giovedì 29 ottobre 2015

Appuntamento a Lucca Comics & Games

Si avvicina il Capodanno di tutti i nerd, la festa che riunisce autori, fumettisti, lettori, cosplayer, maghi e gente strana di ogni tipo: Lucca Comics & Games, ogni anno un evento imperdibile. Sarò in giro a partire da venerdì mattina, un po' per appuntamenti, un po' per il turbinio di saluti, abbracci e incontri che si aspettano con gioia per dodici mesi. Potreste vedermi per esempio allo stand Wild Boar dove si  presenta Slayer of Angels, firmato Luca Tarenzi e Luca Volpino (letto in anteprima e trovato fighissimo!). Ci sono poi appuntamenti fissi:

Venerdì 30 ottobre, ore 11:45, tavola rotonda "Il fantasy in Italia: cultura underground o genere in estinzione?" con Luca Tarenzi, Andrea Atzori, Gisella Laterza, Fabio Attoli (Origami), Renato Genovesi (Lucca Comics & Games). Informazioni qui.

A partire dalle 15:30, io e Luca Tarenzi disturberemo le trasmissioni dei ragazzi di Fantasy On Air

Sabato 31 ottobre, ore 11, educational "Maschi, femmine e... altre cose. Generi e degeneri nel fantastico moderno" con Luca Tarenzi. L'argomento? Questo: "Tra damigelle in pericolo e principesse in armatura, barbari misogini e vampiri efebici, sacerdotesse asessuate e stregoni transgender, i ruoli e i rapporti tra uomini e donne nella letteratura fantastica sono molto cambiati dai tempi di R. E. Howard a oggi, anche se forse non tutti se ne sono accorti."
Il seminario è a numero chiuso ed è già completo, ma potete trovarci lì per due chiacchiere anche dopo e chissà, magari cercare di imbucarvi (l'anno scorso qualcuno lo ha fatto ^^). Informazioni qui per provare a iscrivervi comunque in lista d'attesa.

Per il resto ho già diversi appuntamenti, gozzoviglie e incontri programmati con gli amici - quelli che si incontrano a tutte le fiere e quelli che si possono abbracciare solo a Lucca. Ma sarò in giro fino a domenica mattina, quindi se volete chiacchierare cercatemi (o scrivetemi in privato per dare una mano alla sorte ^_^)
A presto!


martedì 27 ottobre 2015

Libri, film e qualcos'altro ancora

Preda delle ultime millemila cose da fare prima di Lucca Comics, tra lavoro, preparativi e quant'altro (e continuano ad aumentare, anziché diminuire... argh), vi propongo oggi dei "consigli per gli acquisti" in pillole. E un bell'articolo su cui riflettere: di quelli che andrebbero incisi nella pietra.

Testamento di una maschera, di Stefano Tevini, La Ponga Edizioni: libretto agile che si legge d'un fiato e riesce a creare una solida "Storia alternativa" tutta italiana, in un mondo in cui i supereroi (detti "maschere" o "metaumani") sono una realtà nota... e da regolamentare. La vicenda di un gruppo di questi metaumani, vigilanti che combattono il crimine e cercano di conciliare con questa attività, diciamo, "speciale" il loro ruolo di lavoratori e genitori si mescola al racconto di un anziano metaumano che rievoca decenni di storia italiana e internazionale, raccontando di maschere fasciste e partigiane, di combattenti in Vietnam e di attentati, con una costruzione allo stesso tempo solida (c'è una grande cura per i dettagli, sia quelli "reali" sia quelli alterati) e coinvolgente. La storia di Gabriele e dei suoi compagni metaumani, tra idealismo ed equilibri di potere, è bella, gli inserti "storici" ancora di più.

Orphan, di Jaume Collett-Serra, 2009: film horror ormai risalente a qualche anno fa, del quale è bene non svelare troppo... perché la sorpresa finale vi lascerà facilmente a bocca aperta. Lo avevo visto poco dopo l'uscita, mi era piaciuto, l'ho ripescato per una delle consuete "notti horror" e ho constatato che è ancora efficace. Perciò, se non lo avete ancora visto, ve lo consiglio.
Lo spunto iniziale ricorda altri film (come L'innocenza del diavolo con gli allora giovanissimi Macaulay Culkin ed Elijah Wood), ma riesce a ingannare lo spettatore e a proporre qualcosa di più: Kate e John, con due figli e, alle spalle, il dolore di un aborto spontaneo, adottano una bambina rimasta orfana e dal passato tormentato, Esther, che si rivelerà presto tutt'altro che innocente. Solo che nessuno crede a Kate, quando la donna comincia a nutrire sospetti sulla bambina, e la presenza di Esther riporterà alla luce segreti e ferite mai rimarginate, mostrando fragilità e sfiducia di una relazione che ha subito molti colpi in modo davvero efficace. Bravissima Isabelle Fuhrman nei panni di Esther, bravissime anche Vera Farmiga (Kate) e Aryana Engineer (la dolcissima Maxine, sordomuta).

