mercoledì 30 dicembre 2015

Tutto quello di cui avrei voluto parlarvi nel corso del 2015...

... ma che poi, per un motivo o per l'altro, è rimasto tra le bozze di post mai conclusi. Magari perché passavo un periodo complicato e non avevo il tempo materiale per scrivere sul blog. Magari perché... no, ecco, il motivo principale è quello.
Comunque, ecco qualcosina che avrebbe meritato un post, è finito nel limbo del "non scritto" e voglio almeno recuperare qui. Consigli sparsi, insomma, per visioni/ascolti/letture.

- Folkstone, live e non solo
Visti due volte nell'arco di un anno. Ragazzi straordinari per energia, qualità artistiche, simpatia. E italiani. Se non li conoscete ancora, accidenti, che state aspettando a rimediare? Ascoltate un po' delle loro splendide canzoni sul loro canale Youtube. Scoprite il loro ultimo, grande album, Oltre... l'abisso. Io vi segnalo un primo brano e un secondo che amo particolarmente, ma davvero c'è l'imbarazzo della scelta. Se, tra quelle estere, la mia band "folk & dintorni" preferita sono gli Omnia, tra quelle italiane sono senz'altro i Folkstone. Per quanto, lo so, la definizione stia strettissima a entraambi i gruppi.

- Il concerto degli Arcturus al Colony di Brescia.
Wow. Cioè, WOW. Folli e geniali, gli Arturus sfuggono alle normali categorizzazioni. Pensavo non avrei mai avuto occasione di vederli dal vivo, dopo che si erano sciolti una decina di anni fa, ma sono tornati e, si spera, per restare. Tra pezzi recenti e vecchi classici, il concerto è stato un vero trip, con l'istrionico gigante norvegese ICS Vortex a condurre le danze con la sua voce così particolare, potente e piena di sfumature. Da non perdere quando torneranno, senz'altro. Vi lascio con una delle mie canzoni preferite, Alone (testo di una poesia di Edgar Allan Poe), da un live di un po' di anni fa (sorry, ma non ho trovato video di qualità di quelli recenti).

- Endless forms most beautiful, Nightwish.
Il nuovo disco della band finlandese altrimenti detta Tuomas Holopainen & Co ci ha messo un bel po' a crescermi dentro. Ai primi ascolti ho apprezzato la nuova cantante, Floor, la migliore che la band abbia avuto IMHO (ma io la "storica" Tarja la sopporto e basta, non la amo), per quanto io apprezzassi anche la vituperata Annette (senza la quale forse non avrei nemmeno iniziato ad ascoltarli e, quindi, a riscoprire i pezzi vecchi), ma al di là di qualche eccezioni, le canzoni mi sembravano abbastanza prevedibili, quando non ricordano alcune di quelle già incise in passato. Tuttavia, ascolto dopo ascolto il disco cresce. Endless forms most beautiful ha un magnifico titolo e alcune pezzi veramente belli; certo, non propone nulla di rivoluzionario... ma la band sa fare il suo mestiere e anche dal vivo la nuova line up ha dimostrato affiatamento e grande energia. Insomma, a diversi mesi dall'uscita, mi dichiaro soddisfatta.
Inevitabile linkare qualcosa: la bellissima Élan dal testo sciamanico, la title track, My Walden, Edema Ruh, Alpenglow, e la dolce Our decades in the sun.

The Bastard Executioner e Constantine. Ovvero quanto fa male quando chiudono le serie tv che guardi. La prima, The Bastard Executioner, è (era) la storia di un falso boia nel Galles medievale, mescola suggestioni mistiche alla fondamentale tesi il Medioevo è un'epoca barbara & kattiva. Quindi torture, assassinii, brutalità gratuite, sesso (e una misteriosa allusione a qualche strano gioco erotico tra il potente di turno, una gnocca, una nana e una gabbia di topi?!...) Ormai, seguire la serie era diventato un divertissement del titpo "vediamo quale sarà l'Atrocità della Settimana che chiude l'episodio", un po' come le "zombie kill of the week" di Zombieland. A parte questo, il povero protagonista e la castellana con cui si poteva prevedere uno sviluppo romantico mi stavano anche simpatici... ma niente, la serie non è stata rinnovata. Peccato, ma lo si poteva immaginare: credo che in tutta Italia la apprezzassimo in tre, non penso che avesse questi grandi ascolti nemmeno all'estero. Io la trovavo divertente, se presa con lo spirito giusto, ma ahimè, la gente non capisce.
Molto di più mi è spiaciuto per Costantine, serie con dei gran bei personaggi, primo fra tutti il protagonista: adorabile accento inglese, aspetto arruffato, ironia... insomma, il mio tipo. Accanto a lui un simpatico assistente che ogni volta che muore resuscita, una ragazza dalla bellezza latina che mi lasciava a bocca aperta ogni volta e ha poteri psichici, un angelo che non conosce i sensi umani (ricorda qualcosa? :-P) e con un lato inquietante, un ambiguo stregone voodoo... Non tutti gli episodi erano riuscitissimi, ma più di una volta la serie ha saputo brillare, mostrando ottima inventiva, un bello spirito, un sano gusto per i mostri e i cacciatori di mostri (urban fantasy, baby \m/). E... niente. Non rinnovata. Dopo un season finale che mi ha lasciato a friggere per la voglia di sapere che diavolo (ahah) sarebbe successo poi.
Strangolerei qualcuno per questo.

- Wolf Creek e Wolf Creek 2.
Il primo film della (ad oggi) saga in due episodi mi era piaciuto già alla prima visione, ai tempi della sua uscita (2005). Non è tra i miei horror preferiti, ma è uno slasher cattivo, con il killer probabilmente più odioso che abbia mai trovato in questo genere di film (Mick Taylor: crudele, sociopatico, tanto normale nella sua apparenza da zotico australiano quanto incapace di qualsiasi sprazzo di umanità una volta che la maschera gentile cade) interpretato da un bravissimo attore, John Jarrat (leggo da Bolla, come sempre fantastica nelle sue recensioni, che in patria è una specie di Claudio Bisio: be', ragazzi, qui è inquietante davvero, altro che ridere!) Paesaggi australiani splendidi, ampi spazi in cui si svolge una caccia alla vittima senza speranza, e tre ragazzi nel complesso simpatici - molto più degli stereotipati adolescenti che in genere non si vede l'ora di vedere messi a tacere dall'assassino di turno), con alcune sequenze davvero disturbanti (testa sullo stecco, e ho detto tutto). Minimale e creepy, un buon film, ma certo per stomaci forti, non tanto perché abbondi lo splatter, quanto per l'atmosfera.
Di recente ho visto poi anche il sequel, che, invece, mi ha abbastanza deluso. Il killer di turisti Mick Taylor diventa il vero protagonista (basta mettere le locandine dei due episodi a confronto per capirlo), parla tantissimo - con le vittime, da solo, con i pezzi dei cadaveri che smembra... - e tira fuori un'anima profondamente razzista, oltre che ancora più sadica (basti vedere come addobba il suo rifugio sotterraneo con i resti delle ragazze seviziate per mesi). Questa volta niente atmosfera, quanto un lungo inseguimento, un gioco a rimpiattino tra Mick e il turista inglese che lo sfiderà a lungo e parrà quasi vincere... Non mancano sequenze riuscite (il "prologhino" con i poliziotti uccisi per far vedere subito che figlio di puttana è il killer, il giochino di domande e risposte con cui Mick illude l'inglese di potersi conquistare la libertà...), ma più che altro si ridacchia di fronte a momenti un po' fracassoni e non di rado talmente eccessivi che proprio non li si può prendere sul serio. E a differenza di quello che ho sentito dire da chi lo ha visto prima di me, no, non mi è proprio venuto di tifare per il "mattatore" Mick Taylor: io lo avrei voluto fatto fuori, perché onestamente a metà film già non potevo più sopportarlo.
E di sicuro, nonostante tutti gli splendidi panorami mostrati, non mi è proprio venuta voglia di visitare l'Australia ^^'...

- Libri vari.
Ho saltato l'ultimo post sulle letture in corso e previste, complice il poco tempo per scrivere sul blog e il poco tempo (ahimè) per leggere al di fuori delle letture di lavoro (mediamente una quantità di cose che non vi consigliere comunque). Tra i titoli a cui non ho dedicato un post, vi consiglio senz'altro, però, Il re deve morire di Mary Renault (bellissima rilettura del mito di Teseo, con una rara capacità di dipingere gli scenari storici e la cultura dei personaggi); non male anche Il figlio di Lois Lowry, quarto e ultimo capitolo della quadrilogia distopica iniziata con The giver, proseguita con Gathering blue (questi i due libri migliori della saga, IMHO) e con Il messaggero (l'episodio più debole, sempre a mio modesto parere). Segnalo anche Eternal war. Gli eserciti dei santi, di Livio Gambarini, uscito qualche mese fa: bellissima l'idea di base (che non voglio spoilerarvi), vi porterà nella Firenze di Guido Cavalcanti e Dante Alighieri... e vi farà venire voglia di leggere presto un seguito.

martedì 29 dicembre 2015

Heart of the Sea

Ecco un film che rischia di passare quasi inosservato, almeno su internet, dove blog e social sono ovviamente monopolizzati da Star Wars. E sarebbe un peccato, perché Heart of the Sea di Ron Howard è una visione che merita e che vi consiglio.

La trama è ispirata alla vera e drammatica storia della baleniera Essex, affondata dall'attacco di un'enorme balena maschio nel Pacifico: i marinai sopravvissuti all'attacco andarono alla deriva su poche scialuppe per settimane e settimane, soffrendo la fame e la sete... fino a drastiche decisioni. Il sottotitolo italiano "Le origini di Moby Dick", si riferisce al fatto che Melville prese spunto da questa vicenda per scrivere il suo celebre romanzo; ed è proprio un giovane Melville che incontriamo, nella cornice della vicenda principale, mentre va a intervistare l'ultimo rimasto in vita dei marinai che presero parte alla disavventura dell'Essex: un ragazzino, all'epoca, e ormai un adulto tormentato dai fantasmi di ciò che avvenne. Un dettaglio ben reso, che spesso ci si dimentica di considerare quando si sente narrare di sopravvissuti a naufragi o altre esperienze traumatiche: che certi traumi, appunto, non svaniscono magicamente quando si sospira di sollievo e si torna a casa. Di recente ho avuto per le mani un bel libro che spero esca anche in italiano, prima o poi: 438 days: an extraordinary true story of survival at sea, storia di un marinaio sopravvissuto per oltre un anno vagando in mare aperto. Balene a parte, la vicenda di Heart of the Sea mi ha ricordato più volte questo libro, in cui, una volta salvato e tornato alla civiltà, il protagonista si ristabilisce, ma continua a soffrire di fobie e incubi legati al lungo isolamento, alle privazioni e alle situazioni estreme vissute. Insomma, le ferite guariscono, ma le cicatrici restano...

