martedì 26 gennaio 2016

Mi hanno detto che c'è stato un climax

Questo è un argomento su cui rimugino da un po', complici i continui esempi che mi sono trovata per le mani di recente, e così ho deciso di esorcizzarlo cercando di riderci un po' su con voi.
Non c'è bisogno di essere fissati con lo "show, don't tell" per capire che le scene in cui capitano le cose più importanti vanno effettivamente... be', inserite nel libro che state scrivendo: e intendo con la giusta ricchezza di dettagli, con il giusto ritmo... insomma, afferrate il lettore alla gola e non lasciatelo fino alla fine! Di sicuro, però, non vanno "riassunte" in due parole. Cioè, immaginate se, durante la visione de L'Impero colpisce ancora, nel momento in cui Luke e Darth Vader si incontrano... CUT! Luke è a bordo del Millennium Falcon, senza una mano, che spiega a Leia: "Darth Vader ha detto che è mio padre e mi ha ferito!"
Bum, zero pathos.

"Ahah! Ma certo, è ovvio!" vi sento dire. Eh, mica tanto, se i tre quarti dei romanzi che mi passano per le mani in questo periodo preferisce ricorrere a questi arditi e vertiginosi "cut" ("il giorno dopo il detective Pincopallo spiegò a tutti che aveva risolto il caso e arrestò il colpevole". Ah. *Yawn* Grazie.), oppure, quando va bene, risolvere il problema di un dialogo drammatico o di una morte sanguinosa con un rapido riassunto (del tipo "Tizio disse tutto quello che aveva dentro e lei si commosse tanto". Personalmente, trovo più emozionanti i volantini con le offerte del supermercato che mi lasciano davanti al portone del palazzo).

Ok, si tratta di ingenuità, normali per autori alle prime armi, un po' meno per gli altri, ma vabbè', come detto non si tratta di ovvietà come si pensa, forse. Come si fa a evitare questo... coitus interruptus con il lettore?
Al di là di tutta la teoria e la pratica e i consigli che si accumulano con gli anni, al di là di tutte le lezioni che tanti saranno ansiosi di farvi, io posso solo spiegarvi il modo più semplice e immediato che ho trovato per capire cosa va descritto in ogni dettaglio e cosa si più lasciar precipitare nell'oblio della "riga bianca" di stacco tra una scena e l'altra, il criterio che uso io quando scrivo: mostra quello che mostreresti in un film.

Fermo subito le proteste: lo so che un romanzo e un film sono mezzi espressivi diversi. E lo so, direte che un libro consente di calarsi nei pensieri dei personaggi in modo più completo e profondo rispetto a un film che, al massimo, può sfruttare dialoghi, espressività degli attori, ogni tanto la voce-pensiero (ma con parsimonia). E certo, un romanzo ha più spazio (e quindi scene, riflessioni, descrizioni, dialoghi) a disposizione rispetto a un film, che invece deve comprimere la storia in un'ora e mezza, due, qualche volta di più ma non troppo spesso. A maggior ragione, quindi, se una scena rappresenta un punto fondamentale della storia - per la crescita di un personaggio, per la risoluzione della trama, per lo sviluppo di una relazione... -, se, quindi, non potrebbe mancare in un ipotetico film tratto dal vostro libro, ecco, vi scongiuro: non riassumetela in due frasi, anche se è complicata e avete paura di non renderla al meglio.