Infine, un consiglio di lettura: vi segnalo questo bell'articolo su un intervento di Neil Gaiman, che ha parlato dell'importanza della lettura durante una lezione tenuta per conto della Reading Agency inglese. Una battaglia persa in partenza, sembrerebbe, nel nostro Paese, ma per quanto razza protetta e in pericolo, noi lettori dobbiamo continuare a sognare, e a sperare di "contagiare" con il nostro amore per i libri anche le altre persone, prima di vedere questa nazione atrofizzarsi del tutto...

domenica 18 ottobre 2015

Intervista per Lettori come stelle


Ringrazio Giusy, Giuseppina e tutte le ragazze del gruppo Facebook Lettori come stelle che hanno voluto organizzare un'intervista on line con me la settimana scorsa. Riporto il testo delle domande, tutte di Giusy che gestiva l'evento, salvo dove indicato.

-Parlaci un po' di te. Quale sono le tue passioni oltre alla scrittura?
La lettura, naturalmente, prima di tutto! Film e serie tv (privilegiando fantasy, horror, avventure, commedie). Cantare, soprattutto Within Temptation, Anneke Van Giersbergen e voci di questo tipo; ascoltare musica (adoro il metal, il folk-rock... non scrivo mai senza) e andare ai concerti. Leggere di folklore, sciamanesimo, mitologia, magia. Viaggiare. E passare una sera al pub davanti a una birra belga, chiacchierando con gli amici.

-Aislinn è uno pseudonimo. Come mai hai deciso di pubblicare sotto questo nome?
Era il nome che usavo da blogger già da tempo e ho deciso di tenerlo quando ho pubblicato, perché mi sembrava appropriato. In gaelico significa «sogno, visione», e riflette bene il mestiere di scrittrice. E poi, dare un nome alle cose è un atto di magia: il cognome si eredita dagli antenati, il nome viene imposto dai genitori, uno pseudonimo è il nome che scegliamo per rappresentare noi stessi.

-(Jessica) Hai iniziato come blogger? riesci ancora a seguire entrambe le cose?
Sì, ho ancora un blog, è un ottimo modo per chiacchierare virtualmente con le persone, parlare di quello che amo e così via

-(Jessica) Volevo chiederti com'è nata la tua passione per la scrittura, da quanti anni scrivi e qual è stato il tuo primo progetto
Dunque, la passione per la scrittura è nata da quella per la lettura! Ho iniziato durante l'adolescenza, quindi ormai sono più di quindici anni che lo faccio...
Il mio primo progetto è stato un fantasy classico terribilmente ingenuo, anche se già mostrava qualcuno dei temi che mi interessano ancora oggi

-(Jessica) Come sei arrivata a pensare alla pubblicazione e Angelize è il primo che hai fatto uscire? Angelize è una serie giusto? quanti volumi pensi di fare?
L'ho inseguita per anni con vari progetti diversi! Prima avevo pubblicato dei volumetti e dei racconti brevi per vari piccoli editori, Angelize è stato il vero e proprio esordio (anche perché le altre cose che avevo scritto erano più acerbe).
Angelize è una serie conclusa, sono due volumi soltanto (in pratica un romanzo diviso in due parti). Potrei scrivere ancora di questi personaggi in futuro... ma sarà molto in futuro! Quindi la storia è conclusa con i due libri che trovi già in libreria

-Come e quando scrivi? Segui uno schema bene preciso o ti lasci trasportare dall'ispirazione?
Purtroppo scrivo nei ritagli di tempo, soprattutto la sera ma a volte anche durante la giornata, dato che sono libera professionista e non ho orari fissi. Il mio rituale è semplice: mettere la musica che mi ispira (a volte la colonna sonora preparata apposta per la storia in lavorazione, a volte semplicemente un disco o una playlist con quello che mi va) e iniziare! In genere inizio un romanzo nuovo quando ho almeno tre elementi: una situazione forte che scateni l'azione, un personaggio che mi prenda e che possa sentire «vivo» da seguire e un finale verso cui tendere, che mi dia una direzione di massima. Poi man mano preparo scalette parziali, con gli eventi principali, ma molto lo scopro grazie a... all'iniziativa personale dei personaggi, diciamo. E spesso mi sorprendono, suggerendomi idee che non avevo previsto o cambiando quello che credevo fosse fissato. Più che l'ispirazione, sono i personaggi che mi trascinano!