Tornando al film, funziona alla grande: visivamente è maestoso e spietato (guardate l'immagine in basso: rende solo in parte le splendide inquadrature che mettono a confronto la Essex e la balena), tanto nel rappresentare gli spazi immensi, la furia indomabile delle tempeste, la potenza della balena che affonda il vascello e per un certo tempo perseguita i sopravvissuti, quando nel mostrare le fasi della caccia a questi cetacei, la raccolta dell'olio (già... vi eravate mai chiesti come si estraeva l'olio dagli esemplari uccisi?), il progressivo deperimento dei personaggi - gli occhi vuoti, gli zigomi affilati, le labbra screpolate dalla sete. E se è vero che i personaggi umani sono cacciatori di balene di metà Ottocento, la morale del film resta giustamente e profondamente ecologista. La balena, qui, non è ossessione, simbolo di quell'"oltre" verso cui tendere, sempre e comunque, superamento di limiti e limitazioni; la balena biancastra e coperta di cicatrici contro cui i protagonisti si scontrano - il primo ufficiale Owen Chase (un bravissimo Chris Hemsworth), uomo di origini nobili e fatto da sé, e il capitano George Pollard (Benjamin Walker), nobile e abituato a comandare per diritto di sangue, tra tutti - è l'incarnazione della natura indomabile, quella forza che già si era intravista nella tempesta iniziale, scioccamente sfidata, e che esige rispetto e tributo. Di fronte a una creatura di tale bellezza, l'uomo dovrebbe solo riconoscerne la sacralità: emblematiche di tutta una mentalità che invece non conosce umiltà sono le parole di Pollard sulla "superiorità dell'uomo" creato da Dio per dominare sul mondo - e con quali bei risultati è sotto gli occhi di tutti, no?). E il momento cruciale del film, quello che separa - anche fisicamente - i due personaggi principali, Chase e Pollard, sarà proprio quello in cui occorre scegliere tra rispettare la vita e dare la morte.

Detto questo, però, la morale ecologista del film emerge sempre e comunque con grazia, non insistita né rozza né urlata. Ho apprezzato anche la caratterizzazione dei personaggi e la loro parabola: quella di Chase e Pollard ovviamente, ma non solo; così come ho apprezzato il fatto che il nobile capitano così odioso all'inizio non sia un semplice "cattivo" né uno "stupido", ma, pur coerentemente con il suo background, diventi qualcosa di più della macchietta che avrebbe rischiato di essere. E ho apprezzato l'essenzialità e la capacità di sintetizzare in poche scene e battute tutto quello che serve vedere e sapere: la narrazione è veloce e al contempo epica.
Heart of the Sea ha risvegliato in me tutta la meraviglia, la sensazione di piccolezza, lo stupore di quando, anni fa, nelle acque d'Islanda ho visto relativamente da vicino alcune balene - dorsi scuri che emergevano lasciando solo immaginare la grandezza e la bellezza di tutto quello che restava celato dalle onde. Sì, è un film sulla natura, e sugli uomini, e sugli uomini nella natura. Guardatelo, e lasciate che vi parli.

On air:
Iron Maiden, The Rime of the Ancient Mariner, ovviamente...



lunedì 28 dicembre 2015

Star Wars VII - Il risveglio della Forza

Sì, ci saranno spoiler. Get over it.
Proseguite a vostro rischio e pericolo.

Per me è stata una prima volta: non avevo mai visto uno film di Star Wars al cinema. Ed ero anche stata alquanto delusa dalla trilogia nuova, tanto più che sono sempre stata affezionata a quella originale - all'unica vera trilogia, diciamolo. Non sono una fanatica, ma ho sempre avuto un debole per Han Solo, uno dei primi personaggi di cui mi sia mai innamorata... quando ancora non sapevo nemmeno che esistesse la parola fangirl :-P Comunque, giuro che mi sono avvicinata alla visione del nuovo episodio con sobrietà e controllo. Non stavo facendo il conto alla rovescia, non ho bivaccato di fronte al cinema per conquistare i posti migliori.
Poi.
Poi capita che le luci si abbassano, lo schermo si riempia di scritte che scorrono tra le stelle, parte la musica. Quella musica.
E puf.
Via razionalità, via controllo. Su quella poltrona da cinema c'era la stessa bambina che guardava L'impero colpisce ancora a occhi sgranati.

Ora, lo so che in questo periodo non si parla d'altro. E ovviamente un argomento come questo ha scatenato tutto il peggio dei social network e affini. Chi lo ha amato insulta chi lo denigra. Chi lo ha detestato considera tutti gli altri dei decerebrati. Chi vuole superarsi demolisce l'intero universo guerrestellaresco, film nuovi o vecchi insieme. Inevitabile, ahimè, ora che sembra impossibile esprimere un'opinione senza che si scatenino discussioni infinite: perché certo, bisogna dimostrare di essere più intelligenti, più furbi, più arguti... e per farlo è sempre meglio criticare, piuttosto che dire "bello!"
Ecco, a me non frega niente di convincere nessuno. Il film mi è piaciuto perché ha ricreato abbastanza bene la magia dei primi capitoli - che senz'altro resteranno i migliori di tutta la saga, ma ciò non mi impedisce di apprezzare anche questo episodio: per lo spirito - le molteplici citazioni dal primo, come il Millennium Falcon che si guasta, tanto per fare un esempio - e per i personaggi. Vecchi e nuovi.
Certo, la prima critica che si fa al film è: "ma la trama è la stessa di Una nuova speranza!" Come se non fosse voluto, ma fosse semplicemente frutto di mancanza di fantasia. Ok, si poteva variare qualcosa, si poteva evitare l'ennesima "Morte-Nera-O-Qualcosa-Del-Genere" da far esplodere?... Senza dubbio, ma quando anche i personaggi stessi ci scherzano su... rideteci sopra anche voi. Poi, è chiaro, ognuno ha diritto alla sua soglia di fastidio, ma Star Wars VII non è riuscito a raggiungere la mia. Vederlo è stato fare un giro al luna park, puro e semplice: e io mi sono divertita.

Per quanto riguarda i personaggi, mi hanno convinto in pieno. Rivedere i vecchi eroi , sia i principali sia quelli che si intravedono nel background, come alcuni degli alieni ribelli, è stato emozionante, nonostante lo scontro tra realtà - il tempo che passa è a volte impietoso - e immaginazione (Harrison, Carrie e Mark invecchiano come esseri umani, Han, Leia e Solo al massimo dovrebbero avere qualche affascinante rughetta... ma gli eroi non invecchiano, no?) E non mi riprenderò mai dalla morte di Han Solo: so che Harrison Ford l'avrebbe voluta addirittura in Il ritorno dello Jedi, ed era evidente che il suo ruolo, nel nuovo film, era quello di Obi Wan in Una nuova speranza: una morte più che annunciata. Ma dopo averlo visto per un paio d'ore fantastico come sempre... niente, il groppo in gola non passa. E non sarà facile sostituirlo nei prossimi.
I nuovi personaggi? Funzionano, a mio modesto parere. Finn, il fifone che trova il coraggio di combattere, nonostante un pizzico di insta-love di troppo, forse; Rey, la ragazza che scopre di avere la Forza (lo so, lo so, "come fa a usarla così bene se non l'ha mai fatto prima?" Be', combattere già lo sapeva fare, anche se con il bastone e non con la spada laser... e per quanto riguarda i trucchi mentali, ok, conveniente dote naturale, e pazienza). Poe Dameron, il simpatico pilota con poco spazio, per ora, ma che potrebbe fare l'Han Solo della situazione nel prossimo, chissà. E poi c'è lui, "il nuovo cattivo": no, non mi riferisco al Gollum sovradimensionato virtualmente che fa la parte dell'imperatore di turno, ma naturalmente al figlio di Han e Leia finito a fare il cosplay di Darth Vader nella speranza di essere all'altezza di cotanto nonno. Ecco, a parte la frustrazione per il fatto che non si riesca ad avere un rapporto genitori-figli normali, in questo mondo, io ho apprezzato la caratterizzazione di Kylo Ren. Non è ancora l'Antagonista, ma è un Antagonista In Progress: tanto potente e terrorizzante con la maschera - quando nessuno oltre a lui sa usare la Forza - quanto è insicuro e ancora troppo debole se quella maschera la depone. Ho letto gente lamentarsi perché "è solo un ragazzo, non è carismatico come Darth Vader". Be', certo. Mi sembra talmente palese che l'intenzione fosse proprio quella da stupirmi che ci sia chi non l'ha colta... Resta la curiosità di vedere quale sarà la sua evoluzione: immagino vaderiana - raggiungerà il culmine del potere e della malvagità per poi redimersi all'ultimo? In ogni caso, attendo di vedere come se la caverà l'attore, Adam Driver*.

Insomma, per me il pollice è alto. Il risveglio della Forza mi ha divertito, mi ha coccolato con un po' di fan service, mi ha avvinta anche quando si capiva benissimo cosa sarebbe successo di lì a poco. La prima, leggendaria trilogia resterà la fondazione del mito, la prima fiaba ad avermi fatto fare gli occhioni a stellina davanti al televisore, ai tempi preistorici delle videocassette, il primo film in cui ho iniziato ad apprezzare gli eroi ironici e scanzonati. La seconda trilogia per me sostanzialmente non esiste (l'ho vista una volta e più o meno dimenticata). Questa nuova... be', io sarò al cinema anche al prossimo episodio.

