lunedì 12 ottobre 2015

Babadook

Continuano le mie personali "Notti Horror" con la visione di un altro film di cui mi avevano parlato benissimo e che non vedevo l'ora di recuperare. E se già Sinister, di cui ho scritto la settimana scorsa, era stata una visione più che soddisfacente, Babadook della regista e autrice australiana Jennifer Kent mi ha assolutamente travolto.

Anche in questo caso lo spunto è classico: un "babau", l'uomo nero che terrorizza i bambini, si manifesta in casa di una vedova che lotta per crescere da sola un bambino irrequieto e considerato "strano" dai compagni. Da questo incipit, tuttavia, prende l'avvio una storia che trascende il genere horror e ancora una volta dimostra alcune cosette che troppo spesso si dimenticano: che anche da temi e tòpoi classici si possono ricavare opere fresche e personali; che non servono sbudellamenti e colpi di scena dozzinali per terrorizzare (e credetemi, Babadook terrorizza eccome, anche se il sangue è centellinato); che il fantastico - che sia horror o fantasy non ha importanza - possiede una potenza narrativa ineguagliabile e, come in questo caso, riesce a coniugare il puro piacere del racconto capace di ipnotizzare e tenere incollati allo schermo (o alla pagina) con un uso intelligente della metafora (aggraziata, limpida e non forzata); e che, ragazzi miei, se solo la gente aprisse gli occhi e il cervello si accorgerebbe che le donne sanno creare opere di genere che non hanno proprio nulla da invidiare a quelle dei "soliti" maschietti. E ora forza, ditemi che "le donne sanno solo scrivere/dirigere romance" e "l'horror/il fantasy/la fantascienza non è roba per loro"... Chiedo perdono per lo sfogo, ma se foste un'autrice che tenta disperatamente di scrivere urban fantasy e non paranormal romance capireste la mia frustrazione.

Tornando al film, vediamo un po' più nel dettaglio (senza spoiler) la vicenda. Amelia fatica a tenere insieme i pezzi della propria vita e non riesce a superare il dolore per la morte del compagno, ucciso in un incidente d'auto proprio mentre la stava portando in ospedale a partorire. Quando il figlio Samuel si convince che il "signor Babadook", l'uomo nero di un libro per bambini trovato in casa, sta per aggredirli, Amelia prima ignora gli avvertimenti del bambino, poi pian pian si rende conto che "qualcosa" sta accadendo davvero: rumori, voci, ombre, e perfino nuove pagine aggiunte al libro che la donna ha tentato di distruggere e che rispunta come se niente fosse davanti alla porta di casa... pagine che le rivelano la vera natura di Babadook: non un mostro che aggredisce i bambini, ma un'ombra inquietante che minaccia di prendere possesso di Amelia stessa finché sarà lei a uccidere il proprio figlio. E che a ogni tentativo di razionalizzare, di negare l'esistenza del mostro acquisisce maggiore forza e maggiore potere. Un mostro che non si può sconfiggere e cancellare come se non fosse mai esistito, ma solo affrontare e accettare.

Non dirò nulla sul finale, naturalmente, né su come si svolgerà la lotta di Samuel e Amelia. Babadook è un gioiellino non solo per il modo in cui il "mostro" viene utilizzato per narrare la difficoltà di elaborare un lutto che più è negato più avviluppa l'anima e la soffoca, ma anche per la cura con cui ogni dettaglio è significativo, ogni parola e ogni inquadratura "mostra" molto più di quanto "dica" in superficie (come quando la protagonista osserva con invidia e dolore una coppia felice che si bacia in auto). Amelia è interpretata da una straordinaria Essie Davis, magnifica sia quando con uno sguardo o un gesto rivela il suo progressivo crollo sotto il peso della stanchezza e del dolore sia quando, "posseduta" da Babadook, rivela una rabbia e un rancore crescenti, sempre più violenti, nei confronti del figlio. Non è un film semplice: prima ancora che l'elemento horror si manifesti, sfido chiunque a non sentirsi angosciato dalla lotta disperata di Amelia per gestire da sola un figlio che è allo stesso tempo l'unico ricordo del marito perduto e anche la causa indiretta della sua morte: un figlio che è una continua fonte di problemi ma per il quale la madre ha mille attenzioni, mille cure, infinito affetto. Il tutto è narrato con lucidità e sensibilità insieme, senza la mano pesante o gli sguardi morbosi che tanti horror più dozzinali avrebbero utilizzato (penso alla scena in cui Amelia, sola da tanto tempo, utilizza un vibratore e a come un regista diverso l'avrebbe realizzata - e resa volgare o insistita, anziché perfettamente naturale e funzionale alla caratterizzazione del personaggio come risulta nel film). Il risultato è un'opera che è al tempo stesso terrificante e profonda, matura e ricchissima di suggestioni. Da non perdere, da vedere e rivedere.


4 commenti:

  1. Un film splendido, uno dei migliori horror dell'ultimo decennio. Sono davvero contenta che ti sia piaciuto!! :D

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    1. Concordo in pieno. Entra di diritto nella mia personale top ten.
      E ovviamente in giro trovo anche commenti beceri del tipo "ma il finale è assurdo!..." Evidentemente è troppo raffinato per lo spettatore medio che ragione per "bianco o nero".

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  2. A me è piaciuto moltissimo, nonostante abbia lo spavento facile. E' un film serio, con qualcosa da dire. Non me l'aspettavo, anche per via delle tagline.
    Qualcuno doveva scrivere: "è un film con un contenuto"! :D

    E poi è molto ben fatto, anche dal punto di vista tecnico. Una buona recitazione, mi sembra. Ottimo l'uso dei simboli, la cosa che più mi ha colpito fin dall'inizio.
    Insomma, concordo con molte delle cose che hai scritto e ricondivido subito!

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    1. Grazie ^_^ Mi aspettavo un bel film, ma è andato oltre le mie aspettative...

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