martedì 26 agosto 2014

Only lovers left alive - Solo gli amanti sopravvivono

Anch'io, più o meno, durante la visione del film ero ridotta così.


Ok, non facciamo battute. Dopo aver ammirato la figaggine di Tilda Swinton e Tom Hiddleston, che come li giri, li vesti o li svesti sono uno spettacolo per gli occhi - e non intendo solo per la loro bellezza, ma anche per il carisma e il fascino che emanano a ogni respiro - che impressione resta del "nuovo capolavoro di Jim Jarmusch"?
Perché si tratta di un film d'autore. Un capolavoro che reinventa il cinema di vampiri sfruttando una figura popolare come metafora del male di vivere e bla bla bla... non è questo che dicono i CVitici SeVi?
Io, che non appartengo alla categoria, dirò invece che non capisco per quale motivo un film d'autore debba essere sostanzialmente privo di trama. Forse perché se i due protagonisti Adam & Eve (seriously. Si chiamano così. Qualcuno dirà che è una scelta colta e raffinata. A me pare un filino scontata, eh, ma giusto un po') non avessero fatto solo "i fottuti snob" (cit. Ava, sorella di Eve, ovvero Mia Wasikowska, battuta ricordata da Erica Bolla in questo suo bel post), ci sarebbe stata un po' d'azione, un briciolo di avventura, e quindi il film non sarebbe più stato SeVio? Sarà così impossibile girare un horror/urban fantasy/fantastico o metteteci l'etichetta che volete che sia un bel film e anche un film godibile? Mi spiace, ma non ci credo.

Comunque, vale la pena vedere Only lovers left alive? Non negherò che l'atmosfera c'è. Che il film possiede un suo fascino ipnotico (quanto le musiche cupe e ripetitive che partono ogni dieci minuti). Che visivamente gli intrecci di corpi, l'estasi che provoca nei personaggi il bere sangue, i colori, le interpretazioni, siano tutti una meraviglia per lo sguardo. Ma.
Ma il film dura due ore, quando mezz'ora sarebbe stata sufficiente a raccontare tutto quello che avviene (praticamente guardatevi il trailer e già c'è quasi tutto).
L'unico personaggio che porta un po' di vita (ahah) è Ava, sbalestrata irresponsabile che fa sul serio la vampira e ammazza un poveraccio, ma viene cacciata via subito dopo.
L'altro personaggio interessante, Marlowe/Shakespeare (Ian Hurt), è simpatico ma compare ben poco.
Ogni volta che partiva la musica, io e il mio compagno di visione picchiavamo la testa contro il muro, consci che i dieci minuti successivi sarebbero consistiti in Tilda Swinton che ondeggia fingendo di ballare e zunzunzun ripetitivi.
E, infine, il capolavoro raffinato e colto sfiora in certi momenti il ridicolo involontario quando Eve pronuncia banalità sconcertanti con aria estatica degna di Padre Maronno che rivela le Grandi Verità ("L'albero! Il giallo!")
Tirando le somme, sono contenta di aver visto il film, ma se fossi stata da sola avrei probabilmente spento dopo mezz'ora sbuffando di noia. In compagnia almeno ci si ghigna un po' su e si riempiono gli zunzunzun chiacchierando.
Non voglio con questo fare la burina che ha bisogno di botte, sbudellamenti e azione tout court, perché non è questo che intendo. Volete fare un film di vampiri che sia metaforablabla e non comporti il Van Helsing di turno armato di paletti? Ottimo. Ma porca pupazza, se togliete tutto questo metteteci qualcos'altro. E intendo non solo quello che fa orgasmare i CVitici SeVi: intendo qualcosa di più di Tom Hiddleston scazzato che si annoia. Perché i vampiri sono metafora da trillenni e non hanno bisogno di pippe intellettualoidi per esserlo. Non è necessario che, per liberarci di Edwardcullen & Tuailitosità varie, si anneghi nella monotonia quanto i due protagonisti di questo "ultimo capolavoro di Jim Jarmusch".

