mercoledì 4 febbraio 2015

Poison Fairies. 1: La guerra della discarica - Luca Tarenzi

Questo romanzo ha un atroce difetto: arrivati alla fine si resta sgomenti a cercare di sfogliarne ancora le pagine - cartacee o virtuali, a seconda dell'edizione scelta - perché se ne vuole di più. Come primo atto di una trilogia, direi dunque che compie alla perfezione il suo malefico lavoro... Ma di cosa parla?

La vita nella discarica è dura, tra il pericolo mortale e onnipresente dei gabbiani, la difficoltà di procacciarsi il cibo e le faide con le altre tribù, come gli spaventosi Boggarts.
Ma Cruna ha deciso che le cose devono cambiare: convince i suoi amici Verderame e Disgelo a rubare la batteria di una macchina, in modo che il suo acido possa fornire energia alla sua gente, visto che l'inverno è alle porte. Come reagirà però il Re Albedo, fratello di Cruna, alla missione non autorizzata? Che cosa sta complottando Argiope, re dei Boggarts? E chi è il misterioso nuovo arrivato, dotato di un Glamour diverso da qualsiasi altro tipo di magia conosciuta?
La Guerra della Discarica è il primo capitolo di una trilogia che descrive la vita delle più feroci creature del mondo: LE FATE!


Che le fate non fossero sempre le caramellose creaturine con abiti color confetto che elargiscono doni e poteri agli eroi di turno, certo, lo sapevamo già. Chiunque vada oltre i film Disney e conosca un po' di folklore, o anche solo le versioni originali di certe fiabe, sa che esistono fate tutt'altro che gentili, oltre a un'infinita schiera di creature che si dilettano nell'affogare gli umani e divorarli, nel rapirne i bimbi, nell'ingannarli in cento modi diversi. Abbiamo però sempre visto il popolo fatato in posizione di dominio. Perfino quando esiliati dal nostro mondo, magari sconfitti da una preghiera o superati in astuzia dal protagonista di un racconto, fate e folletti possiedono poteri ignoti, conoscenze arcane, e non temono l'essere umano: manipolano e dominano l'ambiente dove noi siamo gli ospiti.
In Poison Fairies, invece, goblin, boggart e così via sono i discendenti delle originarie e potenti creature fatate. Rimpiccioliti a un'altezza di pochi centimetri. Dei loro antichi doni conservano il Glamour, personale per ognuno, ma sufficiente appunto a esercitarlo sui propri simili e nascondersi dagli umani... perché è questo ciò che fanno soprattutto: si nascondono dagli umani, lottando per il diritto di vivere giorno dopo giorno, contro le tribù rivali, contro gli animali più grandi che li prederebbero come topi, contro l'inverno e le malattie, in un ambiente ostile e quanto mai lontano dai mitici palazzi e dai boschi rigogliosi: una discarica.
Sono feroci, queste fate, abituate a combattere con le armi, le unghie, i denti e la magia - o la stregoneria. Capaci di torturare, ingannare, uccidere a sangue freddo. E con paure, sensi di colpa, debolezze che sanno di non potersi permettere.
Conosciamo così Cruna, principessa e sorella del re Albedo, pronta a sfidarlo per dimostrare di essere cresciuta e di essere degna di comandare e aiutare il suo popolo, i cui piani originari non andranno come devono: e tra un disastro e l'altro Cruna continuerà a lottare con una tenacia quasi cieca, per salvare gli amici, per riscattarsi, per scacciare le grida dei compagni caduti dalla memoria. Un personaggio, Cruna, che commette errori e si rialza, che non è perfetta e che, proprio per questo, rende fin troppo facile identificarsi con le sue insicurezze, con le sue paure: Cruna siamo noi, ogni volta che sbagliamo perché la vita non ci concede di riflettere, ogni volta che ci rigiriamo nel letto in preda a troppi pensieri per poter dormire.
C'è poi Verderame, dotata di un potere speciale che nessuno possiede e perciò protetta suo malgrado perché la tribù non può permettersi di perderla, che cerca di usare il buon senso ma non può abbandonare l'amica Cruna a cui vuole più bene di quanto osi confessare. E c'è Disgelo, che mi fa pensare a Dangerous dei Within Temptation, perché vive per l'adrenalina e il sangue che scorre veloce nei momenti di pericolo. Disgelo che tiene segreti i suoi veri poteri e che tutti odiano perché figlio bastardo di una sirena, le creature pericolose cui vengono offerti in pasto i condannati a morte.

