dei difetti, dei capricci e degli eccessi di autocompatimento tipici dei diciassettenni, ma non risultano stereotipati (e nemmeno irritanti per il lettore adulto, come, purtroppo, a volte capita). Gli errori che commettono per tutta la storia sono ugualmente credibili, così come sono comprensibili i numerosi momenti di tentazione ad arrendersi, a pensare solo a se stessi, e perciò tanto più coinvolgente risulta la scelta di entrambi di aggrapparsi con coraggio al poco di vita che resta loro. La loro relazione, minacciata prima dalla differenza sociale – lei ricca e circondata da amici e parenti che disprezzano senza vergogna i ceti sociali inferiori, lui povero e, per quanto sinceramente affezionato a Lizzie, così disperato da non farsi scrupoli a pensare che metterla incinta sia la sua unica possibilità di sfuggire a una vita di miseria – e poi dagli effetti della droga e dall'intervento dei gangster che ne gestiscono lo spaccio, ha una dinamica tormentata ma senza eccessi da telenovela (graziealladdea).
Riuscito anche Jess, ribelle parte del gruppo rivoluzionario degli Zealots, il fratello maggiore di Adam, così devoto alla causa da staccarsi in modo traumatico dalla famiglia e perseguire un piano che dovrebbe portarlo a sacrificarsi in una manifestazione pubblica. Lacerato dall'amore per i genitori e il fratello e dal suo «dovere di soldato», anche per lui arriva nel romanzo il momento di compiere una scelta tra ideali, famiglia, egoismo...

Non mancano i personaggi negativi, un gruppo di gangster che sposta l'attenzione dal dramma di Adam a una vicenda più avventurosa e meno originale, con qualche scena rocambolesca e qualche complicazione di troppo. Resta comunque il fatto che l'idea e i protagonisti funzionano, e, pur senza aspettarvi il capolavoro, potreste dare a The hit una chance senza pentirvi.

* perché un sacco di roba ghiotta in Italia non arriva. Sì.
Triste.

martedì 30 luglio 2013

Now you see me

Domenica sera ho fatto una scappata al multisala vicino a Novara insieme a una mia amica. Obiettivo: vedere Now you see me, film di cui fino al giorno prima non sapevo praticamente nulla. Ma i pareri raccolti mi avevano confortato, e, poi, l'elenco attori ha contribuito a stuzzicare la mia curiosità, soprattutto per un trio di nomi: l'inossidabile Morgan Freeman e la coppia Woody Harrelson-Jesse Eisenberg, ovvero i protagonisti di Zombieland. Quei due, riuniti? Abbastanza da farmi venire l'acquolina.


La trama che avevo pescato on line, ridotta all'osso, è: un gruppo di prestigiatori commette sensazionali furti durante gli spettacoli. In realtà, il film è molto più di questo e la realizzazione, la bravura degli interpreti, gli incastri e i giochi di prestigio - quelli dei maghi, ovviamente, ma anche quelli di sceneggiatura e regia - lo rendono un prodotto godibilissimo, capace a tratti di incantare proprio come le meraviglie di un bravo illusionista.
Now you see me - Jesse Eisenberg
Perciò, non voglio raccontarvi troppo, ed eviterò gli spoiler, proprio perché il bello del film sta nel "niente è come sembra", nei cambi di prospettiva, e nei molteplici inseguimenti - i rappresentanti dell'ordine Mark Ruffalo e la bionda collega francese Mélanie Laurent contro i maghi-truffatori, ma fanno parte della corsa anche l'esperto smaschera-trucchi Morgan Freeman e il potente e arrogante Michael Caine, in un continuo ribaltarsi di ruoli. I meccanismi sono quelli della magia anche in questo senso: distrarre il pubblico, in modo che il trucco si svolga dove l'occhio non guarda. E, come dice il personaggio di Jesse Eisenberg (che coi capelli così s'è pure fatto caruccio), quando si vuole fare magia "always be the smartest guy in the room".

Così, Now you see me si allontana dai classici film da "guardie e ladri" e dai prodotti hollywoodiani più grossolani, vivificando la trama attraverso le idee, l'inaspettato, l'illusione: il pubblico in sala attende di scoprire il prossimo trucco, la prossima truffa, la prossima geniale fuga, proprio come il pubblico a teatro che, nel film, aspetta di farsi stupire dai "Quattro Cavalieri".
Qualche momento un pochino affrettato e qualche sviluppo convenzionale (la trama sentimentale tra i due agenti, obviously. Ma perché la vicenda amorosa deve sempre essere cacciata a forza ovunque? Non è impossibile scrivere un bel libro o dirigere un bel film senza ficcarci il momento romantico a tutti i costi, eh) non scalfiscono la genialità di Now you see me.
Se a tutto questo aggiungete poi, come già detto, gli interpreti tutti convincenti, tutti con i loro momenti di gloria (difficile scegliere il migliore, ma io, l'ho detto, ho una predilezione per Harrelson & Eisenberg, anche se è palpabile il carisma di Freeman e Caine; l'unico che, personalmente, digerisco a fatica, in genere, è Dave Franco - già in Scrubs nona stagione e in Fright night, il remake - ma qui il ragazzo se la cava e, per una volta, il suo ruolo non è odioso come negli esempi citati), ottenete uno spettacolo da non perdere. Un film che diverte e che meraviglia. Che cosa volete di più?


lunedì 29 luglio 2013

Scene breakdown e punto della situazione su M.

Ah, l'ormai famigerato progetto M.
Non ricordo un'altra mia storia che abbia avuto un percorso così travagliato. Ok, quando ho scritto il mio primo romanzo ci ho messo diverso tempo - parliamo di anni, considerati cambi, riprese, espansioni...  -, ma ero mooolto più giovane, non avevo idea di cosa stavo facendo e come: è stata una palestra per sciogliere i muscoli, diciamo così. Poi, nonostante io non sia rapidissima - la mia velocità varia sia a seconda del periodo, sia a seconda della storia - ho sempre concluso le mie storie nell'arco di alcuni mesi, diciamo tra i sei e i dodici (parlo di prima stesura). Quella che mi ha richiesto meno tempo è stata una first draft durata circa tre mesi (poi rivista un trilione di volte, ovvio). Normalmente, comunque, inizio un romanzo e lo porto a termine, con poche pause.

M. ha avuto invece lunga gestazione (più di un anno solo dalla prima idea all'effettivo inizio di stesura, perché c'era lo spunto ma mancavano i personaggi) e una lunga lavorazione, che ancora non è conclusa. Ho cominciato la stesura a luglio 2012, dopo aver finalmente capito chi erano i protagonisti, ci ho dedicato l'estate, poi ho dovuto interrompermi per una revisione, ci ho lavorato in inverno, e di nuovo ho dovuto fermarmi per un racconto, poi per un editing, poi per un altro racconto... Insomma, avete capito.

Yep...

Quest'estate, però, soprattutto il mese di agosto, sarà dedicata a concludere il romanzo e a revisionarlo. Sia per la stesura travagliata, sia perché è una storia complicata e insolita, per me, ci sono diverse cosette da sistemare, storyline da aggiustare, modifiche, dettagli da inserire/rifinire. Al momento, come credo di avervi già detto in passato, gli ultimi capitoli e parte dell'epilogo sono scritti a mano, su notes. Ho iniziato a trascriverli e vorrei concludere questa fase nell'arco di un paio di settimane al massimo, in modo da avere una prima stesura completa. Nel week end, però, ho concluso un lavoraccio, faticoso ma necessario e, anche, utile a chiarirmi le idee su una parte dei problemi che dovrò affrontare in revisione: il "scene breakdown".
Ovvero, un malefico lavoro di schematizzazione/riordino/nuova suddivisione in capitoli e punti di vista: in pratica una tabella con elenco capitoli, brevissima sintesi di una frase o due del loro contenuto, e personaggio-punto di vista di ciascuno. Già, tra le cose che ho imparato nell'ultimo lavoro di editing c'è quella di limitare la mia voglia di cambiare il punto di vista quando cambia la scena - segnalandolo con uno stacco, ovviamente - e cercare di usare un solo punto di vista per capitolo. Un po' per consentire a ciascun personaggio di "farsi sentire" per un quantitativo consistente di pagine, un po' per maggiore ordine e coesione tra le parti, un po' perché è più semplice per il lettore. A me verrebbe spontaneo variare più spesso, ma mi rendo conto che così la struttura è più chiara, così limito i cambi più frequenti alle scene d'azione particolarmente convulse, stando ben attenta a segnalarlo subito in modo chiaro - ne riparlerò.

