domenica 18 ottobre 2015

Intervista per Lettori come stelle


Ringrazio Giusy, Giuseppina e tutte le ragazze del gruppo Facebook Lettori come stelle che hanno voluto organizzare un'intervista on line con me la settimana scorsa. Riporto il testo delle domande, tutte di Giusy che gestiva l'evento, salvo dove indicato.

-Parlaci un po' di te. Quale sono le tue passioni oltre alla scrittura?
La lettura, naturalmente, prima di tutto! Film e serie tv (privilegiando fantasy, horror, avventure, commedie). Cantare, soprattutto Within Temptation, Anneke Van Giersbergen e voci di questo tipo; ascoltare musica (adoro il metal, il folk-rock... non scrivo mai senza) e andare ai concerti. Leggere di folklore, sciamanesimo, mitologia, magia. Viaggiare. E passare una sera al pub davanti a una birra belga, chiacchierando con gli amici.

-Aislinn è uno pseudonimo. Come mai hai deciso di pubblicare sotto questo nome?
Era il nome che usavo da blogger già da tempo e ho deciso di tenerlo quando ho pubblicato, perché mi sembrava appropriato. In gaelico significa «sogno, visione», e riflette bene il mestiere di scrittrice. E poi, dare un nome alle cose è un atto di magia: il cognome si eredita dagli antenati, il nome viene imposto dai genitori, uno pseudonimo è il nome che scegliamo per rappresentare noi stessi.

-(Jessica) Hai iniziato come blogger? riesci ancora a seguire entrambe le cose?
Sì, ho ancora un blog, è un ottimo modo per chiacchierare virtualmente con le persone, parlare di quello che amo e così via

-(Jessica) Volevo chiederti com'è nata la tua passione per la scrittura, da quanti anni scrivi e qual è stato il tuo primo progetto
Dunque, la passione per la scrittura è nata da quella per la lettura! Ho iniziato durante l'adolescenza, quindi ormai sono più di quindici anni che lo faccio...
Il mio primo progetto è stato un fantasy classico terribilmente ingenuo, anche se già mostrava qualcuno dei temi che mi interessano ancora oggi

-(Jessica) Come sei arrivata a pensare alla pubblicazione e Angelize è il primo che hai fatto uscire? Angelize è una serie giusto? quanti volumi pensi di fare?
L'ho inseguita per anni con vari progetti diversi! Prima avevo pubblicato dei volumetti e dei racconti brevi per vari piccoli editori, Angelize è stato il vero e proprio esordio (anche perché le altre cose che avevo scritto erano più acerbe).
Angelize è una serie conclusa, sono due volumi soltanto (in pratica un romanzo diviso in due parti). Potrei scrivere ancora di questi personaggi in futuro... ma sarà molto in futuro! Quindi la storia è conclusa con i due libri che trovi già in libreria

-Come e quando scrivi? Segui uno schema bene preciso o ti lasci trasportare dall'ispirazione?
Purtroppo scrivo nei ritagli di tempo, soprattutto la sera ma a volte anche durante la giornata, dato che sono libera professionista e non ho orari fissi. Il mio rituale è semplice: mettere la musica che mi ispira (a volte la colonna sonora preparata apposta per la storia in lavorazione, a volte semplicemente un disco o una playlist con quello che mi va) e iniziare! In genere inizio un romanzo nuovo quando ho almeno tre elementi: una situazione forte che scateni l'azione, un personaggio che mi prenda e che possa sentire «vivo» da seguire e un finale verso cui tendere, che mi dia una direzione di massima. Poi man mano preparo scalette parziali, con gli eventi principali, ma molto lo scopro grazie a... all'iniziativa personale dei personaggi, diciamo. E spesso mi sorprendono, suggerendomi idee che non avevo previsto o cambiando quello che credevo fosse fissato. Più che l'ispirazione, sono i personaggi che mi trascinano!

-In generale, che cosa t'ispira?
Le mie passioni, quelle che ho citato prima. La musica e le canzoni, per esempio, oppure la mitologia, o la visione di un film, o ancora discorsi che faccio con le persone care e che, tra una chiacchiera e l'altra, accendono una scintilla.

