mercoledì 26 marzo 2014

Cose che non c'erano e ora ci sono

Ultimamente mi è capitato spesso di parlare con amiche mie coetanee, conoscenze dei tempi dell'università e/o del liceo, così come con amici più grandi di me - ovvero, la cui nascita si colloca negli anni Settanta, essendo io dell'inizio degli anni Ottanta.
Credo sia comune, superata la soglia dei trenta, guardarsi indietro e stupirsi. Stupirsi di come sono andate le cose nella tua vita perché più o meno niente lo avevi previsto. Stupirsi di come sono cambiate le cose intorno a te: chi dei tuoi amici lavora e come, chi si è trasferito, chi è sposato, chi ha figli. Stupirsi di come è cambiato il mondo, in nome di quel "ai miei tempi" che è, forse, lo stadio larvale della futura sindrome da vecchietto che guarda i lavori stradali: "ai miei tempi" non si faceva questo o quest'altro.

"Ai miei tempi", per esempio, comparivano i primi cellulari. Quelli che si aprivano, e si spaccavano in due cadendo. Quelli che poi si sono progressivamente miniaturizzati, per poi tornare enormi. Io il primo l'ho avuto a diciott'anni. Oggi probabilmente a otto lo si ha già. Il primo "smartphone"? Pochi mesi fa. E non intendo lamentarmi e dire "meglio senza", perché col cavolo: una volta addicted, non sai più come sopravvivevi, prima. Ma, ecco, è vero che aggeggini così polverizzano la soglia d'attenzione e la capacità di concentrazione, come internet: faccio più fatica a leggere senza distrarmi.

Internet. "Ai miei tempi" non c'erano social e io e la mia compagna di banco nonché migliore amica Rachele la usavamo solo a scuola perché averla a casa era fantascienza o quasi, cercando i testi delle canzoni e domandandoci, la prima volta, (giuro) "come facciamo a trovare un sito se non lo conosciamo già da prima?" Ovviamente i pc erano scassoni, la connessione una lenta agonia e i virus imperversavano uscendo da ogni fottuta parete (cit.)

Leggere. "Ai miei tempi" leggevo solo in italiano, mentre ora mi divido tranquillamente tra libri nella mia lingua e libri in inglese. E leggevo tanto e tutto o quasi per mio piacere. Ora leggo tanto, soprattutto tanto per lavoro, e ultra rapidamente, e una volta archiviato il lavoro in questione, a meno che il libro non mi sia davvero piaciuto tanto, resetto la memoria. Mentre i libri che voglio leggere io perché interessano a me restano in coda molto più tempo di prima.

"Ai miei tempi" c'erano anche i libri "per sapere le cose". Tipo il mio affezionato dizionario Zingarelli anno 1994. Oggi, qualsiasi parola o sinonimo mi serva in qualsiasi lingua è on line. Un dizionario cartaceo non lo guardo più da... boh.
"Ai miei tempi" avevo più memoria.

4 commenti:

  1. Ai miei tempi avevamo ancora due qualità in esaurimento: memoria e discernimento. Il mondo era molto diverso. Non è proprio l'eterno presente che qualcuno vuole farci credere! (Incidentalmente, sto leggendo in questo periodo Player One e sono in pieno mood nostalgico!)

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  2. I miei di tempi sono davvero un altro mondo. Ho visto il primo televisore a sei anni. In prima elementare scrivevo con pennino e calamaio e avevo la carta assorbente per assorbire le macchie di inchiostro che si creavano incidentalmente e inevitabilmente durante la scrittura. Non in seconda però: era arrivata la penna a sfera :)

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    1. Però è possibile che così tu abbia imparato a scrivere meglio delle generazioni successive? Con il progredire della tecnologia qualcosa guadagni, qualcosa perdi.

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    2. Sicuramente Salomon, la scuola dei miei tempi dava qualcosa di più di quella di oggi almeno a livello nozionistico. Personalmente non cambierei mai il metodo di insegnamento a cui ho dovuto sottostare con i metodi alternativi che vanno per la maggiore oggidì.

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