Anyway, a darmi lo spunto per usare questo metodo di schematizzazione è stata un paio di anni fa Ineffabile Socia Ale*, che si è sobbarcata tale lavoraccio su uno dei miei romanzi per darmi una mano in revisione, senza nemmeno che glielo chiedessi (sono commossa ^^), scena per scena. Un po' come si fa solitamente per i film. Da allora, tra prima stesura e revisioni ho preso l'abitudine di compilarlo anch'io**, anche se a volte, appunto, scena per scena, altre volte, come in questi giorni per M., capitolo per capitolo, a seconda di quello che mi serve al momento. Ho verificato quanto possa essere utile, infatti, e in un modo tutto suo, perché non è esattamente una scaletta, e non è nemmeno una tabella cronologica.
Una scaletta in genere la preparo, all'inizio, ma sempre molto approssimativamente perché per lo più scopro come si svolge davvero la storia vivendola coi personaggi***; una tabella cronologica la compilo invece sia, banalmente, per tener conto dei giorni della storia e di "quando-succede-cosa", sia perché spesso ho diversi personaggi che agiscono in luoghi diversi in contemporanea, e ho bisogno di tener tutto sott'occhio per far quadrare gli incastri e riunire i miei ragazzuoli per il climax finale. Invece, il scene breakdown mi fa subito vedere quanto spazio ha la voce di ciascun personaggio (ogni riga ha un colore diverso, a seconda del punto di vista) e la struttura di tutto il libro. Per M. ne avevo particolarmente bisogno, perché uno dei problemi che ho dovuto affrontare fin dall'inizio è che il Protagonista Coglione ha un ego imponente, nonché un sacco di problemi da affrontare, quindi tende a strabordare, mentre la Co-Protagonista, per la situazione che vive, ha degli enormi problemi, ma non molta azione, finché i destini dei due si intrecciano. Ergo, devo comprimere e snellire la parte di Lui e rimpolpare un poco quella di Lei.

Insomma. Sabato e domenica mi ci sono messa, perché il mio lavoro non conosce orari, giorni della settimana, feste comandate. Tracciando il scene breakdown ho aggiustato in parte quello che non mi convinceva della storyline della protagonista femminile (quando scriverò le scene nuove devo vedere se mi convinceranno, e mi manca un capitolo che non sono sicura di quando e se inserire). Devo ancora ragionare sul lavoro di "semina di indizi". E troverò ancora molto da sistemare, scorrendo di nuovo il testo dall'inizio. Ma tutte queste cose, appunto, le farò man mano che riprenderò da capo il libro per la revisione. Prima finirò di trascrivere i capitoli finali e l'epilogo, come detto più su; poi, si riparte dall'inizio.
Continua a essere un lavoraccio, quello che mi aspetta su M., ma sono contenta di quanto fatto ieri e oggi. Questo romanzo mi dà da pensare e di che preoccuparmi, ed è per me particolarmente importante per più di un motivo, ma la sensazione è che, se riuscirò a sistemarlo e "lucidarlo" come si deve, potrà venirne fuori qualcosa di interessante. Contiene una quantità impressionante di sfide, per me, pur muovendosi nell'ambito che mi è più congeniale, l'urban fantasy, e mi destabilizza per molti versi; ma è anche una storia a cui tengo, con personaggi che amo.
Quindi, vale la pena faticarci.

* Santa Subito.
** Fossi furba lo farei in contemporanea alla prima stesura. Ma***
*** sono una giardiniera, non un'architetta. Non chiedetemi "ordine". Let me roam free. Anche se poi sbatto la testa contro la scrivania chiedendomi "perché non potevo farlo prima?"

venerdì 26 luglio 2013

Nonostante il periodo pieno, il pochissimo tempo a disposizione per dedicarmi a pubblicità & public relations, sono soddisfatta della mia posizione nella classifica della prima settimana di Youcrime: potete vederla qui. Ancora una volta vi chiedo di cliccare su http://www.corriere.it/cultura/youcrime/2013/aislinn.shtml e usare la freccia verde per condividere la mia pagina. Potete farlo tre volte, una per ogni social, ogni condivisione è un voto per il mio racconto Until it sleeps. Grazie!



E vi saluto. Tra poco vedrò MM, la Mitica Marina. Serata di pop corn, gelato e Being human: in pratica una festa per il palato e per gli occhi. Serata per non pensare a nulla, visto che sono circa due settimane che non stacco un attimo. Fino a domani pomeriggio niente lavoro, casini, fatiche e preoccupazioni: voglio solo mandare la mia testa in vacanza per un pochino. Poi si ricomincia, ma prima tiro il fiato.
Buon week end a tutti!

giovedì 25 luglio 2013

Tired

Stanca, stanca, stanca.
Stanca di pensare, stanca di fare, stanca di concentrarmi, stanca di cercare idee, stanca di preoccuparmi. "Sottile come il burro spalmato su troppo pane", diceva Bilbo. La sensazione è quella di restare in piedi a stento: basta una stupidaggine qualsiasi, un imprevisto, un pensiero sbagliato, un intoppo in più, un ritardo, e mi sembra di crollare. Anche se ho dormito, nelle ultime due notti. Ma è come se ogni sassolino fosse una montagna. Ogni sciocchezza fosse una tragedia per cui piangere mezz'ora. Ogni problema fosse un enigma spaventoso e irrisolvibile. Sono stanca nella testa, nei nervi, nel cuore, negli occhi. Faccio una fatica incredibile a racimolare le forze per qualsiasi gesto, per qualsiasi faccenda.
Domani andrà meglio.

mercoledì 24 luglio 2013

Cose che capitano

Girare per Milano e Novara, pigliare svariati treni e percorrere metropolitane gialleverdirosse a tutto spiano fornisce numeroso materiale da racconto. Ogni tanto qualcosa mi colpisce, e decido di fissarlo qui sul blog.
Tipo. Sono seduta vicino al finestrino, con iPod & Kobo sfoderati per impedire che possa addormentarmi sul treno e risvegliarmi in India o giù di lì. Accanto a me si siede una donna di quell'indefinibile età "più quaranta che trenta". O meglio: si avvicina, tira fuori una coperta ripiegata, la sistema con cura sul sedile, e si accom... no, non si accomoda, si piazza sul bordo, con la schiena in avanti ben attenta a non sfiorare lo schienale. E passa tutto il viaggio così, a smanettare col cellulare, leggere ecc. In bilico sull'orlo del sedile, piegata in avanti e con le braccia ben aderenti al corpo.
Ora. Lungi da me giudicare, anche perché non ho idea di motivazioni/fobie/esperienze che abbiano portato la signora in questione ad adottare questo comportamento. E abbiamo visto tutti i servizi sull'atroce sporcizia dei treni, eccetera. Ma la scribacchina che è in me ha iniziato a ricamare sulla faccenda. Magra, uno di quei visi che possono mostrare più facilmente disapprovazione piuttosto che gioia... La sua potrebbe essere davvero una fobia, qualcosa di patologico che non può controllare? Oppure è l'equivalente del timore di vivere davvero, dello "sporcarsi" con le esperienze, i rischi, gli imprevisti?... Mah. Vedete dove mi conducono i pensieri random.
Non escludo che la signora prima o poi faccia capolino in qualche storia.

writers quotes images - Google Search

Poche ore più tardi, in giro. Fame feroce. Decido di pigliare un trancetto di pizza in una panetteria. Ordino, rimesto in borsa per cercare il portafoglio, già ciondolo perché la mia testa liquefatta dalla combinazione caldo&privazione del sonno galleggia come un palloncino e ho gli occhi gonfissimi*. Alzo lo sguardo. Il panettiere sorride e fa "questa è per lei". E aggiunge aggratis una focaccina impastata in modo da essere decorata con uno smile.
Per due secondi mi ha fatto sorridere davvero. Poi hanno vinto gli occhi gonfi e le ricorrenti crisi di pianto del periodo, ma grazie, Anonimo Panettiere. Lo farai con tutti, ma non importante. Sei stato gentile.

*Thank Goddess for the make up. Mezzo chilo di ombretto sotto l'occhio che fa tanto gotico e nasconde le occhiaie centuplicandole ad arte, e mezzo chilo d'ombretto pure sopra, che annulla il gonfiore da pianto, veglia e quant'altro, e mimetizza lo sguardo assonnato. E via con una nuova giornata.

lunedì 22 luglio 2013

Non c'ho voglia manco di scegliere un titolo, sorry.

Ancora più telegraficamente dell'altro giorno:

- La fase successiva al "ho bisogno di dormire" è "ho bisogno di dormire ma il mio fottuto cervello decide di tenermi sveglia comunque. E di farmi aprire gli occhi alle sei del mattino di domenica."
E la gente ride quando cito la pagina Facebook Dear brain, will you stop thinking so much and let me sleep?
Ahahah.

- "No, mi piace di più come l'ho detto io." Lo diceva lo spirito di Jim Morrison alla fine di Wayne's World 2, ovvero "Fusi di testa 2"*. Lo diceva con impagabile calma.
Lo dice anche qualsiasi autore**** quando il betalettore di turno gli suggerisce di infilare un "All'improvviso" ogni tre pagine, oppure quando il tuo cazzutissimo, gelido, bastardo antagonista, che parla con cazzutissima, gelida, bastarda calma, secondo il betalettore non "disse" qualcosa, la "tuonò".*****
Cioè. Anche no.
Poi, per fortuna, i betalettori forniscono anche suggerimenti preziosi, eh, o vedono quello che allo scribacchino, che ha riletto la stessa pagina ventordicimilatrilionidivolte, sfugge. Solo che, a volte, misunderstanding come sopra fanno sorridere. A Zerocalcare vien fuori il gatto zen e volteggiano fiori tutto intorno. A me esce fuori l'imperturbabile spirito di Jim Morrison. Che volete farci.
Comunque, per tutti i suggerimenti preziosi, mille ringraziamenti ai betalettori. Davvero, grazie.
Tuonò all'improvviso la scribacchina.

- ...

