mercoledì 25 giugno 2014

Nightmares

Non sono una fan della serie di film Nightmare, anche se apprezzo moltissimo l'idea alla base: la considero, ahimè, un po' sprecata in confronto al suo enorme potenziale.
Sogni, e incubi.
Si potrebbe scrivere un'enciclopedia solo sul sogno nel mito, nella letteratura, in psicologia e via dicendo, dai sogni profetici alle visioni, dai significati inconsci ai sogni lucidi e tantissimo altro. Un argomento che mi ha sempre affascinato profondamente, che a volte ho sfruttato, in varie forme, in romanzi e racconti, che sto cercando di esplorare sempre di più, negli ultimi mesi. Limiti di tempo e stanchezza permettendo, tanto per cambiare.
Sono stata per un certo tempo con una persona che non voleva assolutamente raccontare i propri sogni notturni, e s'incazzava pure se ero io a voler raccontare i miei. Cosa che per me, invece, è naturale - con le persone giuste. "I sogni rivelano l'inconscio, devono restare qualcosa di privato" diceva quella persona. "I sogni rivelano l'inconscio", dico io, ed è proprio per questo che mi interessano e che - grazie a tutti gli dèi - amo raccontarli ora che ho qualcuno che li sa ascoltare, che mi racconta i suoi, e con il quale è possibile cercare di capirne il senso, esorcizzarne i contenuti paurosi, decifrarne gli eventuali messaggi. Non li descriverei a chiunque, chiaro, ma alle persone giuste sì. E me li scrivo, su un quaderno apposta (sì, Socia Ale, quello verde che mi hai regalato tu), il che mi ha fatto notare molte più somiglianze, molti più elementi ricorrenti rispetto a quelli che avrei saputo elencare un anno fa, oltre a permettermi di ricordare molto meglio quelli importanti. Sogno parecchio, in genere.
Ho parecchi incubi.

Nightmares... spirits calling me
Nightmares... they won't leave me be

Non mi riferisco ai miei tipici sogni horror - solitamente, scenari post-apocalittici e/o epidemie zombie, con fughe, ricerca di rifugio, lotte eccetera. Queste per me sono avventure: non mi fanno paura, non mi fanno svegliare angosciata, e se capita è quel tipo di spavento che passa in fretta, proprio come se avessi semplicemente guardato un film horror. Insomma, con i miei gusti in fatto di libri e cinema, non mi lamento affatto quando mi capita di dover organizzare una resistenza anti-zombie in un castello. Anzi. Max Brooks sarebbe contento.
Gli incubi che mi assillano in questo periodo hanno a che fare con il mio "bagaglio" (quello che How I met your mother rappresentava efficacemente piazzando in mano ai personaggi una valigia con appropriate etichette: "left at the altar, still believes his SKA band is going to take off, only dates guys in a  band, parents divorced, ex reality star, mom still does laundry e altre ancora più buffe o più inquietanti). E/o hanno a che fare con il presente e il futuro. Paure. Spettri. Inquietudini. Pianti. Ricordi. Situazioni del passato che si ripresentano, interpretate però dalle persone che fanno parte del mio presente. Persone importanti che se ne vanno. Con pattern che ricorrono spesso ed elementi inaspettati, situazioni prevedibili e abbastanza chiare da interpretare e altre più sfumate.
In generale, comprendo bene cosa questi sogni segnalano, né sono particolarmente difficili da interpretare.
Quando si tratta invece di capire cosa fare poi in concreto, ecco, lì siamo più in alto mare.


Mi hanno consigliato tremila modi per non avere incubi (principalmente faccende di dieta, come se a-mangiassi kriptonite prima di addormentarmi oppure b-avessi cambiato abitudini alimentari rispetto ai periodi in cui dormo meglio). Mi hanno consigliato di assumere magnesio, il che potrebbe avere un senso per combattere anche la mia stanchezza cronica.
Il punto è se io voglio smettere di avere incubi.
Cioè, naturale che un bel sogno o comunque un sonno riposante facciano più piacere. Ma se gli incubi sono segnali - potrei usare di nuovo il termine messaggi, ma scendere più nello specifico porterebbe via molto più tempo e comunque sarebbe più complicato - voglio davvero, metaforicamente, "bendarmi" per non vederli?
Tutto sommato, preferisco ascoltare. Ascoltare quello che la mia mente, o chi per lei, ha da dirmi. Così come se ci si fa un taglio al braccio prima di amputarlo si cerca di medicare la ferita e farla guarire, allo stesso modo non voglio risolvere il problema "ho incubi tutte le notti" trovando il modo di aggirarlo. Preferisco capire perché e fare quello che posso per intervenire.
Come detto, da questo punto di vista sono in alto mare. Non lo so, come combattere i mostri. Non lo so, come fare quello che l'incubo di questa notte pareva chiedermi di fare. Non lo so, come smettere di sentirmi come mi sento a volte.
Non lo so come potrei io che non sono Ercole incatenare un Cerbero. Mi sento ancora addosso i morsi dei mostri.
Ma d'altronde nessun eroe all'inizio della sua storia sa come potrà compiere quello che deve.


Infine.
Ho detto che fa più piacere un bel sogno o un buon sonno, e senza dubbio è così.
Ma non voglio nemmeno negare la seduzione dell'abisso.
Ci sono luoghi oscuri dove a volte fa bene camminare. E ci sono esperienze che non sono piacevoli, ma non per questo non hanno valore. Io sono quella che considera sacro il dolore della carne incisa per un tatuaggio, per fare l'esempio meno cupo che mi viene in mente. Intendiamo, ho paura della sofferenza - il dolore incontrollabile, improvviso, intenso, come quello che viene inflitto con la violenza: per esempio, non mi sono mai rotta un osso e il solo pensiero mi fa rabbrividire.
Ma per un secondo, la prima volta in cui ho dovuto descrivere un personaggio a cui veniva spezzato un polso, ho pensato "come faccio a raccontarlo bene? Dovrei rompermelo anch'io". No, non sono pazza, tranquilli, non lo farei mai. Ci sono mille altri modi per narrare esperienze mai fatte, altrimenti non esisterebbero gli scrittori. Ma alcune esperienze hanno valore anche per la sofferenza che le contraddistingue. Me ne vengono in mente tante, nessuna che racconterei qui - magari in un romanzo ;-) Una, per esempio, l'ho vissuta all'estero qualche mese fa.
La paura che si prova durante gli incubi è, a volte, una di queste. Questo, anche, racconterò in qualche storia, prima o poi. Probabilmente, proprio il fatto di poter finalmente raccontare quegli incubi a qualcuno con cui posso parlarne, e con cui ogni volta vengono fuori conversazioni interessanti, ha il suo bel peso.
Le mie paure mi spaventano molto di più di giorno che negli incubi notturni.

On air (e lyrics):
Iron Maiden, Still life

2 commenti:

  1. I sogni sono messaggi. Se ci sono incubi, vanno ripuliti i pensieri che li generano, e le emozioni ad esse associate. La dieta e altri stratagemmi non aiutano: un sogno, anche se brutto, parte sempre da te. è tuo. ti appartiene. Ed è su di te che devi lavorare per modificarlo oppure per comprenderlo. La consapevolezza di ciò che tali immagini vogliono comunicarti è sufficiente. Il fare è qualcosa che viene dopo, spontaneamente, senza pilotarsi... siamo umani, non robot... e il nostro corpo ci parla. Se ci sono degli incubi, è perché devono esserci :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La penso allo stesso modo! Preferisco ascoltare i messaggi piuttosto che ignorarli o tentare di soffocarli

      Elimina