lunedì 30 luglio 2018

E il cerchio si chiude

Uno dei personaggi, nel mio ultimo romanzo, Né a Dio né al Diavolo, va a lavorare alla Musa, una libreria della sua città, l'immaginaria Biveno. Nel libro la Musa ha riaperto da poco grazie al nipote del vecchio proprietario, dopo essere fallita anni prima all'apertura di una Feltrinelli in centro. Adesso, mi arriva questa foto, dalla Feltrinelli di Biella che avevo in mente quando ho scritto quelle righe... E il cerchio si chiude.

By the way, la libreria dove il personaggio va a lavorare è quella che io andavo a saccheggiare da ragazza, quando la Feltrinelli non esisteva ancora, è sempre rimasta aperta - per una volta la realtà è migliore della fantasia - e non si chiama Musa, ma "Il Libro". È sempre per chiudere un altro cerchio, mi dicono che #NaDnaD sia anche lì... Se ci passate, ecco dove quel certo personaggio trascorre le sue giornate (anche se il favoloso magazzino sotterraneo l'ho aggiunto io e non so se esista davvero ^^'). Grazie a @rachel_roseinthedark per la foto


lunedì 23 luglio 2018

Storia vera

Non ti ama, Elisa.
Non ti ama la persona - non riesco a chiamarlo uomo, insulterei gli uomini - che quando sei furiosa perché lo hai visto fare qualcosa che ti ha fatto star male ti strattona per un braccio per costringerti a restare. Non ti ama la persona che si getta in ginocchio di fronte a te implorandoti e abbracciandoti le gambe e poi, quando vede che non funziona, ti si piazza davanti e ti urla di ascoltarlo. Non ti ama se ti ringhia "guardami negli occhi, stai zitta". Non ti ama se ti sbatte contro il muro di una casa.

Non è un uomo, Elisa, quello che fa la voce grossa con te e ti sbandiera giuramenti "su mia madre, sul figlio che avremo": è solo un verme ammantato dei sogni che ti hanno detto che dovresti avere. Non è un uomo quello che, messo di fronte alle sue azioni ignobili e a qualcuno che non mostra paura di lui, nega dicendo "ma no, non ho alzato le mani" e ti trascina via: è un verme e per di più codardo.

Non è un uomo, Elisa, e tu non sei "la sua donna".
Ama te stessa, Elisa, e lasciatelo alle spalle, perché poi ti sentirai più leggera. Sarai libera, e avrai anche spazio per un amore che ti abbracci e non ti spaventi, che ti rispetti e non ti comandi.
Ama te stessa, Elisa, e lasciatelo alle spalle, perché quello che è successo è solo il maledetto atto di una tragedia: il primo.

P.S. Non risponderò ad alcuna domanda sulla natura o i dettagli dell'episodio che ho descritto: sappiate solo che è tutto vero. L'unica cosa che mi interessa è la speranza che queste parole arrivino a Elisa, o almeno ad altre ragazze e donne che potrebbero averne bisogno.


