venerdì 14 dicembre 2018

Death is not the Worst - blog tour: ottava tappa

Ecco cosa può succedere durante una presentazione di Death is not the Worst delle care Julia Sienna e Helena Cornell...soprattutto se avviene a Biveno, la città in cui è ambientato Né a Dio né al Diavolo ;-) Grazie a Julia e Helena per la collaborazione nella stesura di questo raccontino. Enjoy!

* * *


"Ivan odiava le presentazioni.
In un posto sfigato come Biveno, di rado passavano autori interessanti, e Leonardo, il proprietario della Musa nonché suo capo, veniva contattato quasi solo da scrittori locali sconosciuti, che avevano vergato le loro sudate carte riempiendole di memorie familiari scritte in italiano ottocentesco da esporre poi con imbarazzo, tono monocorde e disturbi di memoria per amici e parenti che venivano ad applaudirli garbatamente. Ogni tanto capitava l'ex partigiano che narrava con brio imprese compiute su per le Alpi in tempo di guerra, ma erano occasioni rare. E quindi, di solito, il factotum della libreria – cioè lui – doveva spostare banconi, sistemare sedie e asciugare pavimenti allagati da ombrelli sgocciolanti solo per un'oretta di noia mortale.
Quel giorno, però, l'occasione era diversa: le autrici di Death is not the worst, che avevano contattato la Musa dicendo che “ne avevano sentito parlare molto bene da amici”, non arrivavano a ottant'anni nemmeno a sommarle insieme, e in più parlavano di urban fantasy. Un gradevole cambiamento, se non fosse che Leo, raffreddato, gli aveva detto “Ivagn, presendale te ti pregho, che io sto morendo”.
E così eccolo tra le due agguerrite fanciulle, seduto su uno sgabello che proprio quel giorno aveva deciso di traballare, a cercare di non ingobbirsi e non arrossire mentre cercava di districarsi tra centomila possibili domande (perché il foglietto su cui se le era appuntate se l'era ovviamente perso mezz'ora prima dell'inizio). Le prime, più generiche – per presentare le autrici e il romanzo – erano filate lisce e magari sarebbe riuscito a concludere senza morire per qualche figuraccia di fronte al nutrito gruppetto di lettori convenuto alla libreria. Poi ne erano seguite altre per spaziare su vari argomenti: da “a parte il seguito di DINTW, avete altri progetti di scrittura da portare avanti insieme? O state lavorando a romanzi ciascuna per suo conto?” “Io ho parecchia carne al fuoco, tre progetti da sola e altri a quattro mani che non vedo l'ora di scrivere. La cosa meravigliosa del nostro sodalizio è che davvero sole non lo siamo mai...” aveva risposto Helena e Julia aveva concluso, quasi fossero in grado di pensare con un'unica mente... “Ci aiutiamo sempre a vicenda, anche nelle nostre imprese singole, a due mani. Si può dire a due mani?” a “avete altri interessi in campo artistico, a parte la scrittura? Un talento nascosto in altri campi dell'arte, intendo: disegno, musica...?” E così si era scoperto che Helena amava disegnare e creare concept art ispirate alle sue storie per ritrovare la concentrazione giusta per scrivere, e che invece Julia suonava la chitarra elettrica e restaurava opere d'arte. Di alcune domande era molto soddisfatto, perché avevano generato una bella discussione anche tra gli intervenuti, come “Anche voi, come altri autori, avete inserito nel libro personaggi che vi somigliano almeno per alcuni tratti fondamentali?”
“Devo dire che qualcosa di te c'è sempre, anche se il personaggio non ti somiglia, però resta pur sempre parte del tuo mondo. Filtra attraverso i suoi occhi il pensiero dell'autore, anche se completamente diverso dal suo” rifletté Helena, lasciando poi la parola a Julia... “Come ha detto giustamente Helena, il modo di sperimentare e osservare il mondo di un personaggio potrebbe essere simile al tuo, anche se le considerazioni e i risultati finali possono essere diametrali. Un personaggi in tutto e per tutto simile a te autore non può esistere, o saresti tu. E sarebbe inquietante.”, oppure “Vi piacerebbe vivere nel mondo del vostro romanzo, o meglio andare sul sicuro e dire no grazie?”. Helena e Julia avevano risposto all'unisono: “No, per favore. Siamo persone troppo pigre e legate alla vita per finire tra le fauci di un Predatore” E poi una delle due gli aveva chiesto “E tu ci vivresti, in un romanzo che ti piace?” imbarazzandolo tantissimo, perché la risposta sincera sarebbe stata la mia vita è già un romanzo. Di vampiri, per la precisione. Aveva svicolato, ma gli era costata fatica.