-La duologia di Angelize è stata pubblicata dalla Fabbri. Come sei arrivata a questa casa editrice? E' stata la tua prima scelta? In realtà Angelize stava per finire altrove... con una casa editrice che non nominerò e che mi stava proponendo un contratto infame (non a pagamento perché quello lo avrei escluso a priori, ma comunque pessimo). Io ho contrattato, guardandomi intorno nel frattempo... e ho avuto la fortuna di spedire il libro a Fabbri nel momento in cui stavano per iniziare la loro nuova collana dedicata a fantasy e dintorni. È piaciuto e a quel punto non ci ho pensato due volte ad accettare!

-Angelize parla di angeli "atipici", ben diversi da quelli a cui siamo abituati dalla vasta produzione fantasy dell'ultimo periodo. Da dove è nata quest'idea così particolare?
Mi era stato chiesto un racconto per un'antologia, in origine, a tema angeli. Io volevo fosse qualcosa di originale, non incentrato sulla «solita» apocalisse da fermare o sulla «solita» storia d'amore tra giovane sfigata e angelo bellissimo... allora mi sono chiesta: che immagine ha la gente comune degli angeli? Quella di protettori, di «custodi», gli angeli che i bambini pregano la sera. Come ribaltare questa idea? E... se gli angeli invece ingannassero la gente per portarla a morire? Tutto qui. Volevo una storia urban fantasy, tosta e scritta con ironia, un elemento che a me piace moltissimo sia nei libri che leggo sia in quelli che scrivo. Infatti avevo in mente due modelli: il film Dogma di Kevin Smith e il romanzo Buona Apocalisse a tutti! di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

-Mi sembra di aver letto che Angelize è nato da un tuo vecchio racconto. Quanto c'è di diverso da quel racconto al romanzo?
Il racconto è In time of need, nell'antologia Stirpe angelica. Lì c'era la semplice idea base: angeli che ingannando le persone le portavano a morire per incarnarsi al loro posto. E compariva un «proto-Haniel», che aveva già qualche tratto dell'Haniel di Angelize (per esempio, il sarcasmo e i modi spicci) ma anche varie differenze (per esempio lo immaginavo più vecchio, mentre l'Haniel del romanzo ha un po' meno di trent'anni: per la precisione il primo Angelize è ambientato nel 2010, Haniel-Daniele muore e viene «angelizzato» nel 2009, quando ha 29 anni. È nato il 29 febbraio del 1980).

-Conoscendoti, so che sei una fan del cinema horror. Quanto questo genere ha influenzato le tinte dark di Angelize?
Parecchio, nel senso che se devo descrivere una scena «forte» non mi tiro indietro, e non disdegno humor nero, momenti tragici e morti... creative. Ma Angelize resta comunque un urban fantasy, non un horror. Non mi soffermo su dettagli truculenti tanto «perché sì» né cerco di spaventare: a me interessa vedere come la gente normale reagirebbe al soprannaturale, alla magia, sapere come ciò le cambia, e soprattutto dare vita a personaggi il più possibile realistici, sfaccettati, vivi insomma.

-Parliamo un po' dei personaggi. Il trio dei protagonisti è formato da Haniel, Rafael e Hesediel (conosciuti anche come "il matto", "il biondo" e il "rompiballe"). Quanto c'è di te in ciascuno di loro?
Ho la tendenza a desiderare di fare la cosa giusta e a non sentirmi mai «abbastanza» che ha Rafael. La mancanza di autostima e un pizzico di tendenza autodistruttiva di Haniel (ma io la controllo meglio di lui, per ora). Con Hesediel... il lato pessimista e cupo, che fa parte di me come quello più sognatore.

-Haniel/Daniele ha vissuto una vita abbastanza tormentata: è morto o è andato vicinissimo alla morte diverse volte, è vissuto per strada, ha vissuto un lutto importante e per ultimo si trova intrappolato, suo malgrado, in un corpo di donna, con tutti i problemi che ciò comporta. Che cosa provi quando devi far soffrire i tuoi personaggi? Ti diverti nel generare dolore in loro (e nei tuoi lettori) o invece soffri insieme a loro?
Soffro con loro, soprattutto quando mi tocca farli fuori, se sono personaggi che amo (e comunque con tutti, anche con quelli che cordialmente detesto come Mikael, ho un rapporto profondo, devo entrare nella loro pelle per usare il loro punto di vista). Allo stesso tempo, scrivere scene epiche, o tragiche, mi esalta e mi dà una grande soddisfazione... anche se poi oscillo tra il «che figata questa scena!», il «soffro per loro» e il «DEVO RISCRIVERE TUTTO NON E' VENUTO ABBASTANZA BENEEE!» ^_^ D'altronde, per trionfare devono prima soffrire, per conquistare la luce devono affrontare il buio.

