giovedì 22 febbraio 2018

Scorre la sabbia...

... e oggi sono 36 anni. "Il mezzo del cammino" + uno (come quando un tempo calcolavo i "29 + uno, + due...").
Che poi, i numeri sono solo simboli. Sì, indicano una quantità precisa di tempo, certo; ma il significato che quel tempo ha è mutevole e mobile come l'acqua. Ed essendo sempre stata un'umanista più che una scienziata, è il senso segreto delle cose quello che mi affascina; sono le sensazioni che evocano, le atmosfere che richiamano, le emozioni che suscitano.
36, quand'ero bambina, avrebbe dovuto essere un'età da adulti - l'età in cui i grandi avevano già macchina, casa, consorte e figli. L'età, insomma, in cui avevano messo la testa a posto e vivevano una vita sicura e pacificamente normale.
Adesso, anche tralasciando i discorsi su precariato eccetera, 36 ha il significato che ognuno desidera. Non si è più obbligati a seguire certi binari, nessuno si stupisce se si sta ancora in affitto, e perfino le donne - molte - rivendicano il diritto a essere quello che vogliono, al di là dell'utero.
E io, che ho un utero per biologia ma un istinto materno equivalente alla voglia di farsi fare le coccole dopo il sesso che ha una mantide religiosa... che cosa sono, a 36 - t r e n t a s e i - anni?

Di sicuro, non quello che immaginavo sarei stata da bambina, o a quindici anni, o a venti, se è per questo. Ho già smontato e rimontato la mia vita una volta, e in quel senso, per me, i trenta erano stati come i venti per altri: l'inizio della vita vera. Il momento in cui - anche se allora l'ho vissuta con molta più paura, ma cionondimeno l'ho vissuta - sono uscita dalla porta per andare nel mondo. Per studiare, e costruirmi una carriera, e vivere le avventure di una notte e le follie con le mie sorelle spirituali, senza ancora immaginare tutto quello che poi sarebbe arrivato.
È stata una strada lunga e accidentata, assistita dall'affetto di tanti ma senza mai poter deporre la spada, perché i demoni attaccano all'improvviso. Sono stati sei anni, questi ultimi, che mi sono parti lunghi dieci o dodici e allo stesso tempo sono volati. Sei anni fa, proprio appena prima del mio compleanno, venivo ammessa al master che mi avrebbe portato a lavorare in editoria. Cinque anni fa, in questo stesso mese, iniziava la storia più strana e imprevista e inimmaginabile possibile, eppure la più bella. Tre anni fa, un paio di giorni prima del mio compleanno, mi trasferivo ad Arona. E oggi...

E oggi sono qui, quasi stordita che sia già il mio compleanno, perché come gennaio mi è parso infinitamente lungo febbraio è volato in un soffio. Sono qui a guardare piccole cose che crescono, in piedi sull'orlo di una scogliera come il Matto, ad ammirare un paesaggio nebbioso che qua e là si intravede a squarci e aspettare che si apra del tutto. Sono qui a meravigliarmi di come sfugga veloce il tempo - perché certo, tutti sappiamo che è così, eppure tutti ci stupiamo quando tocca a noi - e a cercare di viverlo, quel tempo, anziché ossessionarmi a contarlo.
Sono stanca, a volte, non lo nego. Una guerriera, mi dicono in tanti, ma una guerriera, dico io, con le ferite aperte; nondimeno, si va avanti lo stesso, aggrappati alla spada. Cerco una grotta dove mi attende uno specchio d'acqua che mostra segreti e visioni, il futuro e il significato, ma non so dove sia né quando la troverò. E il tempo, il tempo è la conquista che ho bisogno di fare, nei prossimi mesi soprattutto: per scrivere - sempre, quello: scrivere, la parte più preziosa di me - e per indagare, per vivere e per scoprire, e scoprirmi. Non so come, non so quando. Di sicuro, come andrà lo racconterò, in una storia o in un'altra.



Il primo regalo di compleanno che ho ricevuto, quest'anno, è stata questa rosa blu. Chi mi conosce sa che le rose bianche sono i miei fiori preferiti, ma l'azzurro e il blu in tutte le loro sfumature sono il mio colore d'elezione. L'ho trovata particolarmente azzeccata, questa rosa: affascinante ma insolita, ricca di petali misteriosi da districare, classica ma allo stesso tempo diversa da tutte le rose "classiche". Grazie a chi me l'ha regalata, grazie a tutte le persone - tantissime - che mi stanno facendo gli auguri... grazie a tutti coloro che mi fanno sentire il loro affetto. Vuol dire tanto, davvero.

