lunedì 8 settembre 2014

Day by day

Luned*yaaawn*ì.

Adoro questi giorni tranquilli, in cui il lavoro non manca, ma posso svolgerlo da casa, svegliarmi alle nove e spostarmi al pc con il cappuccino accanto, fare pausa quando mi pare e continuare fino all'ora che mi pare - staccare a mezzogiorno se mi va o andare avanti alle nove di sera se mi serve. L'inizio di una nuova settimana, quando è così, va bene, perché so che se ho lavorato nel week end - e sì, ho lavorato nel week end - mi prenderò magari un giorno libero quando pare a me. Perché sono io che decido, e se sbadiglio troppo - nottata complicata - posso farmi un altro caffè in cucina.
*caffècaffècaffè*

Ehm.

A parte tutto questo, ieri ho anche scritto. Una tipica sessione di lavoro da scribacchini: tazza di tè, rileggi quello che hai scritto il giorno prima, correggi qui e là, occhi a stellina perché quella parte lì è proprio figa, testa sbattuta ripetutamente contro il pc e auto-fustigazione perché TUTTO IL RESTO NON VA BENE AAARGH!, consueta dose di dubbi - il cattivo non va bene i buoni non vanno bene questa parte è frettolosa e tutta quella prima è lentaaaa. Poi scrittura: introduzione della scena, indizi inquietanti, azione, uccisione di personaggio a sangue freddo, asciugare le lacrimucce, pensare che però è una bella morte, pensare che può essere migliore e ancora NON VA BENEEE, pensare ai cori di lettrici disperate per la morte del povero, che ha le sue betamartiri-fan, sorriso malvagio per la devastazione psicologica che la sua morte provocherà in un altro personaggio, lacrimuccia per la devastazione psicologica che la sua morte provocherà in quell'altro personaggio.
Insomma, tutta schizofrenia standard.

Ora, al momento sono soddisfatta. Mi ero riproposta 100.000 battute in settembre, alla fine della prima di quattro settimane sono a 30.000 circa, quindi ok. C'è da dire che l'obiettivo in sé è bassissimo, ma ho preferito fissarne uno contenuto e raggiungibile piuttosto che uno alto e complicato, visti i numerosi giorni in cui non avrò tempo. E considerato che da mesi combino pochissimo, a parte editing e revisioni, va bene ripartire così. Al momento sto affrontando scene che mi piacciono, dopo aver concluso una parte complicata. Sto preparando il finale, per così dire - finale ancora vago, ma l'importante è arrivarci. Buttare i personaggi nella mischia e vedere cosa si inventano per sopravvivere tende a sbloccare le cose in maniera piuttosto efficace.

L'importante, comunque, è aver ristabilito un'abitudine. Non proprio quotidiana - non sempre ce la faccio - ma quasi. Il che mi ha fatto rammentare una volta di più quanto sia fondamentale la pratica "giorno per giorno", quando si tratta di scrivere. Se non si tratta la scrittura come un lavoro - "ispirazione o meno, adesso scrivo e domani pure"  - non si otterrà mai un risultato professionale (indipendentemente da questioni come la pubblicazione, self o meno, che non sono ciò che voglio trattare ora).
Diventa fin troppo facile trascinare un romanzo finché passa la voglia, accantonarlo per il successivo progetto che al momento sembra tanto più eccitante, e rimanere senza una storia conclusa in mano, se si scrive solo "quando va", quando le cose filano, quando la storia procede senza problemi. Ci sono momenti in cui è più facile e altri in cui mettere insieme una pagina è una tortura, ma alla fine l'unica cosa che conta è sedersi al pc e scrivere, punto e basta. E se con la pratica si impara tanto, certe cose si apprendono solo quando si scrive la parola fine a un progetto e si ha uno sguardo d'insieme su quello che poi andrà revisionato.
E poi quando non scrivo per troppo tempo mi sento male con me stessa.

Perciò, per quanto il romanzo che sto faticosamente portando a termine in questo periodo mi renda insicura più del solito, sia complicato più del solito, mi faccia digrignare i denti più del solito... l'osso non lo mollo. Rassegnatevi, cari i Miei Ragazzi, cari, cari personaggi che adoro e che mi fate disperare: vi trascino fino alla conclusione.
A calci in culo, se serve, ma lo faccio.

6 commenti:

  1. Sono pienamente d'accordo. Io cerco di fare un pochino tutti i giorni. Basta una mezz'ora, durante la settimana, se non mi è possibile fare altrimenti a causa del mio lavoro tutt'altro che "a domicilio". L'importante è non mollare, nell'attesa di tempi migliori. Provo a trattare la scrittura come un lavoro, senza però uscire di testa come faccio con il mio lavoro "ufficiale" :)

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    1. La scrittura è un lavoro, ma è anche un lavoro FIGO :-D Pur con tutte le sue difficoltà e lo stress che può portare

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    2. L'obiettivo è renderla un lavoro. Al momento, sono ancora una pivella :)

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    3. Per citare ancora una volta Hemingway: “We are all apprentices in a craft where no one ever becomes a master” ;-)

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  2. Confermo anch'io l'importanza del mini o maxi impegno quotidiano. Appena inizierò la prima stesura del romanzo che bolle in pentola mi fisserò un minimo di battute da rispettare. Basso, magari, ma lo fisserò. C'è bisogno di qualche ancora per non lasciarsi trascinare via dalle tante insidie personali, esterne e interne.
    (Sì sì, è un lavoro figherrimo! Ne sono convinta, anche se non sono ancora nella situazione giusta per verificarlo sulla mia pelle.)

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    1. Appunto: non serve fissare una soglia altissima di battute che poi diventa impossibile rispettare, basta poco, raggiungibile con un po' di costanza, per ottenere molto.

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