La battuta memorabile del film: "Cazzo". Pronunciata con immenso tedio da Tom Hiddleston a intervalli regolari, più o meno qualsiasi cosa accadesse. O anche non accadesse.
Quella che citerò sempre d'ora in poi è invece "Colpa di Byron, Shelley e di quei fottuti francesi". Vado a memoria, magari le parole precise non erano proprio quelle, ma insomma...
E se invece volete vedere un bel film fantastico, colto, denso di riferimenti, visivamente affascinante e che non si dimentica l'esistenza di una cosetta chiamata trama, consiglio Il labirinto del fauno.
E per favore, Anton Yelchin è meglio che la pianti di frequentare vampiri, gli dice male. Che sopravviva o meno.

lunedì 25 agosto 2014

Back in action

Sto scrivendo.

La butto subito lì perché è una notiziona, di questi tempi. Non scrivevo da maggio, a parte alcune scene nuove che ho aggiunto in Angelize2 (coming soon...) e il lavoro di editing sempre su quello. A giugno avrei potuto ma ho colpevolmente pigrato (sì, non esiste il verbo pigrare. Ma da oggi sì). A luglio non ho neanche respirato per il lavoro e sono arrivata a fine mese praticamente zombizzata. Ad agosto ho fatto vacanza, nel senso che sono stata via una settimana (durante la quale ho comunque finito l'editing di A2, ormai mancano solo le bozze...) e per il resto ho lavorato da casa, con tempi abbastanza comodi e la possibilità di tornare ai miei orari più consoni (le giornate iniziano alle undici e finiscono alle tre di notte, vero?).
Anyway, la settimana scorsa ho sconfitto la culopesaggine, la Percezione dello Schifo Incombente che mi assale ogni volta che penso al romanzo in fieri, la depression... no, quella no, ma diciamo che l'ho aggirata, e ho finalmente riaperto il file senza chiuderlo dopo trenta secondi. Ho buttato giù una scaletta (ve la fotograferei, se non fosse che nonostante la mia calligrafia atroce cogliereste spoiler: un guazzabuglio di freccine, colonnine, personaggi che si riuniscono, "X ammazza", "Y ferisce", "Racconto del passato di Z" eccetera). Adesso ho almeno stabilito una direzione (non è detto che sia poi la migliore, ma si fa sempre a tempo a correggere, una volta conclusa la prima stesura) e posso seguirla fino alla fine. Non ho risolto i problemi che mi porto dietro da tempo: il destino di uno dei personaggi, in particolare. Che si salvi, lo so (niente Misery non deve morire questa volta): come uscirà dal tutto, boh. Credo - con tutte i dubbi - che metterà la testa a posto e sceglierà di ricostruire la sua vita in pezzi, ma sarà durissima: recalcitra e sbuffa e non vuole saperne di accettare l'unica conclusione possibile. E non è detto che la tizia che sta con lui abbia voglia di fare la santa e accettare tutto quello che sta capitando. Non ho risolto nemmeno i dettagli dello Scontro Finale: "vanno nel posto X e si picchiano" non è sufficiente. Devo trovare un posto figo dove ambientare la scena (non posso mica sempre distruggere chiese XD), ho un'idea ma vaga. Non ho nemmeno ancora deciso chi avrà l'onore di far fuori il cattivo: avevo un'idea, ma non va bene, quindi ora credo che toccherà a... ok, la pianto.
Oltre a tutto ciò, il libro è denso, affollato, incasinato, pieno di incastri tra un sacco di personaggi. Al momento veleggio intorno alle 560mila battute, mi manca l'ultimo terzo di storia: se concluso tutto e riletto riesco a restare intorno alle 800mila va bene, poi si può sempre asciugare (leggi: io devo sempre asciugare, scorciare, tagliuzzare le mie prime stesure).
Comunque, l'importante è quello: scrivo. Poco, pochino al giorno, ma un pochino al giorno conclude i romanzi. Se riesco a non interrompermi questa settimana, in cui posso lavorare al romanzo solo di sera, sarò soddisfatta. Mal che vada butto in scena il Personaggio Figo, che qualsiasi cosa faccia o dica mi fa restare con gli occhi a stellina.

