lunedì 18 agosto 2014

The path unseen

Ci sono vacanze di relax sulla spiaggia, vacanze trascorse a esplorare luoghi storici e musei, vacanze di follia ed esperienze. Per quanto mi riguarda ci sono senza dubbio posti che voglio vedere e cose che voglio fare, ma più importanti ancora sono le persone con cui si condividono le giornate. Mai è stato così vero come la prima settimana d'agosto.

Fino a qualche anno fa, le vacanze per me sono sempre state un punto dolente. Da bambini si viene portati in giro, ok, e si ha poca voce in capitolo, ma per gran parte della mia infanzia/adolescenza/post adolescenza non ho avuto l'occasione né di viaggiare né, semplicemente, di "andare al mare", perché non c'erano i mezzi. Poi ho iniziato a visitare luoghi uno più bello dell'altro, ma ogni vacanza era funestata da tensioni, nervosismi, incazzature per qualsiasi idiozia, "s'ha da fare", urla e capricci e anche peggio, abbastanza da far passare la voglia di viaggiare, tant'è che, oggi, progetto di ritornare, un po' per volta, in ciascuno di quei luoghi per riempirli di memorie migliori e più dolci. Tanto più che ho scoperto che - ehi! - si possono trascorrere intere vacanze senza mai alzare la voce, senza mai una discussione, senza mai un vero problema che non sia possibile risolvere con un po' di iniziativa e ridendoci su.

Tra tutti i viaggi che ho fatto, tuttavia, quello della prima settimana d'agosto resterà sempre speciale. Un po' perché è arrivato giusto alla fine di un periodo complicatissimo, sia dal punto di vista lavorativo sia da quello emotivo, un luglio talmente faticoso da sembrare lungo 60 giorni anziché 31. Un po' perché è stata una vacanza del tutto atipica e allo stesso tempo splendida, punto e basta.
E di questo devo ringraziare prima di tutto Andrea "Usul" Atzori, ospite squisito in quel di Friburgo, a due passi dalla Foresta Nera. In un luogo che sembrava fuori dal tempo e dove tutto pareva perfetto, un rifugio semplice e intriso di magia, dove chiacchierare all'infinito con i propri "simili", ovvero tra scrittori: e non solo nel senso di "gente che scrive", ma per la precisione persone che intendono la scrittura e l'esperienza della creazione di mondi e personaggi secondo una simile filosofia - pur con tutte le differenze di stile e approccio, poiché non avreste potuto riunire autori con maniere più diverse di affrontare l'inizio di un nuovo libro.

Nonostante alcune ore dedicate obbligatoriamente al lavoro - la conclusione dell'editing di Angelize 2, inviato all'editore venerdì (*lancia coriandoli e mangia cioccolato per festeggiare e scacciare l'inevitabile insoddisfazione da "potevo cambiare ancora questo e questo e quest'altro"*) - raramente ho trascorso giornate più rigeneranti. Friburgo è una città "a misura d'uomo" se ne esiste una, dove passeggiare è piacevolissimo e il passato delle gilde e delle chiese gotiche si mescola al presente dei pub e dei bar - magari tramite i journeymen, uomini che per tre anni decidono di abbandonare tutto - persino il cellulare, persino i vestiti, sostituiti da un costume tradizionale - e viaggiare liberi e irrintracciabili. E se una vacanza è fatta anche di sapori - c'è bisogno che vi citi la torta della Foresta Nera, le carni, la birra tedesca? - nessuno è più buono della grigliata cotta sul fuoco vivo, all'aperto, in mezzo ai boschi.
Perché parte del soggiorno è consistita in due giorni nel mezzo della Schwartzwald, la Foresta Nera, appunto, in una capanna fornita di tutto - letti, stufa, legna da ardere (bastava che i baldi giovani la spaccassero... ^^), stoviglie, mobili - tranne che di elettricità, gas o acqua corrente. Quando mesi fa Andrea ha proposto l'esperienza, il mio certo che sì! è giunto immediato. E, forse in maniera irresponsabile, non ho mai avuto dubbi sulla scelta di sperimentare almeno per un paio di giorni una vita, diciamo così, ottocentesca, a prendere l'acqua alla fonte, cucinare con la legna spaccata dai baldi giovani di cui sopra e chiacchierare alla luce del falò o, in caso di pioggia, al lume delle candele e al calore della stufa. Ma l'istinto non mente e in un'esperienza così sapevo che potevo solo tuffarmi, e che sarebbe stata splendida.
Raramente trascorrono giorni che si avvicinano così tanto alla perfezione. Lontano dai doveri di ogni giorno e lontano da tutto quello che non va, un limbo dove ricaricarsi e tenere davvero qualche giorno solo "per se stessi". Non in solitudine, appunto, perché non è quella l'importante, e anzi le anime affini sono un ingrediente essenziale della "buona vita" come la intendo io. Ma il senso di liberazione che dà un cellulare spento, un computer lasciato a casa, è qualcosa di indescrivibile, e anche poi, al rientro in città, la tranquillità e la pace sono state comunque dolcissime. Era bello parlare di storie e capirsi. Forse perché, in quei giorni, avevo con me tutto quello che mi interessa davvero e mi sta a cuore, forse perché, semplicemente, avevo bisogno di rallentare il ritmo - di non pensare costantemente al lavoro da fare e a quello che forse arriva e a quello che "e se non arriva?".

Poi si torna a casa e i problemi, il lavoro, gli "e se" e, soprattutto, i "mai" della mia vita sono tutti qui, tra notti agitate e incubi. Vorrei, a volte, non essere sempre io quella che cerca, che insegue, che spera, che avverte la mancanza, che pensa. Vorrei chiudere gli occhi sapendo che anche se mi fermassi, anche se non avessi più la forza di tendere la mano, verrei raggiunta. Vorrei che i miei sogni non fossero solo i miei sogni. Vorrei tornare in quel limbo nella foresta e restare lì, ancora un po', ancora un po', attingere acqua per tutto quello che sento inaridito, ritrovare il filo delle storie che attendono di essere raccontate, raccontarmi anche la mia intrecciandola con tutto quello che è importante, al di là di ogni difficoltà: quello che è importante e difendo con unghie e denti, a oltranza, perché altrimenti non c'è motivo di andare avanti. Vorrei dimenticare quello che non va in me e ritrovare la capacità di credere nell'impossibile. Perché è tutto lì quello che serve: la magia è semplicemente l'unione di volontà e fede. E voglio averne, abbastanza per tutti. Non ci sono alternative, per me.
Una via si trova, prima o poi: anche se oggi sembra invisibile, domani apparirà.

If you're going through hell, keep going - Churchill

On air:
Apocalyptica, Broken pieces
Immagini da Pinterest, cliccate per il link


2 commenti:

  1. Bellissimo post, che sembra rispondere a certe mie riflessioni di queste settimane sul concetto stesso di vacanza. Ho l'impressione di essere cambiata, di cercare altro rispetto a ciò che ho fatto fino a oggi, e sto iniziando a guardarmi intorno. Credo che ti chiederò informazioni su quella capanna... se non è un sogno (e se non sono indiscreta).

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    1. Assolutamente! Ci sentiamo in privato su Facebook ;-)

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