lunedì 5 febbraio 2018

Fantasy February: uscite da non perdere

Già lo sapete che in questi lidi amo sproloquiare di libri, dischi o film che adoro, e che non mi interessa porre freni al mio entusiasmo, quando qualcosa lo accende. Pertanto, l'advisory in questo post è d'obbligo: nelle prossime righe segnalerò in toni spudoratamente da fangirl un paio di uscite fantasy che non dovete assolutamente farvi scappare. Sento spesso, infatti, i lettori appassionati del genere lamentarsi che "in Italia non esce mai niente di interessante", "da noi pubblicano solo paranormal romance o fotocopie di Tolkien" e così via. Ebbene: è assolutamente vero che il fantasy da noi viene per lo più ignorato e/o bistrattato, che tantissimi libri validi pubblicati all'estero non vengono tradotti, che siamo rimasti indietro a tematiche e stili già vecchi, in America o in Inghilterra, negli anni Ottanta... Proprio per questo, però, quando qualcosa di valido esce davvero, sarebbe il caso di riconoscerlo e acchiapparlo al volo. Altrimenti, poi, non lamentatevi che le case editrici non vanno oltre Martin o la Meyer...

Questa settimana, e di preciso l'8 febbraio, esce per la Nord lo straordinario esordio del canadese Nicholas Eames, I guerrieri di Wyld (in inglese Kings of the Wyld). In un mondo fantasy dove i gruppi mercenari che vanno a caccia di mostri sono considerati delle vere rockstar, una delle storiche band(e), scioltasi da anni, viene ricomposta dal frontman di un tempo per compiere un'impresa impossibile: salvare sua figlia Rose, una giovane guerriera che rischia la vita in una lontana città assediata dalla più grande orda di creature feroci che si ricordi. Il tempo però è inclemente, e tra acciacchi e pance un po' troppo prominenti come potranno cinque ex eroi sconfiggere un intero esercito?
Ho avuto la fortuna di tradurre questo romanzo, innamorandomene fin dalle primissime pagine. Per quale motivo, mi chiederete? Be', c'è solo l'imbarazzo della scelta. Prima di tutto, la capacità di Eames di passare agevolmente dal registro comico a quello drammatico, dall'ironia alla malinconia, dalla riflessione all'azione. I guerrieri di Wyld è tutto quello che un fantasy dovrebbe essere: diverte e commuove, appassiona e stupisce, gioca con il lettore e allo stesso tempo riesce a trattare temi niente affatto sciocchi o superficiali, grazie anche all'altro immenso punto di forza del romanzo: i personaggi, così vividi e reali che è impossibile non amarli. E non mi riferisco solo ai cinque personaggi principali, ma anche ad alcune delle figure di contorno (faccio solo due nomi: Dane e Gregor. E non dico di più...) che vi entreranno, ne sono sicura, nel cuore. E ricordate il principe Nuada di Hellboy - The Golden Army? Ecco, l'antagonista principale dei nostri eroi, colui che ha radunato l'armata di mostri che assedia la città dove Rose gestisce una disperata resistenza, potrà ricordarvi proprio Nuada, con la sua freddezza e ferocia nel combattere una guerra che è difficile non considerare almeno in parte giustificata, una vendetta  nei confronti degli uomini che hanno schiavizzato, sterminato e rinchiuso a combattere nelle arene intere razze di creature "diverse".
Infine, il romanzo è una dichiarazione d'amore verso due realtà che manderanno in visibilio molti di voi: i giochi di ruolo - andate a caccia di tutti i riferimenti a Dungeons & Dragons - e il mondo del rock e del metal - come sopra: dai giochi di parole con il linguaggio della musica alle citazioni di canzoni e musicisti fino alla stessa composizione del gruppo di mercenari protagonisti, con il silenzioso Clay che è il "bassista carismatico", il ladro armato di pugnali, che sa muovere velocissimi, a ricordare chiaramente un batterista e così via. Non vi dico di più: divertitevi a scoprire il romanzo, e preparatevi a desiderare la maglietta della vostra prossima band(a) di mercenari preferiti!

