giovedì 19 ottobre 2017

It - Chapter One

Ci sono due libri di Stephen King che io venero, e sono L'ombra dello scorpione e It.
Ecco, l'ho detto subito, così vi sarà chiaro quanto io abbia atteso - prima con timore, poi con progressiva emozione - il film che Andy Muschietti (già apprezzato qualche anno fa con La madre) ha diretto e che esce oggi in Italia (con colpevolissimo ritardo rispetto all'estero, dove è uscito a inizio settembre). Ed è per questo che ve ne parlo oggi, anche se ho avuto la fortuna di poter vedere il film all'estero e in lingua originale, una cosa a cui tenevo tantissimo. Mi direte voi se il doppiaggio del Pennywise di Bill Skarsgård è ben riuscito (meglio di quello davvero grigio del trailer): io vi posso garantire che metà del personaggio sta nella raggelante, meravigliosa voce dell'attore.

Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Spazzando via dal tavolo, prima di tutto, qualsiasi confronto con la miniserie degli anni Novanta: sì, l'ho vista. No, mi ha fatto pena. Sì, Tim Curry è Tim Curry. No, il suo It non è un mio culto. Sì, senza nulla togliere a Tim, il Pennywise di Skarsgård vince a mani basse.
Ecco, vedete? Non riesco proprio a procedere con calma e ordine, perché alla fine, comunque la si giri, si torna sempre a lui. Pennywise, il mostro dei mostri. Il male che infesta Derry, vi vive e se ne nutre, non solo divorando bambini e adolescenti (ma anche adulti, occasionalmente) dopo averne "condito la carne" terrorizzandoli grazie alla capacità di assumere la forma di ciò che più li spaventa, ma anche rendendo più violenta e malvagia della media la cittadinanza. Derry non è un bel posto: lì si muore o si scompare più della media. Lì, troppo spesso, gli adulti voltano il viso dall'altra parte quando qualcosa di brutto succede. E il resto del mondo non se ne accorge nemmeno, di queste stranezze... perché It non vuole che se ne accorga.
Contro il mostro saranno sette bambini, sette "perdenti", a combattere: sette creature fragili, impotenti di fronte al mondo incomprensibile e prevaricatore degli adulti, che tuttavia trovano la loro forza nell'amicizia, nel legame che li rende pericolosi perfino per Pennywise.

Dire che It è un romanzo lungo e complesso, difficilissimo da portare sullo schermo anche spezzandolo in due (e dividendo, intelligentemente, la linea narrativa dei bambini nel primo film e ciò che accade loro da adulti, ventisette anni dopo, nel futuro secondo film), sarebbe un eufemismo. Non si tratta solo di condensare un gran numero di eventi, ma anche un gran numero di personaggi, cercando di trasmettere la complessità e la ricchezza di dettagli con cui il buon Re ricrea il background dei suoi protagonisti così come delle sue comparse, la storia di Derry e l'atmosfera che vi regna. Ci è riuscito, Muschietti? La risposta è, nel complesso, sì. Ovvio, il film dura due ore: molto è stato tagliato, molto è stato semplificato. Ma la parola chiave l'ho già usata: atmosfera. Quella c'è, eccome: Derry è davvero Derry. E se solo gli amanti del libro riconosceranno la quantità di particolari che ne compongono il quadro, le strizzate d'occhio a quello che è stato tolto ma non dimenticato, la cura con cui vengono ricreati ambienti e personaggi, credo che anche lo spettatore che non ha letto il libro percepirà questa ricchezza. Penso al murales che fa riferimento alla banda Bradley, o al fatto che Stan, il più ordinato dei Perdenti, sia sempre l'unico che usa il cavalletto della bicicletta quando gli altri fanno cadere le proprie senza badarci; penso alla statua di Paul Bunyan (orribile e plasticosa) che ricorda una scena del romanzo qui assente, o ai riferimenti alle tartarughe, o al fatto che Beverly sia mancina... e tanto, tanto altro ancora. Certo, avrei voluto qualche minuto in più di film per fornire un pochino più di spazio alla caratterizzazione del bullo Bowers, per esempio (c'è una scena che ne mostra in maniera estremamente efficace il background, ma arriva verso la fine, e fino a quel momento lo vediamo in pratica solo picchiare, urlare... bullizzare, appunto), per curare meglio quella di Mike (di questo - e di mille altre cose - parla benissimo la Bolla), o per scavare un po' di più nella storia di Derry (che nel film c'è, ma amando come viene ricreata nel romanzo ne avrei voluta anche di più; probabile se ne riparli comunque nel prossimo capitolo cinematografico). Si tratta però di piccole cose, anche legate al gusto personale: il film funziona eccome già così.


La forza di questo It, comunque, sono i personaggi e gli attori che li interpretano. Il casting è azzeccatissimo, punto: dai Perdenti allo psicopatico Henry Bowers, dagli adulti che compaiono nella pellicola a lui, Pennywise. Che ha la gestualità di un folle pupazzo a molla, il volto che si accartoccia in un frignare derisorio o si illumina di gioia crudele, una voce che finge gentilezza e poi assume toni inumani. Pennywise prende in giro le sue vittime e gioca con loro, ipnotizza e tortura, per poi sfoggiare il sorriso più inquietante che ricordi. E attraverso lui Andy Muschietti mescola un po' dei propri marchi di fabbrica (ditemi se la donna del ritratto non ricorda lo spettro di La madre) al flavour anni Ottanta che oggi è tornato di moda (dico solo Stronger Things e San Junipero di Black Mirror), avvicinando i Perdenti e i loro aguzzini (ho adorato il mullet e i vestiti di Henry) ai ricordi di chi, oggi, ha l'età per tornare a Derry ad affrontare It una seconda volta. Perché lo si sa, vero, non è uno spoiler: il mostro tornerà, ventisette anni dopo... nel capitolo due del film, per la resa dei conti.

Dunque, da appassionata del libro, per la prima volta sento che è stata fatta giustizia ai Perdenti e a Pennywise. Molto si è perso per ovvi motivi di spazio (e budget, ma il prossimo capitolo di sicuro potrà osare di più), qualcosa è stato cambiato o adattato, ma lo spirito dell'opera, e la natura del mostro, sono rimasti gli stessi. E sarà questo l'It che ci darà davvero gli incubi (lo posso testimoniare!)

Chiudo con un personale desiderio: che (un altro) Muschietti metta mano anche all'Ombra dello scorpione per trarne un (paio di) film belli come questo, curati come questo, e con un Randall Flagg grandioso quanto questo Pennywise...

6 commenti:

  1. Anche tu sei dovuta emigrare per vederlo? Mwahaha! Io torno stasera al cinema e già maledico il doppiaggio italiano a prescindere.
    Hai ragione, sarebbe bellissimo un Ombra dello scorpione finalmente ben fatto *__*

    P.S. Ma sai che non avevo notato che Beverly è mancina? o__O

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    1. Si vede quando firma l'annuario di Ben ^_^

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    2. Bellissima quella scena *__* Quanto sono topolini loro due?
      Hanno trovato un bimbo bellissimo per fare Ben, tra l'altro è anche un bravo attore visto che solitamente gli fanno interpretare dei bulletti viziati XD

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    3. Verissimo. Ho letto che era in Ant-Man, ma non me lo sarei ricordato da sola ^^

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  2. Spero di vederlo al più presto. Le tue parole mi rassicurano 😍

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