lunedì 18 dicembre 2017

Free Capa

Con un tantino di ritardo, mi ritrovo a parlare del concerto del buon Rezza Capa, ovvero Caparezza, a cui ho assistito il 6 dicembre al Forum di Assago; e, contemporaneamente, a segnalarvi il nuovo disco dell'artista pugliese, Prisoner 709, uscito qualche mese fa e saldamente tra i miei ascolti preferiti del periodo. Perché lo sanno anche i sassi ormai che a casa mia, quando lavoro e/o scrivo, c'è musica di fisso: una colonna sonora che mi isoli dal mondo esterno, mi sollevi l'umore se sono bloccata su un lavoro noioso o mi aiuti a creare l'atmosfera giusta se sto scrivendo è per me quasi imprescindibile, e senza dubbio preferibile. E durante i viaggi in macchina, be'... che ve lo dico a fare?
Amando con tutto il cuore Caparezza, non potevo non precipitarmi ad ascoltare la sua ultima fatica, né potevo esimermi dal fiondarmi a vederlo live. Per me è stato il suo terzo concerto, e senza dubbio si è trattato del più grandioso: scenografie sempre nuove a ogni pezzo, quattro ballerini e due coriste oltre alla band, una fantasmagoria di idee e suggestioni che hanno reso lo show di Caparezza, come ogni volta e in particolare questa volta, uno spettacolo sontuoso e indimenticabile. In due parti: la prima dedicata a Prisoner 709, un pezzo dopo l'altro senza pause; poi, quando l'artista non è più "prigioniero del concept" e quindi può di nuovo parlare, una seconda parte dedicata ai pezzi storici, con il buon Capa che chiacchiera col pubblico e con il secondo cantante, Diego Perrone. Non posso che ribadire: andate a godervi i suoi concerti, se ne avete la possibilità. Non ne abbiamo molti, di artisti così, in Italia.

E lo ribadisce anche la profondità di Prisoner 709: ogni nuovo capitolo della discografia "caparezziana" si rivela una perla, ogni nuova canzone è talmente densa di significati da richiedere decine e decine di ascolti per penetrarli davvero. E se Caparezza in passato ci ha regalato brani caustici sulla situazione - politica e non - italiana, se ha trattato di bullismo, di cliché, di crisi economica e di molti altri temi scottanti, già da Museica e ancora oggi con Prisoner 709 quello che mi tocca davvero nel profondo sono i riferimenti alla condizione dell'artista ingabbiato in un ruolo insidioso, alle insicurezze, e infine alla realizzazione che ciò che conta è quello che Ti fa stare bene. Ed è molto presuntuoso, certo, dire lo capisco, riconoscere in certe liriche le sensazioni e i sentimenti che ancora sto processando e che diventano, certe notti, un infinito travaglio. Cambia veloce il mondo, cambiano rapide le possibilità, ma la libertà arriva quando ci si rende conto di essere liberi di non correre per star dietro al vortice; che non è necessario inseguire, che non è affannarsi che ci renderà felici; che la strada giusta non è quella dove tutti corrono, ma quella che ci si crea da soli, dove il panorama ci piace, l'aria pura la si può respirare a pieni polmoni e ci si può fermare a contemplare un'alba finché ci aggrada, senza sentirsi in dovere di presenziare dove le insegne luminose strillano "è questo il posto in, è qui che volete essere".
Buon ascolto.

4 commenti:

  1. Caparezza fa proseliti ovunque e io non sapevo niente, contento che a molti piace, perché piace molto anche a me ;)

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  2. Caparezza spacca, disco tra l'altro bellissimo.
    E il 6 dicembre c'ero anch'io! ;)

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    1. Maddai! ^_^
      Disco bellissimo sì, e show grandioso <3

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