lunedì 7 dicembre 2015

Perché dietro l'angolo io vedo i mostri (puntata 1)

L'altro giorno, parlando di libri con un collega scribacchino, il discorso è caduto sulle opere che più ci hanno influenzato. Non si tratta semplicemente di libri (o film, o fumetti) che abbiamo amato (altrimenti per me sarebbe d'obbligo citare, per esempio, quei capolavori di World War Z di Max Brooks o della serie Magic Ex Libris di Jim Hines); mi riferisco a quelle opere narrative (nel senso più ampio del termine: potrebbero starci anche videogiochi, per esempio, o leggende popolari, dipinti...) che hanno plasmato il mio immaginario.

Mi fa tenerezza, ripensarci, ed è anche un po' spiazzante. Significa ripercorrere i propri inizi: non quelli di "autrice pubblicata", ma di persona che immagina storie, che fantastica a letto prima di addormentarsi, che guarda con occhi sgranati un film o stringe un libro tra le mani con più forza di quella di cui si rende conto, per la tensione di vedere "come va a finire". E significa anche cercare di capire perché, di fronte a un ragazzo in giaccone di pelle che si aggira furtivo per le strade della città, qualcuno potrebbe immaginare la storia di un rocambolesco furto, qualcun altro di un delitto di cui scoprire il colpevole, qualcun altro ancora la vicenda di un innamorato che va a casa della sua bella... e io, be', che il ragazzo in questione nasconda sotto il giaccone una spada e si aspetti di venire attaccato da un vampiro, o da un angelo, o da chissà cos'altro ancora.

Leggo fantasy praticamente da quando ho iniziato a leggere, quindi almeno dalle elementari. Ricordo che i primissimi romanzi di questo genere che ho letto sono stati Il giglio nero di Marion Zimmer Bradley, André Norton e Julian May e La storia infinita di Michael Ende (quale dei due prima proprio non lo rammento). Leggevo tuttavia libri di qualsiasi genere, da quelli per ragazzi ai romance che pescavo in casa perché li comprava mia madre, ma il primo romanzo ad avere su di me un impatto, come dire... "epocale" è stato Peter Pan di James Matthew Barrie.
Anni dopo, i Blind Guardian avrebbero cantato (per me: è chiaro che stavano parlando a me) I'm lost, but still I know there is another world... Ecco, Peter Pan mi ha travolto in un momento in cui stavo crescendo senza volerlo: la mia migliore amica si era trasferita lontano e ho dovuto aspettare fino al liceo per incontrare una ragazza che sarebbe diventata per me altrettanto importante (e lo è ancora: ti voglio bene, Rachele <3). Non ero mai sulla giusta lunghezza d'onda, rispetto alle compagne di classe (che ne capivo io di moda? Che cosa me ne fregava dei Take That, quando in casa mia circolavano già Alice Cooper e Ozzy Osbourne, grazie a mio fratello maggiore?). Il mondo dei "grandi" era solo un pasticcio: problemi economici, problemi di lavoro, problemi di relazione... Insomma, molto meglio l'Isola che non c'è, giusto? Ma quando dico che quel libro ha avuto su di me un impatto enorme, non sto pensando semplicemente alla classica "fuga dalla realtà" (o all'"evasione del prigioniero", come direbbe il buon J.R.R.) Leggendo (e rileggendo, e ri-rileggendo...) Peter Pan ho anche iniziato ad apprezzare il realismo (lo so, sembra una contraddizione, ma seguitemi) con cui il buon Barrie rappresentava la guerra tra Bimbi Sperduti, Pirati e Indiani. Peter e i suoi compagni non sono bambinetti che "fanno finta" di lottare contro i loro nemici: combattono davvero, ammazzano davvero e a volte finiscono davvero uccisi. Peter Pan insomma non è una fiaba zuccherosa, né la spensierata sarabanda disneyana del cartone animato: è una storia in cui Wendy o gli altri Bimbi Sperduti a volte escono dal loro rifugio e si trovano davanti un cadavere dimenticato, perché magari Peter Pan ha fatto secco un pirata o un indiano e si è scordato di sbarazzarsi del corpo.
Peter Pan è stato anche all'origine della prima delle mie grandi passioni: storie di fate e folklore. Da lì ho iniziato a leggere libri di fiabe - quelle originali, appunto, non quelle edulcorate in stile XX secolo - e di leggende popolari, di mitologia, divinità, fate e creature che oltrepassano la soglia per il nostro mondo: fate e creature che possono essere benevoli o oscure, potenti e crudeli, affascinanti e letali. L'interesse per questi argomenti non mi ha mai abbandonato, evolvendosi e crescendo con me, e spesso fa capolino nelle storie che ho scritto o che progetto di scrivere.