-In generale, che cosa t'ispira?
Le mie passioni, quelle che ho citato prima. La musica e le canzoni, per esempio, oppure la mitologia, o la visione di un film, o ancora discorsi che faccio con le persone care e che, tra una chiacchiera e l'altra, accendono una scintilla.

-La duologia di Angelize è stata pubblicata dalla Fabbri. Come sei arrivata a questa casa editrice? E' stata la tua prima scelta? In realtà Angelize stava per finire altrove... con una casa editrice che non nominerò e che mi stava proponendo un contratto infame (non a pagamento perché quello lo avrei escluso a priori, ma comunque pessimo). Io ho contrattato, guardandomi intorno nel frattempo... e ho avuto la fortuna di spedire il libro a Fabbri nel momento in cui stavano per iniziare la loro nuova collana dedicata a fantasy e dintorni. È piaciuto e a quel punto non ci ho pensato due volte ad accettare!

-Angelize parla di angeli "atipici", ben diversi da quelli a cui siamo abituati dalla vasta produzione fantasy dell'ultimo periodo. Da dove è nata quest'idea così particolare?
Mi era stato chiesto un racconto per un'antologia, in origine, a tema angeli. Io volevo fosse qualcosa di originale, non incentrato sulla «solita» apocalisse da fermare o sulla «solita» storia d'amore tra giovane sfigata e angelo bellissimo... allora mi sono chiesta: che immagine ha la gente comune degli angeli? Quella di protettori, di «custodi», gli angeli che i bambini pregano la sera. Come ribaltare questa idea? E... se gli angeli invece ingannassero la gente per portarla a morire? Tutto qui. Volevo una storia urban fantasy, tosta e scritta con ironia, un elemento che a me piace moltissimo sia nei libri che leggo sia in quelli che scrivo. Infatti avevo in mente due modelli: il film Dogma di Kevin Smith e il romanzo Buona Apocalisse a tutti! di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

-Mi sembra di aver letto che Angelize è nato da un tuo vecchio racconto. Quanto c'è di diverso da quel racconto al romanzo?
Il racconto è In time of need, nell'antologia Stirpe angelica. Lì c'era la semplice idea base: angeli che ingannando le persone le portavano a morire per incarnarsi al loro posto. E compariva un «proto-Haniel», che aveva già qualche tratto dell'Haniel di Angelize (per esempio, il sarcasmo e i modi spicci) ma anche varie differenze (per esempio lo immaginavo più vecchio, mentre l'Haniel del romanzo ha un po' meno di trent'anni: per la precisione il primo Angelize è ambientato nel 2010, Haniel-Daniele muore e viene «angelizzato» nel 2009, quando ha 29 anni. È nato il 29 febbraio del 1980).

-Conoscendoti, so che sei una fan del cinema horror. Quanto questo genere ha influenzato le tinte dark di Angelize?
Parecchio, nel senso che se devo descrivere una scena «forte» non mi tiro indietro, e non disdegno humor nero, momenti tragici e morti... creative. Ma Angelize resta comunque un urban fantasy, non un horror. Non mi soffermo su dettagli truculenti tanto «perché sì» né cerco di spaventare: a me interessa vedere come la gente normale reagirebbe al soprannaturale, alla magia, sapere come ciò le cambia, e soprattutto dare vita a personaggi il più possibile realistici, sfaccettati, vivi insomma.

-Parliamo un po' dei personaggi. Il trio dei protagonisti è formato da Haniel, Rafael e Hesediel (conosciuti anche come "il matto", "il biondo" e il "rompiballe"). Quanto c'è di te in ciascuno di loro?
Ho la tendenza a desiderare di fare la cosa giusta e a non sentirmi mai «abbastanza» che ha Rafael. La mancanza di autostima e un pizzico di tendenza autodistruttiva di Haniel (ma io la controllo meglio di lui, per ora). Con Hesediel... il lato pessimista e cupo, che fa parte di me come quello più sognatore.

