lunedì 18 gennaio 2016

Italia, oggi

La Rete ribolle d'indignazione di fronte a quella certa frase di un certo editore che nessuno nomina, il quale, nelle sue linee guida per l'invio manoscritti, dice di non accettare il genere di cui prevalentemente mi occupo con la finezza di un poeta: perché "il fantasy, onestamente, ha rotto il cazzo."*

Due considerazioni lampo sulla faccenda.

Non è che il fantasy ha rotto il cazzo. Non vende un cazzo (in Italia), è ben diverso. Se i fantasy vendessero tutti cinquantamila copie, il genere starebbe simpaticissimo a ogni editore... che ci si butterebbe a pesce pubblicando qualsiasi manoscritto con elfi o spade, indipendentemente dalla qualità. E invece no, il sogno si è frantumato, l'editoria vacilla, quasi nulla vende oggi e tra i pochi libri che ancora fanno cassa no, non rientra certo il fantasy.

Considerazioni commerciali a parte, una frase del genere si commenta da sé. Stiamo ancora a discutere di "letteVatuVa alta" e "geneVi bassi"... Benvenuti nel Medioevo 2.0, ovvero il Terzo Millennio in Italia. Il fantasy tanto è robaccia, quindi se vende va tutto bene, altrimenti... come si diceva sopra: qualità? Non scherziamo, può forse esserci un romanzo di qualità nel fantasy? Non è fatto solo di cliché ambulanti, guerrieri e principesse? Oppure adolescenti innamorate di vampiri o equivalenti di turno?
Meglio scrivere storie esistenziali noiosissime e coltissime, già. Non sia mai che un lettore si diverta troppo: la lettura è sofferenza! Non si possono coniugare qualità della scrittura, temi interessanti e ritmo incalzante! Meglio restare ancorati a una terza persona onnisciente manzoniana (oh, la modernità) che sputa sentenze sulla vicenda di un grigio impiegato che soffre pene d'amore... ecco, quello sì interesserà alla gente. O forse no, ma permetterà alla cVitica di pontificare.
Urban faery - Cernunnos, the Horned God
by Midnight-digital, Chris Dessaigne.
Un mondo che non vuole più miti e leggende
è un mondo in rovina...

No, non voglio scrivere un post per difendere "il fantasy italiano", anche perché sembrerebbe che intenda solo tirare acqua al mio mulino. Già lo so che chiunque potrebbe attaccare la scena nostrana, elencando pessimi esempi pubblicati da piccoli, medi o grandi editori. Ed è vero; ma come in tutti i generi, anche nel fantasy di produzione italiana ci sono buoni libri e libri pessimi.
Quello che so è che ne ho visti, di bravi autori italiani (che sanno usare il punto di vista! Che sanno gestire il ritmo di una storia! Che sanno commuoverti, emozionarti, perfino farti pensare!). E la spocchia con cui vengono scaraventati giù per lo sciacquone insieme a tutto un genere mi dà sui nervi. Mi scoccia non vedere tradotti in italiano infiniti bei libri fantasy (urban, high, storico... qualsiasi sottogenere). E non vedo come le cose potranno cambiare, nell'immensa miopia culturale del nostro Paese che non coltiva lettori, che ancora è fermo all'Ottocento, che non osa, che non ha soldi, che non ha nemmeno la cultura per capirlo, il fantasy.
Ho conosciuto tanti lettori magnifici, in questi anni (sempre più rivolti alla lettura in inglese, per i motivi di cui sopra). Non è vero che non c'è un pubblico per questo genere, nel nostro scricchiolante e acciaccato Belpaese. Solo che quel pubblico è ristretto, troppo per interessare i grandi editori; ed è a volte poco coraggioso, a volte diffidente dopo troppe scottature subite in passato (non immaginate quante volte ho sentito dire "non volevo leggere il fantasy di XYZ perché è italiano, ma poi accidenti! Mi è piaciuto!".)