“Infine, per l'ultima domanda, stupiteci” disse Ivan, con un mezzo sorriso e lo sguardo che scorreva sul pubblico senza incrociare gli occhi di nessuno. “Che cos'ha il vostro libro – o i vostri personaggi – che nessuno si aspetterebbe? In particolare, per quanto riguarda i Predatori e la loro natura? Da dove vengono queste figure?”
La risposta era stata semplice ma d'effetto. “La cattiveria”. Julia aveva sorriso e aggiunto: “Dal modo in cui l'abbiamo narrato, al modo in cui si comportano i personaggi... DINTW è una storia cattiva, ma senza la componente di giudizio morale che ci si potrebbe aspettare. I Predatori vengono da ogni cultura, da ogni tempo e si presentano come l'archetipo di ogni mostro o leggenda esistente. Sono la giustificazione a ogni terrore notturno dell'Uomo, a demoni, licantropi, vampiri, perché alla fine si comportano come un insieme di tutte queste figure e...”
Qualcuno dal pubblico tossicchiò.
Era un tipo stravagante, stravaccato alla bell'e meglio in ultima fila. Fino a quel momento se n'era stato zitto, perdendosi di tanto in tanto a fissare il soffitto o le scarpe con aria distratta. Indossava una camicia a quadri, le maniche arrotolate a scoprire gli avambracci, e un cappello da cowboy dal quale sbucavano ciuffi di capelli biondastri. “Scusate...” Si sporse sulla sedia e, rivolgendosi direttamente alle due autrici come se Ivan neanche esistesse, disse: “Non sarebbe meglio evitare di dire troppo su certe cose? Non credo sia...” fece un sorrisetto. “Salutare.” L'accento dell'uomo era straniero, inglese o forse americano. Ivan era perplesso, cosa ci faceva lì quel tizio che sembrava appena uscito da un film di Clint Eastwood?
Helena impallidì, deglutendo appena. “Si tratta solo di un romanzo, avanti Xan... ehm, signore, se ne rende conto, vero?” La ragazza allungò la mano, stringendo quella di Julia che osservava l'uomo, sbigottita. “Esatto, è un'opera di fantasia non pensiamo possa essere dannosa per nessuno. O no?”
Il tizio le fissò senza più alcuna luce scherzosa nello sguardo. “Come volete voi. Io vi ho avvertito...” Tirò fuori il cellulare di tasca, controllò rapidamente il display per vedere chi lo stava facendo ronzare e si alzò. “Ora, se volete scusarmi, abbandono la gradita compagnia, ma affari urgenti mi reclamano... In quanto a voi tre, ci rivedremo in giro, suppongo. Non sarebbe male fare due chiacchiere insieme, con più tempo a disposizione.” Fece un cenno brusco col capo e aggiunse: “Perdonate se il libro non lo compro, ma che dire... la mia vita è già un romanzo.”
Ivan quasi cadde dallo sgabello, ma il tizio non se ne accorse: uscì mentre rispondeva alla chiamata con un “Julius, arrivo, arrivo! Attaccando dove...?”
Le due autrici si scambiarono un'occhiata rapidissima, che Ivan scelse di non notare. Si schiarì la gola tra gli sguardi perplessi del pubblico rimasto e cercò di concludere più in fretta che poteva. Chissà perché, quel tizio strambo gli aveva lasciato addosso un pessimo presentimento. “Bene, visto che si è fatto un po' tardi, a questo punto chiederei se ci sono domande tra il pubblico...?”
Con un po' di fortuna, e se avesse giurato a Leo di arrivare prestissimo il mattino dopo e rimettere a posto le sedie quando ancora la serranda era abbassata, nel giro di mezz'ora avrebbe potuto fiondarsi a casa.
Prima che calasse il buio."




3 commenti:

  1. Mi piace come viene definito il libro: "DINTW è una storia cattiva, ma senza la componente di giudizio morale che ci si potrebbe aspettare." Credo sia la prima volta che sento gli autori definire così la propria "creatura"...e mi è piaciuto moltissimo!!

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  2. Racconto molto carino. Far interagire le due autrici con i personaggi dei due libri (DINTW / NADNAD) è stata un'idea simpatica e originale

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  3. Ogni tappa mi incuriosisce sempre di più! Complimenti :D :D
    "è una storia cattiva, ma senza la componente di giudizio morale che ci si potrebbe aspettare.".
    Praticamente in questa storia i cattivi sono cattivi perchè lo sono e basta. Senza un motivo dietro? Bè, dopo tanti cattivi sempre descritti con un qualche motivo particolare, ogni tanto un cattivo solo perchè lo è e basta.

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