lunedì 14 dicembre 2015

Perché dietro l'angolo io vedo i mostri (puntata 2)

Una settimana fa ho cominciato un piccolo viaggio lungo il viale dei ricordi, per ripercorrere quei grandi amori artistici - libri, fumetti, musica... - che hanno avuto su di me un impatto tale da modificare per sempre il mio immaginario. Quelle opere, insomma, senza le quali non sarei quella che sono, come persona e come scrittrice. Non quindi qualsiasi libro o film mi sia "piaciuto", ma quelli che mi hanno, in un modo o nell'altro, influenzato.
Sarà un viaggio più o meno cronologico, questo: "più o meno" perché non è sempre facile districare i ricordi, e perché determinate passioni si sono sviluppate a volte in contemporanea. La settimana scorsa parlavo di Peter Pan di James Matthew Barrie e di Dylan Dog, oggi si prosegue in chiave horror...

... Perché è questo che capita ad avere un fratello maggiore: non conta che tu sia una tenera fanciulla, una bimba innocente che secondo il Moige e dintorni dovrebbe solo giocare con le Barbie e allenarsi a tenere in braccio i futuri figli, in casa circola una quantità di libri e film spaventosi. E così, mentre le mie compagne alle elementari e alle medie guardavano i cartoni animati, io alternavo a Mila & Shiro e Magica Emi sane dosi di zombie romeriani e romanzi di Stephen King. Se vado a frugare tra i miei quadernetti, quelli in cui ho iniziato a segnarmi i libri letti prima che esistessero internet o Anobii, scopro che, in questo senso, l'anno cruciale fu per me il 1995. Sì, giusto vent'anni fa, quando ne avevo solo tredici.

In quell'anno accaddero due cose che hanno lasciato un marchio indelebile (sulla mia fantasia, o sulla mia psiche, come preferite... probabilmente su tutte e due ^^'). Lessi It di Stephen King, poi Dracula di Bram Stoker.
Bum.

A sfogliare l'elenco dei miei libri letti nei mesi e anni successivi, la frequenza con cui ricorrono altri King da un lato, e i saggi sul folklore dei vampiri dall'altro, è inquietante. Sempre nel 1995 lessi anche L'ombra dello scorpione, il che rende senz'altro felici tutte le persone che conosco e a cui, prima o poi, propagando in modo inverecondo quei due libri del buon Re Stefano (tra tutti quelli che ho letto i migliori, IMHO. E ovviamente anche quelli più lunghi, per la gioia di tutti).
Certo, non ho letto tutto King, e quello che ho letto non mi è piaciuto tutto. Ma devo a lui, senz'altro, i miei primi tentativi di rendere i pensieri dei personaggi sfruttando anche le possibilità grafiche (i corsivi, gli "a capo", la punteggiatura, o la sua assenza... insomma, se i ricordi di Haniel, in Angelize, sono scritti in un certo modo, la radice sta in quegli esperimenti iniziati dopo essere rimasta fulminata da King. Oltre a questo, e un po' come Dylan Dog, il buon Stefano ha nutrito il mio gusto per l'horror e il rapporto tra elementi fantastici-paranormali e la realtà contemporanea, ovvero il cuore anche dell'urban fantasy... prima ancora che sapessi cos'era.

Vintage: la mia edizione
di Dracula, annotato e illustrato
Ho citato poi Dracula, che lessi nella mia adorata edizione annotata da Leonard Wolf. Eccolo lì, l'inizio del mio grande amore per i vampiri - quelli seri. Quelli delle tradizioni folkloriche, quelli che infestavano l'Europa orientale nel Seicento o Settecento... Ho divorato libri su libri su questi argomenti, ho guardato film, ho letto romanzi... ed ecco il punto dolente: non sono praticamente mai riuscita a trovare un vampiro letterario "come piaceva a me", dopo il suddetto Dracula. Né prima né dopo Twilight. Da questa insoddisfazione derivano le prime stesure di una storia su cui lavoro ancora adesso, che ha generato racconti e romanzi e una mitologia personale che mi coccolo, nell'attesa di farvela scoprire.
Perché sì, lo ammetto e non mi vergogno: scrivo (anche) di vampiri. Da anni. Se iniziassi a spiegare perché sono così affascinata da questa figura (e no, non c'entrano pettorali e sguardi sexy, quelli lasciamoli al paranormal romance) potrei sproloquiare per ore... ma mi fermo subito e rimando al futuro.
E anche alla prossima tappa di questo viaggio...

Puntata 1

Puntata 3

1 commento:

  1. Io ho letto It solo l'anno scorso. Mi sono chiesta per tutto il tempo che tipo di persona sarei diventata se l'avessi letto a 13 anni, perché è uno di quei libri che, letto a una certa età, modifica il tuo modo di vedere il mondo. Invece a me è toccato "Il nome della rosa". Credo di aver provato un po' di rimpianto, che l'imprinting per la storia a volte rende la vita un po' frustrante...

    RispondiElimina