E ora, vi aspettate forse una conclusione incoraggiante? Una proposta risolutiva per chiudere il post? No, non ne ho. Si tratta di una fotografia sconfortante, contro cui si può lottare solo continuando a leggere, continuando a scrivere - e facendolo al meglio -, continuando a mantenere vivo questo piccolo club di appassionati. Che poi i libri vi arrivino in libreria o su ebook, pubblicati o autoprodotti, non conta (più): leggete e cercate le vostre perle in mezzo ai sassi, e parlatene, segnalatele, condividetele (preoccupatevi di piantare bei fiori, insomma, se volete che il giardino sia rigoglioso). E che l'Italia vada per la sua strada: ciascuno di noi può tracciare la propria, in qualsiasi direzione preferisca.

Della faccenda si parla anche qui, e segnalo un pezzo che tocca il tema di fondo qui. Ma il credito più grosso va alla bravissima Laura Mac Lem (ve ne avevo già parlato qui, ma è autrice, tra le altre cose, anche di questo), che ha segnalato per prima la frase da cui è partita la discussione.

*Specifico, visto che non è stato compreso da tutti: il problema non è che un editore non voglia pubblicare fantasy. Ci mancherebbe! Ognuno ha la sua linea editoriale. Il problema, in un caso come questo, sono i toni...

17 commenti:

  1. Mi spiace ma in questo post ci sono diverse affermazioni che tradiscono lo stesso atteggiamento imputato a 'il fantasy ha rotto il cazzo'.

    "Meglio scrivere storie esistenziali noiosissime e coltissime, già. Non sia mai che un lettore si diverta troppo: la lettura è sofferenza! Non si possono coniugare qualità della scrittura, temi interessanti, ritmo incalzante!"

    Cioè, se non è fantasy o di genere, allora sono storie esistenziali noiosissime? Sono storie che fanno soffrire il lettore? Non hanno temi interessanti? Lavoro per un editore che fa narrativa non di genere e, mi spiace, ma non sono per niente d'accordo. Né per quanto riguarda i nostri libri né per quanto riguarda quelli di altri editori.

    "Meglio restare ancorati a una terza persona onnisciente manzoniana (oh, la modernità) che sputa sentenze sulla vicenda di un grigio impiegato che soffre pene d'amore... ecco, quello sì interesserà alla gente. O forse no, ma permetterà alla cVitica di pontificare."
    Ecco, no. Non so quanti libri di editori indipendenti non di genere hai letto ultimamente. Io di libri che corrispondono alla tua descrizione nemmeno uno. Sarà che sono brava a scegliere?

    Mi pare che dai lettori di fantasy ci sia lo stesso atteggiamento di chiusura e pregiudizio di chi non lo legge e magari lo critica, e non vedo come questo possa essere produttivo.

    Comunque accetto suggerimenti per quanto riguarda i libri non tradotti che ritieni di alta qualità. Sono una lettrice che apprezza un buon romanzo fantastico :)

    Carlotta

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    1. Mi spiace averti dato questa sensazione. Non era certo mia intenzione dire che "fa tutto schifo tranne il fantasy". Si tratta di un post nato per l'ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso, riferito a un atteggiamento diffuso.
      Per quanto mi riguarda, e per rispondere alla tua domanda, leggo di tutto, da sempre, e non solo romanzi di genere; e specifico che leggo di tutto sia per piacere sia per lavoro. Mi trovo per le mani ottimi libri, per fortuna, ma anche tanti altri che corrispondono a quello che ho scritto: filosofici "perché fa figo", senza una trama, ancorati a uno stile ottocentesco. Ho scritto peraltro più volte in questo blog e altrove che la qualità e la bellezza di un testo è indipendente dal genere e dal tipo di storia che racconta.
      Il mio commento è riferito solo a quella parte della critica/editoria (non ho parlato nel post di editori "indipendenti" nello specifico) che vedo squalificare un romanzo a prescindere solo per il fatto di essere fantasy (o horror, o mettici il genere che vuoi).

      Per quanto riguarda i "consigli di lettura", basta che spulci tra i libri che segnalo qui sul blog da anni, sia in italiano sia in inglese e mai tradotti.

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    2. La sensazione è stata quella e sono felice di essermi sbagliata.

      "Mi trovo per le mani ottimi libri, per fortuna, ma anche tanti altri che corrispondono a quello che ho scritto: filosofici "perché fa figo", senza una trama, ancorati a uno stile ottocentesco."