* Ok, da Han e Leia ci si poteva aspettare un figlio più figo, da un mero punto di vista estetico. Che vogliamo farci...

martedì 22 dicembre 2015

Verso la luce


Ieri notte è stato il Solstizio d'Inverno, Yule, la prima delle celebrazioni di questi giorni festivi. Una stagione troppo poco fredda, quest'anno, e con troppa poca - quasi nulla - pioggia: qualcosa che fregherà a troppo pochi, ma che è un grido d'allarme talmente evidente che davvero non c'è da discuterne.

Per me è un altro piccolo capodanno, Yule, dopo Samhain e prima di quello "ufficiale" che darà il via ai buoni propositi di tutti per il 2016. Una notte trascorsa in modo inaspettato - niente riti, solo vita, e serenità, e sentimenti; e forse è il modo migliore di festeggiare la luce che torna. Per i pagani Yule è una festa legata alla tradizione dell'Holly King e dell'Oak King (Re dell'Agrifoglio e Re della Quercia), uno aspetto oscuro e invernale, l'altro luminoso e caldo, dell'anno. Per tanta gente è solo una parola strana - o magari solo l'equivalente inglese del "Ballo del Ceppo" di potteriana memoria - e quello che conta sarà solo il Natale in arrivo. Un giorno che passa inosservato. A ognuno il suo.

Per me, questo è comunque un momento in cui fermarsi, prendere un profondo respiro. Ricaricare le batterie più che si può - anche se io dovrò attendere ancora un po' per poterlo fare. Ritrovare le cose importanti - le persone, i momenti, le piccole cose. Cercare il calore nel gelo dell'inverno, il riposo nelle lunghe notti che, da ora in poi, saranno un pochino più corte ogni volta.
Per quanto mi riguarda, un momento, spero, per raccogliere le idee e le energie, e affrontare un nuovo anno. Certo, sono scansioni temporali simboliche, i problemi del 31 dicembre non svaniscono il primo gennaio. Ma la forza dei simbolismi è tutt'altro che da sottovalutare. E io ho bisogno di energie per lottare, per scrivere, per riappropriarmi del tempo. Tanta vita da vivere, giornate troppo corte per fare tutto... Ma ho un nido dove riposare e scaldarmi, adesso.

Perciò, auguri a tutti di giorni sereni, verso la luce.

On air:
Within Temptation, Ice queen

Per saperne di più: due parole su Babbo Natale (e molto altro)



Immagini da Pinterest (in alto e in basso)




lunedì 14 dicembre 2015

Perché dietro l'angolo io vedo i mostri (puntata 2)

Una settimana fa ho cominciato un piccolo viaggio lungo il viale dei ricordi, per ripercorrere quei grandi amori artistici - libri, fumetti, musica... - che hanno avuto su di me un impatto tale da modificare per sempre il mio immaginario. Quelle opere, insomma, senza le quali non sarei quella che sono, come persona e come scrittrice. Non quindi qualsiasi libro o film mi sia "piaciuto", ma quelli che mi hanno, in un modo o nell'altro, influenzato.
Sarà un viaggio più o meno cronologico, questo: "più o meno" perché non è sempre facile districare i ricordi, e perché determinate passioni si sono sviluppate a volte in contemporanea. La settimana scorsa parlavo di Peter Pan di James Matthew Barrie e di Dylan Dog, oggi si prosegue in chiave horror...

... Perché è questo che capita ad avere un fratello maggiore: non conta che tu sia una tenera fanciulla, una bimba innocente che secondo il Moige e dintorni dovrebbe solo giocare con le Barbie e allenarsi a tenere in braccio i futuri figli, in casa circola una quantità di libri e film spaventosi. E così, mentre le mie compagne alle elementari e alle medie guardavano i cartoni animati, io alternavo a Mila & Shiro e Magica Emi sane dosi di zombie romeriani e romanzi di Stephen King. Se vado a frugare tra i miei quadernetti, quelli in cui ho iniziato a segnarmi i libri letti prima che esistessero internet o Anobii, scopro che, in questo senso, l'anno cruciale fu per me il 1995. Sì, giusto vent'anni fa, quando ne avevo solo tredici.

In quell'anno accaddero due cose che hanno lasciato un marchio indelebile (sulla mia fantasia, o sulla mia psiche, come preferite... probabilmente su tutte e due ^^'). Lessi It di Stephen King, poi Dracula di Bram Stoker.
Bum.

A sfogliare l'elenco dei miei libri letti nei mesi e anni successivi, la frequenza con cui ricorrono altri King da un lato, e i saggi sul folklore dei vampiri dall'altro, è inquietante. Sempre nel 1995 lessi anche L'ombra dello scorpione, il che rende senz'altro felici tutte le persone che conosco e a cui, prima o poi, propagando in modo inverecondo quei due libri del buon Re Stefano (tra tutti quelli che ho letto i migliori, IMHO. E ovviamente anche quelli più lunghi, per la gioia di tutti).
Certo, non ho letto tutto King, e quello che ho letto non mi è piaciuto tutto. Ma devo a lui, senz'altro, i miei primi tentativi di rendere i pensieri dei personaggi sfruttando anche le possibilità grafiche (i corsivi, gli "a capo", la punteggiatura, o la sua assenza... insomma, se i ricordi di Haniel, in Angelize, sono scritti in un certo modo, la radice sta in quegli esperimenti iniziati dopo essere rimasta fulminata da King. Oltre a questo, e un po' come Dylan Dog, il buon Stefano ha nutrito il mio gusto per l'horror e il rapporto tra elementi fantastici-paranormali e la realtà contemporanea, ovvero il cuore anche dell'urban fantasy... prima ancora che sapessi cos'era.

Vintage: la mia edizione
di Dracula, annotato e illustrato
Ho citato poi Dracula, che lessi nella mia adorata edizione annotata da Leonard Wolf. Eccolo lì, l'inizio del mio grande amore per i vampiri - quelli seri. Quelli delle tradizioni folkloriche, quelli che infestavano l'Europa orientale nel Seicento o Settecento... Ho divorato libri su libri su questi argomenti, ho guardato film, ho letto romanzi... ed ecco il punto dolente: non sono praticamente mai riuscita a trovare un vampiro letterario "come piaceva a me", dopo il suddetto Dracula. Né prima né dopo Twilight. Da questa insoddisfazione derivano le prime stesure di una storia su cui lavoro ancora adesso, che ha generato racconti e romanzi e una mitologia personale che mi coccolo, nell'attesa di farvela scoprire.
Perché sì, lo ammetto e non mi vergogno: scrivo (anche) di vampiri. Da anni. Se iniziassi a spiegare perché sono così affascinata da questa figura (e no, non c'entrano pettorali e sguardi sexy, quelli lasciamoli al paranormal romance) potrei sproloquiare per ore... ma mi fermo subito e rimando al futuro.
E anche alla prossima tappa di questo viaggio...

Puntata 1

Puntata 3

giovedì 10 dicembre 2015

Le streghe in guerra: Salem (stagioni 1 e 2)

Meditavo di scrivere questo post da tempo, ma mi ci è voluto un po', tra problemi di tempo e impegni da conciliare, per concludere la visione delle prime due stagioni di Salem, telefilm ispirato al famoso processo alle streghe svoltosi nell'omonima cittadina americana nel XVII secolo. Questa serie mi interessava moltissimo per più di un motivo: prima di tutto per il tema, naturalmente (state parlando con una che si è cocciutamente sorbita la lettura di tutto il Malleus Maleficarum, infinito delirio quattrocentesco scritto da una coppia di inquisitori compiaciuti, misogini e fanatici, che riesce a essere sgradevole per i toni e noiosissimo per lo stile... ma è un'opera fondamentale per la storia della caccia alle streghe, non potevo non leggerla), ma anche perché nei prossimi romanzi che spero di pubblicare compaio alcuni personaggi vissuti nel 1659 proprio in America, e volevo immergermi un po' nell'atmosfera dell'epoca (il processo alle streghe di Salem si svolse una trentina d'anni dopo, nel 1692-93).

Conclusa la visione (in attesa della terza stagione, che andrà in onda in primavera), l'impressione che mi è rimasta è stata quella di una splatterosa, divertente sarabanda kitsch. Salem potrete amarlo o odiarlo, ma se lo vedrete con il giusto spirito potrete anche voi godervi, puntata dopo puntata, le macchinazioni, i tradimenti e i contro-tradimenti di streghe e puritani, tra incantesimi a base di sangue, omicidi, menzogne e torture psicologiche e fisiche, in mezzo alle quali si dibattono personaggi a loro modo interessanti - anche se, badate, più di una volta potrebbe venirvi da ridere alle loro spalle.
Ma andiamo con ordine.

L'idea alla base di Salem è davvero carina, uno spunto che mi ha catturato subito: sono le stesse, vere streghe che manipolano i puritani, spingendoli a condannare a morte per stregoneria delle donne innocenti. In questo modo, gli odiati puritani si uccideranno a vicenda, e le vere streghe otterranno sacrifici da sfruttare per il loro grandioso piano... Inizia così un gioco di specchi in cui né i protagonisti né gli spettatori sanno chi possa rivelarsi una strega, e quale mossa faranno poi i personaggi.
Lucy Lawless, da Xena a strega millenaria
A prendere parte a questa partita a scacchi è il reverendo Cotton Mather, alcolizzato inquisitore che vive all'ombra del più famoso padre Increase Mather e che ha il compito di stanare le streghe... quando non indulge tra le braccia di Gloriana, prostituta dai capelli di fuoco di cui finisce per innamorarsi. C'è poi John Alden, convinto che non esistano le streghe, con un passato oscuro e un amore infelice per la bella Mary, finita in sposa al più ricco del paese. Quello che John non sa è che Mary è a capo della cospirazione delle streghe e per acquisire i suoi poteri ha sacrificato al maligno il bimbo che aspettava prima ancora che nascesse... il figlio suo e dello stesso John, che non ne sapeva nulla.
Accanto a loro vi sono poi altre figure: Increase Mather, tanto stronzo quanto intelligente e determinato a uccidere tutte le streghe - chissenefrega delle vittime collaterali; l'innocente Ann Hale, che scoprirà di essere più coinvolta nella faccenda di quanto pensava; la serva Tituba, che insieme aiuta e manipola la sua padrona Mary; il marito di quest'ultima, costretto su una sedia a rotelle e muto per via di un incantesimo crudele; Mercy, prima posseduta dalle streghe e poi in cerca di vendetta e ubriaca di potere... e, nella seconda stagione, c'è spazio per la splendida Lucy Lawless (Xena, sì), nei panni di una strega ancora più potente e sanguinaria, che vorrei davvero rivedere nella terza stagione.