Nel frattempo, però, sono back in action anche perché agosto sta finendo e si ricomincia con il lavoro... E ci sono tanti casini, incastri e pensieri anche nella mia testa. Comincio a essere stanca di tentare di districarli, ma l'unica cosa che posso fare a avere pazienza. Pazienza e fiducia. Invece che sperare che le difficoltà sparissero ho accettato che è possibile affrontare, aggirare, essere più furbi e adattarsi, ma adesso anche questo sembra non bastare più. No, l'ossessione per il futuro non riesco a farmela passare. Non ne conosco i dettagli e non ho potere su tante cose, ma non pretendo cose fuori portata: solo un po' di serenità, solo di passarlo con le persone importanti. Come, importa meno: we can do anything as long as we're together.

Notizie sparse: se volete leggere qualche mio sproloquio, da alcuni giorni è on line una mia intervista a questo link (grazie Giada).
Mentre, se abitate in Piemonte-Lombardia o avete voglia di fare un salto dalle mie parti, si avvicina la manifestazione FantArona, dedicata al fantastico, of course, nella bellissima Arona, praticamente a casa mia. Sabato 27 settembre ci sarò io, ci sarà Luca Tarenzi, ci saranno anche molti altri autori. Ergo, passate e ci si fa una chiacchierata sulle rive del lago. Seguite il link per tenere d'occhio l'evento su Facebook, prossimamente vi aggiornerò con le novità.


Infine, avviso di servizio: ultimi giorni della promozione RCS su Amazon. Fino al 31 agosto, acquistando almeno 20 euro di libri del gruppo (Rizzoli, Fabbri, Bompiani eccetera) Amazon vi regala 7 euro. Nella promozione è compreso ovviamente Angelize *jingle pubblicitario* Ok, torno seria: indipendentemente dal fatto che ci sia di mezzo la mia casa editrice, un bonus di 7 euro per acquistare libri è sempre cosa buona e giusta, quindi sapevàtelo.

E ora affrontiamo il lunedì e una luuunga settimana...

giovedì 21 agosto 2014

Dragon Trainer 2

Qualche sera fa, il giorno dell'uscita al cinema, mi sono ritrovata in una sala buia con un sacco di bambini - fortunatamente dell'età giusta, non troppo piccoli ma non ancora in fase adolescenzialcasinista, per guardare il film ipnotizzati e senza berciare come scimmie urlatrici - e un pacco di amici della mia età, per vedere il sequel dell'ottimo Dragon Trainer.
Si sa che i seguiti sono sempre pericolosi, ma posso dirvi subito che, se avete apprezzato il primo film (e come potreste non averlo fatto?), vi piacerà anche questo. Non si tratta di una banale ripetizione di trame e situazioni, anzi: i protagonisti sono cresciuti e anche la vicenda è di conseguenza più adulta, oltre che avventurosa e di spazi più ampi. Perciò, potete andare al cinema e aspettarvi di essere sorpresi.
Se è vero che manca l'elemento di novità della prima storia - ormai conosciamo personaggi e creature - non mancano però le novità, tra cacciatori di draghi, "sciamane" (con un costume che ho adorato) e enormi draghi Alfa dalla fisionomia che ricorda quella del Balrog della Compagnia dell'Anello, legati però al ghiaccio e non al fuoco. QUalche difetto c'è, a mio parere essenzialmente due: qualche volta i discorsi scivolano nel retorico e insistono un po' troppo sulla morale della favola; e il cattivo non ha né il carisma, né il fascino, né l'originalità per emergere e farsi ricordare (peccato). Tuttavia, la trama fila che è un piacere, le sequenze di volo sono mozzafiato, l'animazione ha raggiunto livelli che possono solo lasciare a bocca aperta: osservate i dettagli dei capelli, dei paesaggi, il colore delle moltitudini di draghi in volo, splendenti come quelli delle ali di farfalle, oppure il vapore che si leva dai grandi blocchi di ghiaccio... E non mancherà un momento capace di far venire le lacrime agli occhi (sì, non me ne vergogno). Nel complesso vale la pena, dunque, la visione? Assolutamente sì. E se poi ci aggiungete uno Sdentato meraviglioso, con i suoi comportamenti a metà tra cane e gatto, i suoi occhioni e la sua espressività buffa e tenera, non potete evitare questo film. O cogliere l'occasione per ripescare il primo, se ve lo foste perso.
Noi, intorno al tavolo della cena, già speculavamo sui possibili sviluppi di un terzo capitolo...