Altra segnalazione, che in Italia non ha bisogno di presentazioni: è uscito questa settimana in formato elettronico, e presto anche in cartaceo, il terzo e ultimo volume della saga di Poison Fairies di Luca Tarenzi, dal titolo La cosa più pericolosa. Se già non li avete letti, approfittatene dunque per recuperare anche i primi due capitoli, La guerra della discarica e I re delle macerie. In questo caso, poi, potervi segnalare questo ultimo capitolo della trilogia mi fa particolarmente piacere, non solo perché Luca Tarenzi è un amico, ma anche perché ho avuto l'onore di curarne l'editing.
Di che si parla? Di fate molto pericolose, che vivono in una discarica tra ferocissime guerre di clan, intrighi e missioni impossibili, nascoste agli occhi degli umani e continuamente in lotta per non soccombere agli animali che potrebbero divorarle, ai nemici, alla fame o al freddo. No, non sono le fatine Disney, queste; e per quanto siano alte pochi centimetri, guerriere e assassini, sovrani e stregoni combattono conflitti che non hanno proprio nulla di piccolo o di semplice, in un mondo spietato dove ogni scelta che i personaggi compiono, anche quando inevitabile, ha un prezzo che troppo alto da pagare.
Luca Tarenzi è una delle rare, vere eccellenze che il fantasy nostrano può vantare: troppo spesso si abusa della frase "tiene incollati alla lettura", ma in questo caso è davvero così. Soprattutto, i suoi libri, a mio parere, riescono sempre a contenere molto più di quello che appaia a prima vista, a rivelare nuove sfumature a ogni rilettura, a parlare di mondi invisibili dando l'impressione che davvero sia possibile perdersi in essi, girato l'angolo di una qualsiasi strada delle nostre città. E credo anche che sia un'impressione corretta... ;-)

giovedì 1 febbraio 2018

Welcome back, February

Ma davvero è finito gennaio? Sul serio? Per la prima volta, quest'anno, mi è sembrato durare tre o quattro mesi, non uno solo... Sarà che c'è stato tanto da fare, tanto lavoro, tanti incontri e appuntamenti, tanti alti e bassi emotivi, tante cose da smuovere a spintoni e tante che iniziano a srotolarsi veloci. Il 2018 è iniziato in maniera difficoltosa, ma adesso sta prendendo avvio... e sì, ho sonno cronico e troppo poco tempo per fare tutto, ma ho anche LA VOGLIA di fare. Idee e progetti. E un piccolo, grande brivido sottopelle, un'emozione che cresce... stay tuned ;-)

E oggi arriva febbraio. Un mese a cui sono sempre stata affezionata perché è quello della mia nascita, e fin da piccola mi pareva adeguato essere venuta al mondo nel mese più strano e unico dell'anno, quello più corto di tutti e quindi quello più speciale, quello da centellinare. Un mese che ho sempre associato all'azzurro, il mio colore preferito, e al bianco. Il mese di carnevale e di San Valentino.
Per quanto riguarda queste due feste, non ho mai amato il carnevale perché da piccola non ho mai avuto la possibilità di travestirmi con costumi decenti, ed era quindi l'ennesima occasione per sentirsi diversa dagli altri e impacciata alle feste (benvenuti nel tunnel dei miei traumi infantili). Adesso, però, che carnevale evoca follia e anticonformismo, nella mia mente, la capacità di dissacrare le autorità paludate e godere della vita, mi sembra adeguato anche questo.
E San Valentino... be', certo, è una festa commerciale, sdolcinata e bla bla bla. Ma degli aspetti istituzionalizzati non mi importa niente: mi importa solo che sia una festa dell'amore, e guardate un po': come non mi vergogno dei miei lati dark o di vestirmi di borchie, non mi vergogno nemmeno di dire che I am for love. Oggi che vedo glorificati razzismo, odio o violenze per me aberranti, io che sono cresciuta con la semplice convinzione che tutti gli uomini appartengono alla medesima razza umana e che tendere una mano a chi ne ha bisogno sia più importante che arrampicarsi sui cadaveri altrui, per me l'amore è ancora più importante: l'amore per la libertà (di essere se stessi, di amare chi e come si vuole, di viaggiare e conoscere e scoprire), l'amore per i gesti gentili, l'amore per le persone care. Un amore in cui avvolgermi come in una coperta, a ogni commento ignorante o brutale o sgarbato o sessista che leggo su internet, a ogni notizia che sembra far sprofondare questo nostro mondo nell'arretratezza, anziché nel progresso.
Ogni tanto mi dicono che vengo da Andalasia, come Giselle di Come d'incanto. E anche se non voglio essere ingenua come lei, be', penso che mi vada bene, cercare di rendere il mio mondo pieno d'amore. Ho sempre amato i personaggi tormentati, a tutto tondo, quelli che lottano contro i loro difetti e i loro errori, perché è così che accade nella vita; ma mi piace che quei personaggi, in fondo, abbiamo il cuore al posto giusto.

E così adesso comincia febbraio, ho già più cose da fare che tempo per farle, coccolo speranze e scoppietto di emozioni come pop corn in una pentola, e temo e spero e temo e spero. Ma voglio sia un mese bianco e azzurro, di fiori che spuntano dopo l'inverno e sogni sfrenati, un vero, nuovo inizio.

On air:
The Shins, Simple song ("Love's such a delicate thing that we do...")


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