-Haniel/Daniele ha vissuto una vita abbastanza tormentata: è morto o è andato vicinissimo alla morte diverse volte, è vissuto per strada, ha vissuto un lutto importante e per ultimo si trova intrappolato, suo malgrado, in un corpo di donna, con tutti i problemi che ciò comporta. Che cosa provi quando devi far soffrire i tuoi personaggi? Ti diverti nel generare dolore in loro (e nei tuoi lettori) o invece soffri insieme a loro?
Soffro con loro, soprattutto quando mi tocca farli fuori, se sono personaggi che amo (e comunque con tutti, anche con quelli che cordialmente detesto come Mikael, ho un rapporto profondo, devo entrare nella loro pelle per usare il loro punto di vista). Allo stesso tempo, scrivere scene epiche, o tragiche, mi esalta e mi dà una grande soddisfazione... anche se poi oscillo tra il «che figata questa scena!», il «soffro per loro» e il «DEVO RISCRIVERE TUTTO NON E' VENUTO ABBASTANZA BENEEE!» ^_^ D'altronde, per trionfare devono prima soffrire, per conquistare la luce devono affrontare il buio.

-(Elisa) Come ti trovi a parlare non solo di angeli, ma UOMINI?? (anche se dicono che gli angeli sono asessuati...sono tutte balle) hai avuto difficoltà a far parlare degli angeli di sesso maschile?
Io preferisco usare personaggi maschili, di mio, anche se non ho alcun problema a usare anche quelli femminili. Mi immedesimo in loro, cerco di conoscerli, entrare nella loro pelle e nei loro pensieri... maschi o femmine che siano. In fondo, è come immedesimarsi in una persona che fa un mestiere che non è il tuo o che ha un carattere diverso dal tuo ^^

-La presenza delle donne all'interno di Angelize è minima e si riduce solo a pochi personaggi di contorno. Da dove deriva questa scelta di un romanzo prettamente al maschile?
Non è una scelta, è stato naturale perché la storia richiedeva questo. Non ho nessun problema a usare personaggi femminili, anche se spesso mi diverto di più con quelli maschili, ma parlando di angeli mi sembrava più naturale che le loro vittime preferite fossero maschi (anche se non è mai detto sia obbligatoriamente così, ma il motivo... lo lascio ad altre storie, scusate!) Qui ho voluto usare una grande figura femminile archetipica, la Dea, che è tutt'altro che secondaria anche se agisce sullo sfondo. Sinceramente, non penso che scrivere un libro con personaggi tutti maschi o tutte femmine sia un problema: da lettrice mi piacciono le belle storie e i bei personaggi, chissenefrega se sono uomini, donne, bambini, vecchi, etero, gay, trans, bianchi, neri o multicolore o quello che vi pare!

-Da brava Luciferina, non posso non citarti LUI: il principe del male, il signore delle tenebre, il re degli Inferi. Sto parlando, ovviamente, del vecchio e caro Lucifero. 3:) Intanto, rinnovo i miei complimenti per la sua affascinante malvagità e ti chiedo: come si gestisce un personaggio di simile portata? La sua cattiveria viene fuori da sola o riversi in essa parte delle tue rabbie e frustrazioni?
(Giuseppina) Visto che parlate di personaggi, beh... più vivi e realistici Haniel, Hesediel, Rafael, Uriel non potevano essere ;-) Ma, io volevo chiedere una cosa riguardo al "cattivo che cattura" (almeno per me) di tutta la vicenda: Lucifero. Com'è stato scrivere di lui? Ma, soprattutto, com'è stato dare vita alle scene in cui lui era presente?No, per carità, niente «transfer» di rabbia, frustrazioni o vendette personali! Un personaggio come Lucifero si gestisce esattamente come tutti gli altri: si entra nella sua testa e si osserva il mondo con i suoi occhi. Magari poi ci si fa una metaforica doccia per «lavarsi via» la sensazione di fastidio dalla pelle (a volte mi capita, quando devo calarmi nel punto di vista di personaggi che trovo davvero fastidiosi), ma si sopravvive!
L'importante, quando si crea un villain, è evitare di farlo «ridere sguaiatamente» o «sghignazzare» o cose del genere, ecco ;-) Nel caso di Lucifero, tutto parte dal suo tratto principale: la superbia, il fatto di non voler essere secondo a nessuno (in fondo è caduto per questo). Il che mi ha anche permesso di capire che lui e Mikael sono molto simili in questo, e ha aggiunto un sottotesto interessante, a mio parere. Lucifero si ritiene più intelligente, più astuto e più forte di chiunque altro, e si diverte a sfruttare la sua astuzia per prendersi gioco di chi prova a tenergli testa. Ma non fa mai «volgari dimostrazioni di potenza», per citare L'esorcista (o i Pantera ^^), se non gli occorre. Ha stile.
Poi, certo, se si infuria poveri noi...