Più o meno nello stesso periodo, negli anni tra elementari e medie, ho anche iniziato a leggere un fumetto introdotto in casa da mio fratello maggiore: Dylan Dog. Confesso di averne abbandonato la lettura da una manciata di anni, ormai, ma per una ventina l'Indagatore dell'Incubo mi ha accompagnato, mese dopo mese. Un po' ha contribuito ad alimentare la mia passione per l'horror, un po' è stato un'inesauribile fonte di meraviglia, di emozioni, di elementi fantastici calati nella quotidianità di città reali... insomma, quello che mi piace scrivere. Una miniera, insomma, che ha nutrito la mia fantasia e mi ha anche fatto apprezzare la mescolanza di fantasy, horror e ironia... proprio quell'ironia vista spesso con sospetto (dagli editori più ancora che dai lettori) e che invece, per me, è indispensabile per raccontare storie di genere ambientate nella nostra contemporaneità e per dosare le emozioni da evocare (no, un libro di puro dramma non so se riuscirei a scriverlo, almeno non un urban fantasy).

A questo punto, però, mi sono resa conto che il post è già lunghetto, e considerato che dovrei citarvi almeno altre quattro cosette forse è meglio che mi interrompa qui, e rimandi il tutto alla seconda puntata... presto! Nel frattempo, se doveste dirmi voi quali opere hanno avuto un'influenza fondamentale sul vostro immaginario, quali citereste?
Alla prossima!

Puntata 2

Puntata 3

Da Pinterest

4 commenti:

  1. Se devo pensare io al mio immaginario, sicuramente al primo posto c'è Isaac Asimov, in particolare il ciclo dei Robot e quello della Fondazione. Sono le mie due saghe preferite, specie la seconda, e non solo condizionano il mio immaginario, ma probabilmente anche il mio stile di scrittura (per quanto io cerchi il più possibile di scrivere in maniera personale). Il mio immaginario è influenzato molto anche da Tolkien (più il Silmarillion che il SdA, in realtà) e poi in misura minore da Heinlein, Martin, Le Guin, ecc.

    In generale comunque sono influenzato da molto di quel che leggo, e non solo: anche il cinema, i fumetti, i videogiochi riescono ad avere un certo peso (come hai sottolineato anche tu). In special modo, è la musica che mi ispira molto, e non solo in maniera indiretta (come per esempio quando Nightfall in Middle Earth mi fece comprare il Silmarillion :D ): molti dei miei racconti cercano di evocare atmosfere cupe o tristi tipiche di certo metal estremo, e quelli di avventura cercano di avere la stessa potenza dei generi epici del metal (che poi riescano nel loro intento o meno, questo non lo so). Penso proprio che se ascoltassi altri tipi di musica, anche ciò che scriverei sarebbe diverso :D .

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    1. La musica la citerò nei prossimi post su questo tema ;-) anche per me è fondamentale, sia come ispirazione sia come colonna sonora durante le sessioni di scrittura. NiME mi ha fatto leggere Tolkien in generale, non solo il Silmarillion XD

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  2. Che bel post... Sai pensavo a cose simili in questi giorni. Che tutti parlando tiriamo fuori riferimenti letterari alti. Come ti sei appassionato a questo e a quello? E avanti a citare grandi nomi. Poi capita che mi imbatto per caso in una puntata de "I cavalieri dello zodiaco" e mi ritrovo a 10 anni davanti alla tv, con quei miti raccontati in modo un po' raffazzonato e qualche scritta in un alfabeto strano e io che voglio leggerla a tutti i costi. All'origine del mio ragionare per storie e per miti c'è un po' di tutto, suppongo. C'è un'infanzia e una pre adolescenza solitaria. Tante letture, tanto Tolkien e Le Guin, ma come dire che i cartoni animati visti di nascosto abbiano poi influito meno?

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    1. Esatto. Le letture - senza fare distinzioni tra "alte" e "basse", che non le sopporto - hanno un peso enorme, ma anche i cartoni animati, i fumetti, i disegni, la musica... è tutta arte, sono tutte "storie" che assorbiamo, e quelle che più ci influenzano sono spesso imprevedibili. Lunedì prossimo dovrei postare il seguito del discorso ^^

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