-(Elisa) Come ti trovi a parlare non solo di angeli, ma UOMINI?? (anche se dicono che gli angeli sono asessuati...sono tutte balle) hai avuto difficoltà a far parlare degli angeli di sesso maschile?
Io preferisco usare personaggi maschili, di mio, anche se non ho alcun problema a usare anche quelli femminili. Mi immedesimo in loro, cerco di conoscerli, entrare nella loro pelle e nei loro pensieri... maschi o femmine che siano. In fondo, è come immedesimarsi in una persona che fa un mestiere che non è il tuo o che ha un carattere diverso dal tuo ^^

-La presenza delle donne all'interno di Angelize è minima e si riduce solo a pochi personaggi di contorno. Da dove deriva questa scelta di un romanzo prettamente al maschile?
Non è una scelta, è stato naturale perché la storia richiedeva questo. Non ho nessun problema a usare personaggi femminili, anche se spesso mi diverto di più con quelli maschili, ma parlando di angeli mi sembrava più naturale che le loro vittime preferite fossero maschi (anche se non è mai detto sia obbligatoriamente così, ma il motivo... lo lascio ad altre storie, scusate!) Qui ho voluto usare una grande figura femminile archetipica, la Dea, che è tutt'altro che secondaria anche se agisce sullo sfondo. Sinceramente, non penso che scrivere un libro con personaggi tutti maschi o tutte femmine sia un problema: da lettrice mi piacciono le belle storie e i bei personaggi, chissenefrega se sono uomini, donne, bambini, vecchi, etero, gay, trans, bianchi, neri o multicolore o quello che vi pare!

-Da brava Luciferina, non posso non citarti LUI: il principe del male, il signore delle tenebre, il re degli Inferi. Sto parlando, ovviamente, del vecchio e caro Lucifero. 3:) Intanto, rinnovo i miei complimenti per la sua affascinante malvagità e ti chiedo: come si gestisce un personaggio di simile portata? La sua cattiveria viene fuori da sola o riversi in essa parte delle tue rabbie e frustrazioni?
(Giuseppina) Visto che parlate di personaggi, beh... più vivi e realistici Haniel, Hesediel, Rafael, Uriel non potevano essere ;-) Ma, io volevo chiedere una cosa riguardo al "cattivo che cattura" (almeno per me) di tutta la vicenda: Lucifero. Com'è stato scrivere di lui? Ma, soprattutto, com'è stato dare vita alle scene in cui lui era presente?No, per carità, niente «transfer» di rabbia, frustrazioni o vendette personali! Un personaggio come Lucifero si gestisce esattamente come tutti gli altri: si entra nella sua testa e si osserva il mondo con i suoi occhi. Magari poi ci si fa una metaforica doccia per «lavarsi via» la sensazione di fastidio dalla pelle (a volte mi capita, quando devo calarmi nel punto di vista di personaggi che trovo davvero fastidiosi), ma si sopravvive!
L'importante, quando si crea un villain, è evitare di farlo «ridere sguaiatamente» o «sghignazzare» o cose del genere, ecco ;-) Nel caso di Lucifero, tutto parte dal suo tratto principale: la superbia, il fatto di non voler essere secondo a nessuno (in fondo è caduto per questo). Il che mi ha anche permesso di capire che lui e Mikael sono molto simili in questo, e ha aggiunto un sottotesto interessante, a mio parere. Lucifero si ritiene più intelligente, più astuto e più forte di chiunque altro, e si diverte a sfruttare la sua astuzia per prendersi gioco di chi prova a tenergli testa. Ma non fa mai «volgari dimostrazioni di potenza», per citare L'esorcista (o i Pantera ^^), se non gli occorre. Ha stile.
Poi, certo, se si infuria poveri noi...