P.S. Ho scelto la locandina inglese perché mi piaceva di più di quella italiana. Che mi sembra meno epica, più piatta, banale e incentrata sul "formato famiglia".

lunedì 18 agosto 2014

The path unseen

Ci sono vacanze di relax sulla spiaggia, vacanze trascorse a esplorare luoghi storici e musei, vacanze di follia ed esperienze. Per quanto mi riguarda ci sono senza dubbio posti che voglio vedere e cose che voglio fare, ma più importanti ancora sono le persone con cui si condividono le giornate. Mai è stato così vero come la prima settimana d'agosto.

Fino a qualche anno fa, le vacanze per me sono sempre state un punto dolente. Da bambini si viene portati in giro, ok, e si ha poca voce in capitolo, ma per gran parte della mia infanzia/adolescenza/post adolescenza non ho avuto l'occasione né di viaggiare né, semplicemente, di "andare al mare", perché non c'erano i mezzi. Poi ho iniziato a visitare luoghi uno più bello dell'altro, ma ogni vacanza era funestata da tensioni, nervosismi, incazzature per qualsiasi idiozia, "s'ha da fare", urla e capricci e anche peggio, abbastanza da far passare la voglia di viaggiare, tant'è che, oggi, progetto di ritornare, un po' per volta, in ciascuno di quei luoghi per riempirli di memorie migliori e più dolci. Tanto più che ho scoperto che - ehi! - si possono trascorrere intere vacanze senza mai alzare la voce, senza mai una discussione, senza mai un vero problema che non sia possibile risolvere con un po' di iniziativa e ridendoci su.

Tra tutti i viaggi che ho fatto, tuttavia, quello della prima settimana d'agosto resterà sempre speciale. Un po' perché è arrivato giusto alla fine di un periodo complicatissimo, sia dal punto di vista lavorativo sia da quello emotivo, un luglio talmente faticoso da sembrare lungo 60 giorni anziché 31. Un po' perché è stata una vacanza del tutto atipica e allo stesso tempo splendida, punto e basta.
E di questo devo ringraziare prima di tutto Andrea "Usul" Atzori, ospite squisito in quel di Friburgo, a due passi dalla Foresta Nera. In un luogo che sembrava fuori dal tempo e dove tutto pareva perfetto, un rifugio semplice e intriso di magia, dove chiacchierare all'infinito con i propri "simili", ovvero tra scrittori: e non solo nel senso di "gente che scrive", ma per la precisione persone che intendono la scrittura e l'esperienza della creazione di mondi e personaggi secondo una simile filosofia - pur con tutte le differenze di stile e approccio, poiché non avreste potuto riunire autori con maniere più diverse di affrontare l'inizio di un nuovo libro.

