martedì 29 dicembre 2015

Heart of the Sea

Ecco un film che rischia di passare quasi inosservato, almeno su internet, dove blog e social sono ovviamente monopolizzati da Star Wars. E sarebbe un peccato, perché Heart of the Sea di Ron Howard è una visione che merita e che vi consiglio.

La trama è ispirata alla vera e drammatica storia della baleniera Essex, affondata dall'attacco di un'enorme balena maschio nel Pacifico: i marinai sopravvissuti all'attacco andarono alla deriva su poche scialuppe per settimane e settimane, soffrendo la fame e la sete... fino a drastiche decisioni. Il sottotitolo italiano "Le origini di Moby Dick", si riferisce al fatto che Melville prese spunto da questa vicenda per scrivere il suo celebre romanzo; ed è proprio un giovane Melville che incontriamo, nella cornice della vicenda principale, mentre va a intervistare l'ultimo rimasto in vita dei marinai che presero parte alla disavventura dell'Essex: un ragazzino, all'epoca, e ormai un adulto tormentato dai fantasmi di ciò che avvenne. Un dettaglio ben reso, che spesso ci si dimentica di considerare quando si sente narrare di sopravvissuti a naufragi o altre esperienze traumatiche: che certi traumi, appunto, non svaniscono magicamente quando si sospira di sollievo e si torna a casa. Di recente ho avuto per le mani un bel libro che spero esca anche in italiano, prima o poi: 438 days: an extraordinary true story of survival at sea, storia di un marinaio sopravvissuto per oltre un anno vagando in mare aperto. Balene a parte, la vicenda di Heart of the Sea mi ha ricordato più volte questo libro, in cui, una volta salvato e tornato alla civiltà, il protagonista si ristabilisce, ma continua a soffrire di fobie e incubi legati al lungo isolamento, alle privazioni e alle situazioni estreme vissute. Insomma, le ferite guariscono, ma le cicatrici restano...

Tornando al film, funziona alla grande: visivamente è maestoso e spietato (guardate l'immagine in basso: rende solo in parte le splendide inquadrature che mettono a confronto la Essex e la balena), tanto nel rappresentare gli spazi immensi, la furia indomabile delle tempeste, la potenza della balena che affonda il vascello e per un certo tempo perseguita i sopravvissuti, quando nel mostrare le fasi della caccia a questi cetacei, la raccolta dell'olio (già... vi eravate mai chiesti come si estraeva l'olio dagli esemplari uccisi?), il progressivo deperimento dei personaggi - gli occhi vuoti, gli zigomi affilati, le labbra screpolate dalla sete. E se è vero che i personaggi umani sono cacciatori di balene di metà Ottocento, la morale del film resta giustamente e profondamente ecologista. La balena, qui, non è ossessione, simbolo di quell'"oltre" verso cui tendere, sempre e comunque, superamento di limiti e limitazioni; la balena biancastra e coperta di cicatrici contro cui i protagonisti si scontrano - il primo ufficiale Owen Chase (un bravissimo Chris Hemsworth), uomo di origini nobili e fatto da sé, e il capitano George Pollard (Benjamin Walker), nobile e abituato a comandare per diritto di sangue, tra tutti - è l'incarnazione della natura indomabile, quella forza che già si era intravista nella tempesta iniziale, scioccamente sfidata, e che esige rispetto e tributo. Di fronte a una creatura di tale bellezza, l'uomo dovrebbe solo riconoscerne la sacralità: emblematiche di tutta una mentalità che invece non conosce umiltà sono le parole di Pollard sulla "superiorità dell'uomo" creato da Dio per dominare sul mondo - e con quali bei risultati è sotto gli occhi di tutti, no?). E il momento cruciale del film, quello che separa - anche fisicamente - i due personaggi principali, Chase e Pollard, sarà proprio quello in cui occorre scegliere tra rispettare la vita e dare la morte.

Detto questo, però, la morale ecologista del film emerge sempre e comunque con grazia, non insistita né rozza né urlata. Ho apprezzato anche la caratterizzazione dei personaggi e la loro parabola: quella di Chase e Pollard ovviamente, ma non solo; così come ho apprezzato il fatto che il nobile capitano così odioso all'inizio non sia un semplice "cattivo" né uno "stupido", ma, pur coerentemente con il suo background, diventi qualcosa di più della macchietta che avrebbe rischiato di essere. E ho apprezzato l'essenzialità e la capacità di sintetizzare in poche scene e battute tutto quello che serve vedere e sapere: la narrazione è veloce e al contempo epica.
Heart of the Sea ha risvegliato in me tutta la meraviglia, la sensazione di piccolezza, lo stupore di quando, anni fa, nelle acque d'Islanda ho visto relativamente da vicino alcune balene - dorsi scuri che emergevano lasciando solo immaginare la grandezza e la bellezza di tutto quello che restava celato dalle onde. Sì, è un film sulla natura, e sugli uomini, e sugli uomini nella natura. Guardatelo, e lasciate che vi parli.

On air:
Iron Maiden, The Rime of the Ancient Mariner, ovviamente...



4 commenti:

  1. A essere precisetti la storia del film è ispirata dal libro 'il cuore dell'oceano' che inquadra il resoconto de 'il naufragio della baleniera Essex'. È stata la lettura di quest'ultimo a ispirare Melville.

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  2. Lo vedrò sicuramente! Mi interessa capire come è stato sviluppato il tema "ecologista", visto che ai tempi la mentalità diffusa andava per altre vie...
    Ho letto Moby Dick durante l'estate e ne sono rimasta incantata *_*
    Ciao, alla prossima ^_^

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    1. Fammi sapere se ti piacerà il film allora ^^ Ciao a te :-*

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