-Oltre ai già citati Haniel, Rafael, Hesediel e Lucifero, altri due punti di vista presenti nella seconda parte di Angelize sono i due arcangeli Mikael e Uriel, il primo odiato dall'intera gamma dei lettori, il secondo amato un po' a sorpresa. Se tu fossi stata un angelo all'interno delle vicende di Angelize, da quale dei due diversi carismi ti saresti lasciata trascinare?
Naturalmente da Uriel! È uno dei miei personaggi preferiti. È un guerriero che comprende i propri errori e decide di combattere per coraggio per gli umani, di cui ha imparato ad apprezzare la fragilità, la bellezza, le passioni. Mi è piaciuto tantissimo utilizzarlo nel secondo libro. Mikael... è uno zuccone. Superbo quanto Lucifero e altrettanto sociopatico, incapace di interessarti ad altro che alla sua verità e ai suoi scopi o di provare empatia o pietà. Eppure ha un suo eroismo tragico che mi è piaciuto molto rappresentare nella seconda parte. Molte persone mi hanno detto che nonostante lo detestassero hanno provato anche pena per lui in certi momenti e questa è stata una grande soddisfazione, era quello che speravo di ottenere.

-In generale, qual è il tuo personaggio preferito di Angelize?
Haniel e Uriel, in quest'ordine ^_^

-(Giuseppina) A parte i personaggi, un'altra cosa che ho amato molto di Angelize è stata l'ambientazione un pò Gothic-Dark di Milano. Come mai la scelta di un set tutto italiano per il tuo Fantasy?
Mi è sembrato naturale, io volevo raccontare la realtà che ho sotto gli occhi, perché parlare di Londra o New York quando migliaia di londinesi o newyorchesi possono farlo meglio di me? ^^

-A mio avviso, hai un bellissimo rapporto con i tuoi lettori, rispondi sempre in maniera sincera e genuina a tutte le nostre (mi ci metto anch'io) domande e commenti. Qual è stata la cosa più bella che i lettori abbiano fatto per te, quella che ti ha fatto davvero amare questo mestiere?
I messaggi, privati o pubblici, in cui mi dicevano di essersi emozionati e di aver sentito anche loro i miei personaggi come vivi... sono sempre le parole più belle che possa sentirmi dire, mi hanno commosso. E poi alcune ragazze carinissime mi hanno fatto regali del tutto inaspettati: piccoli oggetti fatti da loro, t-shirt... oppure disegni, immagini, addirittura cosplay e profili Facebook. Ripeto, mi hanno commosso!

-Che consigli daresti agli autori emergenti o, comunque, a chi si approccia per la prima volta al mondo della scrittura?
Scrivete perché vi divertite, perché avete passione. Non pensate di farlo per diventare ricchi e famosi (anche perché è praticamente impossibile, soprattutto se scrivete fantasy in Italia). Amate i vostri personaggi e «viveteli». Non perdetevi l'animo e non scordate che la vita non è solo scrittura: dovete anche viverla, se poi volete raccontarla, e dovete avere altre passioni, altri amori, che vi sostengano quando la scrittura non gira come dovrebbe. E leggete, leggete tanto e di tutto.

-Un'ultima domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Una trilogia urban fantasy che però è composta da storie singole e autoconclusive, che condividono l'ambientazione e alcuni personaggi, ma non sono una saga vera e propria (quindi si possono leggere tutti e tre di fila o anche solo uno) e sono già tutti e tre scritti. E un fantasy storico che ho in stesura in questo periodo.

4 commenti:

  1. >>-Un'ultima domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti?
    Una trilogia urban fantasy che però è composta da storie singole e autoconclusive, che condividono l'ambientazione e alcuni personaggi, ma non sono una saga vera e propria (quindi si possono leggere tutti e tre di fila o anche solo uno) e sono già tutti e tre scritti.

    #ESCILI
    (bella intervista e belle risposte. peccato non abbiano saputo fermare la mia burinaggine.)

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  2. L'uscita non dipende da me, scrivete a Fabbri una mail o un messaggio Facebook se volete sollecitare :-P

    (Grazie ^^
    Lo sai che ti adoro burina o meno, ubriaca o sobria... *coff coff*)

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  3. Grazie di questa favolosa serata trascorsa insieme, speriamo di averti di nuovo presto come nostra ospite! <3

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