mercoledì 18 luglio 2018

Il mondo, domani

Di recente ho letto Cecità di Josè Saramago, romanzo che fregandosene delle "regole" riesce a ipnotizzare il lettore dalla prima riga all'ultima. Sulla copertina della mia edizione Feltrinelli, una donna, l'unica colorata, conduce una fila di persone cieche, disegnate in nero. Ecco, Saramago vi prende per mano e vi conduce dove vuole, irresistibile come un pifferaio magico di cui non riuscite a comprendere le intenzioni: lo seguite e basta, perché non potete farne a meno.
E Saramago vi porta in una città senza nome dove, a poco a poco, tutti diventano ciechi, di colpo, in maniera inspiegabile; unica eccezione una donna, appunto, testimone di un crollo rapidissimo e inesorabile della civiltà. Prima la paura e le prepotenze di chi ancora vede sui ciechi impotenti, poi la lotta fratricida tra persone ugualmente colpite dalla disgrazia, la lotta, la fuga... Non sto a raccontarvi di più: leggete, se avete lo stomaco forte. Le pagine scorreranno senza che nemmeno ve ne accorgiate.
Cecità mi ha fatto pensare a un altro romanzo, letto molto tempo prima, La strada di Cormack McCarthy. Postapocalittico che dipinge un mondo totalmente in toni di grigio, morente quanto i resti dell'umanità che lo popolano. Senza nome il protagonista, che è solo un uomo e un padre - come senza nome sono tutti i personaggi di Saramago: la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri e così via - e si dibatte nel tentativo disperato e assurdo di provvedere al proprio figlio e trovare il modo di portarlo al sicuro prima che lui, malato, muoia. Se Saramago ci porta nella mente di tutti i suoi personaggi, qui la prospettiva è quella del protagonista, indurito dal presente e preda dei ricordi di un mondo felice che suo figlio non conoscerà mai davvero. E come in Saramago, la lotta per la sopravvivenza porta ad azioni spaventose, all'abbruttimento, a scrostare in quattro e quattr'otto quella sottile patina di civiltà di cui ci ammantiamo e che si rivela più effimera di un'abbronzatura estiva in autunno.
Parlano del mondo di un possibile domani, Saramago e McCarthy, ma non serve guarire dalla cecità né affrontare un collasso planetario per vedere come quel mondo di domani sia esattamente lo stesso in cui ci muoviamo oggi: basta poco a scordarsi le conquiste di una civiltà ostinata ma fragile, che oppone le parole alle armi, le mani tese ai cancelli chiusi. E non riesco a chiudere con una nota ottimista, perché anche l'ottimismo del "non potrebbe mai succedere" è una forma di cecità. No, preferisco chiudere ricordandovi di affilare la mente e le parole, perché quando tutto intorno la patina di civiltà si assottiglia occorre ricordare come si fa a lottare per difenderla.


mercoledì 11 luglio 2018

Né a Dio né al Diavolo - la colonna sonora, capitoli 5 e 6: Tiamat & Steppenwolf

Altro appuntamento con la colonna sonora del romanzo, un po' per raccontarvi qualche retroscena, un po' perché, fai circolare/ricordare/scoprire/riscoprire bella musica è sempre cosa buona e giusta. Prima ancora di parlarvi di canzoni, però, ci tengo a segnalare con immenso piacere una recensione che mi ha commosso & fatto morire dal ridere, delle sempre ineffabili ragazze de Il Sospiro del Muflone: la trovate qui. E, per il resto, grazie a tutti quelli che mi stanno scrivendo in privato e/o recensiscono il libro su Amazon, Ibs, Goodreads e così via, mi state travolgendo con un entusiasmo che non mi sarei immaginata nemmeno nei miei sogni più rosei. Grazie davvero di cuore <3

E parliamo di musica, allora. I brani che vi cito oggi sono nella colonna sonora del romanzo fin dalla primissima stesura. Il capitolo 5, Scherzare col diavolo, mi ha permesso di far interagire i tre personaggi principali per la prima volta con un po' più di calma, giocando su quello che non è ancora svelato, su ciò che il personaggio-punto di vista non sa ancora e così via. D'altronde, tantissimo del romanzo è giocato sul non detto, soprattutto quando c'è di mezzo il signor Lucifero, che è estremamente controllato perfino nei suoi pensieri, e le cui parole e i cui gesti significano sempre più di quello che appare. Se ho scelto For her pleasure degli svedesi Tiamat, per questo capitolo, è essenzialmente per i versi che sto per citarvi, e che possono riferirsi in modi diversi a tutti e tre i personaggi in gioco (tutti e tre, per certi versi, in quel momento ciechi a quello che hanno davanti, come si renderanno conto in seguito).

Put your teeth in me
Carve your name in me
I don't care if there is something
That I'm too blind to see

Molto più facile e direi quasi obbligata la scelta della canzone per il capitolo 6, con i personaggi finalmente in viaggio verso il festival: non potevano non risuonare le note di Born to be wild degli Steppenwolf. Ed è con questo grande classico che vi saluto... buona settimana! E, se sarete già in vacanza, buon viaggio anche a voi... magari senza vampiri ;-)

mercoledì 4 luglio 2018

Vampire Party domenica 8 luglio

Domenica 8 luglio, ore 21, Comunità Giovanile di Busto Arsizio. Si parla di vampiri, si parla di vampiri che non luccicano, si parla di vampiri italianissimi e moderni.
E c'è musica, ci sono le birre, c'è l'atmosfera.
Ci siamo io per raccontarvi di Né a Dio né al Diavolo, Stefano Tevini (autore di Vampiro tossico), Matteo Bertone (autore di Diurno imperfetto e Illustri vampiri), e c'è Luca Tarenzi che ci presenta.
Ci sarete anche voi?