C'è tanta carne al fuoco, e ci sono tanti momenti interessanti in questo gioco di odi, amori, passioni, segreti. Certo, qualche volta gli sceneggiatori si fanno prendere la mano e presto si ha l'impressione che Cotton, John e Mary rappresentino in fondo "il secchione, il capo della squadra di football e la cheerleader", secondo la geniale definizione di Luca Tarenzi. Quello che mi piace è la rappresentazione cruda di queste dinamiche, il fatto che nessuno sia del tutto innocente - e anche chi lo è, come la giovane Ann, con il tempo cederà a compromessi sempre più gravi, che renderanno vane anche le motivazioni più nobili.
Resta poi preponderante il tema della condizione femminile, in un mondo in cui le donne dovrebbero essere solo mute pedine da "vendere" come padri e mariti decidono. Mary e le donne accanto a lei vogliono la libertà, un mondo migliore in cui il potere non sia più a disposizione degli uomini che le maltrattano, le violentano, le rendono schiave. Che poi quello stesso potere corrompa anche loro è un fatto, ma è difficile non comprenderne gli errori e le motivazioni. A parte forse Increase, che in un paio di puntate individua più vere streghe della coppia Cotton-John in due stagioni, sono le donne il motore dell'azione e le regine del gioco, le vere protagoniste.

Certo, il telefilm, pur visivamente ben fatto (ammirate gli splendidi costumi, il gioco dei colori - non sono mai scelti a caso...), indulge in una fiera dell'horror cheap che fa sorridere, e che apprezzerete se avete il gusto per questo tipo di prodotti. Tra malattie che piagano i corpi con pustole orrende, animali sgozzati, uccisioni impressionanti (tra tutte, quella più semplice e realistica, l'impiccagione di un'innocente, in una delle prime puntate, svolta come davvero si faceva all'epoca: con la vittima tirata lentamente su da terra e lasciata ad agonizzare), non mancano momenti kitsch o gratuiti (e onestamente, per quanto brava l'attrice Janet Montgomery, degli occhioni lacrimosi di Mary che tenta con tutte le sue forze di trattenersi dal piangere non se ne può più...) Quando poi cominciano le scene in stile Esorcista... ok, davvero ci si ride su. Ma se lo prendete con lo spirito giusto allora sì, Salem è assolutamente consigliato.








lunedì 7 dicembre 2015

Perché dietro l'angolo io vedo i mostri (puntata 1)

L'altro giorno, parlando di libri con un collega scribacchino, il discorso è caduto sulle opere che più ci hanno influenzato. Non si tratta semplicemente di libri (o film, o fumetti) che abbiamo amato (altrimenti per me sarebbe d'obbligo citare, per esempio, quei capolavori di World War Z di Max Brooks o della serie Magic Ex Libris di Jim Hines); mi riferisco a quelle opere narrative (nel senso più ampio del termine: potrebbero starci anche videogiochi, per esempio, o leggende popolari, dipinti...) che hanno plasmato il mio immaginario.

Mi fa tenerezza, ripensarci, ed è anche un po' spiazzante. Significa ripercorrere i propri inizi: non quelli di "autrice pubblicata", ma di persona che immagina storie, che fantastica a letto prima di addormentarsi, che guarda con occhi sgranati un film o stringe un libro tra le mani con più forza di quella di cui si rende conto, per la tensione di vedere "come va a finire". E significa anche cercare di capire perché, di fronte a un ragazzo in giaccone di pelle che si aggira furtivo per le strade della città, qualcuno potrebbe immaginare la storia di un rocambolesco furto, qualcun altro di un delitto di cui scoprire il colpevole, qualcun altro ancora la vicenda di un innamorato che va a casa della sua bella... e io, be', che il ragazzo in questione nasconda sotto il giaccone una spada e si aspetti di venire attaccato da un vampiro, o da un angelo, o da chissà cos'altro ancora.

Leggo fantasy praticamente da quando ho iniziato a leggere, quindi almeno dalle elementari. Ricordo che i primissimi romanzi di questo genere che ho letto sono stati Il giglio nero di Marion Zimmer Bradley, André Norton e Julian May e La storia infinita di Michael Ende (quale dei due prima proprio non lo rammento). Leggevo tuttavia libri di qualsiasi genere, da quelli per ragazzi ai romance che pescavo in casa perché li comprava mia madre, ma il primo romanzo ad avere su di me un impatto, come dire... "epocale" è stato Peter Pan di James Matthew Barrie.
Anni dopo, i Blind Guardian avrebbero cantato (per me: è chiaro che stavano parlando a me) I'm lost, but still I know there is another world... Ecco, Peter Pan mi ha travolto in un momento in cui stavo crescendo senza volerlo: la mia migliore amica si era trasferita lontano e ho dovuto aspettare fino al liceo per incontrare una ragazza che sarebbe diventata per me altrettanto importante (e lo è ancora: ti voglio bene, Rachele <3). Non ero mai sulla giusta lunghezza d'onda, rispetto alle compagne di classe (che ne capivo io di moda? Che cosa me ne fregava dei Take That, quando in casa mia circolavano già Alice Cooper e Ozzy Osbourne, grazie a mio fratello maggiore?). Il mondo dei "grandi" era solo un pasticcio: problemi economici, problemi di lavoro, problemi di relazione... Insomma, molto meglio l'Isola che non c'è, giusto? Ma quando dico che quel libro ha avuto su di me un impatto enorme, non sto pensando semplicemente alla classica "fuga dalla realtà" (o all'"evasione del prigioniero", come direbbe il buon J.R.R.) Leggendo (e rileggendo, e ri-rileggendo...) Peter Pan ho anche iniziato ad apprezzare il realismo (lo so, sembra una contraddizione, ma seguitemi) con cui il buon Barrie rappresentava la guerra tra Bimbi Sperduti, Pirati e Indiani. Peter e i suoi compagni non sono bambinetti che "fanno finta" di lottare contro i loro nemici: combattono davvero, ammazzano davvero e a volte finiscono davvero uccisi. Peter Pan insomma non è una fiaba zuccherosa, né la spensierata sarabanda disneyana del cartone animato: è una storia in cui Wendy o gli altri Bimbi Sperduti a volte escono dal loro rifugio e si trovano davanti un cadavere dimenticato, perché magari Peter Pan ha fatto secco un pirata o un indiano e si è scordato di sbarazzarsi del corpo.
Peter Pan è stato anche all'origine della prima delle mie grandi passioni: storie di fate e folklore. Da lì ho iniziato a leggere libri di fiabe - quelle originali, appunto, non quelle edulcorate in stile XX secolo - e di leggende popolari, di mitologia, divinità, fate e creature che oltrepassano la soglia per il nostro mondo: fate e creature che possono essere benevoli o oscure, potenti e crudeli, affascinanti e letali. L'interesse per questi argomenti non mi ha mai abbandonato, evolvendosi e crescendo con me, e spesso fa capolino nelle storie che ho scritto o che progetto di scrivere.

Più o meno nello stesso periodo, negli anni tra elementari e medie, ho anche iniziato a leggere un fumetto introdotto in casa da mio fratello maggiore: Dylan Dog. Confesso di averne abbandonato la lettura da una manciata di anni, ormai, ma per una ventina l'Indagatore dell'Incubo mi ha accompagnato, mese dopo mese. Un po' ha contribuito ad alimentare la mia passione per l'horror, un po' è stato un'inesauribile fonte di meraviglia, di emozioni, di elementi fantastici calati nella quotidianità di città reali... insomma, quello che mi piace scrivere. Una miniera, insomma, che ha nutrito la mia fantasia e mi ha anche fatto apprezzare la mescolanza di fantasy, horror e ironia... proprio quell'ironia vista spesso con sospetto (dagli editori più ancora che dai lettori) e che invece, per me, è indispensabile per raccontare storie di genere ambientate nella nostra contemporaneità e per dosare le emozioni da evocare (no, un libro di puro dramma non so se riuscirei a scriverlo, almeno non un urban fantasy).

A questo punto, però, mi sono resa conto che il post è già lunghetto, e considerato che dovrei citarvi almeno altre quattro cosette forse è meglio che mi interrompa qui, e rimandi il tutto alla seconda puntata... presto! Nel frattempo, se doveste dirmi voi quali opere hanno avuto un'influenza fondamentale sul vostro immaginario, quali citereste?
Alla prossima!

Puntata 2

Puntata 3

Da Pinterest

lunedì 30 novembre 2015

Di violenza e d'amore

La settimana scorsa, il 25 novembre, c'è stata la Giornata contro la violenza sulle donne. Parole, immagini, gesti, simbolici o concreti, che hanno riempito internet così come i giornali e le televisioni. Ho meditato se scrivere qualcosa anch'io, ho esitato, e alla fine lo faccio ora: adesso che l'eco delle frasi di circostanza si è spento, che i fiori donati per l'occasione sono appassiti, che tutti hanno voltato pagina e via, al massimo si ripescherà un po' di retorica per il prossimo 8 marzo.

No, non voglio dire che quella "Giornata" sia stata inutile, o non andasse fatta. Anzi. Piuttosto è triste che ce ne sia ancora bisogno oggi, nel 2015, ma questo non è un buon motivo per rassegnarsi, alzare le spalle e dire "tanto non serve a nulla".
La verità, però, è che esito anche adesso, mentre cerco le parole giuste.
E allora proverò a farlo con un racconto.

...

So di essere fortunata. Non faccio parte di quella schiera di donne costrette a portare occhiali da sole o maglioni a collo alto per nascondere i lividi. E non ho mai conosciuto l'orrore di uno stupro, o di un'aggressione da parte di uno sconosciuto in un vicolo.
Ma ho incontrato la violenza.
Basta una volta. Bastano uno, due pugni dati in sequenza per un eccesso di rabbia. Ed è come gettare un cerino in una tanica di benzina.
Qualcosa esplode dentro di te, e dopo lascia cenere.

