lunedì 20 novembre 2017

Scrivere sotto la doccia

Okay, okay. Non sto per dirvi di annacquare il portatile sotto il getto caldo, né di scrivere col bagnoschiuma, né di comprare pennarelli indelebili e decorare le piastrelle con la trama del vostro prossimo libro (anche se ehi, non trovate affascinante l'idea di prendere appunti sul primo muro che capita? O su quelle fighissime lavagne giganti che nei telefilm americani si riempiono poi di fili rossi di collegamento, foto e foglietti, scarabocchi e freccine?... Ma non divaghiamo).
No, quello a cui mi riferisco è il fatto che, si sa, spesso le idee migliori vengono quando non siamo davanti al computer a fissare il minaccioso foglio (virtuale) bianco, né quando stiamo dando testate contro il muro nel tentativo di smuovere neuroni recalcitranti. Mi è successo proprio ieri, mentre sorseggiavo un cappuccino e chiacchieravo d'altro, ancora impigrita dal fatto di essermi alzata a fare colazione all'ora in cui avrei dovuto pensare al pranzo... E credo che chiunque frequenti a qualsiasi titolo gli scribacchini come me riconosca questa situazione: non è raro che nel bel mezzo di un discorso qualsiasi io rimanga a fissare il vuoto dieci secondi e poi salti fuori con una frase che non c'entra niente, stile JD di Scrubs: del tipo "cosa manca in casa che facciamo la spesa?" - "Ma certo, gli unicorni!"oppure "Cosa regali a tua madre per Natale?" - "Chiaro, devo farle incontrare l'assassino!"

Ultimamente, tra amici o da insegnante, tra colleghi o da editor, mi è capitato spesso di discutere con scrittori, appassionati e lettori di come sistemare trame promettenti ma non ancora complete, risolvere impasse in cui ci siamo* cacciati in una storia, sviluppare un abbozzo di idea in un romanzo completo. Il tutto si può riassumere con una domanda: "Che cosa succede nel tuo libro?"
Ecco, se anche voi in questo momento siete - come me - in fase di progettazione di una storia, e la vostra scaletta ha più buchi di un colapasta, date retta a Douglas Adams e ripetete: don't panic. Non dovete risolvere tutto adesso. Il personaggio che vede il cazzotto del suo antagonista in rapido avvicinamento verso la propria mascella, e deve decidere se parare o schivare, contrattaccare o fuggire, non finirà mazzuolato di botte solo perché non sapete decidere all'istante la sua strategia. Se vi sentite la testa piena solo d'aria e non sapete che fine abbia fatto il vostro cervello, non disperate. Non esistono formule magiche per risolvere il problema (anche se un bell'incantesimo potrebbe aiutare, ma qui andiamo fuori tema!). Esistono però strategie, da provare e adattare a piacimento. Ecco cosa faccio io.

1-Buttare giù appunti (a mano o su pc).
Quando si presenta il problema, spesso trovo utile scarabocchiare su un foglio vero, appuntandomi brevemente i punti fermi della scaletta e ipotesi sparse per riempire i buchi. A seconda dei casi, dell'umore, del momento, procedo per punti (come in questa lista), oppure vado di frecce e freccine, schemi, flusso di coscienza, qualsiasi cosa funzioni.
Se il momento in cui mi blocco coincide con una sessione di scrittura al computer, butto giù i miei appunti direttamente sul file, qualche riga più sotto, e li tengo sotto gli occhi mentre rimugino.

2-Pazientare.
La cosa più difficile e più utile. Mettere da parte gli appunti di cui sopra e lasciar passare un po' di tempo, permettendo all'inconscio (i "boys in the basement" li chiama King) di lavorare con i suoi tempi. Quando mi trovo a rimuginare sul problema nei momenti più impensabili, anche se la soluzione non arriva subito, il percorso è giusto. In genere, meditare a letto prima di dormire e soprattutto prima di alzarsi, in stato di dormiveglia, per me funziona in maniera particolare. Prima o poi, quei "frammenti svolazzanti" di idee si combineranno da sé e faranno "click", creando qualcosa di nuovo, cristallino, perfetto allo scopo. Ecco, il momento del "click" è uno dei più belli che si possa vivere da scribacchini.
Funny fact: il mio "click" per la risoluzione del secondo Angelize è arrivato esattamente mentre scrivevo. L'idea su come vincere e aggiustare una situazione incasinatissima l'ha avuta Haniel, insomma, non io. E meno male, perché dopo aver scritto centinaia di migliaia di battute cominciavo a sudare freddo... Di solito cerco di conoscere il finale della storia prima di viverlo con i personaggi. Anche perché poi ovviamente la prima stesura ha richiesto un notevole lavoro di revisione, per eliminare il superfluo e focalizzare il tutto in base al finale.

