martedì 18 marzo 2014

Borknagar - 14 marzo 2014, Rock 'n' Roll Arena

Venerdì ho realizzato un altro piccolo sogno musicale che mi portavo dietro da anni: vedere finalmente dal vivo i Borknagar, una delle mie band preferite (stravedo in particolare per The Olden Domain, Empiricism ed Epic, casomai aveste bisogno di una lista della spesa da cui partire per ascoltarli). Nato come gruppo di "all stars", rarissi-missimamente in concerto, finalmente sono giunti live in Italia dopo parecchi anni, e per di pù da headliner e praticamente sotto casa mia, in quel di Romagnano Sesia, ovvero vicinissimo a Novara. Scontato che io e Luca Tarenzi, che condivide con me brutte abitudini quali la metallaritudine, pigliassimo armi e ritagl... ehm (cit.), armi e bagagli e ci fiondassimo sotto palco.
A onor del vero, la serata prevedeva una manciata di gruppi. Che, ahimè, non conoscevo e, senza offesa, non mi interessavano particolarmente, anche per via di impegni che comunque non mi avrebbero fatto arrivare prestissimo. Quindi mi sono goduta solo le due band che invece apprezzo: oltre ai Borknagar, subito prima di loro, i Manegarm, che avevo in realtà perso di vista da un bel po'. Contenta di averli ritrovati, dunque, e niente male il loro show, metal-black-folk allegrotto e trascinante, almeno dal vivo: dovrò proprio dare loro un ascolto anche su disco. In particolare, rende bene live Sons of war, dall'ultimo album Legions of the North. Promossi.

Un vero tuffo nel passato, invece, è stato riascoltare i Borknagar. Senza Vintersorg alla voce (ahimè), ma con il mefistofelico Vortex per vocals e basso (magari non sempre perfetto, ma con una mezza tonnellata di carisma da emanare in giro come un'aura) e come frontman l'ospite Pål Mathiesen/Athera dei Susperia, che fa bene il suo lavoro e mette la giusta energia (anche quando ha una bottiglia di vino in mano!) Si parte con The genuine pulse, per poi spaziare lungo la carriera della band (Oceans rise, Universal, The dawn of the end, Colossus in chiusura). Per me, però, il momento-emozione è stato risentire The eye of Oden da The Olden Domain, secondo album, un disco che non riascoltavo da una vita (e che invece ha accompagnato più volte queste mie ultime giornate). Un brano che mi ha dato letteralmente i brividi e mi ha fatto ricordare lyrics che mi hanno a lungo accompagnato. Mi asciugo una lacrimuccia... My heart it beats the pulse of ancient times...

Trovate le mie foto del concerto a questo link. La setlist completa è qui.





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