giovedì 12 marzo 2015

Blind Guardian - Beyond the Red Mirror

Un nuovo album dei Blind Guardian, adorabili crucchi capaci di sfornare dischi di qualità con una costanza impressionante, è sempre un evento. Lo so, io sono di parte: sono stati il mio più grande amore nel metal, i protagonisti del primo concerto della mia vita (nel lontano novembre 1998), coloro che mi hanno fatto innamorare di Tolkien, e Hansi Kursch, autore dei testi & cantante, ha avuto anche un'influenza determinante sulla mia scrittura. Insomma, rientrano tra i pochi argomenti su cui non accetto discussioni di sorta che non siano frutto di venerazione & amore.
Dopo cotanta premessa, che senso ha che vi scriva un post per parlare della loro ultima fatica, Beyond the Red Mirror? Basterebbero due parole: ascoltatelo, accidenti! Tuttavia, fedele al principio per cui è meglio consigliare qualcosa di bello piuttosto che limitarsi a sparare ad alzo zero sulle minchiate, con la massima sobrietà e obiettività (ahah) spenderò almeno qualche riga per spiegarvi anche che cosa ci trovate, in questo ennesimo gran bel disco. Come svariati altri degli ultimi post, avrei dovuto pubblicarlo tempo fa (l'album è uscito a fine gennaio), ma solo ora riesco a recuperare.

Non faccio parte di quella schiera di metallari che sostiene non esista altro, nella discografia dei BG, dopo lo splendiderrimo Imaginations from the other side (1995) e il capolavoro dei capolavori, Nightfall in Middle Earth* (1998). Il successivo A night at the opera, così controverso, contiene un sacco di ottime canzoni e riesce a mantenere il trademark della band pur introducendo variazioni e innovazioni evidentemente troppo geniali per essere comprese da tutti. Dopo l'abbandono di Thomen, lo storico batterista, è stata la volta di A twist in the myth, buon disco che, per la prima e unica volta, si limitava a confermare le doti del gruppo senza introdurre nulla di stupefacente o diverso dal solito: bei pezzi, insomma, ma nessuna vera sfida.
At the edge of time ha di nuovo fatto fare un passo avanti al gruppo, con alcuni brani memorabili e un vago flavour orientaleggiante qua e là. E, infine, questo Beyond the Red Mirror a che punto si colloca?

Per quanto mi riguarda, è l'ennesima conferma della capacità del gruppo di mantenere un altissimo livello compositivo, bilanciando complessità e parti tirate, sinfonia e aggressività, tali da mescolare in modo sorprendente, nello stesso brano, parti veloci e ritornelli magniloquenti, passaggi commoventi e sfuriate piene di rabbia ed energia. Ormai si conoscono i suoni, i cori, le chitarre "cigolanti" di André, il vocione di Hansi, e ogni disco è un'infornata di canzoni coinvolgenti e mai troppo semplici o banali. Certo, il sound è quello ed è impossibile non riconoscere il trademark della band, ma, allo stesso tempo, il passo compiuto con A night at the opera, a livello di magniloquenza, non è mai stato rinnegato del tutto. Canzoni che sono storie, storie che sono musical, insomma, tanto più che questo BtRM è un concept che riprende un racconto iniziato in un paio dei pezzi di Imaginations from the Other Side.
E così c'è l'opener The Ninth Wave, epica e lunga ben nove minuti e mezzo, che traghetta l'ascoltatore nel mondo Blind Guardian. Segue Twilight of the Gods, il singolo già disponibile da dicembre, buon pezzo tirato e veloce; ma è con Prophecies che il livello si alza davvero, con un brano in crescendo e dalle molteplici sfumature, e ci si rende conto di non poter tornare indietro, e che ancora una volta un disco dei BG è un'esperienza. Bello anche il coro di At the edge of time, canzone che riprende il titolo del disco precedente. Segue Ashes of eternity, che all'attacco ricorda un po' una canzone da A twist in the myth, Fly: non uno dei miei brani preferiti allora, e nemmeno questa mi conquista particolarmente. Si ritorna a commuoversi con la dolcezza di Distant memories. La successiva Holy Grail, oltre a riprendere già dal titolo vecchie ossessioni di Hansi, sarebbe stata bene in Imaginations: ma ancora più di questa o della successiva The Throne, per quanto mi riguarda spicca poi la bellissima Sacred Mind, che azzecca cambi di atmosfera e introduce un pizzico di follia e malvagità nell'interpretazione vocale di Hansi, fino alla cavalcata del ritornello: uno di quei brani che spero di sentire dal vivo a maggio, insomma. Dolce e malinconica Miracle Machine per voce e piano, una ballad che riesce però a staccarsi da quelle più famose del gruppo, come una Bard's Song o una Skalds & Shadows, grazie a una personalità tutta sua, e gran finale con... Grand Parade, appunto, un brano che è esattamente ciò che promette dal titolo, per altri nove minuti e mezzo che, insieme a quelli dell'opener The Ninth Wave, racchiudono come due parentesi il disco e che non possono non esaltare in certi passaggi. Quali siano i brani migliori, in definitiva, dipende anche dai gusti personali: chi ama le parti più metal ne prediligerà alcuni, chi preferisce la maestosità e la sinfonia che sceglierà altri.

Dopo svariati ascolti, Beyond the Red Mirror risulta un album validissimo, non certo il capolavoro del gruppo, ma comunque pieno di spunti, sfumature che si continuano a scoprire come se si trattasse di una rosa dagli infiniti petali che si schiudono piano piano. Se il metal è per eccellenza il genere musicale che, almeno in molti dei suoi sottogeneri, richiede tempo e ascolti per coglierne appieno il valore e i dettagli, i Blind Guardian ne sono la band più rappresentativa, sotto questo aspetto. Amatissimi dai fan, non sono semplici nemmeno da venerare, proprio perché la loro complessità, le sperimentazioni orchestrali, le decisioni coraggiose e il sound così personale, che, nel bene e nel male, va dritto per la propria strada per riuscire sempre a confermarsi e a spiazzare allo stesso tempo, richiedono una certa apertura mentale. Ma per chi si lascia accompagnare dai Bardi e ne ascolta le storie, la magia che si crea è grande - e indimenticabile.
Se non li conoscete, iniziate dai due masterpiece Imaginations from the Other Side e Nightfall in Midlle Earth; a quel punto, vedrete, non li abbandonerete più.

*Cioè, sul serio. Non potete vivere senza questo disco.

2 commenti:

  1. Se ti capita, ascolta anche la bonus track inclusa nell'edizione super-mega-extra-lusso, che prosegue (per come la vedo) sulla strada di quell'unicum che era "Follow the Blind". Quanto al giudizio complessivo, ti dico solo che sono tre settimane o più che ho in canna una recensione ma non so cosa scrivere. E' un album molto difficile, che sto ancora elaborando, ma... mi piace. :)

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  2. Gli album dei BG non sono mai semplici, ma è bello così.
    Ascolterò, giusto, mi stavo dimenticando che c'era una bonus track in più in certe edizioni ^^

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