martedì 19 luglio 2016

Le cose che i miei mici mi insegnano


Quelle che vedete qui di fianco, e che da qualche parte ho già postato in passato, sono le "regole del gatto", delizioso souvenir di un viaggio ad Amsterdam (non fate quella faccia, non tutto quello che vendono là è illegale). Adoro appendere roba in casa, dai poster alle foto, dai pannelli di sughero stracolmi di ricordi alle fate, dai "motivational" agli amuleti, quindi innamorarsi di questo elenco e portarmelo a casa è stato praticamente inevitabile. Le "regole del gatto" troneggiano oggi nella mia cucina, reminder di principi sempre validi, con quel Know that I am loved finale che è diventato per me un mantra nei momenti difficili.

In casa, però, ho anche due gatti in carne e pelo (si sa che non hanno ossa, altrimenti non si spiega come potrebbero infilarsi in certi pertugi, contorcersi in certe posizioni e cadere senza farsi male). Pampe (o meglio, il Pampe) e Mircalla sono due fratellini di poco più di un anno. Recuperati insieme ad altre tre sorelline in uno scatolone dove qualche figlio di puttana li ha abbandonati poco dopo la nascita, sono stati trovati da un'amabile signora gattara e curati da una veterinaria straordinaria. Erano malati, e purtroppo una di loro non ce l'ha fatta. Gli altri, però, sono stati tutti adottati.
La mia famiglia ha una lunga tradizione di gatti bianchi e neri (un giorno ve ne parlerò meglio). Il piccolo Pampe, ai tempi ancora senza nome, pur magrolino e instabile sulle zampe, mostrava già il suo carattere buonissimo, sommergendo di fusa chiunque gli si avvicinasse. La veterinaria che gli ha salvato la vita è una delle persone a cui voglio più bene e, sapendo che non avrei resistito, me ne ha parlato... A questo, sommate la presenza di una piccola peste nera esagitata e ansiosa di mordere tutto, con la quale ho visto il Pampe per la prima volta, perché "se li separi piangono e allora te li ho portati tutti e due". La conclusione è ovvia: sono diventati entrambi i padroni di casa mia.

Erano anni che non convivevo con delle mini-belve, dai tempi della mia separazione. Coccolare tutti i gatti in cui mi imbattevo a casa di amici aiutava a colmare la mancanza, ma solo viverci insieme fa davvero comprendere questi straordinari animali - o almeno comprenderli in parte, perché chi lo sa, poi, che cosa vedono quando contemplano placidi il mondo, con la loro tranquilla bellezza e la loro serenità. Chi accoglie un gatto per la prima volta si accorge presto, per esempio, che ognuno ha la sua personalità, diversa da quella di qualsiasi altro; che ognuno ha la sua voce e il suo modo di farsi capire; che ognuno ha gusti e preferenze e sa come dirteli in modo inequivocabile. E se ci vivete insieme abbastanza a lungo e siete disposti ad accettare la verità, ovvero che sono creature superiori che generosamente adottano gli umani che gradiscono, potreste anche imparare qualcosa che vi stupirà.
Mircalla. Fan dei Moonspell e di tutti
i film e telefilm che parlano di streghe. Se le tagliate
le unghie ricrescono a velocità luce. Chissà perché. 
In questo momento in cui ho voglia di colori e di luce, di calma interiore e di creare, ecco le cose più importanti che mi hanno insegnato le due piccole belve di casa.

- La vita è più bella con le coccole
Io sono sempre stata un tipo fisico: da piccola ero la coccolona di casa. Se ti voglio bene ti abbraccio. Se ti amo, vi lascio immaginare. Se ti vedo triste, ti prendo la mano. Ho sempre creduto che per essere felici ci voglia una quantità minima di abbracci al giorno (qualcuno dice quattro, qualcuno otto, qualcuno altre cifre: per me più sono meglio è). Capisco e rispetto le persone che non concedono il contatto facilmente, non capisco ma rispetto le persone che non amano scambiare coccole e baci con la persona amata... ma io seguo l'eccelso esempio di Pampe e Mircalla, che si farebbero coccolare tutto il giorno, e mi godo il contatto umano. Che siano baci d'amore o abbracci d'amicizia, per me sono un tocco magico che migliora subito l'umore. Sono cioccolata per l'anima.

