giovedì 9 aprile 2015

Una sera in treno

Qualche volta i film o i telefilm sono portatori (in)sani dei peggio stereotipi politically correct, si sa. Deve esserci una storia d'amore, deve esserci una "donna forte", se una ragazza comincia a frequentare brutte compagnie immancabilmente assumerà un look gothic e così via, tanto per intenderci. Anche il cast, compresa la scelta delle semplici comparse da mostrare magari solo sullo sfondo, è spesso significativo in questo senso (vi ricordate le sciocche proteste contro il fatto che nei film sul Signore degli Anelli non c'erano personaggi di colore tra i protagonisti?) Si tenta di non offendere nessuno mentre, allo stesso tempo, da altre parti, si continua a vociare contro "gli immigrati" o a proclamare che i gay sono "immorali" o non so quali altre stupidaggini retrograde. Siamo così abituati a certi stereotipi che, tempo fa, un lettore si complimentò stupito con me perché avevo rappresentato l'omosessualità di Rafael, in Angelize, come una cosa "normale", che emergeva naturalmente senza che fosse necessario mostrarlo in atteggiamenti effeminati o sottolinearne la sessualità a ogni scena. In quel caso ho ringraziato, perché era esattamente ciò che volevo rappresentare, ma ho anche risposto che non faremo davvero passi avanti finché sentiremo il bisogno di specificare con stupore che una storia d'amore, in un romanzo, è "omosessuale" come se non fosse altrettanto normale di una eterosessuale, o finché l'una sarà considerata meno "adeguata" dell'altra.

Perché questa premessa, con tanto di divagazione (sorry)? Perché l'altro ieri, in treno, mi è capitato di osservare un paio di giovani passeggeri che sarebbero stati perfetti proprio se un direttore del casting si fosse prefissato di rispettare il politically correct apparentemente indispensabile oggi. Due ragazzini di forse nove o dieci anni, seduti l'uno accanto all'altra, a condividere le cuffie di un lettore mp3 e vincere la noia del viaggio facendo dondolare i piedi e guardandosi intorno. Un bambino di colore con zazzera ritta sulla testa e una bambina bionda, occhi azzurrissimi e sguardo deciso.
Osservandoli, mi sembrava già di intravedere gli adulti che diventeranno, entrambi alti e belli. Possibili protagonisti di qualche film, insomma, magari una storia di amicizia, amore o crescita personale.
Non so se fossero amici, compagni di scuola, fratelli o fratellastri, ma mi sono ritrovata a pensare "to', sembrano usciti dal cast di un telefilm".
Poi ho sorriso, perché invece erano splendidamente veri. Diversissimi, pieni di vita e meravigliosi. Senza bisogno di un direttore del casting.


Immagine da Pinterest

5 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto il post, che condivido, l'immagine dei bimbi in treno e anche quella dei micioni!

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    1. Grazie ^^ Uso l'etichetta "Storia vera" quando mi capita di assistere a qualche bel quadretto di vita che mi colpisce, qualche episodio carino da ricordare...

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  2. Che bello! Quando la realtà supera la finzione...

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  3. In Harry Potter un maghetto nero o due c'era nelle scene dei primi film, gli unici che ho visto (i libri non li ho letti), ma credo proprio che fosse lì tanto per dire: vedete che siamo politicamente corretti? Nel Signore degli Anelli la materia è d'ispirazione mitologica, per di più europea nordica, ma vai a farglielo capire. Visto che i "non bianchi" nella storia sono arruolati nelle armate di Sauron la polemica avrebbe potuto farsi anche più divertente se nei film lo avessero mostrato... per fortuna ci sono gli orchi.

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