- No, appunto. "Ho bisogno di dormire ma il mio fottuto cervello ecc ecc".
Magari riesco a scrivere un post più articolato e pregno di significati la prossima volta. Ora ho solo bisogno di rintanarmi in un angolino.

- Chi vincerà oggi pomeriggio, quando finalmente potrò tornare a casa, che ora sto in giro? La voglia di buttarmi a letto e scoprire se riesco a piombare in coma fino a domani o la voglia di buttarmi su lavoriscritturarevisioniqualsiasicosa perché no way, non mi ci metto a letto per ricominciare col Dear brain... eccetera? Vedremo. Anche perché per reazione avrei pure voglia di mettermi al lavoro sul progetto M. Mi sento estremamente vicina al mio Protagonista Coglione, in questo momento.

On air:
In Flames, Take this life.

*Guardatelo. Punto. Anzi, guardateli entrambi.**
   **Anche se chi ha scelto il titolo italiano doveva essersi fumato qualcosa.***
      *** Ma non qualcosa di buono.

**** No, non con impagabile calma.

***** Piuttosto che far "tuonare" qualcosa a un mio personaggio, mi metto a scrivere romance.


venerdì 19 luglio 2013

Cincillando

Telegraficamente.

- Questa settimana entrerà nei miei personali annali. Buone notizie per le persone intorno a me, buone notizie per me, chiamate inaspettate, conquiste. Giorni fa ho scritto su Facebook stamattina saltello come un cincillà! Be', il cincilleggiamento* continua.

- Due giorni fa ho improvvisamente preso coscienza di una cosa. Una cosa che ancora non posso dirvi. Una cosa che in realtà so da mesi. Ma ne ho preso davvero coscienza due giorni fa. Grazie a uno scatto di fortuna fatto in metropolitana, che una persona mi ha mandato poi via mail. Hanno cominciato a tremarmi le mani. Mi è mancato il respiro. Dopo un po' ho realizzato, davvero realizzato, davvero davvero davvero. E ogni tanto il pensiero mi colpisce. Da allora, indifferente a stanchezza, sonno cronico, occhi che bruciano e testa che mi fa male a furia di stare al pc, ogni tanto mi ritrovo a ripetermi solo Oddea oddea oddea.
Oddea oddea oddea.

- Fino a lunedì io non esisterò più. In pratica mi piazzerò sul benedetto editing della mia storia e non mi alzerò più dalla scrivania. Si tratta di un lavoro luuungo. Da un lato non ne posso più. Dall'altro voglio che tutto sia al massimo. Dall'altro ancora mi verrebbe da stravolgere ogni frase perché nulla sembra abbastanza buono. Dall'altro ancora-ancora mi sembra di aver dimenticato qualcosa o non aver descritto bene un'altra cosa o... argh.
Esiste un momento in cui bisogna fermarsi, lo so. E non è il momento in cui si raggiunge la perfezione, perché quella non esiste. E so che, quando chiuderò il file e dirò "ok, è pronto", non dovrò assolutamente più aprirlo o comincerò a volerlo smontare da capo.

- Post-concerto, non riesco più a levarmi dalla testa le canzoni di quella sera. Sono taaanto adatte. Una a come mi sento. L'altra alla feroce battaglia che combattiamo ogni giorno, per scrivere.

- Però, ragazzi, io ve lo dico: cincilleggiamento a parte, ho bisogno di dormire. Ho bisogno di staccare. Negli ultimi due giorni ho stabilito un record: non ricordo nemmeno di addormentarmi. Cioè, solitamente quando mi sdraio resto un po' a pensare, fantastico ecc. Ora spengo la luce e sbam. Suona la sveglia ed è il mattino dopo. Manco mi colpissero con una mazzuolata in fronte.
Sì, ho bisogno di dormire.

- Infine: vi ricordo la pagina http://www.corriere.it/cultura/youcrime/2013/aislinn.shtml Cliccate sul link, poi sulla freccina verde in alto a sinistra e condividete, please ^^ E grazie!

* Lo so. Non è una parola. Chissenefrega.

On air:
30 Seconds To Mars, Conquistador e Up in the air
Alanis Morissette, Right through you

#quote

giovedì 18 luglio 2013

Cover a confronto: Wicked game - Him & Adam Gontier

Come vi avevo preannunciato la scorsa settimana, ancora una volta vi segnalo una canzone di uno dei musicisti che amo di più, Adam Gontier, ex Three Days Grace e ora all'inizio di una carriera solista. Per ora, su Youtube è possibile trovare diversi suoi brani e cover, per lo più in chiave acustica. Più o meno mi piacciono tutte, ma attendo di vedere che combinerà alla prova del primo vero disco e quanto le sue canzoni si distaccheranno (o no) dagli album con i TDG.

Perché proprio questa cover, proprio ora? Be', per più di un motivo: perché è una canzone che mi ossess... mi gira in testa parecchio, in questi mesi; perché è una canzone splendida punto e basta; perché le parole sono straordinariamente adatte a una parte di M., il mio romanzo work in progress*, e se solo le riascolto mi strappano l'anima e spargono i brandelli al vento.
L'originale è di Chris Isaak, 1989:


Abbiamo prima una cover degli Him, una band che finora non ho mai ascoltato molto, ma alla quale progetto di dare una chance, anche se lo stile non mi fa impazzire. Però lui, Ville Valo, fa parte di... come chiamarlo, un progetto a lungo termine su cui non dirò nulla di nulla per carità, quindi lo devo tenere d'occhio ^^


Ecco invece la versione di Adam Gontier:


In questo caso, per quanto mi riguarda non ci sono dubbi: preferisco di gran lunga quest'ultima, struggente, malinconica, da lacrime agli occhi. E voi?
Alla prossima!

* Da un annetto, lo so. Non crocifiggetemi, ho fatto un bordello d'altra roba, nel frattempo, tra racconti, editing, revisioni, riscritture, e tutto quello che non riguarda l'attività da scribacchina. Abbiate fede. Quest'estate M. s'ha da finire, punto.

mercoledì 17 luglio 2013

Youcrime - contest per racconti in ebook Rizzoli Lab/Corriere della Sera

Rullino i tamburi, squillino le trombe... tadaaa!


Finalmente posso cominciare a svelarvi un po' di succulente novità! Ce ne saranno diverse nei prossimi mesi, ma non abbiate fretta e cominciamo dalla prima, il progetto Youcrime.
Parte oggi, infatti, l'iniziativa promossa da Rizzoli Lab e Corriere della Sera. Quattro ebook a 1,99 euro, quattro piccole antologie di racconti che esplorano le atmosfere del giallo, del thriller, del noir: in ognuna trovate quattro storie, firmate da un maestro italiano del genere (Sandrone Dazieri, Simone Sarasso che è anche mio concittadino novarese, Enrico Pandiani e Paolo Roversi) e da tre esordienti. E perché ve ne parlo?...

... Perché nel volume uno trovate anche una storia mia. Per la precisione, l'ebook contiene Dogs, di Sandrone Dazieri, che non ha bisogno di presentazioni, ‘O primario, di Igor De Amicis, Il ragazzo delle case blu, di Filippo Digirolamo, e il mio racconto, Until It Sleeps.

Non è un mistero che, di solito, io scriva tutt'altro: non avevo mai tentato gialli o noir. Ma come non cogliere questa occasione? Sono stata coinvolta nel progetto poco più di un mese fa - più o meno con la frase ehi, potresti scrivere un giallo/noir/thriller di trentamila battute entro due settimane? Per un ebook Rizzoli -, e non nego che il mio  ha preceduto un'esplosione di pensieri che variavano da curiosità a entusiasmo a panico neanche troppo nascosto. Per la serie: ma che figata, be', però è una bella sfida, anche perché, in così poco tempo... ODDEA checcacchio scrivo? Avevo giusto bisogno di una scusa per stressare gli amici... :-P
In genere, però, l'adrenalina delle scadenze stimola i miei torpidi neuroni. E così, neanche in tempo a preoccuparmi sul serio, che un'ideuzza è arrivata, complici argomenti che, negli ultimi tempi (leggete: anni), mi perseguit... ehm, mi passano spesso per la testa. Poi ho passato due giorni a rivoltarla, soppesarla, modificarla, sbattere la testa contro il muro, finché quello che è emerso è stato parecchio differente da ciò che avevo immaginato all'inizio. E, of course, va bene giallo, noir, thriller, quello che volete... ma sempre a modo mio ;-) Volevo, insomma, tentare un esperimento e muovermi su un terreno per me insolito, ma, allo stesso tempo, dare alla storia una mia impronta. E non dico altro: ma, se leggerete il racconto, naturalmente mi farà piacere conoscere la vostra opinione, come sempre.

Un'altra curiosità. Sul titolo: Until it sleeps. Avevate dei dubbi sul fatto che avrei usato quello di una canzone? XD Per la precisione, dei Metallica, com'è specificato all'interno del racconto stesso. Il brano è una delle mie vecchie ossessioni e il gentilissimo iPod me l'ha ripescato proprio mentre stavo rimuginando sulla storia, in fase di stesura. E bum, ecco l'atmosfera giusta, ecco la musica e le parole evocative come piacciono a me. Il legame tra canzone e storia è sottile; potete prenderla semplicemente come un'ideale colonna sonora, oppure, se siete curiosi, leggervi il testo... ma non vi svelo di più. Se volete, seguite il link per ascoltarla e vedere lo splendido videoclip.

