martedì 21 gennaio 2014

Gisella Laterza - Di me diranno che ho ucciso un angelo

Dopo svariati ritardi e peripezie, ho finalmente letto il romanzo di Gisella Laterza uscito l'anno scorso per Rizzoli, Di me diranno che ho ucciso un angelo. Ho conosciuto Gisella grazie a internet e, poi, di persona a Lucca Comics, ho avuto il piacere di frastornarla di chiacchiere e cercare di portarla verso il Lato Oscuro in qualche altra occasione, e sono perciò doppiamente contenta di potervi consigliare un libro interessante, scritto da una ragazza giovane ma sveglia, che ha tutti i numeri per proporre altre storie intriganti in futuro.
Più che una "recensione", quello che vorrei fare è semplicemente evocare qui alcune delle sensazioni che la lettura mi ha trasmesso. Non si tratta di "un fantasy", né urban né romance né altro di cui, magari, vi ho parlato in passato: quindi, non aspettatevi questo. Se dovessi fare un paragone, be', le atmosfere che ho percepito mi hanno fatto pensare - fermo restando gli argomenti diversi - al Piccolo principe. Oppure, se dovessi farne un altro, a certe pagine rarefatte ed evocative di Calvino.
Perché Di me diranno che ho ucciso un angelo è una fiaba. Una fiaba gnostica, mi diceva Luca Tarenzi consigliandomelo, qualche mese fa. Una fiaba e un viaggio: quello di Aurora che torna a casa ubriaca dopo una festa e, sul tram, incontra un angelo senza nome, che inizia a raccontarle la propria storia, strana e non ancora conclusa. Il viaggio è anche quello dell'angelo, che cerca di diventare uomo e non sa cosa questo significhi, è innamorato e non sa che cosa sia l'amore; e c'è anche il viaggio di una demone chiamata Sera, che con troppa fretta tenta di diventare donna.
E i personaggi si cercano, si inseguono. Ognuno muovendosi da un incontro all'altro, da un'esperienza all'altra, in una città che non ha altro nome se non Città. E' un incastro di storie, è una poesia in prosa quello che troverete tra le pagine: proprio per questo, non si tratta di un libro "facile", e non credo che sia per tutti i palati. Proprio per questo, il mio consiglio è di leggerlo e assaporarne l'odore di cenere e di fiori, il sapore di lacrime e stelle, le luci e le ombre.

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