lunedì 29 dicembre 2014

Obsessed - ossessioni in scrittura parte 2

Ne avevo già parlato qui, ma un recente post di Chiara mi ha fatto rispolverare l'argomento, dandomi l'occasione di rendermi conto quanto siano cambiate/si siano arricchite/si siano evolute le cose da quel lontano aprile 2012 a oggi. Mi riferisco a temi, situazioni, dettagli ricorrenti nelle storie che scrivo. Non macro-elementi come, che so, il fatto di scrivere comunque quasi sempre storie di tipo fantastico - che si tratti di urban, o di progetti di fantasy storica che ho in mente per il futuro, o di fantastico con sfumature horror eccetera. Parlo di demonietti che fanno capolino spesso, passioni che filtrano ed emergono nelle diverse storie, ombre che accompagnano spesso i personaggi con cui mi confronto, interessi che arricchiscono di "polpa" l'ossatura dei romanzi.

Nel 2012, due anni e mezzo fa, citavo per esempio l'autodistruzione - intesa come farsi del male, fisicamente o meno (e potrei citarvi Haniel, naturalmente, come esempio, ma anche personaggi di storie molto più vecchie), e come "lasciarsi fare" del male, anche in questo caso fisicamente o emotivamente. Citavo anche la mia predilezione per l'uso di personaggi maschili, sempre valida nonostante, in storie più recenti, abbia utilizzato anche donne e adolescenti; i rapporti conflittuali con i genitori e/o l'assenza di uno o entrambi i genitori - e qui potrei farvi esempi a schiera: il padre di Haniel ha abbandonato la famiglia e lui non l'ha mai conosciuto, sua madre è morta quando lui era adolescente; i genitori di Hesediel sono separati, non frequentava molto sua madre e non frequentava affatto suo padre, che si è trasferito all'estero e con il quale la cosa più recente che ha condiviso è stata una rissa; Rafael ama molto entrambi i genitori, ma non si è mai sentito libero di esprimere davvero chi era con loro né si è mai confidato con loro, ingabbiato nel suo ruolo di figlio modello che doveva seguire la carriera paterna; e, se penso al romanzo che sarà oggetto del mio prossimo editing, o agli altri che ho concluso o sto concludendo ora, potrei citarvi un'altra schiera di casi di disagio di vario tipo. Infine, citavo il divino, utilizzano un termine il più possibile generico perché si tratta, in effetti, di uno dei temi che più spesso ha fatto capolino nelle mie storie e che, allo stesso tempo, si è più evoluto.

Proprio da questo, il divino, parto per l'edizione 2014/inizio 2015 del post. Nel mio "fantasyno", la prima storia che ho scritto, con tutta la sua immaturità e le sue ingenuità, compariva un'ossatura politeistica e, in nuce, già allora la contrapposizione tra il divino dei dogmi e degli assolutismi che si ritrova in Angelize, rappresentato dagli angeli puri come Mikael, e quello più fluido, inafferrabile, vitale e caotico che in Angelize è naturalmente rappresentato dalla Dea. Tra quella ormai vecchia storia e quelle di ora ci sono state molte declinazioni, che hanno riflettuto il mio percorso personale, le mie "darkest hours", i miei momenti di sconforto, scetticismo, rifiuto, ricerca, fascinazione, meraviglia. In Angelize II - Lucifer la Dea spiegava qualcosa di più di sé - divinità principale del romanzo, allo stesso tempo unica ma anche multiforme - forse perché il modo in cui vuole presentarsi è importante quanto il modo in cui gli esseri umani sono in grado di percepirla, o percepirli. La figura di una divinità femminile, in particolare, è ricorrente nelle mie storie, probabilmente perché è quella che mi seguiva anche quando non me ne rendevo conto e che, forse, mi ha messo in mano la spada necessaria a recidere alcuni nodi della mia vita, anni fa.
Dove mi porteranno le prossime storie? In parte lo so - cominceranno da una vicenda scritta in realtà prima di Angelize e volutamente "non religiosa" - laddove l'inspiegabile è trattato in modo del tutto a-divino dai personaggi stessi che lo vivono sulla propria pelle - fino a riflettere, secondo quello che posso prevedere ma che ho scritto solo in parte, il percorso di un personaggio che, in partenza, è del tutto ateo e scettico, ma giunge alla scoperta di... be', diciamo solo "molto di più". Non so dire altro perché, in realtà, si tratta di cose che sto scoprendo anch'io man mano, ma, più di ogni altro tema, in questo vedo ciò che vivo e su cui rifletto intrecciarsi saldamente, e in modo abbastanza indipendente dalla mia volontà, con quello che racconto.

