mercoledì 20 gennaio 2016

L'inestinguibile oscurità: Macbeth

Non credo che mi fosse mai capitato prima, ma è stato il caso di questo Macbeth del regista australiano Justin Kurzel.
Finito il film, nel cinema nessuno si è mosso.
Nella sala - non esaurita, ma piuttosto piena - non si è sentito un fiato. Non una parola. Per almeno metà dei titoli di coda.

Sono parecchio affezionata a Shakespeare, anche se la mia lettura dei suoi testi teatrali risale per lo più a una quindicina di anni fa (abbondante). Ho una personale predilezione per Re Lear (il nome Goneril di uno dei miei vecchissimi personaggi viene da lì, of course), ma ho amato tante sue opere, compreso il Macbeth. Non potevo non vedere questa trasposizione, dunque: sono andata al cinema sulla fiducia, senza aver visto trailer o foto promozionali prima. E sono stata conquistata.

Prima di tutto, badate: il linguaggio è esattamente quello di Shakespeare, pertanto, se vi aspettate una versione moderna (tipo questo Amleto - decisamente non convenzionale ^^') rimarrete delusi, e potrebbe volerci un po' prima che vi abituiate, se non avete familiarità con i testi del Bardo inglese. Detto questo, è impossibile non rimanere rapiti dall'atmosfera di questo film, fatto di pennellate di colori mai casuali, di tormenti interiori, di una discesa nella follia che ha come protagonisti il nobile Macbeth e sua moglie: per ambizione, la donna lo spinge ad assassinare il legittimo sovrano (un invecchiato David Thewlis, qui simile a un bonario nonno, sempre più Lupin di Harry Potter e sempre meno perfido Einon di Dragonheart). Dapprima restio, Macbeth (un Michael Fassbender simile a un Aragorn caduto preda della pazzia, straordinario in questa interpretazione) si ritrova sempre più preda dell'ossessione e del sospetto, sempre più crudele e spietato nell'ordinare la morte di chiunque potrebbe rubargli il trono conquistato con il sangue (anche quando si tratta di bambini); parallelamente, l'algida lady Macbeth - una splendida Marion Cotillard, tanto delicata nell'aspetto quanto velenosa nelle parole - cede al rimorso e al peso dell'orrore da lei stessa inizialmente sobillato.

Non c'è un momento fuori posto, in questo film, e non c'è nemmeno tregua per lo spettatore, di fronte ai roghi che infiammano il cielo, agli sguardi delle streghe che profetizzano il futuro e svelandolo mettono allo stesso tempo in moto gli eventi, al realizzarsi delle loro parole nel modo più imprevedibile (la famosa "foresta che si muove", annunciando l'imminente caduta di Macbeth, è resa in maniera, per quanto ne so io, del tutto nuova). E a quell'immagine finale, su uno sfondo rosso come il sangue, che vedrete preannunciare il ripetersi di un orrore destinato a ritornare, mostrando tutta l'inestinguibile oscurità dell'animo umano.

6 commenti:

  1. La tua recensione mi trova assolutamente d'accordo. Non c'è nessun momento fuori posto: credo che lo stesso Will (io e Shakespeare siamo in confidenza ^^) ne sarebbe soddisfatto.
    Fassbender: no, vabbè, parliamone. Divino.

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    1. Lui e tutti gli interpreti, in questo caso: straordinari!

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  2. Ho letto parecchi commenti su questo film e il tuo è il primo totalmente positivo sulla trasposizione. Sono molto curiosa di vederlo, a questo punto: è dai tempi delle medie che non vedo una rappresentazione di Macbeth, penso che sia arrivato il momento di rispolverarlo.

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    1. Fammi sapere se ti piacerà, allora, e buona visione!

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  3. Avevo parecchie riserve, e nonostante non abbia troppo apprezzato il linguaggio aulico ed il ritmo statico, l'ho trovato davvero ottimo.

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    1. Vero, il linguaggio può non conquistare tutti, ma a mio parere è uno degli ingredienti che, insieme anche al ritmo solenne, lo rendono un film addirittura ipnotico

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