martedì 17 gennaio 2017

Un gioco serio - Escher a Milano


Jareth il Re dei Goblin sale e scende scale dalle prospettive impossibili sulle note di Within You. Questo è stato, credo, il mio primo, indiretto incontro con l'arte di Maurits Escher. Poi, certo, tutti conoscono le sue opere più famose, iconiche e sorprendenti, intrecci ed evoluzioni impossibili, angoli dietro i quali si incontrano figure umane che sembrano uscite da un mazzo di tarocchi e animali che forse sono alieni.
Qualche giorno fa sono riuscita finalmente a visitare la mostra dedicata a questo immenso artista ospitata al Palazzo Reale di Milano. Il mio lavoro è un gioco, un gioco molto serio. Questa frase di Escher accoglie i visitatori all'inizio dell'esposizione, riassumendo con immensa semplicità l'essenza stessa dell'arte - la capacità di giocare con la realtà per offrire prospettive nuove, di vedere colori dove tutto è grigio, in una ricerca faticosa dove serietà e leggerezza si intrecciano. Quello che la maggioranza degli italiani - per esempio, quelli che se hai i capelli lunghi e sei un musicista ti dicono "vai a lavorare", e che se dici "scrivo" rispondono "sì ma hai anche un lavoro vero?" - non capirà mai.
E così la mostra di Escher diventa un viaggio, e quelle prospettive assurde rendono molto più interessante la realtà di chi vive solo a tre dimensioni. Tre, che povertà; che noia, diceva lo stesso artista riferendosi alle linee geometriche delle nostre case con i loro precisi angoli retti*. Preferisco vedere i mostri dietro l'angolo, fare un passo e ritrovarmi sul soffitto, chiedermi cosa si cela dietro il sorriso di una strana figura che non mi aspettavo di incontrare. L'artista in fondo inventa angoli dove non ce ne sono, si libera della noia dei "lavori normali" sbirciando dimensioni che filtrano nella nostra senza che la gente se ne accorga. Pone domande a cui lui stesso cerca risposte.
E ci vuole serietà per giocare a questo gioco; occorre giocare - e rischiare, e sfidarsi e sfidare - per vedere davvero l'invisibile.

La mostra è visitabile ancora per una manciata di giorni (fino al 22 gennaio). Vogliatevi bene e approfittatene, se già non l'avete fatto.

* Non ricordo la citazione precisa, lunga e sicuramente più efficacia della mia parafrasi, ascoltata grazie all'audioguida fornita a tutti i visitatori

L'immagine di Relativity di Escher viene da internet. Sito ufficiale dell'artista.

7 commenti:

  1. Io volevo andarci! Poi però sono successe troppe cose e mi sa che non ce la farò prima di domenica...
    Me ne hanno parlato tutti benissimo e mi dispiace proprio perdermela...

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  2. Un'esperienza! Spero che tu ce la faccia ^_^

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  3. Davvero una mostra bellissima, anzi, più un'esperienza: conoscevo l'artista ma sono contenta di aver potuto ammirare una selezione così completa delle sue opere e anche degli esempi di come la sua arte abbia influenzato, nel tempo, film, TV, fumetti e musica!

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  4. Bellissima mostra e, soprattutto, bellissima esperienza, anche multimediale: vedere in un museo l'adorato Labyrinth non ha prezzo :P

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  5. Interessante!
    Comunque sono passata anche per dirti che ho finalmente ripreso a scrivere sul blog!

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