martedì 9 giugno 2015

Di principesse e imperatrici

Nelle scorse settimane sono andata al cinema sia per il (mediamente bistrattato) Racconto dei racconti di Garrone, sia per il (lodato universalmente) Mad Max - Fury Road. Per i miei gusti e interessi, e anche per il mio consueto barlume di diffidenza nei confronti dei remake, ero più interessata al primo, che ho apprezzato; il secondo, però, mi ha travolto.

Non ho voglia di accodarmi alle millemila polemiche che hanno accompagnato Il racconto dei racconti. Ma non è un fantasy/sì lo è/ma non ha senso/sì lo ha/ma sono fiabe strane/no sono quelle vere/vuole esser figo e non ce la fa/no non capisci niente è un capolavoro... Cheppalle. Per quanto mi riguarda, trovo eccezionale che qualcuno in Italia abbia proposto un film di respiro internazionale, realizzato con i controfiocchi per tutto quello che riguarda la parte "tecnica" (dai costumi alle ambientazioni, dagli attori agli effetti speciali...), e allo stesso tempo abbia dato un carattere personale al tutto, andando alle radici dei racconti di fiabe anziché creare una versione glamour, pseudomagica e con i bei vestiti dei filmetti adolescenziali con la ragazzina che trova l'ammore e diventa principessa.
Non mi metterò nemmeno a disquisire su Basile, perché non ho letto la sua raccolta, anche se aver letto parecchi altri corpus di fiabe famosi mi ha permesso, probabilmente, di riconoscerne l'atmosfera insieme magica e ruvida, sognante e popolare: quello che, forse, è mancato all'Italiano Medio.
Tre storie indipendenti, quelle scelte da Garrone, i cui personaggi si sfiorano soltanto in alcune scene: la regina che pur di avere un figlio è disposta a tutto, e che ne pagherà le conseguenze; il padre che ama così tanto una pulce da trascurare la figlia, giovane principessa che sogna l'amore e si troverà invece in un incubo, da cui dovrà liberarsi con le sue mani; due sorelle anziane che hanno a che fare con un re lussurioso, convinto che una di loro sia in realtà una splendida fanciulla. Il tutto tra paesaggi mozzafiato, costumi curatissimi e una scelta degli attori perfetta - per i personaggi minori più ancora che per i protagonisti: alcuni sembrano davvero usciti da un quadro seicentesco. Il meraviglioso c'è - a ogni angolo, nell'aria, nell'acqua, nella terra, una forza immensa che non è da capire, ma solo da accettare, e da affrontare. Ma ci sono anche la violenza e il sangue, le passioni smodate e la lotta, gli egoismi e gli affetti. Soprattutto, c'è il piacere di raccontare, puro e semplice, di per se stesso magia.

Poi arriviamo a Mad Max - Fury Road. Ho visto la serie originale svariati anni fa, non la ricordo granché e non mi aveva nemmeno appassionato più di tanto, per quanto l'avessi vista con piacere. Il vantaggio è che non sono andata al cinema con il taccuino, pronta a paragonare originale e remake (per quanto qui il termine sia poco adeguato).
Sulla carta, un film di inseguimenti, botti, risse e violenza, con l'eroe solitario e l'eroina cazzuta, potrebbe far sbadigliare: la solita solfa, il solito blockbuster, bla bla. E invece, Mad Max si è rivelato un oceano in cui si viene tuffati a freddo e ci si ritrova a nuotare, annichiliti e affascinati. Curato fino al minimo dettaglio, ha proprio nei dettagli, nell'iconicità delle sue figure, il punto di forza. Vi sfido a non restare a bocca aperta come bambini di fronte al chitarrista incatenato che segue l'esercito del cattivo e fa da colonna sonora all'inseguimento, degno di Eddie, la mascotte degli Iron Maiden; e vi sfido a non prendere a cuore la vicenda dell'Imperatrice Furiosa/Charlize Theron, la vera protagonista del film, che lotta e lotta e lotta ancora, guerriera umanissima la cui strada si incrocia con quella del tormentato Max, preda di allucinazioni ricorrenti e incubi personali. Max è più che altro un punto di vista sulla storia, che è in realtà proprio quella di Furiosa, ma, insieme, i due funzionano alla grande, tra silenzi e progressiva fiducia. Indimenticabile, poi, l'iconografia dell'esercito brulicante dei Figli della Guerra, ansiosi di raggiungere il Valhalla e capaci di stupire a ogni minuto con un'insieme di armi, veicoli, abitudini tribali e invenzioni da capogiro. Vi sfido a non uscire dal cinema proclamando il loro IO VIVO! IO MUOIO! IO VIVO ANCORA! Ma grandiose sono anche le donne della tribù tutta al femminile che compare nella seconda metà del film, spicce e coraggiose, indipendenti ma senza per questo scadere negli stereotipi femministi che oggi sembrano obbligati.
Ed ecco perché, infine, qualsiasi aspirante scrittore, in particolare, dovrebbe correre a vedere (e rivedere) questo film: perché Mad Max - Fury Road è un capolavoro di Show, don't tell. Pochissime spiegazioni per una pellicola con più corse che dialoghi, più combattimenti che riposo, ma lo spettatore può capire tutto ugualmente e ritrovarsi immerso in un mondo complesso senza la minima fatica. Studiatevi la maniera in cui i diversi elementi vengono introdotti (la struttura sociale dei Figli della Guerra, i protagonisti e il loro passato...) e comprenderete finalmente come si usa il famoso e famigerato "mostrare, non raccontare".

8 commenti:

  1. Eh, sì, per Mad Max concordo al 100%. E pensare che in rete c'è chi scrive "praticamente non ha sceneggiatura", scambiando la scrittura cinematografica con i dialoghi...
    Il racconto dei racconti ancora non l'ho visto, a meno di non recuperarlo in qualche rassegna estiva, immagino di doverlo aspettare in dvd, ma lo vedrò alla prima occasione.

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  2. Non ho visto nessuno dei due film, ma mi piacerebbe molto farlo! Soprattutto per quanto riguarda Il racconto dei racconti. Sono felice che finalmente qualche italiano si sia gettato su questo genere :)

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    1. Io l'ho trovato affascinante, ma non aspettarti un classico fantasy!

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  3. Purtroppo sono fra quelli che non ha apprezzato "Tale of tales" :/ ha il suo innegabile coraggio (ma Garrone non è il primo scemo che passa) ma alla fine per me è stato un grande 'ehmbeh? '.
    L'ultimo "Mad Max" devo ancora vederlo e sono davvero curioso. Non c'è uno che sia uno che ne parla male

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    1. Credo sia l'unico film, che mi ricordi, a vantare un tale primato, aver messo d'accordo proprio tutti

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  4. Visto e apprezzato il primo, non ancora il secondo. Apprezzato moltissimo, ma capisco che chi si aspetta un fantasy convenzionale o una fiaba Disney ne rimanga poi deluso.

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    1. Mi ha dato l'impressione di non essere stato capito proprio perché era "out of the box", non facilmente inquadrabile. Credo che lo spettatore medio non sia in grado di lasciarsi trasportare dal puro e semplice racconto, dalle emozioni e dalle atmosfere, se non riconosce immediatamente pattern prevedibili e possibilmente dai contorni netti

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