Non mi resta che lasciarvi con le info di servizio. A questo link potete acquistare su Amazon il volume primo; qui su Bookrepublic invece potete trovare gli ebook in formato ePub. Ma Youcrime non è solo una mini-collana di antologie, è anche un contest: acquistando gli ebook e condividendo la pagina degli autori, potete aiutare i dodici scrittori esordienti coinvolti a raccogliere punti e ottenere il premio finale, la pubblicazione di un romanzo nella collana ebook Rizzoli First, nel 2014.
Questa è la pagina ufficiale del contest, dove trovate tutte le istruzioni e i link di ciascun autore, presenti anche negli ebook, in coda a ogni racconto. Questa invece è la mia pagina personale: amici, cittadini, condividete la pagina su Facebook, Twitter, Google +, e, soprattutto, leggete e gustatevi le storie delle quattro antologie.

martedì 16 luglio 2013

30 Seconds To Mars - 14 luglio 2013, Piazzola Sul Brenta

Per un caso curioso, i due show dei 30 Seconds To Mars che, nella mia vita, ho visto fin'ora, sono entrambi tra le più belle esperienze di concerti che ricordi, per il contesto: sia nel 2011 che l'altro giorno mi trovavo con delle amiche, eravamo in modalità rock girls e l'avventura è stata semplicemente perfetta. Chiacchiere, emozione, canzoni a squarciagola in auto al rientro, disavventure (gli immancabili errori di percorso in auto, alla ricerca del luogo del concerto) affrontate, vivaddea, con una risata... è anche questo contorno che rende meravigliosi i live.

Se invece considero solo la musica... che figata di concerto quello di domenica! Ebbene sì: mentre nel 2011 il signor Leto era debilitato dalla malattia, che lo aveva costretto a scusarsi più volte quando la voce aveva iniziato a cedergli, dopo poche canzoni, questa volta le migliaia di fan accorse a Piazzola Sul Brenta si sono godute un Jared in gran spolvero, come il resto della band. Ok, l'attesa è stata lunga (la piuttosto inutile guest Simonne Jones ha terminato poco oltre le otto e mezza, ma i 30STM sono saliti sul palco solo un'ora più tardi), e ok, un concerto sull'acciottolato è qualcosa di sadico; ma, a parte questo, cosa si può criticare? Un'ora e tre quarti di musica - e non solo: due pause tra le canzoni hanno dato modo di ammirare alcuni acrobati (uno che ha vorticato in un cerchio come si vede nel video di Up in the air, altri che si sono esibiti in salti mortali) - e un Jared Leto sempre più messianico ("Do you have faith in me?" Oh Dio Puccio, altro che faith... se vogliamo restare in tema col nuovo album, direi decisamente più love & lust e anche parecchi dreams). Spesso sfottuti in quanto "emo" (ma dove? Ma perché?) o perché piacciono alle ragazzine (e io dico: per una volta che le marmocchie apprezzano uno che sa anche davvero cantare, suonare e recitare, ma siatene felici, no?), i 30 Seconds To Mars possono tranquillamente reggere il confronto con chiunque: Shannon Leto alla batteria è una macchina da guerra, Tomo Milicevic alla chitarra è poco vistoso ma preziosissimo, e i pezzi si susseguono senza sbavature, sprigionando tutta l'energia e l'impatto pensato apposta per travolgere il pubblico dal vivo. Inutile specificare che a reggere lo show è Jared Leto, che salta e incita e gira su se stesso e canta e sprigiona carisma. Gli piace vincere facile: ormai ha tutto il diritto di godersi il credito accumulato con gli anni.


E le canzoni? La setlist è occupata per lo più dai brani degli ultimi due album, This is war e Love lust faith + dreams, con i pezzi di A beautiful lie in chiave acustica nella parte centrale dello show, e una delle mie preferite, The kill, che, iniziata, appunto, acustica, viene terminata con adeguate schitarrate e fa da trait d'union con l'ultima parte del concerto. Dopo l'intro Birth, dall'ultimo album, è partito un tris di canzoni da This is war: Night of the hunter, Search & destroy e la title track, come sempre arricchite dalle immagini su grande schermo. Quando parte Conquistador, prima vera song da LLF+D, si avverte una piccola scossa: perché, ebbene sì, nonostante lo scetticismo del primo ascolto (anche mio, lo ammetto), i pezzi nuovi hanno un tiro notevole. Conquistador è puro rock e fa saltare il pubblico, così come a misura di fan è la successiva Do or die, che Jared farà ripetere alla fine dello show per girare immagini che verranno usate nel prossimo videoclip della band. Ancora brani nuovi: la strumentale Depuis le debut, la struggente (ma, per i 30STM, questo non vuole mai dire melenso, anzi) e raffinata End of all days, l'autobiografica City of angels, e di nuovo una strumentale, l'affascinante Pyres of Varanasi. Quindi tocca al blocco acustico, dove finalmente ascoltiamo qualche vecchio classico: From yesterday, Echelon dal primissimo disco, la più recente Witness (presentata nel 2012 durante uno degli show in streaming, ma non presente nell'album), Hurricane (una delle song più belle che esistano *___*) e una speciale versione di The kill, una delle mie preferite. Immancabile Kings & Queens, adrenalinica Closer to the edge, un inno da concerto imprescindibile; ed entusiasmante Up in the air, che tanto mi aveva lasciato perplessa al primo ascolto, e che con le settimane ha rivelato sfumature inattese: dal vivo è a dir poco esaltante. Si chiude con la ripetizione di Do or die, come detto; tra una canzone e l'altra, anche l'annuncio di una nuova data italiana, a Milano il 2 novembre (se non sarò a Lucca Comics quel giorno, count me in! A costo di non dormire per tornare/arrivare in tempo.)

Un commento finale? Di sicuro un concerto a misura di fan, con tutte le canzoni più trascinanti, più cantabili. Avrei voluto un po' più spazio per alcuni classici che mi sono mancati (Capricorn, prima canzone dell'album di debutto, e A beautiful lie, almeno, magari al posto di Search & destroy che non è una delle mie preferite) e, personalmente, farei a meno di alcuni brani più ruffianotti in favore di altri più complessi, perché i 30 Seconds To Mars sanno infilare le hit, ma dimostrano il loro valore quando danno sfogo all'anima più inquietante, folle e geniale di Jared Leto e soci. Ad ogni modo, uno show coi fiocchi, adrenalina pura.

Potete vedere le foto qui. Fanno mediamente pena, le pile della macchina fotografica (tutte, anche quelle di scorta) sono morte (o più probabilmente svenute di fronte alla divinità di Jared) e ho dovuto usare il cellulare. Ma vabbe'. Ci saranno tonnellate di foto e video già on line, se siete curiosi :-P

lunedì 15 luglio 2013

Venezia e dintorni

Appena tornata a casa dal mio week end di relax-che-ogni-tanto-ci-vuole. La misura della mia stanchezza si vede dal fatto che, quando posso, crollo a letto la sera e dormo dieci ore di fila senza né a né ba. In questi giorni, complice la meravigliosa presenza di Ineffabile Socia Ale (cuoricini, bacini, valanghe di emoticon lovvose), sono riuscita miracolosamente a tenere a bada i demoni che solitamente parlano senza interruzioni in un angolino della mia testa e raccontano di quanti casini devo affrontare, quante cose possono andar male, quanti lati oscuri hanno le cose positive, quanto la gente che ha a che fare con me deve sopportare, e quanto il futuro fa paura. E ora che sono qui, e devo rimettermi sotto con tutto quello che c'è da fare, spero che i demoni se ne restino imbavagliati ancora per un po' e si concentrino sulle storie, che lì servono, anziché sul mostrarmi "tutto quello che non va/può non andare/e magari facciamo anche piovere perché no".

Il week end, comunque. Calura estiva mitigata dal un provvidenziale venticello fresco benedetto dalla Dea. Passeggiata tra le calli di Venezia, dove è sempre bello perdersi. Maschere steampunk e meraviglie di vetro. Artigianale campeggio casalingo come quando eravamo piccole e discussioni tragicomiche sui quadri storti, la genialità di Zerocalcare e la proverbiale fortuna dei personaggi. Foto e controlli ossessivo-compulsivi su internet e canzoni a squarciagola in macchina. Gelato e delizie culinarie, cene a base di tè e biscotti e tanti se, tanti chissà. Specchi e atmosfere horror e mostri mutanti con le ali che si mimetizzano tra le zanzare. E il concerto, ovvio: ma di quello vi parlerò domani.
Qui vi metto solo alcune foto, le potete vedere tutte a questo link. E vi giuro, una delle maschere che trovate fotografate nell'album che vi ho linkato mi seguiva con lo sguardo.


 


sabato 13 luglio 2013

Aggiornamenti

Avei dovuto scrivere questo post giovedì per il venerdì, ma poi sono successe un sacco di cose, ho avuto imprevisti, novità, incazzature a livello cosmico (avete presente quando per il nervoso non riuscite a fare niente? A star fermi il tempo necessario a infilarvi sotto la doccia o cenare? Ecco). Quindi, tutto è stato rimandato. Ieri pure, tra più piacevoli impegni, corse, stanchezza, non sono riuscita a concentrarmi abbastanza da scrivere due righe.
Ma questa mattina ci sono. Quindi, rapido aggiornamento:

- sono via qualche giorno, in quel di Padova provincia, presso Ineffabile Socia Ale. Il mondo trema per la quantità di chiacchiere senza soluzione di continuità, idee bastarde per storie varie, visioni macabre qualsiasi cosa ci circondi (vedi qui).