- Stiracchiati tutte le volte che vuoi: la gioia di goderti le piccole cose ti rende bello
Come tutti i gatti, il Pampe e Mircalla si esibiscono in stiracchiate degne di un contorsionista. Per i fatti loro, quando camminano per casa e decidono di allungarsi un po', oppure se vado ad accarezzarli mentre se la dormono, e allora si rotolano, si rigirano, si stirano. Insomma, fanno tutto quello che ci dicono di non fare in pubblico, perché non sta bene: non ti immagini un banchiere e giacca e cravatta o una raffinata signorina in tailleur che allungano le braccia al cielo con un sorrisone. Be', lasciatemelo dire: stiracchiarsi e godersela sono un altro ottimo modo per migliorare l'umore. Si tratta di un piccolo piacere da pochi secondi, certo, ma dopo non vi ritrovate subito con un sorriso sulle labbra? Sono anche le piccole cose come queste che ci scrollano di dosso la gabbia in cui il mondo là fuori cerca di rinchiuderci e ci fanno riappropriare del nostro tempo, del nostro benessere.

Un piccolo Pampe pochi mesi dopo il suo arrivo
- Non sottovalutare l'importanza di dormire
Si sa, tutti i gatti ronfano per ore e ore, facendosi invidiare da chiunque debba alzarsi presto al mattino, e anche da chiunque non abbia orari fissi, come me, ma senta comunque di non avere abbastanza ore nella giornata per fare tutto. Eppure, ultimamente mi sono capitate alcune felici giornate in cui ho potuto dormire senza mettere la sveglia: risultato, il mio corpo mi ha richiamato alla vita dopo dieci o undici ore. L'energia che ho avuto in quelle giornate, la felice assenza del sonno cronico e incombente contro cui devo lottare normalmente, mi ha ricordato quanto siano saggi, i gatti. E quando sia importante, per me che sono freelance e tendo sempre a sommergermi di lavoro, dire no, qualche volta, e tenermi un po' di tempo per dormire, per rilassarmi, per fare quello che amo. Per vivere, insomma.

- Quando rivedi le persone che ami, dimostragli quanto sei felice
Il Pampe ama ronfare sul letto, per esempio. Ma anche su un sacco di altre superfici. Ovunque sia, però, se mi avvicino apre gli occhi e ancora prima che lo sfiori parte con le fusa, ribaltandosi come nella foto che vede più in basso. Non potete immaginare l'amore che esprime quando lo tengo in braccio e - sempre con il trattorino di fusa in sottofondo - mi guarda felice. Lo stesso vale per quando mi sveglio al mattino e lui e Mircalla vengono a strusciarsi contro di me, o per quando torno a casa e me li trovo vicino alla porta. Poso la borsa su una sedia e Mircalla è salita sul tavolo, pronta a strusciare il muso contro il mio naso, miagolando con il suo chiacchiericcio da piccione come se volesse raccontarmi la sua giornata o mi rimproverasse perché non sono stata a coccolarli per un po'. Ecco, quando rivedete qualcuno che amate, dategli uno di quegli abbracci di cui parlavamo. Mostrategli quanto siete felice di rivederli. Fa bene a voi e a loro.