Prima viene lo stordimento. Non può essere accaduto davvero, no? Sei stupita. I violenti sono altri, non "lui". Che magari si scusa e ti dice quanto sta male per quello che ha fatto. Certo, è stato solo un episodio. Non accadrà mai più. Ti fa male il volto, lì vicino allo zigomo, per qualche giorno, ma non sono stati pugni così forti, vero? Niente enormi lividi né sangue. Si può dimenticare.
E in fondo - eccolo il pensiero che ti sussurra alle orecchie - è stata colpa tua, no?
Tu lo hai fatto arrabbiare come al solito.
Tu sei stata stupida come al solito.
Tu non vali abbastanza, non sei abbastanza.
E se un'altra voce ti dice che tutta la colla, lo scotch, le bende, i legacci del mondo non basteranno a tenere insieme quel qualcosa che in te si è spezzato, tu la ignori. Perché hai paura dell'ignoto, di quello che dirà la gente, di stravolgere la tua intera vita. Magari ci sono di mezzo i figli. Magari hai cento altri motivi per esitare. Magari lo ami, ancora, o ne sei convinta, o ricordi quando lo amavi.

Così volti pagina. Un poco per volta dimentichi - in superficie. Ci sono altri momenti belli, altre cose da fare, altri impegni. Il tempo passa. La tua mente scolora i dettagli - oh, non immaginate quanto sia brava, la mente, a cancellare quello che fa male.
Poi si litiga, e tu ti rendi conto di avere paura.

No, no, non accade più nulla, per carità. Quegli uno, due pugni rapidi restano un episodio che non si ripete.
Ma lui urla.
Lui si rende conto che hai paura.
Lui ti dà la colpa
(lo hai fatto arrabbiare come al solito
sei stata stupida come al solito
non vali abbastanza, non sei
abbastanza)
Alza la voce. Gli s'infiamma lo sguardo.
Solleva una mano.

Tutto qui. Non ti colpisce. Ma c'è quello scatto - il braccio che si solleva, un passo avanti veloce. E tu indietreggi e ti si chiude la gola e ti proteggi la testa con le braccia. Sì, è solo un attimo, si sta discutendo, si litiga, magari riesci anche a rispondere, a difendere le tue ragioni.
Ma quell'attimo - quel proteggersi la testa con le braccia - ha fatto divampare di nuovo il fuoco.

Solo una volta. Una reazione istintiva. Lui non ti ha sfiorato. Tu sei la solita stupida. Ma ti senti umiliata dalla tua paura. E peggio ancora ti rendi conto, quando quell'unica volta è diventata due, e tre, e quattro... ti rendi conto che lui lo sa.
Sa che hai paura, e non ha nemmeno bisogno di essere "violento".
Gli basta alzare il braccio di scatto. Fare un passo avanti e sovrastarti con la sua altezza, con il suo corpo, con quello sguardo che diventa di pietra. Gli basta urlarti addosso un po'. E tu cedi. E tu ti proteggi la testa con le braccia e ingoi le lacrime.
E tu ti spegni, ogni giorno un po' di più, e ogni giorno un po' di più diventa difficile reagire, pensare di buttare tutto all'aria e rifarti una vita, perfino illuderti che "lui cambierà".

Ecco com'è, la violenza. Non sempre appariscente, non sempre ripetuta, non sempre eclatante. La violenza è un episodio. La violenza è la belva che fiuta la tua paura - e sa come sfruttarla per controllarti, per piegarti, per sovrastarti. La violenza è magari un uomo che, diamine!, a parole vi dirà certo, la violenza sulle donne è sbagliata! Non si picchiano le donne!
E se è capitato è solo un caso, sei tu che lo hai fatto uscire fuori dai gangheri. Lui, poverino, ti ha chiesto così tanto scusa...

Ecco, forse era questo che volevo dire. Un episodio non è mai "un episodio". E non serve nemmeno, in realtà: la violenza sono le urla. Sono gli insulti. Sono i ricatti morali che sfruttano i tuoi sensi di colpa, le tue insicurezze.
Ma c'è anche un'altra cosa che posso dirvi: di tutta quella paura ci si può liberare.

Smettetela di dirvi che siete deboli perché non riuscite a mandare affanculo la persona che vi fa stare male. E smettetela di dirvi, quando finalmente ci riuscirete, che avreste dovuto farlo prima. Smettetela di sentirvi in colpa per avergli permesso di trattarvi così (sì, succede anche questo, e sapere che è assurdo non lo rende meno reale). Se siete deboli, se siete troppo gentili, se siete dolci, questo non autorizza nessun fottuto stronzo ad approfittarne. Se non siete capaci di urlare più forte - magari, che idea!, pensate che il dialogo sia meglio delle urla - non è colpa vostra.

Sì, occorrerà coraggio. Occorrerà saltare nel buio, magari, e ci saranno le notti in lacrime e mille nuove paure, la nostalgia e quelle voci che vi ripetono quanto siete sempre e solo "sbagliate" - non siete abbastanza, mai abbastanza.
Occorrerà che mandiate affanculo anche tutte quelle voci.
Chi vi vuole bene non vi fa paura. Non si approfitta del vostro affetto. E gli amici, i genitori, i parenti che davvero vi vogliono bene vi sosterranno. Vi stupirete di come vi aiuteranno.
Avrete la tentazione di indossare una corazza e brandire una spada per proteggere voi e il vostro cuore. Crederete che non esisterà più l'amore, per voi, e vi butterete sui figli, se ne avete, sul lavoro, su ciò che vi piace. Non vi dirò di non farlo: è inevitabile, e per un po' perfino giusto che sia così.
Ma vi dico: abbiate fede.
Perché ci penserà la vita - un pochino a ogni giorno che passa, a ogni mese, a ogni anno - a dimostrarvi che non è tutto finito. Vivrete passioni e libertà, sesso e viaggi e mille scoperte. userete spada e corazza per conquistare il vostro posto nel mondo.
E quando meno ve lo aspettate magari incontrerete di nuovo l'amore - quello giusto, finalmente.
Quello che non urlerà.
Quello che non dirà mai sei stupida.
Quello a cui regalerete il vostro cuore prima ancora di accorgervi che vi siete sfilate la corazza.
Quello che, quando vi abbraccerà, vi farà sentire che sta tenendo stretto a sé un tesoro.


lunedì 23 novembre 2015

Unspeakable

Da Pinterest
Giorni strani.
Divisi tra "cambia tutto" e "non cambia nulla".  Tra la vita vera - divisa tra lavoro e persone care, tra letture e gelati in compagnia, tra il lieve montare della frenesia natalizia e le temperature che calano - e quella in altri mondi. Mondi di storie, a fatica (troppa sfiducia per avvertirne la magia, in questo periodo, in attesa di sapere che accadrà) e mondi di dèi, spiriti, stelle e alberi.
Voglio colori, oggi.
Acutamente consapevole di quanto veloce scorra il tempo. Di scelte e percorsi da seguire, di rinunce e sentieri non imboccati.
Settimane che trascorrono rapidissime e dense tanto da sembrare allo stesso tempo lunghe il doppio.
Su tutto, il calore di abbracci come rami di alberi che proteggono da ogni gelo.
L'universo parla, e io viaggio - un po' a passi incerti, un po' volando. Con qualche lacrima e qualche brivido, con passione e baci intensi tanto da divorarsi. Termine di un lungo, lungo viaggio, inizio di un altro così tanto desiderato.
Forever young.
Ora lo so.

On air:

giovedì 19 novembre 2015

Dreams come true (under the Moonspell)

"Una bambina di quattro anni di ritorno da Gardaland". Così sono stata definita, per il sorrisone che avevo, quando sono uscita dal Colony di Brescia, ieri nel tardo pomeriggio.
Già, nel tardo pomeriggio, anche se sarei ritornata dopo un paio d'ore per il vero e proprio concerto: Moonspell. Saldamente nella mia top five delle band che amo di più e che più mi hanno cambiato la vita e influenzato anche come scrittrice. E che ci facevo al Colony prima?
Be'...


A qualcuno di voi la foto non dirà nulla, ma per me ha un significato immenso. Non posso nemmeno iniziare a spiegare l'emozione che è stata poter chiacchierare per una mezz'ora con Fernando Ribeiro dei Moonspell, cantante, poeta, uomo colto, intelligente, gentile e carismatico come pochi, leader di una delle band che più hanno segnato la mia vita. E ispirato le mie storie: uno dei protagonisti dei prossimi libri che spero di farvi leggere ha il suo volto, la sua voce... libri scritti ascoltando a ripetizione i suoi dischi.
Immaginate cosa vuol dire spiegare tutto questo alla persona senza la quale forse tre romanzi - una enorme fetta della mia vita da scrittrice - non sarebbero così come sono? Sapere che potrò contattarlo per fargli avere quei libri, quando usciranno?

Stavolta non racconterò nemmeno il concerto (splendido). L'emozione di sentire dal vivo Domina (che mi commuove ogni volta). Tornare a casa con un sacco di trofei (li vedete in foto: poster firmato con dedica, pass, maglietta speciale, perfino la bacchetta del batterista). Trovate la (insolita: vecchi classici, canzoni dall'ultimo, splendido Extinct, ma anche pezzi che non mi aspettavo) setlist qui, e il mio racconto del concerto visto questa primavera qui.
Stavolta è stato più di uno show, ed è stato più di una foto con un musicista scattata al volo (quelle si fanno con relativa facilità e ne ho più di una). Si è trattato di passare del tempo a parlarci. Si è trattato di esprimere la mia gratitudine e la mia ammirazione a un uomo la cui voce fa imprescindibilmente parte della colonna sonora della mia vita.
Si è trattato di un sogno diventato realtà.


lunedì 16 novembre 2015

1...2...3... Fight!

Salve a tutti! Vi ricordo che stasera e domani si svolgerà l'edizione di Minuti Contati che mi vede come guest: se volete partecipare, potrete scegliere una delle due serate e sfidarvi a scrivere un racconto-lampo su un tema a mia scelta. Indizi? Tutto top secret, finora... posso solo dirvi che riguardano argomenti trattati nel mio racconto In time of need, una sorta di prequel di Angelize, storia che potete leggere sul sito di Minuti Contati a questo link. No, non vi chiederò di scrivere di angeli, però ;-)
I ragazzi dell'organizzazione sono stati così fantastici, poi, da inondare il web di immagini promozionali, come quella che vedete qui sopra, e trailer (questo, veramente figo *_*). Se volete, potete anche leggere le quattro chiacchiere che  ho fatto con loro a questo link. E grazie a tutti i siti che hanno parlato dell'evento (come Fantasy Magazine).

