lunedì 24 luglio 2017

Letture - inverno, primavera... insomma, il 2017 finora

Ohibò, con la latitanza dal blog ho anche saltato uno degli appuntamenti stagionali con il punto sulle letture fatte, in corso e programmate. Vabbe', l'ultimo post in merito era stato addirittura a dicembre, vediamo un po' di recuperare!

Ho letto i libri segnalati nello scorso post?
Solo alcuni. Poi, come al solito, ho pescato a seconda dell'umore e delle occasioni e la programmazione è saltata... ma d'altronde mi piace fare così, svolazzare di libro in libro quando "mi parlano". Ho terminato come previsto Tenebroso Natale. Il lato oscuro della Grande Festa di Eraldo Baldini e Giuseppe Lippi, che vi consiglio in coppia con Halloween. Nei giorni che i morti ritornano, letto anni fa: se nei prossimi mesi vorrete prepararvi alle feste d'autunno-inverno, ve li consiglio assolutamente! Ho letto anche Rivers of London di Ben Aaronovitch (uscito in italiano come I fiumi di Londra, ma il resto della saga lo trovate solo in inglese): non male, molto British, anche se non mi ha appassionato fino in fondo. Diciamo che continuo a preferire l'urban fantasy di Jim Hines (LEGGETELO ACCIDENTI) e Jim Butcher.

Cosa ho letto di bello di recente?
A proposito di quest'ultimo, ho letto anche il terzo capitolo dei Dresden FilesGrave Peril, e sto leggendo (a rilentissimo, per motivi di tempo) il quarto, Summer Knight. Sono sempre libri scorrevoli e simpatici, pertanto, se leggete in inglese, ve li consiglio.
Per il resto, ho letto svariati libri che non avevo ancora citato qui: la mitica Tough Guide To Fantasyland di Diana Wynne Jones, indispensabile se volete scrivere fantasy (rispolverarla non farebbe male, visto che in Italia, ahimé, ancora si discute di argomenti che all'estero sono già stravecchi). Poi ho spaziato dalla favola Codarotta di Tim Bruno al manuale The Art of War For Writers del sempre apprezzabile James Scott Bell, una guida di sopravvivenza che spazia da consigli di scrittura a coaching psicologico a salvagenti per non annegare nel mondo editoriale (ovviamente riferiti al mercato americano, ma è utile confrontare un po' le situazioni e fare... un bagno di realtà). Ho letto anche Building Fiction di Jesse Lee Kercheval (non si finisce mai di studiare) e l'interessantissima raccolta di saggi The Geek Feminist Revolution di Kameron Hurley (consigliatissimo qui). Mi sono poi buttata su qualche classico: La strada di Cormac McCarthy e La promessa di Friedrich Dürrenmatt: di entrambi ho parlato in questo post. Ho ritrovato la carissima Jane Austen, di cui in passato ho letto tutti i romanzi completi, con il brevissimo ma simpatico Lady Susan. Ho letto anche altro, un po' per lavoro un po' per piacere, ma queste sono le cose che mi premeva di più segnalare. Ce ne sarebbero altre due, in realtà, ma non sono ancora uscite in italiano... anche se lo faranno presto: appena succederà, vi dedicherò un post.

Cosa leggerò nei prossimi mesi?
Appena concluso il già citato Summer Knight di Jim Butcher e Rhetorics of Fantasy di Farah Mendlesohn, densissimo saggio sul linguaggio del fantastico (eh già, all'estero si sono accorti che il fantasy non è solo "robetta da bambini", ma guarda un po'!) toccherà... a un altro saggio simile, Stories about stories. Fantasy and the remaking of myth di Brian Attebery, che mi incuriosisce moltissimo (anche perché ultimamente, nella scrittura, affronto tantissimo folklore, leggende e mitologie... come si dice, "lavori in corso" che spero presto di iniziare a farvi conoscere). Sempre per quanto riguarda saggistica & dintorni, ho in lista How novels work di John Mullan (come sopra: non si finisce mai di studiare) e Seidweys. Shaking, swaying and serpent misteries del caro Jan Fries, sulla tradizione nordica del seidr, oltre a svariati testi sul vampirismo che pian piano affronto (è sempre un tema a me caro, che approfondisco con piacere). Per quanto riguarda la narrativa, proseguirò ancora con i Dresden Files, naturalmente, un po' per volta, e ho qui con me un po' di Murakami e di Franzen... e poi ho un'altra tonnellata di libri in lista, ma se li scrivessi tutti starei qui l'intera estate! Purtroppo il tempo è sempre pochissimo e la sera, dopo una giornata passata a leggere, scrivere e tradurre per lavoro, non sempre ho la forza di leggere ancora. Ma un po' per volta si macinano pagine!

Questo è tutto, per ora. Alla prossima!

On air:
Shine, di Anette Olzon, che ultimamente mi fa da colonna sonora fissa

lunedì 17 luglio 2017

Addio George

Ecco una notizia che speravo proprio di non leggere così presto: ci ha lasciato il buon George Romero, regista di culto che ha cambiato per sempre il cinema horror con la trilogia capolavoro La notte dei morti viventi, Zombie-Dawn of the Dead e Il giorno degli zombie.