      Guarda, non so se parli di libri pubblicati o manoscritti ma ti posso garantire che è il problema anche di quello che arriva in casa editrice. E infatti vengono scartati.
      Per il resto, mi sono arrabbiata tantissimo quando a Masterpiece uno dei giudici ha detto che il fantasy era merda. Me lo dici prima e io non te lo invio, e non spendo tempo e soldi per venire a Roma a fare il provino.

      Posso dirti che ad esempio c'è un pregiudizio fortissimo nei confronti del genere western, non ti dico che dramma se scritto da donne, esorcismo se sono pure italiane.

      Spulcio volentieri :)

      Carlotta

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    3. Ah se ci mettiamo poi a parlare dei pregiudizi su quello che le donne "possono" o "sanno" scrivere ringhio ancora di più (e l'ho fatto in passato)...

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  2. Concordo in toto con Aislinn con questo atteggiamento snobista e molto ottuso di chiusura verso la letteratura fantastica, che è quella che fa veramente sognare e lavorare di fantasia. Restassimo ancorati soltanto alla vita di ogni giorno, senza poter volare, sognare o creare mondi, sarebbe decisamente limitante e limitativo. W il (buon) fantasy, anche quello italiano sì, perché, come in tutte le cose, i generi e le arti, anche in Italia vengono scritti dei bei romanzi fantastici. :)

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    1. Grazie!
      A me piacciono i libri che mi sanno conquistare, scritti bene, con coerenza: non mi importa a quale genere appartengono!

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  3. Invito a riflettere su questa fotografia a toni scurissimi anche da un altro punto di vista: qual'è la condizione del lavoro, attualmente (e da qualche annetto) nella nostra editoria nazionale? Chi fa le scelte su cosa pubblicare, chi si muove fra i vari media (cartacei o meno)?

    Forse, che la scala sociale ha subito i morsi del tronchese proprio da questo settore? Forse abbiamo una maggioranza - ovvio che qui si parla per sommi capi o dovremmo scrivere pamphlet da "n" mila pagine - di ex '68ini senza un'idea che sia una, al di fuori della Religio commerciale?

    In questo paese, prima dello scoppio del Fantasy "per tutti" dei primi anni 2000, si pubblicava molta narrativa autobiograficheggiante, per capirci: roba alla De Carlo, di "Due di due". Quello "mangiavano" (leggevano e sapevano fare) gli editor in quell'evo lontano in cui il panorama editoriale italiano era assai diverso dall'attuale. I vecchi editor, però, sono rimasti al loro posto, hanno ingoiato ed assimilato le idee dell'editoria volta unicamente al profitto, ma sono rimasto vecchi dentro.

    Per non fare tutto un discorso in negativo e che la butta addosso a singole persone o categorie, quale sarebbe potuta essere l'alternativa? Direi che se non ci fossero state preclusioni e se fossimo stati più "anglofoni", magari non avremmo avuto le barriere fra un tipo di espressione creativa e l'altra (scrivere libri, fumetti, o fare film, musica, etc.) e avremmo avuto, magari in piccolo, autori con una carriera alla Neil Gaiman: una persona capace di muoversi dal fumetto, ai romanzi, alla BBC e che ha visto più di un romanzo suo tradotto in film per il cinema, con un crescente successo di pubblico.

    E leggere, e ascoltare musica, guardare film per la tv, sarebbe stato divertente, popolare, godibile, anche per noi "bambini intelligenti" che siamo costretti a nutrirci di serie tv anglofone.

    Ma dopotutto, da noi si "salvano le prerogative culturali nazionali", il crocianesimo e la mentalità ottocentesca aggiogata alle esigenze di vendita di massa. E l'editoria vale, nel suo complesso sempre meno. E si fugge dalla lettura (non solo del libro Fantasy), e la "cultura" è una cosa noiosa (non avendo subito una "cura alla Gaiman", concetto che, mi rendo conto, necessiterebbe di una spiegazione articolata, che non ho spazio e tempo per esternare, scusatemi).

