giovedì 30 agosto 2018

Interviste e la Sfida di Minuti Contati

Buongiorno! Tra pochi giorni partirà la nuova "Sfida a..." di Minuti Contati, pagina che organizza periodicamente concorsi per racconti brevi. Questa volta ho avuto l'onore di essere chiamata in causa come "boss": la Sfida di settembre sarà a Né a Dio né al Diavolo e ad affiancarmi come sponsor e giudici ci saranno due cari amici scrittori, Cristiana Astori e Andrea Atzori. Se volete partecipare con vostro racconto, trovate tutte le info sul gruppo Facebook, la Pagina o il sito. Tra qualche giorno sveleremo il tema che ho scelto; nel frattempo, qui trovate una mia piccola intervista (mi sono innamorata della locandina modificata di Ammazzavampiri XD). Si parla del concorso, ma anche del libro, di nuovi progetti, di personaggi e scrittura e parecchio altro.



Un'altra intervista è apparsa sabato sull'edizione biellese de La Stampa: la trovate on line a questo link. E ancora una volta grazie per le recensioni al romanzo, che continuano a fioccare su Amazon, Ibs, Goodreads oltre che sui siti come Duels, che vi avevo già segnalato la settimana scorsa. L'amore che state dimostrando a Né a Dio né al Diavolo mi commuove...

Infine, ne approfitto per augurare buon compleanno con un giorno d'anticipo a uno dei personaggi, Ioan, che è nato il 31 agosto 1635 (per la cronaca, Vergine ascendente Scorpione, il che spiega il suo pessimo e vendicativo carattere... ^^'). Vabbe': ti voglio bene, combinaguai.
E ora torno al lavoro, che qui ci sono tante cose a bollire in pentola...


lunedì 27 agosto 2018

Essere donna

La settimana scorsa ho avuto l'onore e il piacere di essere ospitata da Carolina Capria di L'ha scritto una femmina, bellissima pagina Facebook che vi invito a seguire.e che raccoglie recensioni di opere scritte da donne, cercando di promuoverne l'arte e sfatare il mito ahimè fin troppo diffuso che le donne "scrivano solo per donne", mentre gli uomini scrivano "per tutti" (e come capirete, da autrice urban fantasy che si è sentita dire più di una volta "pensavo scrivessi paranormal romance", il tema mi sta particolarmente a cuore).
Per Carolina, ho parlato di Senza filtri di Lily Collins, un libro che ho tradotto l'anno scorso e che vi avevo già segnalato qui. Riscopritelo, perché è uno di quei testi che andrebbero fatti leggere nelle scuole - come sopra, a ragazzi e ragazze. Oggi, invece, vi voglio segnalare due libri che ho scoperto proprio grazie a L'ha scritto una femmina, molto diversi ma accomunati dalle riflessioni su che cosa voglia dire essere una donna nel mondo contemporaneo. No, non sono libri "contro" gli uomini (come forse qualcuno potrebbe pensare): femminismo non vuol dire superiorità femminile, femminismo significa uguali diritti per tutti, indipendentemente dal sesso e dall'orientamento sessuale.