Anche gli altri elementi citati due anni e mezzo fa sono ancora validi, come ho scritto sopra. Aggiungerei a questi la presenza di sentimenti/tensioni emotive che vengono volutamente nascosti, agli altri personaggi ma anche a se stessi. Lo avete visto con Haniel e Rafael, naturalmente, ma mi è capitato anche diverse altre volte di avere personaggi che non riescono a definire quello che provano, relazioni che si sviluppano in modo naturale ma non trovano un'etichetta precisa che le possa definire, che vengono rifiutate appena espresse ad alta voce. Non sarò mai una scrittrice di romance perché amo troppo l'ambiguità di queste situazioni, lasciare che i lettori intravedano quello che i personaggi stessi ignorano dai loro gesti piuttosto che passare pagine a descrivere palpiti del cuore e erotismo dozzinale e convenzionale; e perché preferisco che questo tipo di tensioni emotive si sovrappongano e si intreccino alla trama d'azione, anziché esserne il cuore. Non mi pongo particolari limiti: che si tratti di storie a lieto fine o sbagliate, eterosessuali o omosessuali, all'inizio o alla fine, platoniche o no, per quanto mi riguarda l'importante è sempre calarsi nel punto di vista di chi le vive e trattarle di conseguenza, rendendole naturali e vivide al meglio delle mie possibilità.
Anche la musica è un elemento ricorrente - inevitabile, e qui vado sul facile: è una mia passione, mi accompagna costantemente durante la giornata più o meno qualsiasi cosa faccia, non può non diventare parte della caratterizzazione dei personaggi; magari per un dettaglio o due citati qua e là, come modo per svelare qualcosa di loro (da Haniel che va in fissa per i Pantera a Hesediel che è rimasto agli anni Sessanta-Settanta con una predilezione sconfinata per Led Zeppelin a Janis Joplin), oppure come elemento fondante di altri personaggi, in storie che vedrete, dove ho inserito musicisti o, comunque, ragazzi che vengono definiti anche a partire dalla loro passione per la musica.
Un ultimo elemento ricorrente su cui mi è capitato di riflettere di recente, infine, è il ruolo che alcuni miei personaggi si attribuiscono da soli: quello di protettori. Vivono i rapporti affettivi, con famiglia, amici o compagni, con grande intensità, anche se magari in modi non convenzionali o disfunzionali, ma allo stesso tempo ritengono di essere coloro che devono proteggere gli altri, prendersene cura, consigliarli, decidere per il meglio - anche esagerando, a volte. Non è un ruolo che pretendono o che viene dato loro da altri, ma, semplicemente, è ciò che vivono come naturale e inevitabile: loro sono più forti, ergo spetta a loro badare alle persone che amano. Il che ovviamente porta a infiniti problemi - un po' perché non si lasciano aiutare a loro volta quando ne hanno bisogno, un po' perché più ti ergi con la tua salda armatura, più rumore fai quando cadi in ginocchio e più fatica fai quando devi rialzarti, un po' perché quando non riescono a essere all'altezza del compito che si sono auto-attribuiti la vivono malissimo... con tutto il corredo di sensi di colpa, rifiuti, fughe, atteggiamenti autodistruttivi, punizioni e così via che potete immaginare.

6 commenti:

  1. Che bello questo squarcio sulle tue ossessioni in scrittura. Credo che tu abbia usata la parola giusta, alla fine quello che porta a scrivere è proprio un'ossessione che bisogna in qualche modo buttare fuori.
    Condivido con te i personaggi che hanno problemi a buttar fuori i loro sentimenti e a definire le relazioni (anche se ogni tanto ho proprio voglia di una bella storia d'amore a lieto fine, cosa che fino ad ora è accaduta... In ben due singoli racconti!... Cascano proprio male i miei personaggi!).
    Invece credo si respiri nelle mie storie il mio agnosticismo di fondo, l'aspirare a un divino che però rimane muto e non si sa se esista davvero o no... Un grosso problema se uno dei personaggi ricorrenti e un prete...

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    1. Grazie ^_^ Dovresti scriverci un post anche tu!

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  2. Il ruolo di protettore di qualcun altro mi suona sinceramente di marcio, o ipocrita, ecc... A meno che non ci sia un motivo (un ruolo, una scelta che abbia un preciso perché) per il rapporto "protettore-protetto."

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    1. Be', non avevo pensato di specificarlo, anche perché altrimenti avrei parlato di ipocrisia anch'io, ma ovviamente una simile scelta è dettata da un motivo, a seconda del personaggio, e per come la intendo non ha una causa negativa o un "secondo fine". Non credo che sia necessariamente un ruolo da ipocrita, anzi. Anche perché conosco persone che a volte si comportano in modo protettivo senza nulla di "marcio" dietro.

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  3. Interessanti osservazioni. Auguri di buon anno! E grazie per seguire il mio blog!

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    1. Auguri a te e grazie delle tue parole ^^

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