lunedì 27 marzo 2017

Irish girl

Se mi chiedete quali sono le mie città preferite al mondo, tra quelle che ho visitato, ovviamente, vi risponderò senza alcun dubbio Edimburgo (anzi, Edinburgh) per... tutto quanto, e Amsterdam, per la libertà che qui ci sogniamo su tutti i livelli. La Scozia è la terra che più mi affascina, ruvida e bellissima, e le Orcadi il luogo dove comprerei una casetta, se potessi, per farci ogni tanto un ritiro spirituale. Eppure, sono più una ragazza irlandese.
In comune, Scozia e Irlanda hanno quel meraviglioso clima da "four seasons in a day", come hanno detto i proprietari del graziosissimo bed & breakfast dove sono stata da poco, sperduto nella campagna nordirlandese, una grande casa in delizioso stile britannico dove ci hanno coccolato tra stanze graziosissime (ciascuna con il nome di un personaggio della mitologia irlandese) e colazioni abbondanti ed eccellenti. Pioggia, sole, cinque minuti di grandine, sole con un vento da portarti via, pioggerellina e ancora sole: questi i giorni irlandesi che ho passato sotto l'Equinozio. E, quanto meno in questo periodo, anche il mio umore funziona così: una - sfibrante - alternanza di tranquillità, ansia, preoccupazioni, ottimismo, depressione, pensieri fuori controllo che si inerpicano lungo i peggiori scenari possibili, immaginando dialoghi e tocchi e scene peggio che nei miei libri. Non sono molto brava a fingere calma, perciò è facile che dal mio viso nubi, tempeste e raggi di sole trapelino (evidenti, anche se sono solo la punta dell'iceberg!)
Certo, il clima mutevole è tanto irlandese quanto scozzese. La storia di queste due terre è molto complessa e non pretendo certo di riassumerla in poche righe di blog, né di coprire interamente la vastità delle vicende, lo spirito di questi popoli, i secoli - i millenni - che hanno condotto alla Scozia e all'Irlanda (Eire e Irlanda del Nord) moderne; quindi, per favore, non venitemi a dire "ma in realtà", "ma però", "ma invece", quando leggerete le prossime righe. Non sto scrivendo un post di storia, sociologia, politica o altro; sto appuntando su virtuale carta le mie personali impressioni e niente di più; ciò che lo spirito di quelle terre mi trasmette.
Quando sono in Scozia, percepisco la fierezza e l'orgoglio, miste alle risate di corpo e alle pacche sulle spalle mentre ti viene offerta una rossa doppio malto con cui buttar giù lo stufato. Un po' di autoironia e una litigiosità bonaria, se ha senso questo ossimoro; il calore di un camino dove accogliere i viandanti e la spada appesa al muro ma a portata di mano, ché non si sa mai. Le fate, qui, sono quelle casiniste di Fate a New York di Martin Millar, per intenderci. I mostri sono quelli giganteschi che si fa a gara per affermare di avere visto.
Un saluto dalla campagna nei dintorni di Belfast
In Irlanda, pioggia e sole bagnano una terra intrisa di malinconia e musica struggente. Certo, una Guinness non si nega ad alcun pellegrino, e il buon cibo, e un posto davanti al fuoco; e non mancano i guerrieri, anche se forse un po' stanchi; solo che la loro stanchezza è un silenzio un po' serioso che balena a tratti, mentre quella dei guerrieri scozzesi la si nasconde perché no, siamo sempre guerrieri, cazzo. Lo spirito irlandese conosce dolcezze, e le sue fate hanno i tratti eterei e delicati - ma anche letali, a volte - di quelle disegnate ad acquerello da Alan Lee, e non serve vantarsi di averle viste, perché se succede te lo si legge nelle linee che ti incidono la pelle intorno agli occhi.
Per questo dico di essere irlandese, più che scozzese, per quanto Edimburgo sarà sempre una delle mie mete predilette un gradino sopra Dublino; perché tra uno sbalzo vertiginoso da pioggia a sole a grandine a vento e una buona birra - rossa o scura, mi vanno bene tutte - mi ritirerò in silenzio, a cercare  nel fuoco del camino risposte che  non riesco a leggere. Le mie divinità mi abbracciano e mi mettono la spada in mano, mi trascinano in un ballo e mi azzannano. E se ci sarà musica canterò, e sarà di desideri e di storie, di ferite che ogni tanto riprendono a sanguinare e sì, anche di gioia di vivere e danzare. E non riesco a guardare al futuro senza pensare al passato, e temo e spero, e non trovo l'equilibrio tra questa terra e quella al di là del velo, tra il coraggio e la paura, tra ciò che sono e ciò che vorrei essere.

4 commenti:

  1. Uno spirito indomito e fiero, capisco perché ti piace, in ogni caso entrambi i paesi hanno una cultura affascinante e alquanto interessante ;)

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  2. Quanto amo la Scozia! Ho adorato le Orcadi, ma l'isola di Lewis mi ha stregato. L'Irlanda l'ho trovata un filo meno magica e remota, ma la conosco anche meno. Sono stata tre volte in Scozia e non vedo l'ora di tornarci con la pupattola, appena avrà l'età per apprezzare.
    (E anch'io spesso ho un carattere a clima irlandese)

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    1. L'isola di Lewis mi manca! Spero di fare un giro su tutte le isole prima o poi ^^ Le Orcadi le adoro ma ci sono stata una volta sola... voglio tornarci in compagnia migliore!

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