-Oltre ai già citati Haniel, Rafael, Hesediel e Lucifero, altri due punti di vista presenti nella seconda parte di Angelize sono i due arcangeli Mikael e Uriel, il primo odiato dall'intera gamma dei lettori, il secondo amato un po' a sorpresa. Se tu fossi stata un angelo all'interno delle vicende di Angelize, da quale dei due diversi carismi ti saresti lasciata trascinare?
Naturalmente da Uriel! È uno dei miei personaggi preferiti. È un guerriero che comprende i propri errori e decide di combattere per coraggio per gli umani, di cui ha imparato ad apprezzare la fragilità, la bellezza, le passioni. Mi è piaciuto tantissimo utilizzarlo nel secondo libro. Mikael... è uno zuccone. Superbo quanto Lucifero e altrettanto sociopatico, incapace di interessarti ad altro che alla sua verità e ai suoi scopi o di provare empatia o pietà. Eppure ha un suo eroismo tragico che mi è piaciuto molto rappresentare nella seconda parte. Molte persone mi hanno detto che nonostante lo detestassero hanno provato anche pena per lui in certi momenti e questa è stata una grande soddisfazione, era quello che speravo di ottenere.

-In generale, qual è il tuo personaggio preferito di Angelize?
Haniel e Uriel, in quest'ordine ^_^

-(Giuseppina) A parte i personaggi, un'altra cosa che ho amato molto di Angelize è stata l'ambientazione un pò Gothic-Dark di Milano. Come mai la scelta di un set tutto italiano per il tuo Fantasy?
Mi è sembrato naturale, io volevo raccontare la realtà che ho sotto gli occhi, perché parlare di Londra o New York quando migliaia di londinesi o newyorchesi possono farlo meglio di me? ^^

-A mio avviso, hai un bellissimo rapporto con i tuoi lettori, rispondi sempre in maniera sincera e genuina a tutte le nostre (mi ci metto anch'io) domande e commenti. Qual è stata la cosa più bella che i lettori abbiano fatto per te, quella che ti ha fatto davvero amare questo mestiere?
I messaggi, privati o pubblici, in cui mi dicevano di essersi emozionati e di aver sentito anche loro i miei personaggi come vivi... sono sempre le parole più belle che possa sentirmi dire, mi hanno commosso. E poi alcune ragazze carinissime mi hanno fatto regali del tutto inaspettati: piccoli oggetti fatti da loro, t-shirt... oppure disegni, immagini, addirittura cosplay e profili Facebook. Ripeto, mi hanno commosso!

-Che consigli daresti agli autori emergenti o, comunque, a chi si approccia per la prima volta al mondo della scrittura?
Scrivete perché vi divertite, perché avete passione. Non pensate di farlo per diventare ricchi e famosi (anche perché è praticamente impossibile, soprattutto se scrivete fantasy in Italia). Amate i vostri personaggi e «viveteli». Non perdetevi l'animo e non scordate che la vita non è solo scrittura: dovete anche viverla, se poi volete raccontarla, e dovete avere altre passioni, altri amori, che vi sostengano quando la scrittura non gira come dovrebbe. E leggete, leggete tanto e di tutto.

-Un'ultima domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Una trilogia urban fantasy che però è composta da storie singole e autoconclusive, che condividono l'ambientazione e alcuni personaggi, ma non sono una saga vera e propria (quindi si possono leggere tutti e tre di fila o anche solo uno) e sono già tutti e tre scritti. E un fantasy storico che ho in stesura in questo periodo.

lunedì 12 ottobre 2015

Babadook

Continuano le mie personali "Notti Horror" con la visione di un altro film di cui mi avevano parlato benissimo e che non vedevo l'ora di recuperare. E se già Sinister, di cui ho scritto la settimana scorsa, era stata una visione più che soddisfacente, Babadook della regista e autrice australiana Jennifer Kent mi ha assolutamente travolto.