Nonostante alcune ore dedicate obbligatoriamente al lavoro - la conclusione dell'editing di Angelize 2, inviato all'editore venerdì (*lancia coriandoli e mangia cioccolato per festeggiare e scacciare l'inevitabile insoddisfazione da "potevo cambiare ancora questo e questo e quest'altro"*) - raramente ho trascorso giornate più rigeneranti. Friburgo è una città "a misura d'uomo" se ne esiste una, dove passeggiare è piacevolissimo e il passato delle gilde e delle chiese gotiche si mescola al presente dei pub e dei bar - magari tramite i journeymen, uomini che per tre anni decidono di abbandonare tutto - persino il cellulare, persino i vestiti, sostituiti da un costume tradizionale - e viaggiare liberi e irrintracciabili. E se una vacanza è fatta anche di sapori - c'è bisogno che vi citi la torta della Foresta Nera, le carni, la birra tedesca? - nessuno è più buono della grigliata cotta sul fuoco vivo, all'aperto, in mezzo ai boschi.
Perché parte del soggiorno è consistita in due giorni nel mezzo della Schwartzwald, la Foresta Nera, appunto, in una capanna fornita di tutto - letti, stufa, legna da ardere (bastava che i baldi giovani la spaccassero... ^^), stoviglie, mobili - tranne che di elettricità, gas o acqua corrente. Quando mesi fa Andrea ha proposto l'esperienza, il mio certo che sì! è giunto immediato. E, forse in maniera irresponsabile, non ho mai avuto dubbi sulla scelta di sperimentare almeno per un paio di giorni una vita, diciamo così, ottocentesca, a prendere l'acqua alla fonte, cucinare con la legna spaccata dai baldi giovani di cui sopra e chiacchierare alla luce del falò o, in caso di pioggia, al lume delle candele e al calore della stufa. Ma l'istinto non mente e in un'esperienza così sapevo che potevo solo tuffarmi, e che sarebbe stata splendida.
Raramente trascorrono giorni che si avvicinano così tanto alla perfezione. Lontano dai doveri di ogni giorno e lontano da tutto quello che non va, un limbo dove ricaricarsi e tenere davvero qualche giorno solo "per se stessi". Non in solitudine, appunto, perché non è quella l'importante, e anzi le anime affini sono un ingrediente essenziale della "buona vita" come la intendo io. Ma il senso di liberazione che dà un cellulare spento, un computer lasciato a casa, è qualcosa di indescrivibile, e anche poi, al rientro in città, la tranquillità e la pace sono state comunque dolcissime. Era bello parlare di storie e capirsi. Forse perché, in quei giorni, avevo con me tutto quello che mi interessa davvero e mi sta a cuore, forse perché, semplicemente, avevo bisogno di rallentare il ritmo - di non pensare costantemente al lavoro da fare e a quello che forse arriva e a quello che "e se non arriva?".

Poi si torna a casa e i problemi, il lavoro, gli "e se" e, soprattutto, i "mai" della mia vita sono tutti qui, tra notti agitate e incubi. Vorrei, a volte, non essere sempre io quella che cerca, che insegue, che spera, che avverte la mancanza, che pensa. Vorrei chiudere gli occhi sapendo che anche se mi fermassi, anche se non avessi più la forza di tendere la mano, verrei raggiunta. Vorrei che i miei sogni non fossero solo i miei sogni. Vorrei tornare in quel limbo nella foresta e restare lì, ancora un po', ancora un po', attingere acqua per tutto quello che sento inaridito, ritrovare il filo delle storie che attendono di essere raccontate, raccontarmi anche la mia intrecciandola con tutto quello che è importante, al di là di ogni difficoltà: quello che è importante e difendo con unghie e denti, a oltranza, perché altrimenti non c'è motivo di andare avanti. Vorrei dimenticare quello che non va in me e ritrovare la capacità di credere nell'impossibile. Perché è tutto lì quello che serve: la magia è semplicemente l'unione di volontà e fede. E voglio averne, abbastanza per tutti. Non ci sono alternative, per me.
Una via si trova, prima o poi: anche se oggi sembra invisibile, domani apparirà.

If you're going through hell, keep going - Churchill

On air:
Apocalyptica, Broken pieces
Immagini da Pinterest, cliccate per il link


lunedì 11 agosto 2014

To Write List di Agosto - o meglio sì, sono ancora viva

Saaalve a tutti. So di essere sparita senza giustificazioni, avvisi, saluti e quant'altro, ma si è trattato di una combinazione di "cose da fare", casini, imprevisti, terremoti emotivi e - finalmente - vacanze.
V A C A N Z E.
Come suona bene la parola.