- Padova provincia è una congregazione di nomi di paesini del tutto assurdi. Trebaseleghe, Reschigliano di Campodarsego, Bronzola... cioè, seriously? Non me ne vogliano i padovani. Io li adoro e adoro il loro accento. Adoro anche i dettagli assurdi. Ve ne parlo con tutto l'affetto del mondo!

- Sono stata in un ristorante cinese con il pavimento costituito da lastre di vetro, con sotto acqua e carpe e un mini giardino. Favoloso, se non fosse che a camminarci sopra mi venivano contemporaneamente le vertigini e la nausea. Al ristorante non è il massimo.

- Socia Ale in auto, ascoltando i 30 Seconds To Mars, sui quali io non potevo non cantare: "Che bello avere in macchina qualcuno che canta, mi piace ascoltarvi". Sappiate che io questa ragazza me la sposo.

- 30 Seconds To Mars? Qualcuno ha detto concerto dei 30 Seconds To Mars domani sera? Ecco. Ora sapete. Jared Leto è Dio.

- Venezia. Oggi. Di Venezia ricordo solo un caffè pagato oltre due euro qualche anno fa, e una miriade di viuzze (sì, le calli, lo so) che si confondono nella mia memoria in un labirinto ove perdersi senza vergogna. Ma anche le strade davanti a casa mia per il mio senso dell'orientamento si trasformano in un labirinto ove perdersi senza vergogna, quindi è tutto normale.

LIfe is all about finding the people who are your kind of crazy
Soprattutto, posso dirvi con timorosa estasi che il potere del brainstorming agisce sempre con forza inumana, quando si parla con le persone giuste. E tra ora di pranzo e post cena, tra le chiacchiere con Ale che ha già letto il romanzo I., e con la quale dunque posso dedicarmi alla mia attività preferita - parlare dei personaggi e delle loro vite, sfotterli e ricordare avvenimenti passati-presenti-futuri* - e le chiacchiere al telefono con Luca Tarenzi (a proposito, andate a sentirlo stasera alle 18.30 a Formello) nella mia mente sta prendendo forma una storia. Ho alcuni personaggi, ho un paio di cose che dovrebbero capitare. Mi manca "solo" tutto il resto della trama. Ma non mi preoccupa, nel mio elenco di futuri romanzi questa è al numero 5 (laddove, però, i primi due sono già scritti e solo da sistemare - il secondo è M. - e il terzo è già ben impostato) quindi c'è tutto il tempo di sistemare ogni cosa. Però, è esaltante il momento in cui, nel bel mezzo di una conversazione, succede così:
Luca: "Potrebbe essere un nemico dal loro passato?" (Si parla di quale antagonista potrebbe esserci nella storia).
Io: "No, ho già esplorato quella direzione con due personaggi diversi"
Luca: "Allora dal loro presente, uno nuovo."
Io: "Eh, sì, è quello che stavo pensando di fare, ma ancora non ho idea... OH PORCA PUTTANA. Oh porca vacca. Oddea!"
Luca: "Che c'è?"
Io: "Ho trovato chi potrebbe essere!"
Atomi di storie che vagano e si scontrano nella mia testa, e dalle scintille... ecco le illuminazioni.
Ora lasciatemi solo meditare. Nei ritagli, tra una storia e l'altra, per il giusto tempo di maturazione. Senza fretta.
*Muahuahuah*

(Nota. Corro da Socia Ale. "Ti ricordi lui'? Potrebbe essere lui l'antagonista, figlio di puttana com'è!"
Lei medita qualche secondo. E commenta serissima: "Sì. E che muoia male quello stronzo."
Io la devo proprio sposare.)

* Prima legge di Emmett Brown sul continuum spazio-temporale delle storie multiple per scribacchini: qualsiasi romanzo tu stia scrivendo, i concetti di passato-presente-futuro dei personaggi sono per te fluidi ed è possibile piegarli a seconda dell'ispirazione/desiderio/impulso del momento.

On air:
Bjork, Alarm call (ovviamente)
30 Seconds To Mars, tutto Love lust faith + dreams, ri-ovviamente.

giovedì 11 luglio 2013

Tutto quello che serve sapere sull'amore

Post decisamente inusuale in questi lidi, vi avverto. Ma, abbiate pazienza, sorbitevi un po' di considerazioni sparse che da giorni mi giravano per la testa e richiedevano una sistemazione scritta. Ne parlavo non molti giorni fa con amici, e, soprattutto, sono argomenti su cui ho ripreso a rimuginare perché sono vicina a concludere la prima stesura del romanzo su cui sto lavorando al momento (e da un annetto, con varie pause e riprese dovute ad altri progetti).

La cosa più romantica che un ragazzo abbia mai fatto per me risale a circa dieci anni fa. Non che non mi sia capitato altre volte, sia prima sia dopo, che un uomo compisse un gesto particolarmente dolce o ispirato - e per fortuna, aggiungerei - per amore o per affetto e amicizia. Potrei raccontarvene molti più recenti, ma, tra tutti, ce n'è uno che non ho più scordato e che forse non colpirebbe ogni ragazza allo stesso modo. Un gesto nel quale si vede la matrice da liceo classico, che entrambi frequentavamo: il ragazzo mi inviò per lettera - abitavamo lontani e ancora internet non era diffusa - questa poesia:

Pace non trovo e non ho da far guerra
e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra 'l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.
Tal m'ha in pregion, che non m'apre nè sera,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m'ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d'impaccio.
Veggio senz'occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.

Si tratta del sonetto CXXXIV dal Canzoniere di Petrarca. Quattordicesimo secolo. Vi risparmio le famigerate parafrasi, perché il testo mi sembra comprensibilissimo nonostante la distanza temporale, né mi interessa commentare il sonetto dal punto di vista letterario o stilistico.
Come vi dicevo più su, in questo periodo mi è tornata spesso in mente questa poesia poiché sono immersa nella stesura di un romanzo, il già-più-volte-citato-in-questa-sede M., dove uno dei personaggi la ricorda. Perché - ebbene sì - in questa storia che un intreccio amoroso piuttosto complicato, rispetto ai miei standard. Non temete, non si tratta di un romance: per me la vicenda romantica è un complemento che si lega alla caratterizzazione dei personaggi e alla trama, ma non sono tipo da scrivere storie melensaggini-centriche. Fatto sta che in M. la faccenda si è complicata più di quanto avessi previsto. E, per molti versi, questo sonetto rende alla perfezione i sentimenti  che, secondo modalità diverse, vivono i tre personaggi coinvolti nelle varie tempeste emotive della storia.

Kansikuvat

Ogni volta che li rileggo, d'altronde, questi versi mi colpiscono come raramente mi capita. E il mio pensiero è uno: sono passati circa sette secoli, e ancora le parole di Petrarca sono non solo attuali, non solo universali, ma anche straordinariamente precise, acute e complete nel descrivere il tormento d'amore. Ci sono state, prima e dopo, innumerevoli opere artistiche - in prosa, in poesia, in musica, cinematografiche... - che descrivono questo sentimento, ma è raro, davvero, che un autore raggiunga una tale limpida perfezione nell'esprimere ciò che desidera e, soprattutto, nel dipingere qualcosa di così complicato, intenso e ricco di sfumature e contraddizioni. Non sono io che devo ricordare l'immensa influenza stilistica e tematica che Petrarca ha avuto per secoli sulla letteratura di tutta Europa, d'altronde, né è quello il mio scopo.
E, quando devo descrivere la sofferenza dei tre zucconi di personaggi che, ormai da un anno, come vi dicevo, si dibattono in guai sentimentali di vario tipo - uno è contraddittorio quanto mai, perché ama ma non lo ammette nemmeno con se stesso, e desidera ma se lo nasconde, e rifiuta anche solo l'idea di provare questi sentimenti; uno soffre in silenzio per una situazione che non ha sbocchi e, anzi, sta per condannarlo alla lontananza dalla persona che ama; uno non osa confessare i propri sentimenti e nemmeno vede speranze di realizzare il proprio sogno d'amore -, be', in simili casi posso avere mille canzoni in "colonna sonora" per creare atmosfera mentre scrivo, ma è questo sonetto che, sempre, mi ritorna in mente. Perché?
Per via del gioco di contrasti che dipingono alla perfezione il lacerarsi che fa soffrire ma non uccide, lo stato sospeso in cui non si trovano vie d'uscita, né si vogliono, in cui non si può combattere ma nemmeno si trova sollievo; l'esaltazione dei momenti che proiettano nella gioia e nell'euforia e la prostrazione che abbatte e spezza l'anima; l'urlo che non si può lanciare, il dolore che avvolge come un bozzolo e che è comunque meglio dell'assenza di sensazioni. E adoro anche quell'ultimo verso, la conclusione offerta come un sacrificio, una confessione, un'accusa e un'offerta alla donna amata. Che si tratti di un amore rifiutato, di un amore impossibile, di un amore tradito, di un amore lontano (quest'ultimo, come nel mio caso di tanti anni fa), in una dozzina di versi Petrarca, sette secoli fa, ha già detto tutto.

mercoledì 10 luglio 2013

La conclusione giusta

Oookay, in questo momento sono estremamente infastidita da tutta una serie di circostanze, per cui forse il tono mi uscirà un filino più polemico di quello che normalmente uso. Perciò, ecco, mi ripropongo subito di trattenermi. Cerchiamo di introdurre il discorso nella maniera piana e gentile che avevo pensato all'inizio.