Anche in questo caso lo spunto è classico: un "babau", l'uomo nero che terrorizza i bambini, si manifesta in casa di una vedova che lotta per crescere da sola un bambino irrequieto e considerato "strano" dai compagni. Da questo incipit, tuttavia, prende l'avvio una storia che trascende il genere horror e ancora una volta dimostra alcune cosette che troppo spesso si dimenticano: che anche da temi e tòpoi classici si possono ricavare opere fresche e personali; che non servono sbudellamenti e colpi di scena dozzinali per terrorizzare (e credetemi, Babadook terrorizza eccome, anche se il sangue è centellinato); che il fantastico - che sia horror o fantasy non ha importanza - possiede una potenza narrativa ineguagliabile e, come in questo caso, riesce a coniugare il puro piacere del racconto capace di ipnotizzare e tenere incollati allo schermo (o alla pagina) con un uso intelligente della metafora (aggraziata, limpida e non forzata); e che, ragazzi miei, se solo la gente aprisse gli occhi e il cervello si accorgerebbe che le donne sanno creare opere di genere che non hanno proprio nulla da invidiare a quelle dei "soliti" maschietti. E ora forza, ditemi che "le donne sanno solo scrivere/dirigere romance" e "l'horror/il fantasy/la fantascienza non è roba per loro"... Chiedo perdono per lo sfogo, ma se foste un'autrice che tenta disperatamente di scrivere urban fantasy e non paranormal romance capireste la mia frustrazione.

Tornando al film, vediamo un po' più nel dettaglio (senza spoiler) la vicenda. Amelia fatica a tenere insieme i pezzi della propria vita e non riesce a superare il dolore per la morte del compagno, ucciso in un incidente d'auto proprio mentre la stava portando in ospedale a partorire. Quando il figlio Samuel si convince che il "signor Babadook", l'uomo nero di un libro per bambini trovato in casa, sta per aggredirli, Amelia prima ignora gli avvertimenti del bambino, poi pian pian si rende conto che "qualcosa" sta accadendo davvero: rumori, voci, ombre, e perfino nuove pagine aggiunte al libro che la donna ha tentato di distruggere e che rispunta come se niente fosse davanti alla porta di casa... pagine che le rivelano la vera natura di Babadook: non un mostro che aggredisce i bambini, ma un'ombra inquietante che minaccia di prendere possesso di Amelia stessa finché sarà lei a uccidere il proprio figlio. E che a ogni tentativo di razionalizzare, di negare l'esistenza del mostro acquisisce maggiore forza e maggiore potere. Un mostro che non si può sconfiggere e cancellare come se non fosse mai esistito, ma solo affrontare e accettare.

Non dirò nulla sul finale, naturalmente, né su come si svolgerà la lotta di Samuel e Amelia. Babadook è un gioiellino non solo per il modo in cui il "mostro" viene utilizzato per narrare la difficoltà di elaborare un lutto che più è negato più avviluppa l'anima e la soffoca, ma anche per la cura con cui ogni dettaglio è significativo, ogni parola e ogni inquadratura "mostra" molto più di quanto "dica" in superficie (come quando la protagonista osserva con invidia e dolore una coppia felice che si bacia in auto). Amelia è interpretata da una straordinaria Essie Davis, magnifica sia quando con uno sguardo o un gesto rivela il suo progressivo crollo sotto il peso della stanchezza e del dolore sia quando, "posseduta" da Babadook, rivela una rabbia e un rancore crescenti, sempre più violenti, nei confronti del figlio. Non è un film semplice: prima ancora che l'elemento horror si manifesti, sfido chiunque a non sentirsi angosciato dalla lotta disperata di Amelia per gestire da sola un figlio che è allo stesso tempo l'unico ricordo del marito perduto e anche la causa indiretta della sua morte: un figlio che è una continua fonte di problemi ma per il quale la madre ha mille attenzioni, mille cure, infinito affetto. Il tutto è narrato con lucidità e sensibilità insieme, senza la mano pesante o gli sguardi morbosi che tanti horror più dozzinali avrebbero utilizzato (penso alla scena in cui Amelia, sola da tanto tempo, utilizza un vibratore e a come un regista diverso l'avrebbe realizzata - e resa volgare o insistita, anziché perfettamente naturale e funzionale alla caratterizzazione del personaggio come risulta nel film). Il risultato è un'opera che è al tempo stesso terrificante e profonda, matura e ricchissima di suggestioni. Da non perdere, da vedere e rivedere.


