martedì 3 luglio 2018

Colori

Vivete a colori, con orgoglio!
Reduce dal festival di Monterenzio Celtica, sento ancora sulla pelle il sole che ha illuminato due giorni dolci e per certi versi sorprendenti.
Sento ancora il soffio del vento e il mormorare del ruscello che tagliava in due l'angolino di mondo dove si svolgeva il festival, separato da tutto e allo stesso tempo vicinissimo al centro cittadino: una piccola valle che per un po' è stata fuori dal tempo e ha conciliato jeans e accampamenti storici, modernità ed eternità.
Sento ancora la terra sotto i piedi nudi mentre percorrevo il labirinto e camminavo intorno all'altare di Cernunnos, mentre sedevo sotto gli alberi e mi inginocchiavo a occhi chiusi per vedere di più.
Sento il suono dei tamburi e la voce che mi ha accompagnato in un viaggio improvviso e inaspettato, difficile e bello, chiarificatore ma netto come una puntura di spillo. Risposte che arrivano, responsabilità e significati nuovi per quello che ti accompagna da tutta una vita.
Ricordo un abbraccio spontaneo e strettissimo e occhi limpidi e incoraggianti, per un futuro che ancora non so, ma che so di voler ricercare.

Monterenzio Celtica è stato una dolcissima sorpresa: un luogo dove si potevano sbirciare le bancarelle e bere birra al miele ma anche percepire come il divertimento e la spensieratezza si possano accoppiare a un afflato mistico che ha unito pagani e non, appassionati e semplici curiosi. Un luogo dove i sacerdoti accoglievano e assistevano tutti coloro che si avvicinavano alle aree sacre, peraltro ben spiegate da cartelli. Un luogo dove correre e danzare, ridere e passeggiare. Un luogo che mi ha scosso per certe esperienze e ristorato per la sua essenza.
E mentre altrove sfilavano i Pride e io li seguivo a distanza, con il pensiero rivolto agli amici che partecipavano e/o avevano aiutato a organizzarli, tra le bancarelle di Monterenzio ricordo una coppia di ragazzi in nero che si tenevano per mano in tutta tranquillità e si scambiavano sguardi di tale amore che avrei voluto correre ad abbracciarli, ringraziare loro e tutti i presenti. Perché è sempre così che dovrebbe essere: tutti dovremmo poter girare mano nella mano con la persona che amiamo senza venire colpiti da sguardi malevoli e mormorii ostili. Tutti dovremmo poter onorare i nostri dèi senza venire discriminati o contestati. La pace che regnava a Monterenzio, quanto vorrei che fosse la norma.

Mi porto dentro acqua e fuoco, da questo festival. La frescura del bosco e l'abbraccio del sole. Domande che trovano risposte inaspettate ed energie positive. Gioia, pura e semplice: per la musica e il buon cibo, per la bellezza e l'incontro tra modernità e ciò che dal passato si trasforma e diventa eterno: perché cambia, si aggiorna, ritorna e si trasforma, e continua a parlarci, una lingua antica che non ha paura di accogliere parole nuove.

Chilling out under the trees...

Un anno di Fuoco

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