Pronti a partire? Non vedo l'ora di leggere i vostri racconti!

sabato 14 novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

Minuti Contati: racconti all'ultimo secondo... e un racconto da leggere on line

Conoscete http://www.minuticontati.com? Ecco una buona occasione per farlo: racconti lampo si sfidano su due temi scelti da me e io avrò l'occasione di leggere e valutare i migliori... partecipate numerosi! Per farlo visitate il sito e scrivete le istruzioni: il 16 e il 17 novembre verranno svelati gli argomenti, su cui dovresti scrivere un racconto "in diretta". Dopo una prima scrematura, leggerò i migliori e stenderò la classifica.

Come antipasto, a questo link potete leggere un mio racconto: una storia che da tempo volevo rendere disponibile on line, perché si tratta di quella che ha dato origine, nel 2010, ad Angelize. Sto parlando di In time of need, apparso nell'antologia Stirpe angelica. Contiene in embrione l'idea alla base del romanzo e anche un "protoHaniel", la prima versione del personaggio che poi è diventato uno dei protagonisti del romanzo. Se vi va di leggerlo, seguite il link! E se volete partecipare al concorso... sappiate che ho scelto questa storia anche perché contiene qualche indizio sui due temi che ho proposto ;-) Ma no, NON si tratta di "angeli" ^___^

E naturalmente, grazie ai ragazzi dell'organizzazione per avermi voluto coinvolgere in questa esperienza!

On air:
La colonna sonora di In time of need, naturalmente: Within Temptation, Angels




lunedì 9 novembre 2015

Da un anno all'altro: Lucca Comics & Games 2015

C'è voluto un po' per riprendersi da Lucca Comics.
Come i cosplayer che l'anno scorso, vestiti da soldati, arrancavano domenica mattina, stanchi per la battaglia, anch'io sono tornata distrutta come un reduce.
Ma con mille immagini nella memoria, mille bei ricordi.

Questa Lucca è stata più complicata e impegnativa di quella dell'anno scorso, e l'ho vissuta con emozioni diverse, complice anche un futuro che ancora non riesco a prevedere. Si è trattata anche di una Lucca di prime volte: per la prima volta ho azzardato un mezzo cosplay - che non avrà riconosciuto quasi nessuno (a parte la mitiva Leggivendola che troverete citata tra poco), ma d'altronde in pochi avevano colto perfino il cosplay di Luca che era molto più evidente... - con mantello nero, maschera e piume di corvo, abiti gotici: una Morrigan moderna. E devo ammettere che è stato divertente: sono entrata nel tunnel, ahimè, e anche se dubito che avrò la dedizione dei veri cosplayer, magari qualche altro tentativo lo farò.
Per la prima volta, poi, ho tenuto un educational, in coppia con Luca (ne ha scritto la già citata e mitica Leggivendola, al cui post rimando), un'esperienza divertente che ha permesso di coinvolgere i partecipanti in discussioni interessanti: spero ci sia l'occasione di rifarlo presto. E sempre per la prima volta ho partecipato a un panel sul fantasy italiano organizzato da Gainsworth (che ringrazio per tanti motivi), insieme a tanti amici: lo vedete nella foto qui a destra, nell'ordine, da sinistra, ci siamo io, Luca Tarenzi, Andrea Atzori, Gisella Laterza, Fabio Attoli di Origami. Un gradito ritorno è stato poi quello ai microfoni di Fantasy On Air, ormai una tradizione.

Sì, è stata anche una Lucca strana, con il solito pubblico esuberante, senza però che diventasse impossibile avanzare tra la folla o tra gli stand come un anno fa. Ed è stato un week end di incontri con gli amici e di nuove conoscenze. Di cose su cui meditare e di risoluzioni. Come sempre, è stato il week end di Samhain: l'inizio di un nuovo anno, di un nuovo ciclo. Ancora non so cosa si preannunci all'orizzonte: spero che certe cose non cambino e che per altre si aprano nuove prospettive, si faccia chiarezza, si prosegua il cammino. Le stelle cadenti nel cielo della Toscana mi hanno sorriso, speriamo che gli dèi ascoltino.
E un passo alla volta si affronta il futuro.

Potete vedere tutte le altre foto da Lucca a questo link. La foto in alto arriva da Daniela Tognotti (<3), quella del panel è di Francesco Roghi (Imperatore!), questa qui sotto è stata scattata da Luca Volpino (Wild Boar).





giovedì 29 ottobre 2015

Appuntamento a Lucca Comics & Games

Si avvicina il Capodanno di tutti i nerd, la festa che riunisce autori, fumettisti, lettori, cosplayer, maghi e gente strana di ogni tipo: Lucca Comics & Games, ogni anno un evento imperdibile. Sarò in giro a partire da venerdì mattina, un po' per appuntamenti, un po' per il turbinio di saluti, abbracci e incontri che si aspettano con gioia per dodici mesi. Potreste vedermi per esempio allo stand Wild Boar dove si  presenta Slayer of Angels, firmato Luca Tarenzi e Luca Volpino (letto in anteprima e trovato fighissimo!). Ci sono poi appuntamenti fissi:

Venerdì 30 ottobre, ore 11:45, tavola rotonda "Il fantasy in Italia: cultura underground o genere in estinzione?" con Luca Tarenzi, Andrea Atzori, Gisella Laterza, Fabio Attoli (Origami), Renato Genovesi (Lucca Comics & Games). Informazioni qui.

A partire dalle 15:30, io e Luca Tarenzi disturberemo le trasmissioni dei ragazzi di Fantasy On Air

Sabato 31 ottobre, ore 11, educational "Maschi, femmine e... altre cose. Generi e degeneri nel fantastico moderno" con Luca Tarenzi. L'argomento? Questo: "Tra damigelle in pericolo e principesse in armatura, barbari misogini e vampiri efebici, sacerdotesse asessuate e stregoni transgender, i ruoli e i rapporti tra uomini e donne nella letteratura fantastica sono molto cambiati dai tempi di R. E. Howard a oggi, anche se forse non tutti se ne sono accorti."
Il seminario è a numero chiuso ed è già completo, ma potete trovarci lì per due chiacchiere anche dopo e chissà, magari cercare di imbucarvi (l'anno scorso qualcuno lo ha fatto ^^). Informazioni qui per provare a iscrivervi comunque in lista d'attesa.

Per il resto ho già diversi appuntamenti, gozzoviglie e incontri programmati con gli amici - quelli che si incontrano a tutte le fiere e quelli che si possono abbracciare solo a Lucca. Ma sarò in giro fino a domenica mattina, quindi se volete chiacchierare cercatemi (o scrivetemi in privato per dare una mano alla sorte ^_^)
A presto!


martedì 27 ottobre 2015

Libri, film e qualcos'altro ancora

Preda delle ultime millemila cose da fare prima di Lucca Comics, tra lavoro, preparativi e quant'altro (e continuano ad aumentare, anziché diminuire... argh), vi propongo oggi dei "consigli per gli acquisti" in pillole. E un bell'articolo su cui riflettere: di quelli che andrebbero incisi nella pietra.

Testamento di una maschera, di Stefano Tevini, La Ponga Edizioni: libretto agile che si legge d'un fiato e riesce a creare una solida "Storia alternativa" tutta italiana, in un mondo in cui i supereroi (detti "maschere" o "metaumani") sono una realtà nota... e da regolamentare. La vicenda di un gruppo di questi metaumani, vigilanti che combattono il crimine e cercano di conciliare con questa attività, diciamo, "speciale" il loro ruolo di lavoratori e genitori si mescola al racconto di un anziano metaumano che rievoca decenni di storia italiana e internazionale, raccontando di maschere fasciste e partigiane, di combattenti in Vietnam e di attentati, con una costruzione allo stesso tempo solida (c'è una grande cura per i dettagli, sia quelli "reali" sia quelli alterati) e coinvolgente. La storia di Gabriele e dei suoi compagni metaumani, tra idealismo ed equilibri di potere, è bella, gli inserti "storici" ancora di più.

Orphan, di Jaume Collett-Serra, 2009: film horror ormai risalente a qualche anno fa, del quale è bene non svelare troppo... perché la sorpresa finale vi lascerà facilmente a bocca aperta. Lo avevo visto poco dopo l'uscita, mi era piaciuto, l'ho ripescato per una delle consuete "notti horror" e ho constatato che è ancora efficace. Perciò, se non lo avete ancora visto, ve lo consiglio.
Lo spunto iniziale ricorda altri film (come L'innocenza del diavolo con gli allora giovanissimi Macaulay Culkin ed Elijah Wood), ma riesce a ingannare lo spettatore e a proporre qualcosa di più: Kate e John, con due figli e, alle spalle, il dolore di un aborto spontaneo, adottano una bambina rimasta orfana e dal passato tormentato, Esther, che si rivelerà presto tutt'altro che innocente. Solo che nessuno crede a Kate, quando la donna comincia a nutrire sospetti sulla bambina, e la presenza di Esther riporterà alla luce segreti e ferite mai rimarginate, mostrando fragilità e sfiducia di una relazione che ha subito molti colpi in modo davvero efficace. Bravissima Isabelle Fuhrman nei panni di Esther, bravissime anche Vera Farmiga (Kate) e Aryana Engineer (la dolcissima Maxine, sordomuta).

Infine, un consiglio di lettura: vi segnalo questo bell'articolo su un intervento di Neil Gaiman, che ha parlato dell'importanza della lettura durante una lezione tenuta per conto della Reading Agency inglese. Una battaglia persa in partenza, sembrerebbe, nel nostro Paese, ma per quanto razza protetta e in pericolo, noi lettori dobbiamo continuare a sognare, e a sperare di "contagiare" con il nostro amore per i libri anche le altre persone, prima di vedere questa nazione atrofizzarsi del tutto...

domenica 18 ottobre 2015

Intervista per Lettori come stelle


Ringrazio Giusy, Giuseppina e tutte le ragazze del gruppo Facebook Lettori come stelle che hanno voluto organizzare un'intervista on line con me la settimana scorsa. Riporto il testo delle domande, tutte di Giusy che gestiva l'evento, salvo dove indicato.