Il primo è Gli uomini mi spiegano le cose di Rebecca Solnit, una raccolta di saggi brevi che partono dal mansplaining (la tendenza di alcuni uomini a "spiegare" alle donne cose di cui le interlocutrici sono già esperte, partendo dal presupposto, insomma, che le donne non sappiano, non siano in grado, non conoscano). Ma questo è solo uno degli argomenti del libro, che consiglierei davvero di leggere - alle donne perché, come me, si ritroveranno fin troppo spesso in certi meccanismi e situazioni descritti nel libro, e agli uomini perché potrebbe stupirli. Sono convinta che un problema fondamentale, nella comunicazione uomo-donna, sia la mancanza di un dialogo veramente sincero, che vada al di là degli stereotipi e affronti anche quello che normalmente viene trascurato; spesso ho l'impressione che uomini e donne cerchino di capirsi basandosi sugli sketch dei comici che ironizzano sulla moglie che porta il marito all'Ikea o sull'uomo che quando vede delle tette non capisce più niente. Ecco, andare oltre a questi stereotipi farebbe bene a tutti, "maschi" e "femmine". Me ne sono resa conto davvero negli ultimi anni, avendo finalmente trovato persone illuminate con cui poter discutere di queste cose.
Detto questo, leggete il libro di Rebecca Solnit se non avete paura di raggelarvi di fronte alle statistiche sui casi di molestie e stupro; se volete riflettere sui motivi - e sui danni - di un'educazione e un'ambiente in cui le donne, prima ancora di lavorare per migliorarsi e raggiungere i propri obiettivi, devono convincersi che no, non è giusto essere interrotte; che no, non sono obbligate a essere "carine e accomodanti"; che no, non devono temere di dire la propria, di mollare un fidanzato oppressivo. Gli uomini mi spiegano le cose contiene una delle descrizioni più lucide e complete della cosiddetta rape culture, la cultura dello stupro - che non riguarda solo le violenze fisiche, ma anche tutti quegli atteggiamenti più o meno misogini che continuano in qualche modo a giustificarle discolpandone gli autori e colpevolizzando le vittime.



Il secondo libro che vi segnalo ha un taglio molto diverso e scanzonato, Ci vogliono le palle per essere una donna (orribile titolo che sostituisce l'originale How to be a woman) di Caitlin Moran. A partire dalla propria biografia, Moran parla di tutte quelle tappe fondamentali della vita a cui una donna può andare incontro - il primo ciclo, la scoperta dell'amore e del sesso, il rapporto con il cibo e il proprio corpo, l'ingresso nel mondo del lavoro, gli episodi di discriminazione, fino al matrimonio, all'eventuale maternità, ad argomenti scottanti come l'aborto. Con brio e comicità, a volte un po' greve ma senza dubbio senza peli sulla lingua, il libro diventa una summa di esperienze con cui tutte ci possiamo confrontare, svelando quelle trappole e quelle gabbie in cui ci si ritrova infilate prima di rendersi conto che è possibile uscirne e decidere da sole se sia proprio necessario "tenersi un uomo" che magari è uno stronzo, se sia proprio necessario entrare in una taglia 40, se sia proprio necessario essere delle principessine; e, allo stesso tempo, denunciando tutte quelle abitudini talmente diffuse e radicate che spesso non ci si rende conto di quanto subdolamente misogine - proprio perché non si tratta di dichiarazioni esplicite in stile "le donne non possono/sono/fanno", ma di meccanismi assai più sottili (come l'insistenza a preoccuparsi più della vita sentimentale e/o della maternità di donne famose piuttosto che del loro lavoro e della loro arte o la tendenza ad aspettarsi che per le donne il tempo si fermi a trent'anni mentre i capelli grigi rendono gli uomini "affascinanti"). Con un saggio, liberatorio consiglio finale: fregarsene delle aspettative, delle consuetudini, di ciò che crediamo di dover essere, per preoccuparsi invece di ciò che vogliamo fare; non pensare a una lotta "uomini vs donne", ma a un cammino da percorrere insieme, uomini e donne in lotta fianco a fianco contro le discriminazioni.

mercoledì 22 agosto 2018

Né a Dio né al Diavolo - la colonna sonora, capitoli 7, 8 e 9: "Crumbling down" (Sentenced), "Mad World" (Gary Jules), "... And the story ends" (Blinnd Guardian

