lunedì 13 gennaio 2014

Hugh Howey - Wool

Ho avuto per le mani Wool quando ancora non era uscito in Italia e me lo sono letto con gusto in traduzione ora che Fabbri lo ha pubblicato anche da noi (con una "confezione" splendida, lasciatemelo dire). Non è un mistero che il genere distopico sia stato l'ultima moda a spopolare, e di romanzi appartenenti a questo genere me ne sono capitati tra le mani diversi, negli ultimi mesi, alcuni banali, alcuni insulsi, altri, invece, intriganti (segnatevi The wicked we have done di Sarah Harian, per chi legge in inglese).
Wool appartiene senza dubbio a quest'ultima categoria. Cercherò di parlarvene senza particolari spoiler, ma, prima, eccovi la trama ufficiale:
Cosa faresti se il mondo fuori fosse letale e l'aria che respiri potesse uccidere? Se vivessi in un luogo dove ogni nascita richiede una morte e le tue scelte possono salvare vite o distruggerle? Questo è il mondo di Wool. In un futuro apocalittico, in un paesaggio devastato e tossico, una comunità sopravvive rinchiusa in un gigantesco silo sotterraneo. Lì, uomini e donne vivono prigionieri in una società piena di regole che dovrebbero servire a proteggerli. Il rispetto delle leggi è affidato allo sceriffo Holston, un uomo lucido e malinconico che vive nel ricordo della moglie scomparsa. Dopo anni di servizio integerrimo, un giorno, a sorpresa, rompe inaspettatamente il più grande di tutti i tabù e chiede di uscire, di andare fuori, incontro alla morte. La sua fatidica decisione scatena una serie di terribili eventi. A sostituirlo è nominato un candidato improbabile, un tecnico specializzato del reparto macchine: Juliette. Ora che il silo è affidato a lei, imparerà presto a sue spese quanto il suo mondo è malato. Juliette è abituata ad aggiustare le cose e vuole vederci chiaro: com'è nato il silo? E chi ha interesse a mantenervi l'ordine, tanto da arrivare a uccidere? Forse il silo è in procinto di affrontare ciò che la storia ha lasciato solo intendere e che i suoi abitanti non hanno mai avuto il coraggio di sussurrare. Rivolta.
Wool ha avuto una genesi insolita, che si riflette sulla struttura: nel volume trovate infatti cinque parti, autopubblicate dall'autore e poi riunite. La prima, Holston, è una sorta di lungo prologo, un'introduzione struggente e dura come il diamante, che serve sia a condurre il lettore nei suoi primi passi nel mondo del Silo, sia a fargli capire che il tono della storia non sarà facilmente consolatorio, né il lieto fine è semplice o scontato. Howey ha il pregio di riuscire, in poche pagine, a far affezionare ai suoi personaggi e a far trepidare per le situazioni disperate ed estreme in cui si ritrovano.
La seconda parte, Il giusto calibro, è quella forse più apertamente "didattica", ovvero serve per illustrare al lettore la struttura del Silo, la sua organizzazione, le lotte di potere e le dinamiche interne che travagliano la vita di quel che resta dell'umanità, ma, in un certo senso, il ritmo più letto si adatta al passo faticoso dei due anziani protagonisti di questa sezione, Jahns e Marnes, con la loro storia d'amore soffocata e segreta, proibita all'interno delle rigide regolamentazioni del Silo; ed è con toni delicati, malinconici, che Howey dipinge, per una volta, i sentimenti di un uomo e una donna alla fine della loro vita, mentre, di solito, romanzi e film si concentrano sempre e solo sulle pulsioni dell'adolescenza o sulle passioni della maturità e del vigore, come se dopo una certa età gli esseri umani si incarnasse nella figura di "mentori" senza più emozioni se non quelle date da un olimpico ruolo di "guide" funzionali alla storia dei veri protagonisti. Per questo ho apprezzato la piccola "andata e ritorno" di Jahns e Marnes.
Sono loro a permetterci di conoscere, infine, la vera protagonista della storia, Juliette, detta Jules, atipica eroina che preferisce lottare con chiavi inglesi e macchinari piuttosto che le lusinghe di un posto più prestigioso, quello di sceriffo, che le viene offerto. Se alla fine accetta, è per la speranza di poter aiutare la propria gente, i meccanici come lei, che vivono nella parte più bassa del Silo, gli "ultimi" in tutti i sensi.
Il dipanarsi della storia svela verità consapevolmente tenute nascoste alla maggior parte della popolazione del Silo... e Jules dovrà letteralmente arrivare dove nessun altro è mai giunto.
Non posso rivelare di più senza fare spoiler, perciò non vi racconterò altro. Aspettatevi un romanzo capace di variare tra moltissimi accenti, dai sentimenti delicati a scene che non risparmiano pugni allo stomaco e prove durissime per i personaggi coinvolti. I personaggi percorrono le infinite scale che conducono tra gli oltre cento piani del Silo, i gradini che spaccano le ginocchia e mozzano il fiato, con il terrore dell'esterno dove l'aria è velenosa e la paura di pronunciare una parola sbagliata, che li condanni a uscire. Jules è sì la protagonista, e senza dubbio svetta tra tutti i personaggi, ma le numerose figure che la circondano, anche quando le vediamo in scena solo per poche pagine, hanno tutte una loro umanità, e tutte hanno qualcosa che le farà ricordare.

1 commento:

  1. A me è piaciuto, ma non completamente. Tre stelline per fa capire dove si trova il mio gradimento. ^^

    RispondiElimina