Ecco, le sirene ricordano maggiormente le creature potenti e misteriose del folklore: distorcono la "scala" delle proporzioni cui il lettore si è abituato quando le incontra e lasciano intuire un mondo assai più vasto - nello spazio, nel tempo, nella mente? - e anche (ancora) più alieno. Le sirene di Poison Fairies non assomigliano a quelle che avrete già visto nei libri o nei film, se non per la ferocia di divoratrici degli incauti che entrano nella loro pozza d'acqua (anche se nel romanzo non le vediamo in quel ruolo, quanto come trait d'union tra il mondo che Cruna e gli altri personaggi conoscono e quello che è stato, o potrebbe essere.
Ci sono divinità, in questo mondo, anche. Nominate, qualche volta invocate ma senza commozione o calore; lontane, anche loro, leggende che non hanno utilità pratica quando occorre cacciare le falene e impedire che il veleno di un nemico ti accechi, ma che rappresentano il mistero di tutta una realtà troppo grande.

Sì, è tutto troppo grande, per Cruna e Disgelo e Verderame e tutti gli altri. Ma mai, nemmeno una volta, questi personaggi vi daranno l'impressione di essere "piccini". Non lo sono i loro sentimenti e le loro emozioni - l'odio, la rabbia, l'affetto inespresso, la lealtà, l'indifferenza - che esplodono in accuse, risse, insulti. Non lo sono i loro conflitti - tra ragion di stato e legami personali, tra tribù pronte a massacrarsi e distruggere (e in qualche caso anche divorare...) il nemico senza pietà. Non lo sono i loro scopi - sopravvivere, ma anche comprendere, studiare, scoprire (e qui non si può non citare Argiope il re dei Boggart e potente stregone dalla curiosità insaziabile e tanto "scientifica" quanto amorale). Oppure impedire una guerra, come Albedo, il fratello di Cruna, oppresso dal peso delle responsabilità e disposto a sacrificare i singoli per il bene comune.
E non è piccolo nemmeno il mondo in cui vivono, una discarica dove i nostri rifiuti diventano qualsiasi cosa: dove anche i frammenti di oggetti vengono riutilizzati, in una fantasmagoria di invenzioni e idee che stupiscono a ogni pagina, dove i coltellini divengono spadoni e le ruote dentate armi mortali, dove la tasca di un cappotto umano fa da sacco a pelo e un forno a microonde nasconde l'ingresso per un intrico di cunicoli sotterranei... che poi erano tane di ratto.

Un romanzo crudele, questo Poison Fairies, che ha il sapore del ferro e della desolazione di un ambiente dove la natura stessa sopravvive invadendo gli spazi, mutando, avvolgendo, avvelenando e avvelenandosi. Una storia di lotta senza riposo e di tenacia. E insieme un romanzo entusiasmante e letteralmente "meraviglioso" nel lasciare a bocca aperta il lettore per lo stupore.

C'è fata e fata... XD

4 commenti:

  1. Per mero calcolo, alla fine ho optato per Anastasi. Buona l'idea di recuperare le fate e di smarcarle dall'immagine zuccherosa a cui siamo abituati dalla Disney, anche perché nelle fiabe non sempre questi esseri sono benevoli. Ricordo un saggio pseudo-scientifico di Lovecraft in cui ripercorreva le origini di queste storie, con una certa attenzione (ovviamente) agli aspetti più oscuri e raccapriccianti.

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    1. Ti ricordi il titolo del saggio che citi?
      Questo e Demon Hunter Severian sono due romanzi molto diversi, ma tutti e due mi hanno fatto innamorare. Poison Fairies vince tra i due perché le fate sono un argomento che amo XD

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    2. L'ho trovato tradotto come Qualche passo nel mondo delle Fate, nel volumetto della Newton Compton con i racconti dei sogni.

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