lunedì 3 settembre 2018

Quando rotola l'erba

Quest'estate, vivagliddei, ho letto e scritto molto più di quanto non mi capitasse da tempo, e spero di mantenere il trend positivo anche ora che sono passati agosto e le ferie generali. Ispirata da alcune delle letture che mi sono capitate sotto mano, oggi riprendo un post scritto qualche tempo fa su Facebook, che ha suscitato un bel po' di commenti e opinioni contrastanti (ecco il link: è pubblico, quindi non serve avere un account per vederlo). Quanto segue si riferisce ai miei gusti personali di lettrice e di scrittrice, non a regole o imposizioni, quindi non c'è offesa nei confronti di chi ha gusti e/o abitudini diverse.

Ufficialmente: detesto quando un autore indica che un personaggio rimane in silenzio, nel corso di un dialogo, con «...». Mi fa l'effetto di "eh, non avevo voglia di sforzarmi per indicare la pausa con un gesto, una descrizione, un pensiero, quindi to', tre puntini di sospensione".
Come dicevo, gusti personali, eh, probabilmente... ma mi risulta fastidioso come unghie su una lavagna.
Che poi, a me sfruttare queste pause proprio per mostrare l'atteggiamento dei personaggi - se il loro sguardo sfugge, se si prendono il tempo di, che so, tirare una boccata di sigaretta, se tamburellano con le dita, cose del genere - piace tantissimo. Fa parte di quella miriade di "non detti" che danno al romanzo uno spessore e una solidità molto maggiori. Non è facile non cadere sempre nelle stesse frasette riempitivo, ma, appunto, lì sta la bravura, lì sta l'impegno.

Che cosa ne pensate? Si tratta di un trend che ho visto in questi anni ma che non rammento dalle mie letture giovanili; forse, come facevano notare alcuni commentatori sul post di Facebook, influenzato dai fumetti (dove però ha perfettamente senso e non mi ha mai dato fastidio). In narrativa, quelle battute di dialogo "vuote" evocano alla mia mente l'immagine dei cespugli rotolanti nel deserto, solo che a guardare con disagio e imbarazzo il personaggio ammutolito - e l'autore che l'ha messo in campo - sono io lettrice. Prima di scrollare l'uno e l'altro per le spalle e dirgli "Allora? Sei finito in freeze come lo schermo di un computer bloccato? Ti stai fingendo morto? FA' QUALCOSA!"

2 commenti:

  1. Devo dire che il tuo post su fb mi ha fatto pensare.
    Ogni tanto capita –...– nei miei dialoghi.
    Da un lato hai ragione e sicuramente è una mia mancanza.
    Dall'altro mi piacciono, a volte anche i dialoghi secchi, come se l'ascoltatore stesse a origliare dietro una porta chiusa. E lì bisogna far uscire tutto il detto e sopratutto il non detto solo dalle battute. In quel caso forse ci sta un silenzio non meglio specificato perché il gioco è proprio far in modo che la gestualità sia già nella testa del lettore. Mi è capitato recentemente di scrivere due dialoghi così (in un caso il punto di vista era proprio di un personaggio che origliava la conversazione), li ho riletti alla luce delle tue considerazioni, ma per il momento sono rimasti privi di gestualità.

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  2. Che strani problemi... ammetto che non ci avevo mai pensato, ma non mi hanno mai dato fastidio, e comunque sono molto più presenti durante dialoghi se non proprio comici, sempre un po' sopra le righe, di solito.
    Io, per esempio, odio invece quando traducono delle parole letteralmente, senza accorgersi (?) Che in italiano non hanno senso, o non si usano (ricordo di avere più volte letto cose come "santa merda", "alle ore 5 post meridiam", ma quando mai in italiano capita di parlare così?!)...

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