3-Brainstorming.
Se avete uno-due persone, tra amici, colleghi, fidanzati, parenti vari che seguono le vostre disavventure letterarie e di cui vi fidate, il brainstorming fa meraviglie. Per quanto mi riguarda, discutere di trame con la persona che solitamente sopporta i miei sproloqui su questo o quel personaggio con ineffabile pazienza è un  metodo sicuro per smuovere le acque stagnanti della crisi. Non lo faccio con chiunque, ribadisco: anche perché ho bisogno di abbandonare ogni imbarazzo, e non ci riuscirei se non con selezionatissimi prescelti.

4-Rileggere
Ripartire da capo e rileggere quello che si è scritto, se abbiamo già buttato giù una parte del romanzo e la trama si è ingarbugliata inaspettatamente, può aiutare a riprendere coraggio, notando il buono di quello che avete fatto, portando la mente a concentrarsi su altro rispetto al problema più urgente ma senza uscire dall'atmosfera della storia, e nei casi migliori a farvi notare una possibile soluzione che vi era sfuggita, o possibili modifiche che miglioreranno la trama e la sbloccheranno.

5-Rispolverare le basi.
Di schemi come il viaggio dell'eroe o l'arco di trasformazione del personaggio si parla spessissimo, e anch'io li cito sovente quando mi trovo a fare da "coach" ad altri. Tuttavia, il mio consiglio è leggere i testi che li descrivono e tenerli da parte: non impazzite per impararli a memoria e seguirli punto per punto, tappa per tappa a priori. Descrivono una tendenza naturale delle storie che funzionano, e il modo migliore per assimilarli e farli davvero propri è semplicemente immergersi nelle storie: leggere, scrivere, guardare film e serie tv. Quando ho letto per la prima volta i testi che vi ho linkato, non ho scoperto idee rivoluzionarie e impensate: ho solo dato un nome diverso a cose che già sapevo. Anche adesso, non parto né dall'uno né dall'altro; ma quando sono bloccata su qualche punto della trama, tirarli fuori, prendere carta e penna e provare a schematizzare il romanzo che mi fa faticare seguendo quegli schemi mi aiuta a riflettere e a tirare fuori idee su come continuare. Quindi: utilissimi, ma non quando diventano una gabbia che vi fa sentire ancora più bloccati. Se il viaggio del vostro eroe salta una tappa, o ne ripete una tre volte, può funzionare lo stesso; se l'arco del vostro personaggio allunga o accorcia, aggiunge o sposta una fase, può funzionare lo stesso.

Se invece sapete benissimo cosa deve succedere, ma le parole non vogliono proprio arrivare, le strategie sono altre, e se può interessarvi ne parlerò in futuro. Se poi avete dei consigli da condividere su come risolvere gli snodi narrativi complicati o "farsi venire le idee", li apprendo volentieri ^^


* Ci hanno cacciati. I personaggi. Ovviamente.

L'immagine viene da Pinterest.

6 commenti:

  1. Al momento ,a doccia è uno dei pochi posti, insieme alla sempre proficua coda alle casse del supermercato, in cui io ho tempo per pensare alle storie. Purtroppo però al momento l'assassino è ancora più di un passo davanti a me e al mio investigatore.

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    1. Io non ho mai scritto gialli, ma pensavo si partisse "dalla fine" costruendo la trama a ritroso? Ovvero, dall'omicidio, stabilendo poi la sequenza di indizi da fornire?...
      (In bocca al lupo!)

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  2. Sono d'accordo su tutto, specialmente sul fatto di pensare alle proprie storie a letto, nel dormiveglia. Io lo faccio quasi tutti i giorni, anche quando non sono bloccato (del resto bloccarmi mi accade poco, di solito ho le idee abbastanza chiare): per me è più un approfondimento per delineare meglio ciò che accade, nei dettagli :) .

    Dall'altra parte è vero che a volte è un po' frustrante il fatto che la mente vada molto più veloce di quanto possano fare le dita sulla tastiera: almeno, a me crea un po' di insoddisfazione. Ma a parte questo, direi che il metodo che uso mi piace, come mi piace immergermi con la mente nelle storie che scrivo. Lo farei anche se non fosse utile :) .

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  3. Troppo spesso storie mi vengono in mente prima di dormire, e troppo spesso al risveglio ne dimentico i dettagli... ci vorrebbe un taccuino mentale da riempire dormendo :)

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    1. Ma veramente! Io un notes sul comodino comunque lo tengo, anche perché mi scrivo i sogni che faccio (Scusa se pubblico il tuo commento solo ora, non mi era arrivata la segnalazione... :-( )

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