Momento ringraziamenti doveroso: mi state scrivendo in tantissimi per dirmi quanto vie è piaciuto Né a Dio né al Diavolo, per parlarmi dei personaggi, per dirmi che vi mancano già - e tra tutti questo è il complimento più bello per me, perché i personaggi sono la parte più importante della mia scrittura e il motivo per cui tutte le mie storie nascono. Grazie, grazie, grazie anche per le recensioni su Amazon, Ibs, Goodreads... mi commuovete ogni volta.
Una recensione particolarmente bella è quella di Stefano Tevini comparsa su Duels: senza spoiler, ma acuta e ben fatta. Se vi va, fate un salto a leggerla, e magari sbirciate il resto del sito ^_^ Ancora una volta: grazie, grazie, grazie <3
Diretto, lineare e di un’emotività potente, Né a Dio né al Diavolo non ha bisogno di essere altro, mette in scena dei personaggi forti, tutti nessuno escluso, e li lascia lavorare, ed è quello che loro fanno. Interagiscono fra loro, lasciando che la storia si scriva praticamente da sé, e catturano il lettore che li ama, li odia, si incazza con loro e per loro ha paura ma non può negare che qualcosa, fra l’inguine e lo stomaco, s’è mosso. Il lavoro di Aislinn è coraggioso, una lettura superficiale rischia di farla stupidamente classificare come un epigono di Anne Rice quando, in realtà, l’autrice è in grado, con la sua voce personale e profondamente sentita, di rileggere e modernizzare un canone fra i più sfruttati della letteratura moderna e contemporanea. Senza tanti fronzoli, un cazzotto al fegato e uno al cuore.
E passiamo alla colonna sonora di Né a Dio né al Diavolo, che trovate elencata in coda al libro (oltre che nella mia playlist YouTube). Ho accorpato questi tre capitoli perché sono quelli conclusivi della prima parte del romanzo (nonché della parte di storia che, ai tempi della primissima stesura, rappresentava il lungo racconto che si è trasformato poi nel romanzo vero e proprio). Naturalmente non farò spoiler, ma queste tre canzoni diversissime tra loro sono accomunate, per me, dalla sensazione che qualcosa stia finendo per sempre e che, poi, il mondo non sarà più lo stesso. È vero per Tom che vive una brutta avventura nel capitolo 7, sulle note di Crumbling down (give up hope) dei Sentenced, e si rende conto che il mondo è un po' più complicato e oscuro di quello che credeva. Tom è un pagliaccio, un casinista, ma possiede anche un lato pratico e indipendente che ho sempre ammirato; è il primo a raccogliere sfide assurde, a bere una birra di troppo e a mettersi nei casini offendendo la gente, ma è anche un ragazzo di ventitré anni che vive da solo da quando ne aveva diciannove o giù di lì, che se la cava da solo quando ha un problema, che ha dei piani per il futuro e li persegue con costanza. In questo capitolo, tuttavia, si scontra con qualcosa che non avrebbe mai immaginato, e sarà qualcosa che cambierà la sua prospettiva per sempre. Certo, rimane il pagliaccio, il casinista; ma, se vogliamo usare questi termini, l'ingenuità e l'innocenza con cui ha affrontato la vita fino a quel momento svaniscono.

Il capitolo 8 è un flashback, e stavolta a condurlo è Ivan, che spiega il suo più grande segreto. Per la prima volta Ivan si mette veramente a nudo con qualcuno, e sceglie di farlo con Tom, il suo migliore amico fin dai tempi dell'asilo, quello che sa tutto di lui... tranne un paio di cosette che adesso salteranno fuori. E anche in questo caso, certe scosse cambiano tutto, per sempre. La colonna sonora di questo flashback è la splendida Mad world di Gary Jules, cover dei Tears For Fears resa famosa da Donnie Darko. La sua atmosfera malinconica, tra innocenza, consapevolezza e smarrimento era assolutamente perfetta per questo capitolo.


Il capitolo 9 fa un po' tirare il fiato ai personaggi, ma, come si dice, è la quiete prima della tempesta. Uno spera di poter ricacciare tutto di nuovo sotto il tappeto, l'altro tiene un basso profilo per digerire la situazione e prepararsi a... reagire ancora non sa come, e il terzo, Lucifero... be', quello che ha per la testa lui si vedrà al prossimo capitolo ;-) Per adesso lasciamo i ragazzi finalmente al festival metal in Germania, sulle note di ... And the story ends dei Blind Guardian, che ridà un po' di energia pur rendendo chiaro che another journey starts. Alla prossima!