-Parlaci un po' di te. Quale sono le tue passioni oltre alla scrittura?
La lettura, naturalmente, prima di tutto! Film e serie tv (privilegiando fantasy, horror, avventure, commedie). Cantare, soprattutto Within Temptation, Anneke Van Giersbergen e voci di questo tipo; ascoltare musica (adoro il metal, il folk-rock... non scrivo mai senza) e andare ai concerti. Leggere di folklore, sciamanesimo, mitologia, magia. Viaggiare. E passare una sera al pub davanti a una birra belga, chiacchierando con gli amici.

-Aislinn è uno pseudonimo. Come mai hai deciso di pubblicare sotto questo nome?
Era il nome che usavo da blogger già da tempo e ho deciso di tenerlo quando ho pubblicato, perché mi sembrava appropriato. In gaelico significa «sogno, visione», e riflette bene il mestiere di scrittrice. E poi, dare un nome alle cose è un atto di magia: il cognome si eredita dagli antenati, il nome viene imposto dai genitori, uno pseudonimo è il nome che scegliamo per rappresentare noi stessi.

-(Jessica) Hai iniziato come blogger? riesci ancora a seguire entrambe le cose?
Sì, ho ancora un blog, è un ottimo modo per chiacchierare virtualmente con le persone, parlare di quello che amo e così via

-(Jessica) Volevo chiederti com'è nata la tua passione per la scrittura, da quanti anni scrivi e qual è stato il tuo primo progetto
Dunque, la passione per la scrittura è nata da quella per la lettura! Ho iniziato durante l'adolescenza, quindi ormai sono più di quindici anni che lo faccio...
Il mio primo progetto è stato un fantasy classico terribilmente ingenuo, anche se già mostrava qualcuno dei temi che mi interessano ancora oggi

-(Jessica) Come sei arrivata a pensare alla pubblicazione e Angelize è il primo che hai fatto uscire? Angelize è una serie giusto? quanti volumi pensi di fare?
L'ho inseguita per anni con vari progetti diversi! Prima avevo pubblicato dei volumetti e dei racconti brevi per vari piccoli editori, Angelize è stato il vero e proprio esordio (anche perché le altre cose che avevo scritto erano più acerbe).
Angelize è una serie conclusa, sono due volumi soltanto (in pratica un romanzo diviso in due parti). Potrei scrivere ancora di questi personaggi in futuro... ma sarà molto in futuro! Quindi la storia è conclusa con i due libri che trovi già in libreria

-Come e quando scrivi? Segui uno schema bene preciso o ti lasci trasportare dall'ispirazione?
Purtroppo scrivo nei ritagli di tempo, soprattutto la sera ma a volte anche durante la giornata, dato che sono libera professionista e non ho orari fissi. Il mio rituale è semplice: mettere la musica che mi ispira (a volte la colonna sonora preparata apposta per la storia in lavorazione, a volte semplicemente un disco o una playlist con quello che mi va) e iniziare! In genere inizio un romanzo nuovo quando ho almeno tre elementi: una situazione forte che scateni l'azione, un personaggio che mi prenda e che possa sentire «vivo» da seguire e un finale verso cui tendere, che mi dia una direzione di massima. Poi man mano preparo scalette parziali, con gli eventi principali, ma molto lo scopro grazie a... all'iniziativa personale dei personaggi, diciamo. E spesso mi sorprendono, suggerendomi idee che non avevo previsto o cambiando quello che credevo fosse fissato. Più che l'ispirazione, sono i personaggi che mi trascinano!

-In generale, che cosa t'ispira?
Le mie passioni, quelle che ho citato prima. La musica e le canzoni, per esempio, oppure la mitologia, o la visione di un film, o ancora discorsi che faccio con le persone care e che, tra una chiacchiera e l'altra, accendono una scintilla.

-La duologia di Angelize è stata pubblicata dalla Fabbri. Come sei arrivata a questa casa editrice? E' stata la tua prima scelta? In realtà Angelize stava per finire altrove... con una casa editrice che non nominerò e che mi stava proponendo un contratto infame (non a pagamento perché quello lo avrei escluso a priori, ma comunque pessimo). Io ho contrattato, guardandomi intorno nel frattempo... e ho avuto la fortuna di spedire il libro a Fabbri nel momento in cui stavano per iniziare la loro nuova collana dedicata a fantasy e dintorni. È piaciuto e a quel punto non ci ho pensato due volte ad accettare!

-Angelize parla di angeli "atipici", ben diversi da quelli a cui siamo abituati dalla vasta produzione fantasy dell'ultimo periodo. Da dove è nata quest'idea così particolare?
Mi era stato chiesto un racconto per un'antologia, in origine, a tema angeli. Io volevo fosse qualcosa di originale, non incentrato sulla «solita» apocalisse da fermare o sulla «solita» storia d'amore tra giovane sfigata e angelo bellissimo... allora mi sono chiesta: che immagine ha la gente comune degli angeli? Quella di protettori, di «custodi», gli angeli che i bambini pregano la sera. Come ribaltare questa idea? E... se gli angeli invece ingannassero la gente per portarla a morire? Tutto qui. Volevo una storia urban fantasy, tosta e scritta con ironia, un elemento che a me piace moltissimo sia nei libri che leggo sia in quelli che scrivo. Infatti avevo in mente due modelli: il film Dogma di Kevin Smith e il romanzo Buona Apocalisse a tutti! di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

-Mi sembra di aver letto che Angelize è nato da un tuo vecchio racconto. Quanto c'è di diverso da quel racconto al romanzo?
Il racconto è In time of need, nell'antologia Stirpe angelica. Lì c'era la semplice idea base: angeli che ingannando le persone le portavano a morire per incarnarsi al loro posto. E compariva un «proto-Haniel», che aveva già qualche tratto dell'Haniel di Angelize (per esempio, il sarcasmo e i modi spicci) ma anche varie differenze (per esempio lo immaginavo più vecchio, mentre l'Haniel del romanzo ha un po' meno di trent'anni: per la precisione il primo Angelize è ambientato nel 2010, Haniel-Daniele muore e viene «angelizzato» nel 2009, quando ha 29 anni. È nato il 29 febbraio del 1980).

-Conoscendoti, so che sei una fan del cinema horror. Quanto questo genere ha influenzato le tinte dark di Angelize?
Parecchio, nel senso che se devo descrivere una scena «forte» non mi tiro indietro, e non disdegno humor nero, momenti tragici e morti... creative. Ma Angelize resta comunque un urban fantasy, non un horror. Non mi soffermo su dettagli truculenti tanto «perché sì» né cerco di spaventare: a me interessa vedere come la gente normale reagirebbe al soprannaturale, alla magia, sapere come ciò le cambia, e soprattutto dare vita a personaggi il più possibile realistici, sfaccettati, vivi insomma.

-Parliamo un po' dei personaggi. Il trio dei protagonisti è formato da Haniel, Rafael e Hesediel (conosciuti anche come "il matto", "il biondo" e il "rompiballe"). Quanto c'è di te in ciascuno di loro?
Ho la tendenza a desiderare di fare la cosa giusta e a non sentirmi mai «abbastanza» che ha Rafael. La mancanza di autostima e un pizzico di tendenza autodistruttiva di Haniel (ma io la controllo meglio di lui, per ora). Con Hesediel... il lato pessimista e cupo, che fa parte di me come quello più sognatore.

-Haniel/Daniele ha vissuto una vita abbastanza tormentata: è morto o è andato vicinissimo alla morte diverse volte, è vissuto per strada, ha vissuto un lutto importante e per ultimo si trova intrappolato, suo malgrado, in un corpo di donna, con tutti i problemi che ciò comporta. Che cosa provi quando devi far soffrire i tuoi personaggi? Ti diverti nel generare dolore in loro (e nei tuoi lettori) o invece soffri insieme a loro?
Soffro con loro, soprattutto quando mi tocca farli fuori, se sono personaggi che amo (e comunque con tutti, anche con quelli che cordialmente detesto come Mikael, ho un rapporto profondo, devo entrare nella loro pelle per usare il loro punto di vista). Allo stesso tempo, scrivere scene epiche, o tragiche, mi esalta e mi dà una grande soddisfazione... anche se poi oscillo tra il «che figata questa scena!», il «soffro per loro» e il «DEVO RISCRIVERE TUTTO NON E' VENUTO ABBASTANZA BENEEE!» ^_^ D'altronde, per trionfare devono prima soffrire, per conquistare la luce devono affrontare il buio.

-(Elisa) Come ti trovi a parlare non solo di angeli, ma UOMINI?? (anche se dicono che gli angeli sono asessuati...sono tutte balle) hai avuto difficoltà a far parlare degli angeli di sesso maschile?
Io preferisco usare personaggi maschili, di mio, anche se non ho alcun problema a usare anche quelli femminili. Mi immedesimo in loro, cerco di conoscerli, entrare nella loro pelle e nei loro pensieri... maschi o femmine che siano. In fondo, è come immedesimarsi in una persona che fa un mestiere che non è il tuo o che ha un carattere diverso dal tuo ^^

-La presenza delle donne all'interno di Angelize è minima e si riduce solo a pochi personaggi di contorno. Da dove deriva questa scelta di un romanzo prettamente al maschile?
Non è una scelta, è stato naturale perché la storia richiedeva questo. Non ho nessun problema a usare personaggi femminili, anche se spesso mi diverto di più con quelli maschili, ma parlando di angeli mi sembrava più naturale che le loro vittime preferite fossero maschi (anche se non è mai detto sia obbligatoriamente così, ma il motivo... lo lascio ad altre storie, scusate!) Qui ho voluto usare una grande figura femminile archetipica, la Dea, che è tutt'altro che secondaria anche se agisce sullo sfondo. Sinceramente, non penso che scrivere un libro con personaggi tutti maschi o tutte femmine sia un problema: da lettrice mi piacciono le belle storie e i bei personaggi, chissenefrega se sono uomini, donne, bambini, vecchi, etero, gay, trans, bianchi, neri o multicolore o quello che vi pare!