    Riviviamo la marginalizzazione culturale del '600 e '700, insomma, con tutti questi lor signori, abili protettori delle poltrone proprie e dello status quo, come un De Carlo che - nonostante esordì con un romanzo la cui presentazione gliela fece Calvino - in una recente trasmissione tv va a sconsigliare ai giovani autori di perdere il proprio tempo con il "Fantasy".

    Insomma e riassumendo: manca da noi anche solo il concetto di economia di scala culturale, con storie che quando sono buone, migrano da un mezzo all'altro, arrivando a conquistare pubblico e ruoli nella produzione di film tv.

    Ma dopotutto, siamo il paese del Festival di Sanremo, no?

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  4. Ciao Aislinn, premettendo che io non sono mai stata un'appassionata del genere fantasy (anche se ho apprezzato Angelize e Angelize II),trovo veramente agghiacciante la caduta di stile dell'editore in questione.

    Al di là del gusto personale, il fantasy ha sempre venduto e mantenuto inalterata la propria nicchia, così come altri generi. Può darsi che in questa fase il mercato editoriale sia saturo, ma ciò non esclude che un bravo autore possa spiccare e distinguersi per la propria capacità.

    Pensi che l'epurazione del fantasy sia legata alla necessità di far spazio a cose coltissime e noiosissime? Assolutamente no. Il mercato editoriale (e parlo da lettrice che fa fuori in media un romanzo ogni 5 giorni) è sempre più livellato verso il basso. Ormai anche autori di livello si concedono errori che gli editor non hanno più voglia di segnalare. Dall'altra parte, intanto, c'è un lettore pronto a bersi di tutto...

    Secondo me la dicotomia non è tanto fantasy/mainstream o mainstream/romanzo di genere ma è qualità alta/qualità bassa: un romanzo scritto in italiano corretto, in cui le regole narrative sono rispettate (o infrante consapevolmente)sia un'opera che meriti attenzione a prescindere dal genere.

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    1. Non credo che il fantasy sia snobbato perché gli editori vogliono "fare cultura": come ho scritto, se vendesse di più correrebbero tutti a pubblicarlo, com'è anche normale quando si cerca di vendere un prodotto (che poi sarebbe meglio farlo con consapevolezza, ovvero magari pensando alla qualità del libro che si sceglie e non solo al fatto che magari ora vende perché è il clone di qualcos'altro che ha venduto, è un altro discorso). Il discorso successivo, in cui ho preso un po' in giro la "letteratura alta", è dovuto al fatto che non ci si limita a dire "non pubblichiamo fantasy" (legittima scelta: se io avessi una casa editrice magari non pubblicherei western, per citare un genere menzionato da uno dei commenti precedenti, perché non ne sono esperta; se volessi pubblicarlo sceglierei almeno un curatore di collana con competenze in merito), si sente il bisogno di sminuire il valore intrinseco di un genere. Sono state pubblicate tante porcherie, nel fantasy degli ultimi anni? Vero, come di molti altri generi, come nel mainstream. Ma sono stati anche pubblicati ottimi lavori. Questo non autorizza a sminuire un genere (uno qualsiasi) nel suo complesso, e con toni offensivi... Infastidisce il fatto che il fantasy venga ridotto a "libri per bambini o per adulti non cresciuti", quando ho letto fantasy molto più profondi di tante opere dalle ambizioni più colte. E se anche pensiamo al genere come pure intrattenimento... be'? Che male c'è, se è fatto bene? Onestamente, quando scrivo non penso "voglio narrare qualcosa di dannatamente profondo che mostri a tutti quanto sono brava". Io voglio scrivere meglio che riesco una storia che non si faccia posare fino all'ultima pagina, e intanto parlo di quello che mi piace, che mi colpisce, che mi tormenta, che mi crea dubbi. Non è programmatico, è inevitabile: il bello di un romanzo dovrebbe essere anche il fatto che ti possa trasmettere qualcosa senza che sia una "lezioncina" impartita da qualche autorità superiore e infilata a forza nella trama.

