lunedì 17 agosto 2015

Il Corvo - un tuffo nei ricordi

Il Corvo è un film datato 1994, risale cioè a quando avevo 12 anni e frequentavo le medie. Non ricordo quando l'ho visto la prima volta, ma per me è inestricabilmente legato agli anni delle superiori, alle citazioni scritte sul diario insieme alla mia migliore amica (di allora e di ora: ciao, Rachele <3 Non può piovere per sempre...) Rivisto di recente, non potevo non buttare giù questi pensieri...

Definirlo "film" non rende giustizia a quello che Il Corvo è stato per me, e per diverse generazioni, credo. Non ho dubbi che là fuori sarà pieno di sapientoni che lo criticheranno con dotte dissertazioni, ma guardiamoci in faccia: Il Corvo è un simbolo, un'estetica, un affascinante viaggio notturno, capace di esaltare, di commuovere, di ammaliare.

La trama è semplice, certo: ucciso la notte di Halloween insieme alla donna che ama e che sta per sposare, Eric Draven ritorna dalla tomba un anno dopo, accompagnato da un corvo che lo guida, per vendicarsi degli assassini.

Da questo scheletro così esile, il film ricava un trip gotico e rock (pensate alla indimenticabile colonna sonora; alla cattedrale che appare nel finale, una Notre Dame da incubo) che bilancia l'efferatezza dei criminali a cui Eric dà la caccia con l'innocenza della piccola Sarah, voce narrante che fornisce la chiave di lettura della storia, e con l'onestà del poliziotto un po' goffo ma determinato che non ha dimenticato né accettato il triste destino di Eric e della sua compagna e ora decide di aiutarlo, anche a costo di rimetterci la carriera.

"Minkia, cioè, la Notte del Diavolo è il simbolo, se
non fai bordello la Notte del Diavolo sei un coglione!"
Sì, Top Dollar aveva anticipato i tempi.
Era un precursore...
Non solo l'estetica, dunque (trench e chitarre, capelli lunghi e trucco, pugnali e spade), ma anche i personaggi sono la forza del film. Gli indimenticabili cattivi, in un crescendo: prima la gang di T-Bird e compari, esecutori materiali del delitto; poi il supercriminale Top Dollar, accompagnato dalla sorellastra e amante Myca, che di quegli sgherri sono i capi: lui sarcastico e spietato, lei mistica e sensuale, entrambi ossessionati dal potere in tutte le sue forme: droga e soldi, sesso e morte, violenza e magia. E le vittime (ma vittime... non lo siamo tutti?, dice Eric appena prima di giustiziare Tin Tin), a partire da Eric e dalla sua Shelley. La loro storia d'amore ci viene mostrata solo per brevi lampi, qua e là, eppure è più efficace di qualsiasi storia da "romance" io abbia letto in questi ultimi anni. Eric, tormentato, nascosto dietro la corazza di invincibilità che il suo ritorno soprannaturale gli ha donato, e che tuttavia gli viene strappata nel corso del film; Eric, ironico e disperato.

E Il Corvo resta così una storia d'amore e vendetta, di pioggia e lacrime, di ingiustizie ma anche, soprattutto, di speranza. Nonostante la violenza e "la tirannia degli uomini malvagi", direbbe Jules di Pulp Fiction, nonostante lo squallore e le fughe tra alcol e droga, nonostante l'avidità e i soprusi, quello che sopravvive anche alla morte è l'amore: che sia l'affetto per la piccola Sarah, a cui Eric e Shelley facevano da genitori, oppure il sentimento che lega i due sfortunati amanti. Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre. Banale, dirà qualcuno, eppure è proprio di questa verità così semplice che c'è bisogno, oggi. E banale o sdolcinato, Il Corvo non lo è mai.
Ho sentito dire che non esiste, il vero amore come quello descritto in questo film. Che non esistono, l'amicizia e l'altruismo. Mi spiace, mi spiace davvero tanto, per le persone che la pensano così. Vittime, anche loro.

Una nota finale: certo, Il Corvo è anche l'ultimo film di Brandon Lee, talentoso figlio del grande Bruce, morto sul set per un incidente proprio poco prima delle nozze, come il suo personaggio. Si è detto di tutto e di più su questa morte.
Io mi limito a ricordarlo, con le lacrime agli occhi.


Curiosità: il mio PRIMO Hesediel di Angelize era Brandon Lee come appare nel Corvo quando è "in borghese", negli Hagman's Joke, la sua band, ovvero come lo vedete nella foto qui sotto. Erano i tempi della primissima stesura, quando ancora non avevo idea della sua storia e di chi sarebbe diventato davvero Hesediel.
Poi, ehm, ho cercato un "interprete" che fosse ancora vivo... ed ecco che è subentrato Aidan Turner.

Curiosità 2: tutte le volte che mi chiedono chi vorrei come regista per Angelize, io rispondo l'Alex Proyas del Corvo. Guardate la città notturna bagnata dalla pioggia, le ombre, i vicoli. Oppure le scene con i flashback dei ricordi: pensate ai ricordi di Haniel che Rafael percepisce, e immaginateli girati così (be', più confusi e deliranti, ma insomma, l'idea è quella).


Di tutta la colonna sonora del film, naturale ricordare la meravigliosa Burn dei Cure, che nel film compare per pochi momenti, ma che merita di essere ascoltata e amata (e non vi dico solo un paio di anni fa quante volte l'ho sentita, a ripetizione, perché era perfetta in quel certo momento della mia vita...) Linko un video con alcune scene del film. Enjoy.

... "Oh don't talk of love" the shadows purr
Murmuring me away from you
"Don't talk of worlds that never were
The end is all that's ever true
There's nothing you can ever say
Nothing you can ever do..."
Still every night I burn
Every night I scream your name
Every night I burn
Every night the dream's the same
Every night I burn
Waiting for my only friend
Every night I burn
Waiting for the world to end...




Fin dall'adolescenza, poster che campeggia in casa mia...

4 commenti:

  1. Dovrei rivederlo. All'epoca le mie compagne impazzivano per questo film e io, ovviamente, anche solo per rimarcare la mia diversità, dovevo dissentire. Poi, dato che a quell'età è inevitabile che ci siano film che segnano tutto un immaginario, va detto che il 1994 è l'anno de "L'ultimo dei Mohicani" e in quella pellicola io avevo trovato la mia estetica e i miei sogni adolescenziali, lasciando per sempre le penombre gotiche per le luci e le tenebre della natura estrema...
    Però quando ho letto Angelize ho subito pensato a "Il Corvo", anche se non lo vedevo da secoli!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha segnato indelebilmente la mia giovinezza e di conseguenza anche la scrittrice che sono oggi (come Stephen King, Dylan Dog, il metal, Dracula...) Prova a riguardarlo e fammi sapere che impressione ti fa! Io l'ho rivisto da poco e mi ha commosso e colpito esattamente come vent'anni fa

      Elimina
  2. E' stato un pilastro anche per me. Devo farlo conoscere a mio figlio; credo che conservi ancora il suo fascino (spero di non essere smentita rivedendolo... capita!).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io l'ho rivisto da poco dopo alcuni anni... l'emozione è stata la stessa di sempre <3

      Elimina