lunedì 5 ottobre 2015

Sinister

Mentre tutto il mondo impazzisce per Inside out (che io non ho visto: lo vedrò, ma non so quando), io precipito in un periodo horror. Sì, Picasso aveva il periodo blu, io ho quello dei film da vedere stritolando la mano dei pochi arditi che mi accompagnano in queste visioni, accoccolati sul divano ripetendo "ma no idiota non andare DA SOLO AL BUIO in quella soffitta/cantina/stanza!"
Comunque, qualche giorno fa ho ripescato un film che attendeva il suo turno da tempo, Sinister. Avevo buone speranze, memore delle recensioni delle mie consulenti cinematoblogger preferite (Erica e Lucia), e devo dire che il film ha superato le mie aspettative.
Insomma, fa davvero paura.

La trama sembra quantomai prevedibile: uno scrittore alla ricerca del successo che non gli arride più da dieci anni si trasferisce con la famiglia nella casa in cui si è verificato l'orribile omicidio che è anche il tema del suo prossimo libro. Quando scopre gli inquietanti filmati che documentano altri assassini, anziché consegnarli alla polizia comincia a indagare per conto suo... scoprendo una verità ancora più spaventosa di quella che si sarebbe aspettato.

Quello che non dovete aspettarvi voi è che Sinister si riveli la "solita" storia di fantasmi e case infestate o il "solito" mockumentary con le riprese tremolanti che fanno venire la nausea. Lo spunto iniziale dà il via a una vicenda che riesce a tenere lo spettatore incollato al film con il cuore in gola stretto in un'angoscia dapprima sottile e sempre crescente. Il tutto con pochi mezzi usati con intelligenza: soprattutto i suoni, una colonna sonora disturbante che fa da sfondo alla discesa in un tunnel di frustrazione, stress e autodistruzione del protagonista (un bravissimo Ethan Hawke), ma anche un utilizzo intelligente delle immagini e degli "spaventi", così come del (relativamente) poco sangue: certo, abbondano gli omicidi, tra passato e presente della storia, ma anche quando le cose si fanno splatter, non vedrete sbudellamenti e macelleria gratuita. Non che questo impedisca a certe scene di risultare davvero raccapriccianti.

Come già accennato, ottima l'interpretazione di Ethan Hawke, scrittore ossessionato da un successo assaporato e poi perduto, disposto a mentire alla famiglia e a fingere di non vedere quanto il suo comportamento la stia mettendo in pericolo: non solo dal punto di vista "soprannaturale", ma già da quello del rapporto con la moglie e i figli. E' uno scrittore che trascorre ore solo al buio a rivedere i filmati dei propri momenti di gloria, che cerca in quell'affermazione personale un modo per "esistere" al di là della qualifica di "marito e padre" e insegue un'immortalità che non gli permette di bilanciare la propria identità e i propri desideri personali con il bene della famiglia, l'apparenza con la concretezza.
Non male nemmeno gli altri personaggi: la moglie divisa tra l'amore per il marito e il desiderio di proteggere i figli, la figlia più piccola (mentre di quello più grande si ricorda la zazzera, soprattutto ^^'), il "vicesceriffo Tal dei Tali" che riesce a essere buffo ma non una macchietta, o il professore che aiuta il protagonista a capire con che cosa ha a che fare (ma da lui avrei voluto approfondimenti che, chissà, magari arriveranno con il prossimo episodio della saga). E come non citare il "cattivo" truccato come un musicista black metal...

Non si può rivelare nulla dell'incastro narrativo, ovviamente, per non rovinarvi la visione, ma in particolare mi sono rimasti impressi alcuni dettagli particolarmente disturbanti: gli ingannevoli titoli dati ai filmati ritrovati dal protagonista, oppure la carrellata finale sui... chiamiamoli disegni che si vedono nelle ultime inquadrature, o ancora certe aggiunte ai filmati in versione "extended" che sono mostrati alla fine. Insomma, se ancora non avete visto Sinister, dategli una chance... mentre io provvedo a vedere anche il sequel.