Come al solito, quando si parla di opere di una tale portata, limitare il loro impatto al "genere" è assurdo, anche se in Italia la "cultuVa" ufficiale non se n'è ancora accorta (per fortuna ci sono anche voci preparate che ci ricordano che altrove non è così). Ma questo post non è stato scritto per addentrarsi in polemiche, né per disquisire sulla filmografia di Romero, che certo ci ha lasciato alcuni capolavori ma anche vari prodotti mal riusciti. Questo post è solo un ricordo personale, un ringraziamento dovuto a un uomo che ha potentemente influenzato l'immaginario di una ragazzina troppo piccola per guardare gli horror e che pure li guardava lo stesso. Avere un fratello maggiore maschio faceva sì che le idiozie tipo "ma questa non è roba per femmine" non mi toccassero, e così potevo giocare con le Barbie e con i Masters, guardare i cartoni animati delle maghette e Ammazzavampiri. O i film di zombie, appunto.
E se i vampiri sono i miei "mostri" preferiti per un milione di motivi (tutti saldamente radicati nell'epoca pre-Twilight), gli zombie sono i miei "pet": la passione inspiegabile tra divertimento e disgusto, la variazione sul tema che mi interessa sempre scoprire, l'argomento con cui un giorno vorrei baloccarmi anche scrivendo ma che ancora non ho mai affrontato. Chi mi sta accanto sa che quando esce un nuovo film di zombie prima o poi lo vedrò, punto; e che i miei sogni notturni contemplano zombie più spesso di quanto ci si potrebbe aspettare.

Ecco, il merito di tutto questo è, direttamente e indirettamente, del buon George. Che ha influenzato cinematografia e letteratura come nessun altro, inventandosi lo zombie moderno per antonomasia. E che ha dato vita ad alcuni dei pochissimi film che davvero sanno inquietarmi e che da piccola faticavo a vedere da sola. Film che non risparmiavano colpi allo stomaco ma che non erano gratuiti; film che senza retorica lanciavano messaggi molto più profondi di sette stagioni di noiosi bla bla di The Walking Dead. Pensiamo a quel La notte dei morti viventi uscito alla fine degli anni Sessanta, eversivo e innovativo, un incubo in bianco e nero a cui seguì il mio personale preferito, Zombie - Dawn of the Dead: ecco, per me Romero sta in quei primi minuti minimali e allucinati in cui in uno studio televisivo ormai preda dell'anarchia si dibatte sulla soluzione razionale al problema dei morti che ritornano: la protagonista si sveglia da un incubo per trovarsi immersa in un incubo peggiore, e la razionalità invocata è già svanita, tra i raid dei soldati che uccidono morti e vivi alla stessa maniera, il razzismo e gli istinti peggiori di un'umanità che si dà a ruberie e dissacrazione, e in cui la speranza esile di uno sparuto gruppo di protagonisti - destinati a soccombere puntualmente se e quando cedono essi stessi alla rabbia o al godimento di uccidere - sopravvive a stento sullo sfondo di una terra ormai desolata e dominata dai morti. Perché "quando i morti camminano, bisogna smettere di uccidere". Da non dimenticare la colonna sonora straordinaria firmata Goblin.
E poi c'è Il giorno dei morti, conclusione della trilogia - poi continuata con altre pellicole che, quale più riuscita quale meno, non mi hanno mai impressionato allo stesso modo. Il giorno dei morti con l'umanità ormai sepolta sotto la pila di cadaveri che camminano, con lo scontro tra ragione e violenza, scienza e istinti già destinato alla sconfitta della razionalità, della collaborazione, della solidarietà che sole potrebbero combattere la marea di morte e morti che avanza e domina ormai il pianeta.

Ecco, questi sono i ricordi e le emozioni che mi ha regalato il buon George. Questi tre - gli originali, eh, non i discutibili remake che con il tempo sono stati realizzati - i film che vi consiglio di scoprire o riscoprire. Innumerevoli omaggi, citazioni, parodie, opere affini sono state poi realizzate negli ultimi cinquant'anni o giù di lì, certo; concludo perciò consigliandovene due, quelle che più di tutte, a mio parere, meritano di venire apprezzate. Certo, non sono le uniche opere a tema zombie valide, ma credo che queste siano assolutamente imprescindibili.
La prima è una parodia come le parodie andrebbero veramente realizzate: con l'eleganza dello humour inglese e l'amore degli appassionati, un omaggio e allo stesso tempo un'opera che sta perfettamente in piedi da sola, il primo capitolo della trilogia-capolavoro di Edgar Wright e Simon Pegg (anche protagonista), Shaun of the Dead (in italiano - vabbe'... - L'alba dei morti dementi). Recuperatelo e amatelo (e poi innamoratevi pure di Hot Fuzz, omaggio al cinema action, e World's End, a tema fantascientifico).
La seconda opera che vi consiglio senza se e senza ma è invece un libro (ma percaritàdegliddèi solo il libro, lasciate perdere il film omonimo che con il romanzo non c'entra un tubo di niente): il capolavoro World War Z - La guerra mondiale degli zombie di Max Brooks, che vi ho già citato spesso in passato. Si tratta di uno dei libri più belli che abbia letto, negli ultimi anni e in generale: una delle poche opere che riesce a innovare l'argomento zombie e a renderlo allo stesso tempo spaventosamente horror e magnificamente attuale, un affresco della nostra realtà in cui la guerra contro gli zombie è reale quanto qualsiasi vero conflitto dei nostri tempi. Un romanzo straordinario che non smetterò mai di consigliare.

On air: