giovedì 5 marzo 2015

Jim Hines - Unbound

Questa recensione - ma che dico, questa dichiarazione d'amore e fangirlismo - attende di venire scritta e pubblicata da due settimane almeno, ma per tutti i motivi che sapete ho dovuto rimandare fino a oggi. Attenzione: qualche spoiler se non avete letto i precedenti volumi della saga, nessuna rivelazione sconvolgente se volete iniziare questo.

Il terzo libro della serie Magic Ex Libris (dopo Libriomancer e Codex born) è probabilmente il migliore della (finora) trilogia. Se il primo è stato fulminante e il secondo comunque molto buono, questo Unbound è semplicemente grandioso.
Isaac, il protagonista, comincia la storia in condizioni davvero pietose: roso dai sensi di colpa per la scomparsa di Jeneta alla fine del volume precedente, privato della magia da Gutenberg e, quindi, incapace di fare tutto quello che lo aveva sempre reso speciale - peggio ancora: incapace perfino di avvertire la presenza della magia nei libri che ha sfogliato per tutta la vita. Premesse che non possono che portare a una conseguenza: determinato a non arrendersi e a ritrovare la ragazzina scomparsa, Isaac tenterà di tutto per rintracciarla... anche cose estremamente rischiose. Questa volta, però, non avrà i suoi poteri ad autarlo a cavarsela.

Hines mette insieme una trama avvincente e senza momenti morti, costruita con un crescendo di sorprese e colpi di scena da pugno nello stomaco, arricchita da uno dei protagonisti che più ho amato negli ultimi anni. Isaac, nerd magrolino (sì, la copertina è fighissima, ma lui è disegnato un po' troppo belloccio) che anche di fronte a mostri e automi giganti vuole capire "come funzionano" prima di darsela a gambe, è un narratore ironico ma anche capace di trasmettere tutta la sua angoscia, la sua frustrazione, il suo bisogno di lottare e, allo stesso tempo, il suo amore per la driade Lena, con la quale ha costruito una insolita, ma salda, famiglia non tradizionale di tipo poliamoristico (Lena sta sia con lui sia con la psicologa Nidhi Shah) incomprensibile ai più ma che funziona a meraviglia e che viene rappresentata con estrema delicatezza e realismo, e risulta pertanto più credibile di tante relazioni da classico "romance". In questo romanzo hanno notevole spazio sia Gutenberg, il capo dei Porters (per lo più libriomanti come Isaac, ma non solo), sia Ponce de Leon, che si era solo intravisto nel primo volume e che qui si rende difficile da dimenticare. E sì, lui e Gutenberg per me sono una coppia fantastica. Where's the ship? I'm on board!

Magia, letteratura e storia si intrecciano alla perfezione, e le citazioni da nerd sono una festa per chi con quei libri fantasy e quei telefilm di fantascienza, citati, presi in giro con affetto, ribaltati e omaggiati da Hines, ci è cresciuto e li ama. Non riesco onestamente a trovare un difetto, in questo romanzo, e se potete leggere in inglese, non perdete l'occasione di innamorarvi di questa storia che ha tanto da dire e sa tenervi incollati alle pagine mentre lo fa. Non mi capita spesso di leggere l'ultima pagina e ardere dal desiderio di avere già in mano il libro successivo, ma con Hines capita. Con Hines capita di ridere, restare a bocca aperta e tremare per il magone.
E capita di venire travolti dalla gloria di un finale che apre scenari grandiosi.

"Magic is a gift. Like fire, it can burn. And like fire, it’s going to change everything.
You’re gonna love it."



4 commenti:

  1. Non ho nemmeno letto tutta la recensione per non farmi spoiler e già mi sono convinta a leggerlo!

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    1. Probabilmente la saga più bella che leggo da anni

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  2. Oddio, non ho tempo, però somo incuriosito....

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    1. Libriomancer & seguiti meritano di passare avanti in lista!

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