lunedì 20 agosto 2018

Empatia, ancora

Lo spunto di questo post è stato uno dei tanti video su graziosi animaletti che circolano per i social, un dolcissimo video in cui una lontra di pochi mesi fa il bagno per la prima volta (lo potete vedere su Facebook: è pubblico, quindi non dovrebbe neanche servirvi l'account).
Lo so che la miriade di video "animale X fa cosa tenera" sono una distrazione, un modo per perdere tempo, ecc ecc.
Ma.
Quando mai l'umanità ha avuto la possibilità di vedere così tante esperienze, realtà, abitudini, scoperte diverse in pochi istanti? Solo negli ultimi giorni ho visto un "moderno alchimista" cristallizzare qualsiasi cosa, ho visto non so quanti artisti mostrare come realizzano le loro opere, ho visto la storia di non so quanti gattini salvati per il rotto della cuffia e diventati adulti e felici. Musicisti, giocolieri, animali esotici, mestieri bizzarri, amicizie improbabili, amori contrastati tra persone di cultura, razza e religione diverse e/o dello stesso sesso. Storie di umanità e natura, che per un istante colpiscono, commuovono, fanno sorridere, stupiscono.
Sì, sono distrazioni, i "video di gattini". Ma sono anche storie, tutte, ed è di storie che si nutre il cuore umano. Sono anche queste cose che dovrebbero allenarci all'empatia, a condividere emozioni ed esperienze con esseri umani di altri Paesi, con creature di specie diverse, con il pianeta intero.
E allora come accidenti è possibile che in quest'epoca così ricca di possibilità - di conoscenza da un lato, di esperienze di vita dall'altro - stiamo tornando alla peggiore barbarie fasciorazzista e ignorante? E non intendo riferirmi alla situazione politica nello specifico: penso alle migliaia di commenti crudeli e insensibili di fronte a certe notizie, agli episodi di bullismo, omofobia, violenza e ai leoni da tastiera che irridono e insultano le vittime. Non ci credo che nella vita reale chi si sfoga così è educato e gentile; e, se anche fosse, chi è educato e gentile solo quando è costretto dalla propria vigliaccheria e si dedica alla violenza e all'insulto quando si sente sicuro che persona è? Parlavo di storie ed empatia sul blog un paio di mesi fa (https://aislinndreams.blogspot.com/2018/06/questione-dempatia.html) e non mi stancherò di farlo, perché anche se le mie parole e i miei racconti sono un'infinitesimale goccia in un oceano sconfinato, l'unica cosa che so e posso fare è continuare a raccontare storie per un mondo migliore; a raccomandare empatia per un mondo più giusto.


L'immagine viene da WeHeartIt.

lunedì 13 agosto 2018

Adulti 2018

Cose che ti fanno capire di essere adulta:
- compri delle tende
- quando fai la spesa porti a casa insalata, frutta, e l'unico cioccolato è fondente
- fai le pulizie di casa.
Cose che ti fanno capire che essere adulti vuol dire solo che puoi decidere per te stesso senza che nessuno ti imponga qualcosa:
- le tende le hai comprate on line e sono NERE CON STELLINE ARGENTATE
- "frutta" vuol dire solo i frutti di bosco che ti piacciono perché se l'altra ti fa schifo sono cavoli tuoi
- casa pulita da te non sarà mai splendida splendente come quando le pulizie le fa tua madre, ma chissenefrega, c'ho fretta di fare altro, tanto domani ci sarà di nuovo polvere e ho sempre la scusa che i gatti perdono tanto pelo.

Insomma, il trucco è fregarsene di essere tecnicamente adulto e bilanciare quello che devi con quello che vuoi. Fregarsene se hai 36 anni e metti gli shorts e le magliette cretine, o metal, o di Ghostbusters. Fregarsene del fatto che tu hai sonno quando gli adolescenti sono ancora pimpanti, perché sai per esperienza che ci si inizia davvero a divertire - e a sapere come farlo - dopo i trenta \m/

(Post originale su Facebook qui e qui)