martedì 11 febbraio 2014

Mi disegnano così

WritingSalve.
Mi chiamo Aislinn e ho un problema.

Potrei mostrarvelo descrivendo gli sguardi perplessi di anziana signora di mia conoscenza che legge tre righe di una mia storia e mi chiede piuttosto sconvolta "ma da dove ti vengono queste idee?" Oppure l'espressione imbronciata di mia madre che si lamenta "ma poverino a me quel personaggio stava simpatico, perché l'hai fatto morire?" E, a questo punto, avreste capito a cosa mi riferisco: l'insano godimento nel far soffrire i personaggi.
Chiunque scriva seriamente sa che un romanzo consiste nel mettere i personaggi in casini sempre peggiori fino alla risoluzione finale che li risolve o, al contrario, determina la tragedia. Molti, non tutti, vi diranno anche di avere con i personaggi un rapporto stretto quanto il mio - l'impressione che diventino vivi e reali, l'affetto nei loro confronti. Qualcuno arriverà ai miei estremi: sentirli commentare in automatico quello che mi circonda, se va bene solo tra me, se va male ad alta voce, e chiunque conosca Haniel sa che non è un'idea socialmente vantaggiosa.
Stabilito che li amo, e anche che per esigenze di copione devo farli soffrire, non sono così crudele e senza cuore da arrivare a ucciderli senza dispiacermi (starci male di brutto sarebbe un'espressione più appropriata). Ma so che a volte le cose devono andare così e ok, lo accetto. Solo che poi arrivano i momenti in cui mi sento dire "sì, ho ancora un paio di scene da scrivere e poi inizia il disastro, il Protagonista starà tranquillo ancora qualche pagina e poi comincio a torturarlo, oh, lui si salva, ma arriverà alla fine distrutto". E mentre lo dico non sono minimamente affranta. Dopo, magari, sì. Ma mentre, i miei occhi luccicano di un bagliore sinistro e le mie labbra si piegano in un sorriso inquietante.
Così, chiedo scusa a loro e tento di giustificarmi con i "non scribacchini" che a volte mi lanciano sguardi che neanche Annie in Misery non deve morire, pensando che io sia una creatura malvagia e senza cuore. Credetemi: non è così. Semplicemente, arrivare a scrivere una bella scena d'azione in cui il Protagonista finisce battuto come un tappeto e deve fuggire; oppure una scena in cui deve affrontare le sue peggiori paure; oppure il momento in cui la situazione sempre più grave in cui si trova lo spezza e lo fa crollare... è come vedere i momenti chiave di un film che stiamo seguendo con le dita strette sui braccioli della poltrona al cinema, con colonna sonora tonitruante e movimenti di macchina arditi e tutto il resto. E, nei momenti migliori, quando la scena fila e niente e nessuno interrompe, scrivere ti fa sentire contemporaneamente nel personaggio, e quindi attore, ma anche regista, ma anche spettatore, e porca miseria che frullato di emozioni diventa.
Poi, certo, rileggi e ti accorgi che come ogni prima stesura il risultato è mooolto lontano da quello che vorresti. Ma intanto hai fatto il tuo giro di giostra. E lo puoi rivivere come se stessi riguardando la tua scena preferita di un film. A nessuno importa di vedere i personaggi felice e sereni che fanno le cose di tutti i giorni. Le storie esistono nel momento in cui la realtà di tutti i giorni va a puttane. Poi la si ristabilisce. Ma quello che conta è il casino che precede l'happy ending, non il riposo che lo segue.
E se poi l'happy ending non arriva... era destino. Adorerò scrivere anche quella tragica scena finale che chiude il romanzo in dramma. Ma, se può servire a farmi perdonare, ci starò male anch'io quanto il lettore.

6 commenti:

  1. "A nessuno importa di vedere i personaggi felice e sereni che fanno le cose di tutti i giorni. Le storie esistono nel momento in cui la realtà di tutti i giorni va a puttane. Poi la si ristabilisce. Ma quello che conta è il casino che precede l'happy ending, non il riposo che lo segue"
    Uno che non riesce a capire questo assunto fondamentale, probabilmente non è un lettore. Oppure legge solo libri di barzellette.

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    1. Vero.
      E c'è da considerare un aspetto che non ho sottolineato prima: io sono una donna. Dovrei scrivere solo di solecuoreaMMMore, secondo qualcuno. Ecco perché si stupiscono quando faccio passare dei bruttissimi quarti d'ora ai personaggi. Le loro pene dovrebbero essere solo di Quore, in un libro scritto da una donzella, no?

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    2. Eppure ancora circola -___-

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  2. Mwah ah ah! Non preoccuparti, Aislinn, sei in buona compagnia. 3:)

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