giovedì 4 settembre 2014

The first draft of anything...

... is shit, come diceva saggiamente Hemingway. Ovvero: la prima stesura di qualsiasi cosa è una ##@** fa schifo (sì, mi sono autocensurata, "non c'è nessuno che pensa ai bambini?")
Prendo spunto da questo post di Grazia e dal fatto che ultimamente sto rivedendo per la centomillesima volta Angelize2 per aggregarmi e riflettere su quello che più spesso mi fa penare in fase di rilettura.

In realtà, diciamolo, quando rileggo una prima stesura il mio umore fa su e giù peggio di un elettroencefalogramma, oscillando tra l'esaltazione del "uh che figata questa scena" e la disperazione dei "no no nooo non funziona!!!", tra il dubbio del "questo non mi convince" e la meraviglia un po' incredula dei "ma questo l'ho proprio scritto io? Questo personaggio l'ho proprio creato io?" Le stesse sensazioni si moltiplicano quando passo una prima stesura a un betamartire, perché finisce che la rivedrò saltando da una scena all'altra e cercando di leggerla con gli occhi di "Luca, Alessia, Marina" o chi per loro; pratica che porta inevitabilmente a picchi di Percezione dello Schifo Incombente (copyright della definizione: Marina).

Al di là delle emozioni incontrollabili come queste, però, esiste anche il momento in cui, sforzandomi di mantenere equilibrio interiore e calma zen (seeeeeeeee *risate registrate*), mi accingo a risistemare il lavoro in modo da renderlo presentabile a editore e agente. Sia in questa fase, in cui il lavoro si basa sulle competenze del mio Editor Interiore e sui consigli e le competenze dei Premiati Betamartiri, sia quando si tratta di riprendere la stesura XYZ per iniziare l'editing "ufficiale" con la casa editrice, ci sono interventi ricorrenti che mi trovo a dover affrontare ogni volta. Al di là di quelli più generici e comuni più o meno a tutti (pescare ed eliminare le ripetizioni che sfuggono sempre, rendere più fluide le frasi, ragionare sulla struttura ecc) quello a cui sto più attenta in genere è:

- TAGLIA!
Soffro di elefantiasi letteraria, come la chiamava il buon Stefano Re. Costruendo le mie storie secondo il professionalissimo metodo del "butta i personaggi nell'arena, se vogliono sopravvivere qualcosa si inventeranno", non mancano punti in cui la vicenda si fa un po' macchinosa e che possono tranquillamente essere resi più fluidi e semplici, dopo che ho concluso la prima stesura, ho la visione d'insieme e posso individuarli, memore di quando brancolavo nel buio insieme ai miei ragazzi.
Soffro anche di un altro gravissimo male, peraltro: mi piace stare con i miei personaggi. Da un lato è utilissimo, perché anche se il colore di calzini preferito di Tizio o il concerto più bello che ha visto Caio non verranno mai citati nel romanzo, conoscere anche quei dettagli, sapere cosa loro farebbero in ogni situazione, sentire la loro voce con chiarezza aiuta a renderli più veri, più completi: il peso di tutta questa massa di conoscenze, di tutte le ore spese con loro, filtra nella storia e la rende stabile. Dall'altro lato, però, in prima stesura indulgo un po' troppo in loro compagnia e tante scene in sé belle ma inutili per il plot finiranno inesorabilmente sforbiciate, sacrificate sull'altare del ritmo.
Quante? Tante.