Anyway, sono tornata e vi racconterò meglio poi dov'ero sparita (letteralmente: per un certo periodo sono stata irraggiungibile dalla civiltà e non vi dico la soddisfazione di tenere spento il cellulare e dimenticarsi della sua esistenza). Al momento mi godo ancora una settimana di semi-libertà, con lavoro a ritmi umani, la compagnia degli amici e meditazioni - luuunghe meditazioni - in attesa del coraggio di riprendere in mano e auspicabilmente dare una definitiva botta alla stesura del romanzo-problematico-che-mi-fa-innervosire-oltremodo. Ho alcune idee, ma è tutto orribilmente complicato e devo gestire con attenzione le conseguenze e uffaaaaaaaa va finito punto e basta, perché non ne posso più di averlo in sospeso. Sgrunt.

L'editing di Angelize 2 è sostanzialmente concluso - mancheranno le bozze a fine agosto-settembre e poi, in ottobre, potrà uscire - e io ho voglia di dedicarmi ad altro. Da un lato di programmare il lavoro su un altro romanzo che potrebbe uscire nel 2015 e a cui sono particolarmente affezionata, ma che avrà bisogno di una bella rassettata; dall'altro, ho voglia di nuovo, nuovo sul serio. Di sfide diverse e personaggi sconosciuti, di scrivere per il gusto di farlo e sentire l'elettricità della storia che prende vita. E' da un bel po' che non mi capita - il 2014 finora è consistito soprattutto in revisioni, riscritture e ancora revisioni - ed è una sensazione che mi manca. Anche per combattere il costante "ecco, e se adesso non riuscissi più a scrivere un buon libro? E se non trovassi come quella storia lì, che è ancora vaga nella mia testa, deve svolgersi? E se fosse troppo difficile quel progetto? E se fosse troppo lungo e non ce la facessi, a trovare il tempo, a concentrarmi, a tenere il ritmo? E se? E se?"

Insomma, ho bisogno di ritrovare un po' di magia. E di coraggio, come detto sopra. Riprendere a scrivere dopo lunghe pause - e tanto stress - ne richiede parecchio, e come non mi capitava da molto tempo sono invece sostanzialmente scoraggiata. Un po' per tutto, e faccio finta di niente, vado avanti eccetera, certo. Ma le incertezze e l'insicurezza nel campo della scrittura sono per me particolarmente destabilizzanti. E anche se da un lato mi scrivono lettori - e betamartiri, grazie Gisellina, ti lovvo - che hanno apprezzato Angelize o l'inedito che vedrete, spero, l'anno prossimo, e le loro parole mi fanno sorridere e gongolare e sono ottimi cioccolatini per l'anima, in questo momento mi sento incapace non dico di scrivere qualcosa di meglio, ma anche solo di scrivere qualcosa di decente. Magari è la troppa stanchezza accumulata nei mesi scorsi - nonostante il relax e le good vibes della settimana passata in vacanza, ancora oggi mi sembra di non voler fare altro che dormire, dormire, dormire e basta. E senza dubbio sono solo sensazioni ingannevoli. Ma al momento è così.

Lo so cosa dovrei fare: fregarmene e scrivere comunque. Solo così si superano i dubbi e i momenti difficili, in questo campo, ne sono certa e ci ho sempre creduto.
E va bene: sarà il mio impegno di agosto...

On air:
Guns 'n' Roses, Patience
Elisa, Mad world
Dream Theater, Wait for sleep (lyrics)

She shuts the doors and lights
And lays her body on the bed
Where images and words are running deep
She has too much pride to pull the sheets above her head
So quietly she lays and waits for sleep

She stares at the ceiling
And tries not to think
And pictures the chains
She's been trying to link again
But the feeling is gone

And water can't cover her memory
And ashes can't answer her pain
God give me the power to take breath from a breeze
And call life from a cold metal frame

In with the ashes
Or up with the smoke from the fire
With wings up in heaven
Or here, lying in bed
Palm of her hand to my head
Now and forever curled in my heart
And the heart of the world