Tutte le info dell'evento a questo link.
In una serata allʼinsegna di uno dei miti più duraturi del nostro mondo, tre scrittori diversi – Aislinn, Matteo Bertone e Stefano Tevini – immaginano e raccontano con i loro romanzi le imprevedibili pieghe che può prendere la vita di un vampiro nelle notti del Ventunesimo secolo, sullo sfondo delle note metal scatenate a tenere a bada lʼOscurità. Conduce lʼevento lo scrittore Luca Tarenzi.


martedì 3 luglio 2018

Colori

Vivete a colori, con orgoglio!
Reduce dal festival di Monterenzio Celtica, sento ancora sulla pelle il sole che ha illuminato due giorni dolci e per certi versi sorprendenti.
Sento ancora il soffio del vento e il mormorare del ruscello che tagliava in due l'angolino di mondo dove si svolgeva il festival, separato da tutto e allo stesso tempo vicinissimo al centro cittadino: una piccola valle che per un po' è stata fuori dal tempo e ha conciliato jeans e accampamenti storici, modernità ed eternità.
Sento ancora la terra sotto i piedi nudi mentre percorrevo il labirinto e camminavo intorno all'altare di Cernunnos, mentre sedevo sotto gli alberi e mi inginocchiavo a occhi chiusi per vedere di più.
Sento il suono dei tamburi e la voce che mi ha accompagnato in un viaggio improvviso e inaspettato, difficile e bello, chiarificatore ma netto come una puntura di spillo. Risposte che arrivano, responsabilità e significati nuovi per quello che ti accompagna da tutta una vita.
Ricordo un abbraccio spontaneo e strettissimo e occhi limpidi e incoraggianti, per un futuro che ancora non so, ma che so di voler ricercare.

Monterenzio Celtica è stato una dolcissima sorpresa: un luogo dove si potevano sbirciare le bancarelle e bere birra al miele ma anche percepire come il divertimento e la spensieratezza si possano accoppiare a un afflato mistico che ha unito pagani e non, appassionati e semplici curiosi. Un luogo dove i sacerdoti accoglievano e assistevano tutti coloro che si avvicinavano alle aree sacre, peraltro ben spiegate da cartelli. Un luogo dove correre e danzare, ridere e passeggiare. Un luogo che mi ha scosso per certe esperienze e ristorato per la sua essenza.
E mentre altrove sfilavano i Pride e io li seguivo a distanza, con il pensiero rivolto agli amici che partecipavano e/o avevano aiutato a organizzarli, tra le bancarelle di Monterenzio ricordo una coppia di ragazzi in nero che si tenevano per mano in tutta tranquillità e si scambiavano sguardi di tale amore che avrei voluto correre ad abbracciarli, ringraziare loro e tutti i presenti. Perché è sempre così che dovrebbe essere: tutti dovremmo poter girare mano nella mano con la persona che amiamo senza venire colpiti da sguardi malevoli e mormorii ostili. Tutti dovremmo poter onorare i nostri dèi senza venire discriminati o contestati. La pace che regnava a Monterenzio, quanto vorrei che fosse la norma.

Mi porto dentro acqua e fuoco, da questo festival. La frescura del bosco e l'abbraccio del sole. Domande che trovano risposte inaspettate ed energie positive. Gioia, pura e semplice: per la musica e il buon cibo, per la bellezza e l'incontro tra modernità e ciò che dal passato si trasforma e diventa eterno: perché cambia, si aggiorna, ritorna e si trasforma, e continua a parlarci, una lingua antica che non ha paura di accogliere parole nuove.

Chilling out under the trees...

Un anno di Fuoco