lunedì 14 luglio 2014

Caparezza - Milano, 11 luglio 2014

Sono particolarmente affezionata al signor Rezza Capa per svariati motivi. Non solo perché è uno dei pochi musicisti geniali che abbiamo oggi in Italia, non solo perché scrive dei testi che sono insieme intelligenti e divertenti, con un tale incastro di riferimenti culturali, giochi di parole e arguzie da lasciare strabiliati, non solo perché riesce a comporre delle musiche così belle da riuscire a conquistarmi nonostante io solitamente ascolti tutt'altro, rispetto al "rap" (e d'altronde la definizione gli va stretta), ma anche perché la prima volta in cui lo vidi live era l'estate del 2011. Io ero dove un mese prima non avrei mai immaginato di essere: a Biella, la mia città natale, ospite di mia madre perché mi stavo separando e non avevo altro posto dove stare. E così, con la mia "cuggi", mia cugina, quella sera decisi che potevo ignorare il crollo dell'universo per qualche ora e arrampicarmi con lei fino a Sordevolo, dove avrebbe suonato Caparezza.
E che gran concerto.
Oggi, 2014, Caparezza ha un disco nuovo fuori e passa da Milano. E io vado, obviously. Con più emozioni di quello che potrei spiegare per tutto quello che è cambiato in questi tre anni, in ottima compagnia e con la voglia di lasciarmi stupire e cantare a squarciagola. Perché Caparezza è "uno di quelli che dal vivo suona perfetto come su disco" (cit.) e fa pure dei concerti spettacolari, con l'atmosfera rilassata di una serata tra amici, i momenti un po' folli e un sacco di idee.

Non ho fatto foto, ve lo dico subito: l'Ippodromo di Milano era strapieno, volevo godermi lo show e non avevo la macchina fotografica, solo il cellulare. Ma tanto le foto dei concerti oggi si trovano on line il giorno dopo e realizzate da gente molto più brava di me (per esempio queste), quindi mi scuserete. Quello che posso offrirvi io sono parole, as usual.
Caparezza esce da un'immensa matrioska e subito parte Avrai ragione tu con le sue melodie "comuniste". Sarà com'è prevedibile Museica, il nuovo album, quello da cui il Capa pescherà a man bassa stasera, con una buona alternanza di brani storici. Tocca subito a una delle mie preferite, per esempio, Dalla parte del toro, accompagnata da una riproduzione tridimensionale del toro di Guernica. Nell'ultimo disco Caparezza parla di arte, e a questo filo rosso vengono ricondotti tutti i brani, anche quelli degli altri album. Lui è infaticabile: corre da una parte all'altra, chiacchiera, canta, scherza e recita nei consueti siparietti con gli altri membri della band. E la gente risponde con entusiasmo: una folla composita di genitori con figli, metallari, giovanotti usciti dai centri sociali, tizi strani e tizi che mai diresti "quello va ai concerti". Scacciate le zanzare a colpi di Autan e scherzato un po' sulle nuvole di fumo facilmente identificabile che ogni tanto aleggiano intorno, è facile immergersi nello show e per un paio d'ore essere tutti con Capa, a cantare a squarciagola Legalize the Premier con un misto di rabbia e scherno, a invocare la leggerezza con Teste di Modì, a battere le mani e saltare. Abiura di me e La mia parte intollerante riportano al passato, Non siete stato voi fa venire più di un brivido e andrebbe insegnata a scuola, qualche lacrimuccia la evocano China Town e CoverMica Van Gogh funziona benissimo dal vivo, così come i super-singoli che chiuderanno la serata: da Vieni a ballare in Puglia (con la gente che ballava davvero) a Non me lo posso permettere, che live rende impossibile star fermi e zitti, per poi concludere con E' tardi e La fine di Gaia. La scaletta completa e in ordine la trovate qui: personalmente avrei evitato qualche canzone da Museica che mi è parsa meno adatta alla dimensione live (Kitaro su tutte) e avrei sentito con piacere Sono il tuo sogno eretico o Kevin Spacey, oppure Argenti vive, da Museica, così come mi ha stupito l'assenza di alcuni dei suoi brani più famosi (Eroe e Fuori dal tunnel). Ma sono dettagli: ormai Caparezza ha una discografia abbondante e chiunque potrebbe chiedere questo o quel pezzo preferito.
Ciò che conta è che il concerto vibra d'energia, sul palco luci, costumi, pupazzi, il sosia di Van Gogh e tantissimo altro danno vita a un vero e proprio show, e allo stesso tempo, nonostante l'immenso lavoro che ci sta dietro, l'atmosfera è spontanea e genuina. E Caparezza, ormai oltre i quaranta, si mantiene davvero forever young com'è giusto che sia.
Bravo, Capa.

1 commento:

  1. "Non siete stato voi" è una di quelle canzone icona che cito spasmodicamente appena possibile. Io sono musicalmente ibrida: ascolto prevalentemente rock e i suoi sottogeneri, con qualche sconfinata in autori impensabili fra cui, appunto, il signor Salvemini e (non ridere, ti prego, so che fa molto bimbominkia ma i suoi testi e la sua voce mi piacciono molto) Tiziano Ferro, Cheb Khalid e altri... Caparezza è un sociologo, punto. Ha una visione dell’Italia che mi ricorda quella di De Andrè, seppur riadattata al contesto, 40 anni dopo. Non è un rapper, è un cantautore, punto.

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