-Da brava Luciferina, non posso non citarti LUI: il principe del male, il signore delle tenebre, il re degli Inferi. Sto parlando, ovviamente, del vecchio e caro Lucifero. 3:) Intanto, rinnovo i miei complimenti per la sua affascinante malvagità e ti chiedo: come si gestisce un personaggio di simile portata? La sua cattiveria viene fuori da sola o riversi in essa parte delle tue rabbie e frustrazioni?
(Giuseppina) Visto che parlate di personaggi, beh... più vivi e realistici Haniel, Hesediel, Rafael, Uriel non potevano essere ;-) Ma, io volevo chiedere una cosa riguardo al "cattivo che cattura" (almeno per me) di tutta la vicenda: Lucifero. Com'è stato scrivere di lui? Ma, soprattutto, com'è stato dare vita alle scene in cui lui era presente?No, per carità, niente «transfer» di rabbia, frustrazioni o vendette personali! Un personaggio come Lucifero si gestisce esattamente come tutti gli altri: si entra nella sua testa e si osserva il mondo con i suoi occhi. Magari poi ci si fa una metaforica doccia per «lavarsi via» la sensazione di fastidio dalla pelle (a volte mi capita, quando devo calarmi nel punto di vista di personaggi che trovo davvero fastidiosi), ma si sopravvive!
L'importante, quando si crea un villain, è evitare di farlo «ridere sguaiatamente» o «sghignazzare» o cose del genere, ecco ;-) Nel caso di Lucifero, tutto parte dal suo tratto principale: la superbia, il fatto di non voler essere secondo a nessuno (in fondo è caduto per questo). Il che mi ha anche permesso di capire che lui e Mikael sono molto simili in questo, e ha aggiunto un sottotesto interessante, a mio parere. Lucifero si ritiene più intelligente, più astuto e più forte di chiunque altro, e si diverte a sfruttare la sua astuzia per prendersi gioco di chi prova a tenergli testa. Ma non fa mai «volgari dimostrazioni di potenza», per citare L'esorcista (o i Pantera ^^), se non gli occorre. Ha stile.
Poi, certo, se si infuria poveri noi...

-Oltre ai già citati Haniel, Rafael, Hesediel e Lucifero, altri due punti di vista presenti nella seconda parte di Angelize sono i due arcangeli Mikael e Uriel, il primo odiato dall'intera gamma dei lettori, il secondo amato un po' a sorpresa. Se tu fossi stata un angelo all'interno delle vicende di Angelize, da quale dei due diversi carismi ti saresti lasciata trascinare?
Naturalmente da Uriel! È uno dei miei personaggi preferiti. È un guerriero che comprende i propri errori e decide di combattere per coraggio per gli umani, di cui ha imparato ad apprezzare la fragilità, la bellezza, le passioni. Mi è piaciuto tantissimo utilizzarlo nel secondo libro. Mikael... è uno zuccone. Superbo quanto Lucifero e altrettanto sociopatico, incapace di interessarti ad altro che alla sua verità e ai suoi scopi o di provare empatia o pietà. Eppure ha un suo eroismo tragico che mi è piaciuto molto rappresentare nella seconda parte. Molte persone mi hanno detto che nonostante lo detestassero hanno provato anche pena per lui in certi momenti e questa è stata una grande soddisfazione, era quello che speravo di ottenere.

-In generale, qual è il tuo personaggio preferito di Angelize?
Haniel e Uriel, in quest'ordine ^_^

-(Giuseppina) A parte i personaggi, un'altra cosa che ho amato molto di Angelize è stata l'ambientazione un pò Gothic-Dark di Milano. Come mai la scelta di un set tutto italiano per il tuo Fantasy?
Mi è sembrato naturale, io volevo raccontare la realtà che ho sotto gli occhi, perché parlare di Londra o New York quando migliaia di londinesi o newyorchesi possono farlo meglio di me? ^^

-A mio avviso, hai un bellissimo rapporto con i tuoi lettori, rispondi sempre in maniera sincera e genuina a tutte le nostre (mi ci metto anch'io) domande e commenti. Qual è stata la cosa più bella che i lettori abbiano fatto per te, quella che ti ha fatto davvero amare questo mestiere?
I messaggi, privati o pubblici, in cui mi dicevano di essersi emozionati e di aver sentito anche loro i miei personaggi come vivi... sono sempre le parole più belle che possa sentirmi dire, mi hanno commosso. E poi alcune ragazze carinissime mi hanno fatto regali del tutto inaspettati: piccoli oggetti fatti da loro, t-shirt... oppure disegni, immagini, addirittura cosplay e profili Facebook. Ripeto, mi hanno commosso!

-Che consigli daresti agli autori emergenti o, comunque, a chi si approccia per la prima volta al mondo della scrittura?
Scrivete perché vi divertite, perché avete passione. Non pensate di farlo per diventare ricchi e famosi (anche perché è praticamente impossibile, soprattutto se scrivete fantasy in Italia). Amate i vostri personaggi e «viveteli». Non perdetevi l'animo e non scordate che la vita non è solo scrittura: dovete anche viverla, se poi volete raccontarla, e dovete avere altre passioni, altri amori, che vi sostengano quando la scrittura non gira come dovrebbe. E leggete, leggete tanto e di tutto.

-Un'ultima domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Una trilogia urban fantasy che però è composta da storie singole e autoconclusive, che condividono l'ambientazione e alcuni personaggi, ma non sono una saga vera e propria (quindi si possono leggere tutti e tre di fila o anche solo uno) e sono già tutti e tre scritti. E un fantasy storico che ho in stesura in questo periodo.

lunedì 12 ottobre 2015

Babadook

Continuano le mie personali "Notti Horror" con la visione di un altro film di cui mi avevano parlato benissimo e che non vedevo l'ora di recuperare. E se già Sinister, di cui ho scritto la settimana scorsa, era stata una visione più che soddisfacente, Babadook della regista e autrice australiana Jennifer Kent mi ha assolutamente travolto.

Anche in questo caso lo spunto è classico: un "babau", l'uomo nero che terrorizza i bambini, si manifesta in casa di una vedova che lotta per crescere da sola un bambino irrequieto e considerato "strano" dai compagni. Da questo incipit, tuttavia, prende l'avvio una storia che trascende il genere horror e ancora una volta dimostra alcune cosette che troppo spesso si dimenticano: che anche da temi e tòpoi classici si possono ricavare opere fresche e personali; che non servono sbudellamenti e colpi di scena dozzinali per terrorizzare (e credetemi, Babadook terrorizza eccome, anche se il sangue è centellinato); che il fantastico - che sia horror o fantasy non ha importanza - possiede una potenza narrativa ineguagliabile e, come in questo caso, riesce a coniugare il puro piacere del racconto capace di ipnotizzare e tenere incollati allo schermo (o alla pagina) con un uso intelligente della metafora (aggraziata, limpida e non forzata); e che, ragazzi miei, se solo la gente aprisse gli occhi e il cervello si accorgerebbe che le donne sanno creare opere di genere che non hanno proprio nulla da invidiare a quelle dei "soliti" maschietti. E ora forza, ditemi che "le donne sanno solo scrivere/dirigere romance" e "l'horror/il fantasy/la fantascienza non è roba per loro"... Chiedo perdono per lo sfogo, ma se foste un'autrice che tenta disperatamente di scrivere urban fantasy e non paranormal romance capireste la mia frustrazione.

Tornando al film, vediamo un po' più nel dettaglio (senza spoiler) la vicenda. Amelia fatica a tenere insieme i pezzi della propria vita e non riesce a superare il dolore per la morte del compagno, ucciso in un incidente d'auto proprio mentre la stava portando in ospedale a partorire. Quando il figlio Samuel si convince che il "signor Babadook", l'uomo nero di un libro per bambini trovato in casa, sta per aggredirli, Amelia prima ignora gli avvertimenti del bambino, poi pian pian si rende conto che "qualcosa" sta accadendo davvero: rumori, voci, ombre, e perfino nuove pagine aggiunte al libro che la donna ha tentato di distruggere e che rispunta come se niente fosse davanti alla porta di casa... pagine che le rivelano la vera natura di Babadook: non un mostro che aggredisce i bambini, ma un'ombra inquietante che minaccia di prendere possesso di Amelia stessa finché sarà lei a uccidere il proprio figlio. E che a ogni tentativo di razionalizzare, di negare l'esistenza del mostro acquisisce maggiore forza e maggiore potere. Un mostro che non si può sconfiggere e cancellare come se non fosse mai esistito, ma solo affrontare e accettare.

Non dirò nulla sul finale, naturalmente, né su come si svolgerà la lotta di Samuel e Amelia. Babadook è un gioiellino non solo per il modo in cui il "mostro" viene utilizzato per narrare la difficoltà di elaborare un lutto che più è negato più avviluppa l'anima e la soffoca, ma anche per la cura con cui ogni dettaglio è significativo, ogni parola e ogni inquadratura "mostra" molto più di quanto "dica" in superficie (come quando la protagonista osserva con invidia e dolore una coppia felice che si bacia in auto). Amelia è interpretata da una straordinaria Essie Davis, magnifica sia quando con uno sguardo o un gesto rivela il suo progressivo crollo sotto il peso della stanchezza e del dolore sia quando, "posseduta" da Babadook, rivela una rabbia e un rancore crescenti, sempre più violenti, nei confronti del figlio. Non è un film semplice: prima ancora che l'elemento horror si manifesti, sfido chiunque a non sentirsi angosciato dalla lotta disperata di Amelia per gestire da sola un figlio che è allo stesso tempo l'unico ricordo del marito perduto e anche la causa indiretta della sua morte: un figlio che è una continua fonte di problemi ma per il quale la madre ha mille attenzioni, mille cure, infinito affetto. Il tutto è narrato con lucidità e sensibilità insieme, senza la mano pesante o gli sguardi morbosi che tanti horror più dozzinali avrebbero utilizzato (penso alla scena in cui Amelia, sola da tanto tempo, utilizza un vibratore e a come un regista diverso l'avrebbe realizzata - e resa volgare o insistita, anziché perfettamente naturale e funzionale alla caratterizzazione del personaggio come risulta nel film). Il risultato è un'opera che è al tempo stesso terrificante e profonda, matura e ricchissima di suggestioni. Da non perdere, da vedere e rivedere.