E, infine, forse la regola più importante di tutte:
"Lo so, sono bella"
- Certe cose sono come sono e non si possono cambiare. Ma si può essere felici lo stesso
Questo, in particolare, è un prezioso insegnamento del mio adorato Pampe. Un insegnamento di cui avverto particolarmente il valore, da scribacchina fantasy in un Paese a cui del fantasy non frega niente, e in cui i lettori non ci sono e quando ci sono per tre quarti leggono solo i romance che trovano in vetrina nelle librerie. Un insegnamento cui ripenso tutte le volte che qualcosa che non è in mio potere cambiare non va; tutte le volte che le cose non sono come vorrei... ma possono essere belle lo stesso.
Come vi ho raccontato, il Pampe, come le sue sorelle, ha avuto una febbre molto alta quando era nato da poco. Anche lui, come la piccola che non si è salvata, ha rischiato di morire ed è stato riacchiappato per il codino e guarito dalla veterinaria. Ma presto si è capito che la malattia non è stata senza conseguenze, o forse, chissà, il Pampe si porta dietro qualche problema genetico: fatto sta che è affetto da abiotrofia cerebellare. In pratica, non coordina bene i movimenti. Da piccolino era molto più evidente: ogni pochi passi cadeva. Crescendo, si è irrobustito ed è diventato un bel gatto con il pelo setoso: ora cammina molto meglio e il suo problema si vede da altre cose: quando corre per inseguire Mircalla, per esempio, tende a non proseguire in linea retta ma curva, e non è molto... felpato, sembra piuttosto un cavallino al galoppo dal rumore che fa! Soprattutto, a differenza di Mircalla, che come tutti i gatti si può "lanciare" e cadrà sempre in piedi, il Pampe metà delle volte non mantiene l'equilibrio: per questo non lo lascio mai cadere da grandi altezze, ma lo poso per terra. Inoltre, se ormai ha imparato a saltare giù dai mobili limitando i danni, non sa invece saltare su superfici più alte di un letto. Spesso lo si vede in piedi sulle zampe posteriori, con quelle anteriori puntate contro un mobile, a sbirciare il piano che non riesce a raggiungere.
Ma credete che questo lo fermi?
Se non può saltare sulle sedie o sul divano, be', metà salta e metà si arrampica con tenacia, e alla fine arriva. Se non può correre senza finire pancia a terra dopo un po', questo non gli impedisce comunque di rialzarsi, sfrecciare da una stanza all'altra e placcare Mircalla quando la raggiunge. Se non ha il perfetto "controllo di palla" del gatto medio, quando gioca con le sue palline - ogni tanto lo si vede tentare di colpirle con una zampina... mancandole per due o tre volte di fila, perché non riesce a indirizzare il movimento dove vuole - questo non gli impedisce di divertirsi lo stesso quando alla fine riesce a dare loro un bel colpo e può inseguirle trottando. E se non può proprio farcela, a saltare sul piano della cucina, perché è molto alto e il mobile è liscio... be', si sporge in piedi sulle zampe posteriore, guarda me e miagola! Così sa che lo prenderò in braccio (con immediate fusa da parte sua, ovviamente) e lo poserò io là dove vuole arrivare, per contemplare i piccioni dalla finestra.
Ci sono cose che non possiamo cambiare, ma questo non vuol dire che non possiamo impegnarci per fare del nostro meglio. Accettare l'aiuto di chi ci ama. E divertirci lo stesso.

Pampe. Anzi, il Pampe. Perché come lui
ce n'è sono uno. Universalmente eletto "gatto
più buono e affettuoso del millennio"

10 commenti:

  1. L'ultimo comandamento è importantissimo, forse il migliore insegnamento che si può dare a una persona.

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    1. Vero. E non è facile impararlo...

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  2. Io quando leggo queste storie di gatti finisco sempre in lacrime...

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    1. Ma in questo caso sono storie a lieto fine <3 Ti farei fare un po' di coccole dal Pampe che ti tira su :-*

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  3. Niente da fare, sui gatti io mi sciolgo. Lo sa bene il mio Patato (nome che la dice lunga sulla dose di agilità felina che la natura gli ha elargito...) che con due fusa si fa perdonare tutto. Anche adesso che è stato tosato e dal gattone che era è diventato un topetto.

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  4. Che bel post. Mi ci voleva! Mi mancano il Pampe e Mircalla. <3

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    1. Quando vuoi, saranno felici di rivederti ^_^

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  5. Ci insegnano tanto e ci danno tantissimo. Anche qualche notte insonne nel caso del nostro Conan, ma ne vale la pena.

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