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    2. Io credo che ogni scrittore debba scrivere storie che risuonino con lui. Come ti accennavo, il fantasy è un genere che non ho mai praticato, né da lettrice né, tanto meno, da autrice. Ciò però non significa che lo sminuisca. Al contrario, porto rispetto. Semplicemente la vita, il gusto e un pizzico di casualità mi hanno sempre spinto verso altri lidi.
      Nonostante ciò, non mi considero una di quelle che vogliono "far cultura a tutti i costi": penso che un'opera possano unire una riflessione seria a una trama accattivante, come è il caso di molti gialli e thriller, o di alcuni romanzi storiche che, se riportano fatti veritieri, possono anche informare su epoche lontane.
      Ripeto: c'è spazio per tutti, e trovo ridicolo che una casa editrice abbia sminuito il pubblico del fantasy e non quello (per esempio) delle cinquanta sfumature, o di romanzi per i quali l'etichetta di spazzatura è ampiamente meritata.

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  5. Il problema con la letteratura Fantasy, a parer mio, essenzialmente è che ben pochi dei suoi autori hanno crcato di distaccarsi dai suoi canoni classici. I sootogeneri sono essenzialmente tre: l'Heroic Fantasy alla Conan ( il meno battuto), il romance fantasy alla Twilight (il più di moda) e il Fantasy Classico alla Tolkien ( il più battuto). Purtroppo anche tra gli esponenti più giovani del genere, ci si ritrovano fin troppo spesso tra le mani discordie tra logge di Vampiri e Lupi Mannari, o Lontani Regni ove un Signore Oscuro spadroneggia finchè un Prescelto di umili origini non lo butta giù dal trono. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, ci sono anche delle vere perle, come i libri di Terry Pratchett, ma purtroppo basta entrare in una libreria o una biblioteca qualsiasi e mettersi a spulciare tra i libri Fantasy, per trovare solo copertine che ritraggono Maghi col cappellone, Elfi con un arco in mano, o bellissimi succhiasangue che abbracciano giovani ragazze. E' un problema pluridecennale, che dimostra come il genere non abbia saputo rinnovarsi come invece ha fatto per esempio un altro genere da sempre vituperato come la fantascienza. Ovviamente, questo non giustifica una chiusura a priori verso un genere intero.

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  6. Mi sembra un'analisi semplicistica (a partire dal fatto che i sottogeneri del fantasy sono molto più ricchi rispetto alla schematizzazione che proponete: tanto per dirne uno, uno dei maggiori filoni è l'urban fantasy, che non c'entra nulla con il paranormale romance. O possiamo citare anche il fantasy storico, il weird...) Che poi nelle librerie italiane si trovi una scelta molto scarsa rispetto a quello che viene pubblicato nel panorama internazionale, be', si richiama a quello che scrivevo prima sul fatto che tante buone opere estere non vengono tradotte. Idem per quanto riguarda il discorso cliché: certo, ci sono libri che si limitano a perpetuarli. Ma dire che il genere non si sia rinnovato o che al di là di Pratchett ci sia poco di originale e di valore equivale a dire che l'unico genere musicale al mondo sia il jazz.

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    1. Non saprei che dire... Ammetto che la mia conoscenza del genere si limita all'editoria italiana. Capisco che ciò sia limitante, vista appunto l'apertura mentale più sopra dimostrata dagli editori...!

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  7. Sul fantasy in Italia il discorso è lunghissimo. Semplifichiamo. Gli editori non lo capiscono, sono convinti che sia tutta spazzatura, in passato, proprio per questo hanno pubblicato anche cose indegne che hanno fatto allontanare il lettore dal fantasy italiano anche ben pubblicato (tanto che anch'io ho faticato a ritrovare la fiducia nel fantasy pubblicato in Italia, fortuna che tu, Tarenzi, Atzori mi avete fatto cambiare idea). Tutto questo nella terra, per dire, de "L'Orlando furioso".
    Tristezza.

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    1. La sintesi perfetta in poche righe. Che altro aggiungere se non "applausi"? (E un sentito "grazie, troppo buona" per avermi citato ^^' )

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  8. Per fortuna che il rosa vende, però ha un problema pure lui "se scrivi rosa, sei una cretina" e se tenti di infilare qualcosa in più ti propongono un sacco di tagli. Pregiudizi e chiusure proprio come per il fantasy. Che balle!

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  9. Fino a che il fantasy tirava gli editori lo hanno sfruttato disprezzandolo. Figurati poi che simpatia sentirli dire che "ha rotto il ..."

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