Ma porca puttana miseria s'impiccassero tutti quelli che hanno cambiato il finale di Descent nella versione americana.

Ok, non è abbastanza gentile. Riparto.

Girovagando per boschi e colline, vallate e paludi*, l'altro giorno discutevo con Luca Tarenzi di finali delle storie. Non che l'intenzione fosse filosofeggiare sulle implicazioni sociali, morali, culturali, termodinamiche di romanzi e alta letteVatuVa, né preparare un programmatico manifesto da ScVittoVi. Più che alto si è trattato di un frammento nella lunga catena di discorsi, considerazioni, scambi di punti di vista, battute e consigli di visione/ascolto/lettura che è il tipico, magmatico fluire delle nostre conversazioni.
Comunque.
Girovagando eccetera, meditando su insettoni giganti (i quali abbondano nelle paludi, boschi, vallate e così via intorno ad Arona), siamo arrivati a citare The Mist, questo gran bel film tratto da un racconto di Stephen King (ve ne ho parlato qui), che, appunto, contiene, tra gli altri mostroni, un campionario di insetti e aracnidi orripilanti. Ora ALLARME SPOILER: se non volete rovinarvi la visione, non leggete oltre.
Nel racconto, il finale è aperto, e piuttosto cupo: i personaggi, in auto, proseguono nella nebbia piena di creature pericolose e affamate, dicendo che continueranno finché avranno benzina. Non trovano "un confine" oltre la quale la nebbia non c'è; manca una conclusione positiva.
Il film termina diversamente. Termina con un fottuto, gigantesco, meraviglioso pugno allo stomaco.
Uno di quei casi in cui da spettatrice soffro per i personaggi, ma dico anche "che figata di conclusione!" Una fine geniale: in questo caso, la modifica rispetto al racconto originale arricchisce a mio parere l'opera e non mi sogno nemmeno di lamentarmene. Il film mostra l'auto che si ferma: la benzina è finita. Resta una pistola con quattro colpi per cinque sopravvissuti, tra i quali il figlioletto del protagonista, che sta dormendo.
Divorati dai mostri, o suicidi..
Tutti concordano su quale sia l'unica scelta.
Quattro lampi. E il grido di un padre che ha ucciso il figlio e gli amici, che si lancia disperato fuori dalla macchina, sfidando le creature nella nebbia a prenderlo...
E la nebbia si dirada.
Soldati. Camioncini. Altri sopravvissuti. Truppe armate che stanno sterminando i mostri.
Un minuto troppo tardi.
Che dite, è o non è un finale terribile? Lo trovo favoloso, durissimo ma perfetto.

Ecco perché, da The Mist, il discorso è passato a Descent. Altro film che amo, su un gruppo di ragazze che esplora una grotta e si trova ad affrontare terribili mostri umanoidi e ciechi (ve ne parlo meglio qui). SPOILER: Nel finale originale, la protagonista, rimasta per ultima, esce dalla grotta e fugge via... salvo poi risvegliarsi: non era affatto scappata. Si trova ancora nella grotta, e dal buio le creature si avvicinano.
Nel finale ammerigano, il film, mi hanno detto, s'interrompe con la fuga. La protagonista, insomma, si salva sul serio (e, infatti, da qui parte un ORRIDO sequel).
In questo caso, a mio parere, entrambi i finali potrebbero essere buoni, anche se, indiscutibilmente, quello più pessimista ha anche maggiore atmosfera. Ciò che mi fa imbestialire è la decisione di cambiarlo solo perché "così al pubblico americano piace di più". Ma perché? Chi l'ha detto? Si tratta di uno stramaledetto horror, santaDddea! Non è un cartone della Disney! Eh, ma il marketing o chissà chi altri ha deciso così, sulla base di ragionamenti bislacchi che esistono solo nella loro testa - e basta leggere i commenti del pubblico per rendersene conto, così come, ascoltando le persone alle presentazioni di libri, ti rendi conto che la realtà è molto diversa dalla fotografia della realtà che ci viene imposta. No, non tutto dev'essere necessariamente schematizzato, omogeneizzato e inscatolato a uso e consumo di un pubblico "ideale" che nella realtà non c'è. E, soprattutto, non c'è spazio solo per le storie prevedibili che non si schiodano di un centimetro dai paletti prefissati.
Argh.

A parte questo il discorso, comunque, quello che mi premeva dire è semplicemente questo: in qualche caso, il lieto fine non è affatto quello migliore. Io sono la prima a tifare per i personaggi che amo, ma, sia da spettatrice/lettrice, sia da scribacchina, quello che voglio è la conclusione giusta, non quella consolante-perché-non-dobbiamo-turbare-il-pubblico. E, se "sento" che in una mia storia la conclusione giusta è quella amara, lascio quella. Se in un libro o in un film "sento" che il finale lieto è appiccicato perché lo vuole il marketing, m'incazzo abbestia. Ma mi arrabbierei anche se capitasse il contrario. Non sono fissata con le tragggedie: quando i miei beniamini possono vivere felici, coccolosi e contenti alla fine delle loro peripezie, io fangirleggio ed esulto. Semplicemente, non sempre è così. In genere, salvo rarissime eccezioni, io so in partenza che tipo di conclusione avrà una mia storia**. E, spesso - non sempre, certo, magari anche meno di quello che ritengo... ma non credo -, è possibile intuire senza difficoltà se il finale di un libro o un film altrui è, come dire, "giusto", il che non dipende dai gusti personali. Ogni storia ha una sua integrità, qualcosa da dire e un modo per dirlo. Lieto o triste che sia.

* Sì, fa molto compagnia fèntasi. I know.
** Finché non lo so, non inizio a scrivere un romanzo, perché non ho una direzione verso cui tendere. I racconti, invece, fanno eccezione, e mi capita spesso di trovare la conclusione durante la stesura.

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martedì 9 luglio 2013

Videoclip/Le canzoni della mia vita: Three Days Grace - Never too late

Questa volta post a valenza doppia: avei potuto segnalare questa Never too late, uno dei brani più belli dei Three Days Grace*, sia come videoclip, sia con il tag "le canzoni della mia vita", ergo, faccio entrambe le cose. La canzone viene da One-X, forse il disco migliore della band (i fan sono molto critici con l'ultimo, per esempio, ma io, lo sapete, apprezzo tutti e quattro gli album), e ha assunto per me molteplici significati da quando, nel 2012, ho iniziato ad ascoltare i Three Days Grace. Prima un monito a sperare, poi un simbolo di uno dei cambiamenti più recenti della mia vita (di cui potrò parlarvi fra non molto), e, ora, be', certe volte ascoltando questo testo mi sembra di risentire quello che uno dei miei amici più cari mi dice sempre (con eterna, santa pazienza).
Questa canzone per me vuol dire non mollare. Vuol dire non sei da sola, hai accanto amici veri che lottano e gioiscono con te. E il video, anche, è ben fatto: amo l'inizio acustico della canzone, amo l'atmosfera, amo l'interpretazione di Adam Gontier (ma amo sempre le interpretazioni di Adam, e la prossima settimana vi segnalerò un'altra delle mie preferite). Too bad che abbia lasciato la band, spero solo che la sua carriera solista prosegua con dischi di qualità, perché la sua voce, sporca il giusto, intensa, calda il giusto, è diventata rapidamente una delle mie preferite, una di quelle che mi fanno vibrare qualcosa dentro.

This world will never be what I expected
And if I don't belong who would have guessed it
I will not leave alone everything that I own
To make you feel like it's not too late
It's never too late

Even if I say it'll be alright
Still I hear you say you want to end your life
Now and again we try to just stay alive
Maybe we'll turn it all around 'cause it's not too late
It's never too late

No one will ever see this side reflected
And if there's something wrong who would have guessed it
And I have left alone everything that I own
To make you feel like it's not too late
It's never too late

Even if I say it'll be alright
Still I hear you say you want to end your life
Now and again we try to just stay alive
Maybe we'll turn it all around 'cause it's not too late
It's never too late

The world we knew won't come back
The time we've lost can't get back
The life we had won't be ours again

This world will never be what I expected
And if I don't belong

Even if I say it'll be alright
Still I hear you say you want to end your life
Now and again we try to just stay alive
Maybe we'll turn it all around 'cause it's not too late
It's never too late
Maybe we'll turn it all around
'Cause it's not too late
It's never too late (It's never too late)
It's not too late
It's never too late



