martedì 6 marzo 2018

La bellezza non si tollera

Quand'ero bambina, e poi da adolescente, i valori che ho imparato riguardavano l'uguaglianza, la libertà, la cultura. Il razzismo era male, costringere qualcuno a seguire i principi di una religione specifica anziché consentirgli la scelta della fede - o la mancanza di una fede - era male, usare la violenza e/o le minacce era male, e non c'era bisogno di essere "di sinistra" per condannare il fascismo o il nazismo, quando si parlava di Seconda guerra mondiale. Una persona è libera di essere ciò che vuole - indipendentemente da razza, religione, sesso, orientamento sessuale, ceto sociale: questo ho imparato. Se i miei vicini di casa divorziano, per fare un esempio semplice, ciò non lede in alcun modo la libertà altrui di sposarsi. Un bacio o un abbraccio sono "bene"; un pugno o un insulto "male". Una persona colta si ammira, non si spernacchia. Se leggi tanti libri puoi vantartene, non devi vergognartene.
E non esiste quantità di "rimandiamoli a casa loro", di "radici cristiane" presunte, di "potete essere gay ma a casa vostra perché in strada ci sono i bambini e non devono vedervi" che mi farà mai cambiare idea.

Un paio di settimane fa o giù di lì ero a Milano lo stesso giorno dei proclami leghisti in piazza Duomo. A pochi passi da quella piazza, dove non sarei riuscita a mettere piede neanche costringendomi, vedevo tante, tante persone splendide in giro: ragazzi con i dreadlock, musicisti e artisti di strada, giovani e meno giovani con la pelle di ogni colore possibile, che camminavano gli uni accanto agli altri, incrociandosi per un istante prima di proseguire con le loro vite. I camerieri, le commesse, i passanti, gli abitanti e i turisti erano un mosaico di differenze e splendore. E io ho pensato che bello che è vivere oggi, quando posso parlare con irlandesi e sudafricani, con giapponesi e italiani, con - metteteci chi volete -, e chiedere la loro storia, condividere un sorriso, un pasto, un mezzo pubblico. Quand'ero bambina non potevo viaggiare all'estero, non c'era internet, non sapevo ancora l'inglese come ora, ma quanto avrei adorato queste possibilità.
Com'è possibile che oggi tanta gente sia semplicemente cieca di fronte alla bellezza?

Fino a queste righe, ciò che avete letto è frutto di una riflessione spontata postata ieri su Facebook, sull'onda dei risultati elettorali, anche se si tratta di pensieri che mi rigiro nella mente da un bel po'. Non sto cercando di "fare politica", se non nella misura in cui arriva il momento per dichiarare, a testa alta, qual è il mondo che si desidera. E che rimangono azioni e comportamenti intollerabili - la violenza, il razzismo, la glorificazione dell'ignoranza - a prescindere, senza se e senza ma. Ma anche la parola tolleranza, ormai, sta assumendo il significato sbagliato: non si possono tollerare la repressione, la censura, le violazioni dei diritti umani, l'omofobia, il razzismo o la misoginia, perché non fanno parte di una società civile e non possono convivervi, come un virus non è pensato per convivere con un organismo ospite ma per distruggerlo. E, allo stesso tempo, se il principio alla base è che ognuno è libero di esprimere il proprio potenziale, di seguire la propria fede, il proprio orientamento sessuale, se ciò accade senza reprimere quelli altrui allora la parola tolleranza non è quella giusta: le persone "diverse" non esistono perché "i normali" (secondo quale criterio, poi?) possano degnarsi di tollerarle, come una vescica sul piede o il vicino con lo stereo troppo alto. Per esempio, io non "tollero" le coppie che si baciano al bar: sono contenta di vederle felici. Che cosa me ne frega che si tratti di un uomo e una donna, di due uomini, di due donne, o di tre o quattro persone insieme? Io non "tollero" le persone che vanno a messa nella chiesa dietro casa mia; sono contenta che facciano quello che li fa star bene. E non voglio che gli altri mi "tollerino" per quello che sono: voglio che mi permettano di esserlo senza rompermi le scatole e senza che io debba giustificarmi, dato che non impongo ciò che sono a nessuno.

Anni fa un ragazzo, durante un incontro con delle scuole, mi chiese "come hai fatto a raccontare un rapporto omosessuale come se fosse normale?" La mia risposta fu "perché è normale. L'ho raccontato come racconterei qualsiasi storia d'amore, non ha importanza tra chi". Ecco, fin quando ci stupiremo di queste cose, fin quando non la smetteremo di dire che gli altri vanno tollerati - magari giusto perché i roghi non vanno più di moda e i pestaggi o i marchi sui vestiti non sono permessi - e non cominceremo a dire che gli altri sono noi, fin quando la varietà degli esseri umani non sarà amata, anziché sopportata, avremo ancora tanta strada da fare.


L'immagine viene da Pinterest.

2 commenti:

  1. Sono d'accordo con tutte le tue conclusioni. Un po' meno col punto di partenza: anche io ho avuto un'educazione simile alla tua, quindi so di che parli. Ma non tutti hanno avuto la stessa "fortuna": di sicuro molte persone che oggi si comportano da intolleranti non l'hanno sviluppata in maniera spontanea, ma a partire da determinate basi che gli hanno dato, per esempio i genitori.

    L'unica differenza tra il passato e il presente è che oggi razzisti e omofobi non si vergognano più di esserlo come una volta, anzi lo ammettono con orgoglio. In parte è colpa di internet: trovando persone simili a sé stessi online, ci si sente più fiduciosi nelle proprie idee, per quanto sbagliate, e si ha meno paura di esprimerle.

    Credo però che la colpa maggiore sia della società in sè. Come accenni anche tu, siamo diventati troppo tolleranti verso cose che dovrebbero essere davvero intollerabili (è il paradosso della tolleranza di Popper: una società troppo tollerante non può che scivolare nell'intolleranza). Forse si dovrebbe invertire la tendenza e ricominciare a essere fermi su certi punti. Ma di sicuro io non ho idea di come si possa fare :/ .

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  2. Concordo con ogni tua parola.

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