Pensare la scena come "filmata" anziché semplicemente da scrivere vi aiuterà anche a gestirne meglio il ritmo: dove i personaggi/attori faranno delle pause? Come si muoveranno nella stanza in cui si trovano? O, naturalmente, in qualsiasi altro ambiente la scena si svolga. Giocherelleranno con qualche oggetto per sfogare il nervosismo? Lo sguardo gli cadrà su una foto appesa al muro? Quali gesti compiranno, e quando? Eviterete così l'effetto "monologo", con un personaggio che sproloquia per dieci o quindici righe senza una pausa e senza che gli altri intervengano, e anche la sensazione che i personaggi stessi siano manichini immobili che si limitano a blaterare in piedi sul "set". Oppure, se state descrivendo una scazzottata, o una sparatoria tra il detective e l'assassino, o un duello a spada, immaginate i movimenti dei personaggi come una sequenza cinematografica: prima di tutto vi aiuterà a capire se la mirabolante acrobazia che avete in mente o il trucco con cui il protagonista si contorce per sferrare il colpo finale sono in effetti verosimili e fisicamente possibili. Poi vi aiuterà anche a comprendere come gestire la prosa dal punto di vista stilistico, perché quando fendenti e affondi si susseguono veloci anche la vostra scrittura dovrà adattarsi alla rapidità della sequenza: i personaggi non avranno il tempo di pensare, il lettore non avrà il tempo di staccarsi dalla pagina. E quando invece i due contendenti si fissano, si studiano, si girano intorno... lasciate che la vostra prosa rallenti e costruisca l'atmosfera con frasi più lunghe e circostanziate.

Fate una prova: prendete, per esempio, la sequenza de La Compagnia dell'Anello in cui Aragorn, verso la fine, uccide l'Uruk-hai che ha trafitto Boromir. Guardatela: la pausa mentre quest'ultimo attende il colpo di grazia, il tempo che sembra rimanere immobile... e poi l'arrivo improvviso di Aragorn, la lotta concitata, la nuova pausa quando Lurtz estrae il pugnale dalla propria gamba, il nuovo scontro, il momento in cui i due personaggi si fissano, la morte dell'Uruk-hai. Vedete quanti cambi di ritmo? Provate a descriverla come se fosse una scena del vostro romanzo. Riuscite a renderla con  la stessa atmosfera, lo stesso equilibrio di pause e accelerazioni?
Forse vi sembrerà un esercizio banale, ma per quanto mi riguarda l'ho trovato estremamente utile quando ho iniziato a dedicarmi alla scrittura seriamente e mi ero esercitata a scrivere una "novellizzazione" di una serie tv che amavo da ragazza.
Ma che vi vada o meno di tentare l'esercizio, l'importante è che, quando il vostro protagonista dovrà affrontare il suo "cattivo", non vi limitiate a scrivere "ah, era stata una lotta davvero emozionante, piena di colpi di scena (fidatevi, eh!), ma alla fine Tizio Caio aveva vinto!"

3 commenti:

  1. Ma davvero esistono libri che trascurano i colpi di scena in questo modo O_O? Comunque, anche a me capita di immaginarmi le scene come se fossero un film, ben prima di scriverle. Non so poi se riesco a rendere su carta tutto come ce l'ho in testa, ma qualche sicurezza ce l'ho: per esempio, negli ultimi anni ho cercato il più possibile di stare attento al ritmo che ogni scena deve avere, e così ora gestisco questo particolare con abbastanza naturalezza (o almeno credo :D ).

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  2. Dai un'idea davvero deprimenti degli aspiranti scrittori!!!
    Però, pensando a certi alunni che timidamente mi dicono "sa, prof, da grande mi piacerebbe scrivere un romanzo" (e poi nei temi scrivono fù) in effetti non dovrei stupirmi.
    Poi, ecco, le scene d'azione non sono il mio forte, per niente. Spesso prima le schematizzo in una mappa, con i movimenti dei singoli personaggi. Una volta le ho visualizzare su un tabellone con le miniature di un gioco di strategia. Sono comunque tra le scene che riscrivo di più, sperando alla fine di uscire dalla situazione: "Sai, e poi mi ha detto che è lui mio padre" (cosa che, tra l'altro, negli apocrifi sherlockiani mi succede sempre perché il disgraziato continua a mollare Watson nei momenti cruciali per agire fuori scena).

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  3. Mmh. Questi momenti sono in grado di descriverli. Anzi, anzi. Mi piace anche troppo.
    Però nell'esercizio si potrebbe mettere anche un cambio di PDV. Chi osserva i fatti all'inizio? Boromir che sta per morire? Aragorn che spera di arrivare in tempo? Lurtz che si pregusta la vittoria? E quando cambia, dove cambia, e a chi va? O non cambia? (per esempio potrebbe essere tutto dal punto di vista di Boromir, che osserva la scena mentre sta per spirare e medita sulla cazzata che ha fatto...).

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