lunedì 20 agosto 2018

Empatia, ancora

Lo spunto di questo post è stato uno dei tanti video su graziosi animaletti che circolano per i social, un dolcissimo video in cui una lontra di pochi mesi fa il bagno per la prima volta (lo potete vedere su Facebook: è pubblico, quindi non dovrebbe neanche servirvi l'account).
Lo so che la miriade di video "animale X fa cosa tenera" sono una distrazione, un modo per perdere tempo, ecc ecc.
Ma.
Quando mai l'umanità ha avuto la possibilità di vedere così tante esperienze, realtà, abitudini, scoperte diverse in pochi istanti? Solo negli ultimi giorni ho visto un "moderno alchimista" cristallizzare qualsiasi cosa, ho visto non so quanti artisti mostrare come realizzano le loro opere, ho visto la storia di non so quanti gattini salvati per il rotto della cuffia e diventati adulti e felici. Musicisti, giocolieri, animali esotici, mestieri bizzarri, amicizie improbabili, amori contrastati tra persone di cultura, razza e religione diverse e/o dello stesso sesso. Storie di umanità e natura, che per un istante colpiscono, commuovono, fanno sorridere, stupiscono.
Sì, sono distrazioni, i "video di gattini". Ma sono anche storie, tutte, ed è di storie che si nutre il cuore umano. Sono anche queste cose che dovrebbero allenarci all'empatia, a condividere emozioni ed esperienze con esseri umani di altri Paesi, con creature di specie diverse, con il pianeta intero.
E allora come accidenti è possibile che in quest'epoca così ricca di possibilità - di conoscenza da un lato, di esperienze di vita dall'altro - stiamo tornando alla peggiore barbarie fasciorazzista e ignorante? E non intendo riferirmi alla situazione politica nello specifico: penso alle migliaia di commenti crudeli e insensibili di fronte a certe notizie, agli episodi di bullismo, omofobia, violenza e ai leoni da tastiera che irridono e insultano le vittime. Non ci credo che nella vita reale chi si sfoga così è educato e gentile; e, se anche fosse, chi è educato e gentile solo quando è costretto dalla propria vigliaccheria e si dedica alla violenza e all'insulto quando si sente sicuro che persona è? Parlavo di storie ed empatia sul blog un paio di mesi fa (https://aislinndreams.blogspot.com/2018/06/questione-dempatia.html) e non mi stancherò di farlo, perché anche se le mie parole e i miei racconti sono un'infinitesimale goccia in un oceano sconfinato, l'unica cosa che so e posso fare è continuare a raccontare storie per un mondo migliore; a raccomandare empatia per un mondo più giusto.


L'immagine viene da WeHeartIt.

5 commenti:

  1. Semplificando un po' il discorso, la mancanza di empatia è dovuta alle stesse cause di tutte le barbarie di cui parli; cioè l'effetto rovescio.
    Un esempio sono i vaccini. Siccome tutti/e oggi possono facilmente accedere a qualche informazione medica in più, si tende a credere di essere dottori, con decenni di esperienza di servizio e studi nel campo. Peccato che così non è, e le stronzate degli antivaccinisti lo confermano. È (semplificando) la stessa cosa a livello politico/sociale; si banalizza la questione, rendendola più tangibile alla maggioranza, e tornando indietro si cerca di far credere ai deficienti e agli ignoranti che ci cascano che si sta andando avanti - questo purtroppo succede ovunque in politica, si sfrutta una propria idea distorta della storia e la si inculca a forza, fino a farla diventare verità.
    Quindi, contrariamente a quello che si sarebbe logicamente portati a pensare, l'innalzamento qualitativo e quantitativo delle possibilità di reperire informazioni oggi (dall'internet, giornali, libri, etc.) non è direttamente proporzionale all'innalzamento di un maggiore senso umanitario (non necessariamente inteso in senso attivo, ma anche solo "di massima"), ma soltanto di una maggiore, illusoria, possibilità di sentirsi in qualche modo potenti. Sì perché è inutile prendersi in giro, la gran parte delle persone le informazioni le cerca, e le commenta, solo per mostrarsi, per far vedere che qualcosa da dire ce lo ha.

    Vabbe', comunque bel post, sono d'accordo con tutto ciò che dici :)
    Gli episodi di bullismo, omofobia etc. hanno ancora il problema di essere sottovalutati.

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    1. Concordo anch'io. Sono due facce della medaglia, secondo me: da un lato l'ignoranza accoppiata all'arroganza di chi si improvvisa esperto per aver letto due articoli, da un lato la mancanza di empatia e quindi l'incapacità di mettersi nei panni altrui. Faccio un esempio banale: adolescenti che leggono solo libri con personaggi della loro età e/o del loro stesso sesso perché non riescono a identificarsi con personaggi diversi. A me sembra folle, io ho sempre letto libri con protagonisti adulti senza farmi questi problemi, anzi, godendomeli di più perché non avevano le mie stesse limitazioni... il punto della lettura è vivere "più" vite, non solo "fotocopie più belle" della nostra vita!

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  2. Concordo pienamente con te. Ma non trovo assurda tanta cattiveria, purtroppo. Sono convinta che il suo seme sia ben radicato in noi. La cosa che più mi sconvolge è vedere, attraverso i social, come la gente riesca ad essere indifferente a una cosa e poi rattristarsi o urlare giustizia per un'altra. La sofferenza è sofferenza, non bisognerebbe fare distinzioni. Eppure in molti ne fanno. Spesso e volentieri mi sono ritrovata a pensare "adesso rispondo, gli scrivo qualcosa!", ma poi mi son detta che non ne valeva la pena: le persone non possono essere spinte in una direzione verso cui non vogliono andare, devono arrivarci da sole, coi loro tempi e i loro modi. Non sarà il mio commento a cambiare le loro idee. Forse, però, il mio esempio sì. E magari, un giorno, anche le mie storie.

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    1. È assolutamente vero quello che dici sulla cattiveria umana. Quello che mi provoca un senso di straniamento è vedere come concetti che mi è stato insegnato, fin da bambina, a considerare "cattivi", sbagliati, negativi - il razzismo, le discriminazioni, la violenza... - diventano adesso motivi di vanto, e la solidarietà, la bontà, la generosità qualcosa di cui vergognarsi. Be', io non ci sto. E più vado avanti più mi rendo conto che sì, scrivo perché amo raccontare storie, scrivo perché i miei personaggi sono vivi dentro di me e meritano di andare per il mondo, ma scrivo anche per parlare di queste cose, attraverso di loro: perché una storia vale mille prediche.

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  3. Esatto, sottoscrivo!

    (Poi, non per dire, ma io ero uno di quelli che guardava dragonball z più per il personaggio di Videl che per le scazzottate dei "machissimi" guerrieri sayan... ;) è giusto anche immedesimarsi nei personaggi, ci mancherebbe, ma a lungo andare questo comporta un senso di smarrimento, una volta diventati adulti e accortisi che il mondo non gira come in certi libri... il senso di appartenenza, invero e paradossalmente, porta nei casi estremi all'esclusione di chiunque non sia come "noi", o di chiunque non abbia "quelle" determinate caratteristiche)

    Buonaserata a tutte.

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