*MaperchécacchiovisieteseparatidalcantantemannaggiasenzaAidannonèlostesso

lunedì 8 luglio 2013

Arona




Oooooooh.
Ogni tanto ci vuole anche un week end in giro. Ogni tanto ci vuole anche un week end alla "mo' stacco da tutto, e intendo TUTTO". Anche se poi i treni svaniscono e tocca pigliare il bus, a sera ti trovi a finire quello che t'è rimasto accumulato quando ormai ti si chiudono gli occhi e ciondoli. Ogni tanto ci vuole di camminare sotto il sole, anche se dopo un'ora io ho già la pelle arrossata (giuro. Mi sto spellando. Anche se ho solo un colorito appena sopra il livello "cadavere". Se non fosse per i capelli castano chiaro - BIONDO SCURO!, sento già gridare qualcuno che si ostina a considerarmi bionda :-P - sembrerei uscita da film in bianco e nero).
Arona dalla Rocca.
Fatto sta che ho passato due giorni di relax tra animali (tanti *___*), libri (tanti *___* il che è pericolosissimo. "AH ecco questo devo prenderlo anch'io, e anche questo, e anche questo!..."), magia (tanta *___*), discorsi da scribacchini (la realtà supera la fantasia), sulle rive del Lago Maggiore, dove non tornavo da due o tre annetti almeno. Non c'è nulla di più meraviglioso del tempo passato con le persone speciali, quando si parla e il tempo vola, quando si fa una citazione da un film e l'altro la coglie all'istante, quando si possono fare mille progetti in cinque minuti e si sfiorano le realtà al di là della nostra. Arona, poi, è un piccolo gioiello di paese, sulle rive del lago, tra rocche e colline, boschi e viuzze nascoste. E tacerò sulla bontà assurda dei gelati e dei cappuccini con la panna (perché, perché gli altri bar non li fanno? Ora che li ho assaggiati sono dipendente @___@). Ok, Luca Tarenzi ha poi deciso di sfidare le ire del Re dei Boschi sedendosi con impudenza su un albero che era chiaramente il suo trono, come potete vedere nella foto qui sotto. Per l'onta, la sua testa ora adorna il palazzo del Re XD Il suo gattone nero, che reggo in braccio (adoro *___*) dopo aver pure fregato il cappello del padrone, non pare così traumatizzato dalla notizia. Ma, d'altronde, cosa potrebbe traumatizzare un gatto che è chiaramente un semidio?... Io poi ho una venerazione per i felini: divinità e fedele non possono che andare d'accordo XD
E ora si ricomincia con una nuova settimana. Corta, perché il prossimo week end sarò da un'altra amica speciale, un'altra scribacchina con la quale parlare, per altri giorni meravigliosi... you'll see. Buon lunedì a tutti!

Tutte le foto sono qui.



venerdì 5 luglio 2013

A-live

E oggi me ne vo. Sparisco per un week end di ritiro spiritual-scrittorio. Ovvero, passerò due giorni e mezzo a mangiare gelato, speculare su scritturastoriepersonaggieditoriaemannaggialamiseriatuttoquellocheècollegato, discutere di mondi invisibili e tutto quel che gira intorno al concetto, passeggiare sul lago, dedicarmi ad attività ricreative e ricaricarmi in compagnia degli amici. Nulla come le persone che ti fanno dire "oh, magari l'umanità fosse tutta così" risolleva l'umore e infonde ottimismo. Nulla come gli amici che sono anche autori aiuta a superare l'eterna angoscia che attanaglia noi scribacchini, nulla come la giusta compagnia fa sentire forti. Niente come i brainstorming con gli scrittori stimola le voci nella testa e fa pullulare la mente di idee. Dovrebbe essere una cura quotidiana. Ma non è possibile, ovviamente. Certe cose, credo, non saranno mai possibili, nella mia vita. Penso che in minima, minima, minima parte, diciamo al 5%, scrivere per me sia anche la soddisfazione di vedere che, almeno nelle storie, nonostante terrificanti casini, perdite, sofferenze, alla fine, a volte, i protagonisti possono anche essere felici.

Che poi abbiate pazienza, questa settimana è stata parecchio strampalata. Avanti e indietro e avanti e indietro e l'impressione è quella di non combinare niente. Tutta la sensazione di benessere di qualche giorno fa si è dissolta e non riesco più a trovare la strada, letteralmente, per recuperarla. Vivo il raro fenomeno di PMS post MS, e questa la capiranno solo le donne. Sono stanca e con un semi-malditesta e assonnata e sono anche un bel po' stufa di essere stanca, porcaputtanamiseria. Se mi rilasso un attimo è già sera e ho solo perso tempo. Se provo a fare qualcosa la mia concentrazione e il mio cervello si guardano, scoppiano a ridere e concordano a rispondere "AHAHAHAHAHAHAH! No." E il bello è che quando mi dicono "è normale, sei stressata, devi riposare" io penso solo "ma che diritto dovrei mai avere di essere stressata, io? Cosa faccio di così complicato, io?"

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E allora anche vaffanculo. Non so a chi o a cosa, semplicemente a tutto. Al Protagonista Coglione che incrocia le braccia, tamburella con le dita e mi guarda scuotendo la testa perché ancora non ho ripreso la sua storia. Alla pila di libri sempre più alta sul comodino. A tutti gli imprevisti della vita quotidiana e alle preoccupazioni. Al latte freddo e ai fottuti brufoli che spuntano di notte. E anche alla lagna frignona che sono io in questi giorni.
Da oggi fuggo, da oggi e per un po' il tempo non esiste e posso fingere che non ci sia l'eco, nel vuoto che mi circonda in certi momenti. Per un po' farò solo la rock star. E reciterò dicendo che va tutto bene.
Solo per un po', sempre per troppo poco.

giovedì 4 luglio 2013

Tecnologie

Se solo penso a tutte le cose straordinarie che oggi possiamo fare - e che gli adolescenti danno per scontate - ma che erano fantascienza quando io ero minorenne, un po' gira la testa. I navigatori che ti portano ovunque, internet che consente di trovare informazioni, notizie, di conoscere gente e mantenere i contatti con gli amici lontani, Skype e le videochiamate, musica e film a disposizione in brevissimo tempo eccetera. Fantastico. Non potrei farne a meno (anche se sono contenta di aver conosciuto pure il "preistorico" mondo precedente, quello senza Facebook e i download).

Nel rovescio della medaglia, tuttavia, rientra anche la rapidità con cui le nuove tecnologie cambiano. Per esempio, circola voce che non sarà più possibile seguire i blog tramite l'home page di Blogspot (i "lettori fissi" lì a destra, nella colonnina, li vedete?) Non so da quando, non ho neanche voglia di informarmi: correre dietro a tutti i mutamenti mi esaurisce, in questo periodo. L'alternativa più gettonata, per ovviare al problema, è Bloglovin': sì, anche in questo caso, colonna di destra, bottoncino, quello bianco e azzurro. Mi potete seguire così, ma, soprattutto, quello che mi ha convinto a iscrivermi è il fatto che il sito ha importato automaticamente i blog che stavo seguendo da qui, così che, quando avverrà l'Apocalisse, non perderò i link che mi interessano.

Altro cambiamento recente, che mi irrita parecchio di più: il passaggio Goodreads-Anobii. Per chi non lo sapesse, si tratta di siti che consentono di creare la propria libreria virtuale: utilissimi per tenere nota delle letture, condividere pareri ecc. Un tempo mi scrivevo un elenchino anno per anno, su carta...
Entrambi i siti sono attivi, non c'è nessun crollo in vista: ma mi pare che il mio caro vecchio Anobii sia un po' smobilitato. Meno recensioni e meno utenti, moltissimi devono essere passati su Goodreads, più recente e, credo, con meno bug. Ed è bellino, eh. Ma quando ho provato a importare da un sito all'altro la mia libreria, con la funzione apposita, diversi volumi sono stati ignorati, e dovrei reinserirli a mano. E, peggio ancora, quelli importati hanno perso tutti i dati che avevo inserito: data di fine lettura, voto in stelline, recensioni.
E io sinceramente non ho la minima intenzione di perdere ore e ore per avere un duplicato di un archivio che ho già. Perciò la mia libreria aggiornata resta su Anobii: Goodreads, sorry, mi vedrà passare solo per sbirciare le recensioni altrui. Ho detto.

Infine, sono ufficialmente arrivata nel Terzo Millennio: mi hanno regalato uno smartphone (se no col picchio che cambiavo telefonino ora). Ieri ho digrignato i denti e insultato il mondo per un paio d'ore, ma sono riuscita a venirci a patti e a capire come usarlo per tutto l'essenziale. Ora resta solo da riempirlo di cazzate, applicazioni perdi-tempo (no, grazie, scherzo) e adornare la rubrica con le foto dei contatti, appioppando a tutti quelli "che contano", ovvero gli amici, una suoneria personalizzata (sì, è QUESTO l'essenziale).*

* (Momento frivolezza) Tra l'altro, mi è arrivato bianco. Ma sapete che vi dico? Mi piace! Non pensavo. In questo periodo mi sento stranamente affine al bianco, nonostante mi mantenga ferma nel mio look gothic-nero (be', però i dettagli, come unghie, trucco, disegni sulle magliette ecc, spaziano liberamente attraverso le sfumature di verde, azzurro, viola, rosso, argento ^^ Sembra una sciocchezza, ma i colori sono molto importanti per il mio spirito, così come la musica.).

mercoledì 3 luglio 2013

Vedo la gente morta (e ci scrivo storie)

La reazione di quasi tutti quelli che sono venuti a trovarmi, e imboccano i due piani di scale che portano al mio pianerottolo, è "ma che bello questo palazzo!" Perché si tratta di un edificio molto vecchio, nel centro di Novara, con una prima rampa ampia, e una seconda più stretta, che si inerpicano tra mura un po' scrostate non prive di un certo fascino.
La mia risposta, in automatico, è "Sembra l'ambiente adatto per un film di Dario Argento*. Vedi quella lampada di ferro, con quegli spuntoni?" proseguo poi tutta contenta. "Mi immagino un personaggio che cade dall'alto e muore infilzato lì!"
Incomprensibilmente, la reazione del mio interlocutore medio è uno sguardo stranito. "Che pensieri allegri" ha commentato mia cugina una volta.