- DESCRIZIONI
Sono, IMHO, la parte più pallosa del lavoro. Soprattutto quando sto filando all'inseguimento di una scena, ho cose da far accadere, non mi va di fermarmi. Ergo, poi mi tocca risistemare tutte le descrizioni, aggiungendo un dettaglio qua, un altro là. Con il tempo mi sto abituando a pensare fin da subito alla necessità di dettagli concreti che non siano solo visivi, ma anche olfattivi, tattili eccetera, però è comunque un aspetto da tenere d'occhio in fase di revisione.
Discorso a parte le descrizioni dei personaggi. Non mi piacciono i blocchi formati da paragrafi e paragrafi di aggettivi messi in fila, dalla testa ai piedi, ma so sempre con una certa precisione l'aspetto e l'abbigliamento dei miei ragazzi, quindi quei dettagli compaiono - uno qui uno là, per non interrompere le scene blablablando della forma del naso di Tizio. Mi devo abituare a richiamarli di tanto in tanto, però, perché il lettore non può ricordarsi un certo particolare citato una sola volta, naturalmente. Però no, niente "i suoi splendidi occhi viola" o "le sue labbra cesellate" ripetuto a ogni capitolo, grazie. Non lo sopporto.
Tra parentesi, in una storia ancora inedita ho cercato di giocare un po' con la tipica situazione da YA - la ragazzina innamorata del figo del paese - per vedere se fosse possibile ricreare quella dinamica in modo credibile, senza però ridursi a descrizioni di muscoli scolpiti a ogni pagina e senza che la ragazzina sembrasse una gatta in calore senza cervello, o che il figo sembrasse un ghiacciolo uscito dalla copertina di una rivista per teenager. Posto che su quella storia devo ancora lavorare parecchio, spero di esserci riuscita.

- GESTI
Deglutire, toccarsi i capelli, sbuffare, alzare gli occhi, incrociare le braccia, fissare negli occhi. Tutti modi semplici di mostrare le emozioni e l'atteggiamento di un personaggio, nonché di dosare il ritmo dei dialoghi. Il problema è quando i personaggi ripetono sempre gli stessi gesti, troppo spesso, dando quasi l'impressione di un tic. In prima stesura va bene anche il primo che capita - sto correndo per inseguire la scena! - ma poi occorre farci caso, per impedire che lo stesso personaggio compia sempre lo stesso gesto, e/o che lo stesso gesto ritorni a ogni pagina.

- FISSE PERSONALI
Certe espressioni. Certi aggettivi. Certe metafore. Certe costruzioni, perfino (per esempio, di recente mi sono resa conto di quanti mi piacciano le avversative. Soprattutto le frasi che iniziano con "Ma". Il problema è non usarne quattro in un paragrafo, accidenti). I corsivi - che tendono a sovrabbondare. Gli "a capo" che spezzano i pensieri dei personaggi - tre volte vanno bene, trecento no.

Questi i punti principali a cui, lo so, devo prestare particolare attenzione. In tanti casi si tratta solo di andare oltre la pigrizia della "prima parola che capita", comprensibile quando si è nel pieno di un dialogo o una scena e occorre buttarla giù, ma su cui tornare per rimediare in fase di rilettura.
Poi, va da sé, posso rileggere la stessa pagina dieci volte e a ognuna sistemerò qualcos'altro. Prima o poi, però, occorre fermarsi, dare un calcio nel sedere alla storia e mandarla in giro per il mondo comunque.
Ma questa è un'altra storia.

6 commenti:

  1. Io arrivo a un certo punto in cui inizio a odiare ciò che ho scritto, non per trama e personaggi, ma per la sua evidente imperfezione rispetto alla Splendida Idea che c'è alla base. È rassicurante scoprire che non sono la sola a cui capita...

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    1. Non credo esista scrittore che possa dirsi al cento per cento soddisfatto ^^

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  2. Mi ritrovo tantissimo in questa descrizione, Aislinn! Come autrici, siamo proprio due anime gemelle... ^.^

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  3. I tic, i tic! Puoi consolarti dando un'occhiata alle '50 sfumature' e contando quante volte la protagonista si morde il labbro..

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    1. Kobo mi ha regalato il primo libro della trilogia quando ho preso il lettore ebook. Ho provato a leggerlo. Mi sono rotta prima ancora che iniziassero a scopare.
      Dubito che verificherò mai di persona i tic della protagonista :-D

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