martedì 8 luglio 2014

Sinestesie

Vi capita mai di associare colori a suoni, sapori a profumi, o di mescolare in altro modo i sensi? Suppongo che tutti più o meno ricordano la poesia di Rimbaud che associava colori alle vocali, e magari conoscete il concetto di sinestesia: come figura retorica o come fenomeno, indica, appunto, il mescolarsi delle reazioni sensoriali. Per esempio, associare un colore a una canzone.
Credo che la sinestesia suono/vista sia una delle più comuni. Conosco almeno una persona decisamente "sinestetica" e ogni tanto mi capita di parlarne con lui. A volte, il colore che associamo a lettere o suoni è simile, a volte del tutto diverso. Mi chiedo se ciò dipenda dalla sensibilità personale o da associazioni pregresse - per esempio, io ho sempre amato, come suono, le lettere A e S: le vedo entrambe azzurre (la A azzurra o bianca, in effetti), che è anche il mio colore preferito. L'associazione è dovuta al fatto che sia il colore sia il suono mi piacciono molto? Qualche giorno fa, per esempio, facevo un semplice gioco con la persona di cui vi parlavo prima qualche giorno fa: qual è il colore dei mesi? Gennaio, per esempio, per me è bianco-bianco argento, mentre febbraio è azzurro, a volte più vivace a volte più opaco, come avio; marzo è un verde chiaro, mentre aprile è giallo come le primule. Maggio è rosa-rosa pesca, mentre giugno è un rosa più deciso. Luglio è un verde intenso, mentre agosto è rosso-arancio. Settembre è blu-viola (indaco, direbbe Wikipedia, un pochino più opaco, forse), ottobre è marrone, a volte più castagna a volte più marrone dorato; novembre è nero, mentre dicembre è rosso.
Nelle mie associazioni hanno avuto una parte sia i suoni del nome di ciascun mese, sia ricordi e significati legati al periodo in sé. E ha una parte anche il momento in cui ci rifletto, credo: alcuni mesi sono strettamente legati a un colore o ad alcune sfumature precise, ma altri sono più sfuggenti e, chissà, fra qualche tempo potrebbero mutare.

Mi piacerebbe sfruttare di più le possibilità espressive delle sinestesie, in futuro, almeno in certe descrizioni. Dipende dal personaggio nel cui punto di vista mi trovo immersa, o dalla scena. Lo vedo come una "spezia": qualcosa che ben dosato arricchisce la descrizione e ne fa risaltare il sapore, ma che non va sparso a manciate a ogni riga, altrimenti renderebbe il tutto nauseante. Insomma, le sinestesie devono avere uno scopo espressivo, non semplicemente attirare l'attenzione su di sé nella speranza che il lettore pensi "uh quant'è figo l'autore" (il tipo di cosa che, per quanto mi riguarda, uccide un libro: l'ansia di mostrare quanto si è bravi). Le descrizioni in generale, e a maggior ragione le sinestesie, come tutti gli elementi narrativi sono a mio parere al servizio della storia, non viceversa: meno si fanno notare, più saranno efficaci. Non voglio che il lettore si distragga per considerare quant'è bello o meno lo stile: voglio che si perda nel libro e poi si stupisca di averlo fatto.

In un manuale che sto leggendo, dedicato appunto alle descrizioni, si parla di sinestesie in termini che mi hanno incuriosito (Word painting di Rebecca McClanahan, se siete interessati). Come tutto in questo periodo, anche nella lettura vado a singhiozzi di ritaglio di tempo in ritaglio di tempo, ma proseguo. E, nel frattempo, medito...


6 commenti:

  1. Nooo, anche io voglio il layer colorato sulla tastiera! Pericoloso, la finirei a cliccare le lettere con i colori del mood della giornata anzichè scrivere, "Si incamminò per la via affollata e dddfffgg bbgsfahjj jjjsdklsll...", scrittura cromatica.

    Anche a me affascinano molto. È multiverso sensoriale. In narrativa però è rischioso, dici bene, il rischio è la nausea (ma quello vale anche per gli eccessi di qualsiasi altra figura retorica, similitudini in primis).
    Ricorderò sempre un amico che diceva "Per me il dolore è blu, punto".
    Da poco ho ritrovato in un libro anche l`espressione "odio al calor bianco", che è un trip.

    By the way, sinestesie è una bella parola, anche io ci ho nominato una rubrica sul blog. :)

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    1. Una tastiera del genere è un trip, punto XD Magari mi impedirebbe di consumare le lettere sulla mia, causa unghie e troppo uso :-P

      "Odio al calor bianco" è una bella espressione (e d'altronde non si dice "vedere rosso", o "rabbia accecante"?) Il dolore? Mmm... dipende dal tipo, direi, credo abbia tante sfumature. Di sicuro, quello "di cuore" - non necessariamente le pene d'amore, intendo la sofferenza interiore, che si tratti di depressione o mancanza di speranza o paura - per me è nero - nero e pesante. Quello fisico ha molte più sfumature.

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  2. Io uso molto le sinestesie, perché mi piace filtrare le scene attraverso tutti e cinque i sensi. Mi piace che il lettore abbia la sensazione di essere sul posto, quindi devo rendere la totalità delle emozioni possibili. Affronterò il discorso a grandi linee nel post di giovedì, che parlerà di ambientazioni urbane e, in particolare, dei non-luoghi (intesi dal punto di vista sociologico, non architettonico). Le sinestesie non sono il fulcro dell'articolo, ma ci rientrano. Quindi mi hai in un certo senso anticipata :)

    Per Per quanto riguarda i mesi, anche io ho fatto un “gioco” simile una volta e noto che alcuni colori sono simili, se non altro sotto una prospettiva stagionale. Per me gennaio è di un azzurro molto tenue, febbraio è rosa, marzo è giallino, aprile è verde, maggio è color pesca, come per te, giugno è blu come il mare (di solito è il mese in cui ricomincio ad andare alla spiaggia) mentre luglio è un bel giallo limone. Agosto è rosso come il sole al tramonto, settembre arancione e ottobre (il mese del mio compleanno) verde scuro. Novembre è viola e dicembre è … multicolor, come le lucine dell’albero di natale!

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    1. Dicembre è uno dei più "cangianti" anche per me, anche se prevale il rosso. Attendo il tuo post ^^

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  3. L'ultima immagine mi ha riportato alla mente un ricordo di scuola, il pianista russo Aleksandr Skrjabin, che componeva su una tastiera colorata seguendo, mi pare, la teoria di colori di Goethe - rigorosamente non newtoniana.

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