False

Tutto ciò si accompagna ai classici "sei strana. Come ti vengono queste idee?" pronunciato con espressione perplessa mista a incomprensione in stile "mah, i giovani d'oggi!" Cose, insomma, che mi son già sentita dire un sacco di volte.
Ma vorrei rassicurarvi. Non c'è nulla di inquietante se, quando passo vicino a una chiesa, io mi vedo massacri, demoni, angeli armati. O se gli aneddoti insoliti su veleni o animali killer, che ogni tanto circolano su internet, mi lanciano a immaginare trame di racconti sanguinosi. O se passo le mezzore a discutere con Luca Tarenzi sugli effetti di determinate ferite, dove colpire per uccidere e dove invece solo per menomare o per indebolire temporaneamente. O se i luoghi in apparenza più innocenti mi ispirano scene cruente come quella che vi ho descritto più sopra. Dev'esserci una valvola tarata su questo tipo di fantasie macabre, nella mia testa; ma non solo, ci sono anche valvole tarate su "il personaggio X farebbe questo, il personaggio Y commenterebbe quest'altro", oppure tarate su "e se?..." e così via. Ma, davvero, tranquilli: è tutto normale. Potete fidarvi. Non dico che sia facile accettare che mentre vi sto ascoltando forse la mia mente potrebbe in realtà essersi momentaneamente distratta a inseguire una possibile scena per una futura storia che magari potrei scrivere un giorno... Ma, come si dice, take me as I am. Nessuno ha detto che non occorra pazienza, quando si ha a che fare con gli scribacchini. O che sia sempre rassicurante. Non è rassicurante scrivere, figuriamoci se lo è, per chi non ha idea di cosa significhi farlo, frequentare gente che sarà sempre, per una larga fetta della sua giornata, irraggiungibile Altrove.

* Quando Dario Argento faceva ancora film, intendo.

martedì 2 luglio 2013

Dimmi cosa cerchi e ti dirò WHAT THE FUCK??? - 15

Uno si aspetterebbe il fiorire di ricerche a tema estivo, essendo ormai giunti a luglio, no? E invece, per ora, niente. Forse dovrei scrivere di ombrelloni, creme solari, come sconfiggere le zanzare eccetera, per attirare qui i vacanzieri ansiosi di partire.
I miei visitatori, invece, cercano cose più strane, tipo, presumo, come recarsi sopra tombe d altri mondi. Con la mia passione per i cimiteri, approvo. Non capisco invece come sia possibile che qualcuno sia giunto qui cercando semplicemente la parola sceriffo. Non credo di aver mai usato questo termine... Bah! Non sembra molto affabile chi ha cercato quasi tutto mi ha da sempre lasciato indifferente, ora in aggiunta odio e mi danno fastidio un sacco di cose. Periodicamente tornano poi gli evergreen, come le ricerche a tema capellicapelli lunghi fino a terra.

Questo mese anche scintillanti ricerche a tema VIP: penny big bang theory vicino ad un albero, per esempio (dovrebbe riferirsi a un episodio particolare? Non ricordo), oppure jared leto che ride, forse per la recensione del disco (ma in verità l'ho citato spesso). Questa non è una chiave buffa, lo so. Sì, è una semplice scusa per mettere qui una foto dello gnokkissimo Jared. Che ride, come richiesto.

No, non mi ricordo da dove ho preso l'immagine. Sorry...
E, per par condicio e per fare felici le Socie, mettiamo anche una foto dell'adorabile Tom, grazie alla ricerca colore occhi tom hiddleston. Non insisto con till lindemann nudo, perché quello ve lo siete beccati anche il mese scorso.

Solo perché così potete vedere il colore degli occhi, eh.
Per la serie strafalcioni in libertà, segnalo questo mese cosa fà oggi john maxwell coetzee (mannaggia, hai azzeccato tutto il nome, e sbagli l'accento?) e trama godbrreaker, che io mi immagino pronunciato digrignando i denti (recensione).

Mi ha inquietato molto invece l'orrorifico come si sviscera un animale. Chiedo scusa agli amici vegetariani/vegani... ma qualcuno mi spiega che c'entra questo col mio blog?

Chiudendo con l'angolino pornosessuoso/volgare, abbiamo incursioni dialettali (stu cazzo), appassionati di manga & dintorni (fumetti con cazzi lunghi e durifilm giapponesi completi sesso extreme), e chi cerca reinterpretazioni colorite di classici della cultura popolare (i simpson yaoi).

Buon luglio e mi raccomando, impegnatevi con Google...

lunedì 1 luglio 2013

To Write List di luglio

... Posto che sia possibile per me pormi degli obiettivi di scrittura sicuri in questo periodo. Per esempio, all'inizio di giugno non avevo la minima idea che mi sarei trovata a scrivere il racconto che ho scritto in queste ultime due settimane, ma è saltata fuori l'occasione e l'ho colta, nonostante, all'inizio, non fossi sicurissima di quello che sarei riuscita a tirare fuori (lo leggerete fra un mesetto, vedrete ;-) ). E, oggi, non so se e quanto tempo dovrò ancora dedicare a un editing. Diciamo che, se non capiteranno imprevisti, nuovi impegni, idee fulminanti eccetera, l'obiettivo, in luglio, sarà concludere M. - ci sono quasi: ultimi capitoli e parte dell'epilogo sono scritti su notes (ci ho lavorato in momenti in cui non avevo possibilità di usare un pc), mi mancano due o tre scenette dell'epilogo stesso.

Quindi, concludere M. non basta; nella To Write List ci metto pure iniziare la revisione di questo stesso romanzo. Che, al momento, è un groviglio inestricabile, un magma ribollente di "roba" con poco ordine, poca grazia, molti problemi. Occorrerà quindi un scenes breakup di quello che ho per le mani - l'elenco delle scene, con il relativo punto di vista usato - e qualche primo aggiustamento a livello di scaletta: cosa aggiungere e dove, cosa cambiare, cosa togliere, come dividere i capitoli, che al momento sono del tutto approssimativi. A quel punto, rilettura e correzione. Certo non mi aspetto di concludere tutta la revisione in luglio, ma vorrei almeno farmi un'idea di come sistemare il romanzo, avere il mio bell'elenchino di scene e cominciare il lavoro.

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Perché il piano è avere un romanzo pronto per essere letto da chi di dovere entro la fine dell'estate. Per poi dedicare l'autunno, da ottobre, almeno, se non già da settembre, a uno o più dei seguenti progetti: 1-la seconda parte di un romanzo, che avevo scritto per metà un paio di anni or sono, ma che ora va riscritto da zero e risistemato, prima di continuarlo fino alla conclusione; 2-due o tre altri progetti che, però, sono a più mani e quindi devono conciliarsi con gli impegni altrui. In questi giorni, in particolare, di uno di questi ho parlato parecchio con una delle mie Ineffabili Socie: il mio amore per quella storia permane forte e inalterato... Insomma, ho più storie in mente cui voglio dedicarmi, in attesa degli impegni di editing del 2014 che, in parte, sono già fissati.

Nonostante mi senta un po' rintronata, anche se, o forse proprio perché, in questi ultimi giorni sto dormendo più del solito (tipo ghiro. Tipo sasso. Tipo ghiro che ha ingoiato un sasso, ecco). Nonostante la mia mente continui ad anticipare i prossimi mesi passando da scenari di emozionante ottimismo ad altri di plumbea depressione (o più che altro strizza :-P). Nonostante in luglio avrò più di un week end impegnato (ma meno male! Non vedo l'ora...) Nonostante tutto questo e molto altro.

On air:
Alanis Morissette, Hand in my pocket

I'm broke but I'm happy
I'm poor but I'm kind
I'm short but I'm healthy, yeah
I'm high but I'm grounded
I'm sane but I'm overwhelmed
I'm lost but I'm hopeful baby
What it all comes down to
Is that everything's gonna be fine fine fine
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a high five
I feel drunk but I'm sober
I'm young and I'm underpaid
I'm tired but I'm working, yeah
I care but I'm restless
I'm here but I'm really gone
I'm wrong and I'm sorry baby
What it all comes down to
Is that everything's gonna be quite alright
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is flicking a cigarette
And what it all comes down to
Is that I haven't got it all figured out just yet
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving the peace sign
I'm free but I'm focused
I'm green but I'm wise
I'm hard but I'm friendly baby
I'm sad but I'm laughing
I'm brave but I'm chickenshit
I'm sick but I'm pretty baby
And what it all boils down to
Is that no one's really got it figured out just yet
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is playing the piano
And what it all comes down to my friends
Is that everything's just fine fine fine
'cause I've got one hand in my pocket
And the other one is hailing a taxi cab