lunedì 10 novembre 2014

Quasi uguale, molto diverso

Questo è un post che meditavo di buttar giù da tempo, una piccola riflessione su un elemento ricorrente quando scrivo. Di recente, più di un commento da parte di lettori di Angelize II - Lucifer me lo ha fatto tornare in mente, così ne approfitto. Come al solito, non si tratta di una lezioncina e non prendo a esempio i miei romanzi perché faccia figo, ma semplicemente perché, nell'ordine, mi interessa confrontarmi con voi - se no perché terrei un blog - e parlando delle mie storie mi è più facile estrapolare gli esempi giusti e parlare delle motivazioni dietro determinate scelte strutturali o stilistiche.

Comincio pertanto proprio con un esempio concreto, che mi sembra sempre la scelta migliore. Nessuno spoiler, tranquilli, e lo renderò comprensibile anche a chi non conosce i personaggi.
C'è una scena, nella prima parte di Ang2, in cui l'angelo Mikael, che è caduto e sta imparando a convivere con un corpo di carne e a muoversi tra gli esseri umani, prende la metropolitana, a Milano. Più di un lettore mi ha scritto che l'ha trovata una scena divertente, perché il grande Mikael abituato a comandare non si è mai preoccupato, prima, di imparare a usare l'obliteratrice né sa che quando un treno parte, se si è in piedi, è meglio reggersi... Quando l'ho scritta ho usato il suo punto di vista, quindi ero concentrata sulla sua rabbia, sulla sua frustrazione, sul suo imbarazzo, e su tutti i dettagli che li avrebbero mostrati al lettore.
Verso la fine del libro c'è una scena molto simile, Mikael di nuovo in metropolitana.
Ma il tono è diametralmente opposto.
In quel momento, Mikael sta andando incontro alla battaglia che aspetta da sempre. Brucia per il desiderio di vendetta. Non gliene frega più niente nemmeno di passare per semplice essere umano. Fa le stesse cose, ma l'esito è ben diverso - supera l'obliteratrice, ma questa volta non si preoccupa del biglietto: scavalca e basta. Resta in piedi sul treno, ma questa volta nessuno dei presenti osa rivolgergli la parola o anche solo sedersi vicino a dove lui si è piazzato. La sua espressione, i suoi atteggiamenti sono più che efficaci nello spingere la gente a tenersi alla larga da lui.

Non darò altri dettagli sempre per evitare spoiler, ma sono contenta che queste scene siano state notate perché le ho inserite esattamente per mostrare il contrasto tra lo stato d'animo di Mikael e il punto in cui si trova lungo il suo percorso psicologico all'inizio e alla fine della storia. Avrei potuto tagliarle, perfino: sarebbe bastato partire dal momento in cui Mikael si trova già nei posti in cui sta andando, saltando la transizione. E, naturalmente, non mi sono dilungata per capitoli interi solo per mostrarlo mentre si sposta, perché sarebbe stato esagerato e avrebbe rallentato troppo il ritmo. Tuttavia, le paginette dedicate ai suoi viaggi in metropolitana mi hanno permesso di creare l'atmosfera che volevo e, allo stesso tempo, di far provare al lettore ciò che il personaggio sente, attraverso dettagli concreti e senza bisogno di scrivere "Mikael era a disagio perché non sapeva come comportarsi da essere umano" o "Mikael era furioso". Io credo che, in questo modo, le scene siano risultate più efficaci: in pratica, sto parlando di show, don't tell, certo, ma non solo. Ciò che mi permette di raggiungere lo scopo che avevo è anche la voluta ripetizione di una scena, il parallelismo che mostra tutte le differenze tra un momento e l'altro della storia.

Ci sono altri punti in cui sono ricorsa volutamente a questa tecnica, nei due Angelize o in altri romanzi. Per esempio, mentre Haniel va in giro per la città da solo, all'inizio della seconda parte, fa cose molto simili a quelle che faceva nella prima parte (deve mangiare, ruba un portafogli...). E non pensa mai esplicitamente che gli manca la presenza di Rafael, con cui aveva condiviso molti di quei momenti nella prima parte. Le sue azioni però sono diverse: alla fine non va a fare colazione - mentre lo farà qualche capitolo dopo, quando non sarà solo - e non si limita a portarsi via il portafoglio di qualcuno, ma prende i soldi e lascia il resto ("To', così non devi manco rifare i documenti", dice. Lo so che non è una bella cosa lo stesso e ci starebbe un bel "grazie al cazzo!" in risposta, ma dal punto di vista di Haniel è una bella premura. E sono tutti comportamenti chiaramente dovuti all'influenza di Rafael). Oppure, più alla larga, non è un caso che l'epilogo delle due storie presenti di nuovo gli stessi personaggi, o che, tra i "mezzi angeli", il punto di vista che chiude entrambi i libri sia lo stesso.

Ok, ho concluso il mio sproloquio, per oggi. Se vi va, raccontatemi voi se vi è mai capitato di usare lo stesso metodo oppure di notarlo in libri, film o fumetti. Alla prossima!

Vi lascio con questa bellissima sorpresa che mi è stata fatta ieri: Giusy e Giuseppina letteralmente "nei panni" di Lucifero *___* Mi hanno fatto questo straordinario regalo: non finirò mai di ringraziarle.
Trovate tutte le foto dei cosplay di Angelize a questo link.

Grazie anche, infine, a Erica del blog La Leggivendola per questo!



10 commenti:

  1. Ripercorrere una scena analoga è sempre un metodo molto efficace per mostrare la crescita e far toccare con mano le novità interiori. L'ho sempre apprezzato anche in Brooks e altri.
    Fighi i cosplay!

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    1. Vero? Io ci sono rimasta a bocca aperta XD

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    2. Le cosplayer ringraziano! ^____^

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    3. Sono io che devo ringraziarvi *___*

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  2. Non sono ancora arrivata alla scena di cui parli, quindi non posso ancora commentarla, ma ho trovato bellissima quella in cui Mikael va a trovare hippy-Uriel. Non vado nei particolari perché non voglio fare spoiler, però il cibo, la doccia… insomma… fantastico!
    Anche io utilizzo spesso questi parallelismi, che aiutano ad evidenziare l’evoluzione dei personaggi. Sono un po’ perversa: mi piace anche ricacciare i personaggi nelle medesime situazioni in cui la prima volta hanno sbagliato, per vedere se hanno imparato qualcosa. :)

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    1. Certi personaggi sono così testoni che bisogna farli sbattere contro gli stessi muri finché non gli entra un po' di sale in zucca :-P
      Sono contenta ti sia piaciuta quella parte, Uriel è uno dei miei preferiti ^_^

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  3. Questi parallelismi sono molto interessanti. Non mi erano sfuggiti però hai fatto bene a metterli in luce in questo post perché magari chi ha letto il libro di corsa o magari ha letto il primo l'anno scorso poteva perdersi qualcosa ;)

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    1. ^___^ Sono contenta che li avessi notati. A volte non si colgono, non coscientemente, magari perché tra la lettura di un libro e l'altro o tra quando leggiamo le prime pagine e le ultime di un romanzo passa tempo, ma credo che l'impressione giusta resti comunque, anche solo a livello inconscio

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  4. Ti ringrazio per aver condiviso questo piccolo "dietro le quinte". L'ho trovato molto interessante. Credo che sia da questo tipo di scene che si costruisce molto dell'atmosfera di un romanzo o della psicologia di un personaggio.
    Tenar

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    1. Mi fa piacere se lo hai trovato interessante ^___^ Mi piace condividere aneddoti o, appunto, "dietro le quinte", se possono essere utili o curiosi in qualche modo...

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