giovedì 31 luglio 2014

Small things

Quante volte si parla del "valore delle piccole cose"? Abbastanza da aver reso la frase piuttosto banale, preludio a retoriche invocazioni di semplicità e bei tempi andati e bla bla non ci sono più le mezze stagioni. Ci penso spesso, però, un po' perché non sono mai stata tipo da desiderare gioielli da mezzo chilo o alberghi di lusso quando vado in vacanza o vestiti firmati, e preferisco un hamburger e una birra gustati guardando negli occhi le persone a me care piuttosto che fancy restaurants, ostriche e champagne; e viste le situazioni complicate e la vita che faccio, raccatto ogni briciola di felicità e colgo ogni occasione che posso. O, come direbbe un inglese (mi spiace, ormai sono talmente bilingue che in certi casi le frasi della lingua d'Albione mi vengono più spontanee di quelle italiane), I treasure every moment. Tanto più che mi sento costantemente precaria in tutto e quindi cerco di vivere giorno per giorno (life is now, tomorrow never comes, tanto per continuare con l'inglese, che per le massime ha la stessa fantastica, concisa espressività del latino).
Quello di cui volevo parlare, tuttavia (screeeeeeeek, ecco lo stridere degli pneumatici mentre rientro bruscamente in carreggiata), non sono le piccole cose da canzoncina di Julie Andrews e nemmeno le filosofie di vita personali, quanto, piuttosto, del valore dei dettagli nella scrittura.

Da tutte le parti sentirete dire come la precisione renda più efficace la scrittura (dall'uso di "sbattere la porta" anziché "chiudere violentemente" fino alla scelta di sostantivi e aggettivi più indicati per definire un oggetto, trasmettere una sensazione eccetera). Poi capita che lo scrittore ansioso di mostrarsi bravo si lasci prendere la mano, e così ci si imbatte brani in cui un guerriero combatte con la sua spada talmente infarciti di termini tecnici dello scherma che qualsiasi lettore non sia a sua volta uno spadaccino non capirà un tubo di quello che il personaggio sta facendo: ergo, in quel caso occorre venire incontro al pubblico non limitandosi a nominare una mossa di scherma, ma evocandola, descrivendola, almeno la prima volta che viene citata.


Assodato questo, tuttavia, meno spesso mi è capitato di raccomandare qualcosa di ancor più fondamentale, a mio parere: ovvero il fatto che i dettagli, le "piccole cose", sono proprio ciò che permette di affrontare al meglio i grandi argomenti, il "tema", o anche semplicemente le situazioni e i sentimenti più importanti, quelle che più spesso rischiano di diventare banali, esagerate, melense, melodrammatiche, cheesy.
Vi faccio subito un esempio. In It di Stephen King c'è una delle scene "d'amore" che più mi sono rimaste impresse. Uso le virgolette perché non si tratta dell'appuntamento di due amanti o di un bacio appassionato, ma di qualcosa di molto più tenero, ingenuo e delicato: Ben, undicenne obeso, osserva la ragazzina che ama in segreto, Beverly, all'uscita da scuola, all'inizio delle vacanze estive. King descrive il sole che fa scintillare il braccialetto dorato che lei porta alla caviglia, un graffietto sulla pelle, dettagli che fanno rimescolare Ben scatenandogli sensazioni che lui non è nemmeno in grado di capire, ancora. Quella pagina ha tutto: il sentimento, la timidezza, la vergogna e la gioia di un amore segreto, ma anche i dettagli concreti, immagini estremamente vivide. La si può immaginare chiara come un film e, allo stesso tempo, ci si sente nella pelle di Ben, si provano le stesse sensazioni contrastanti, violente e bellissime, nello stomaco e nel cuore. Il tutto senza lunghi panegirici sulle dolcezze dell'amore, retorici discorsi, filosofiche teorizzazioni.

Uno dei problemi che riscontro spesso, leggendo manoscritti o pescando estratti on line, è proprio la tendenza a voler affrontare i "grandi temi" - la guerra è brutta, l'amore vince sempre, l'eterna lotta tra bene e male, l'importanza dell'amicizia, il valore del coraggio e bla bla bla - rendendoli, come dire, goffamente espliciti. Dedicandovi paragrafi di teoria, o, peggio ancora, mettendo in bocca ai personaggi discussioni imbarazzanti in stile "Come puoi essere così cattivo?" "Mi picchiavano da piccolo! Che ne sai tu?" "Ah, i bambini sono sempre vittime innocenti! Ma tu puoi riscattarti!". In tanti casi, invece, trovo che un'azione significativa, un dettaglio azzeccato, colpiscano di più e con maggior precisione, e con meno banalità.
D'altronde, stiamo parlando di romanzi, non di saggi. Mostratemi persone ed eventi, non predicatori e sermoni.

4 commenti:

  1. Perfettamente d'accordo. Già il fatto che il dettaglio tenga lontano il melodramma sarebbe sufficiente a costruirgli un altarino.

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    1. Eh... ma vuoi mettere con le orazioni tra personaggi che discutono di Grandi Temi?...

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  2. Hey Aislinn! Sono d'accordo con te, e fino adesso nemmeno me ne ero accorta. A volte i piccoli dettagli sono molto meglio dei discorsi che parlano esplicitamente di guerra ecc..
    Ho citato il tuo post qui http://neversaybook.blogspot.it/2014/08/post-ive-loved-tra-recensioni-e-romanzi.html

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