mercoledì 23 gennaio 2019

Lore

Non è un mistero quanto mi interessi il folklore, in tutte le sue forme: fiabe, mitologia, usanze e tradizioni, fino alle moderne leggende urbane e alle tracce di religiosità, superstizioni, magia e riti che filtrano nella contemporaneità. Lore, miniserie antologica in due stagioni di sei puntate che trovate su Amazon Prime, parla proprio di questi argomenti: come non buttarmici a pesce? Seppure, lo so, con il consueto ritardo... ma meglio tardi che mai.

Ogni puntata affronta un caso storico e misterioso, più o  meno noto, ma con differenze rilevanti tra la prima e la seconda stagione: ispirata a un podcast di Aaron Mahnke, che affronta le medesime tematiche, Lore comincia come un interessante ibrido tra narrazione e trattazione storica. I casi presentati sono messi in scena da attori (e da un sacco di facce note), ma la voce di Mahnke stesso racconta i retroscena, le reazioni della stampa dell'epoca o i documenti storici rimasti, e alle parti più "telefilmiche" si alternano fotografie originali, dipinti, filmati d'epoca, se esistenti. Il singolo caso diventa quindi un modo per analizzare l'origine di determinate superstizioni, ampliare lo spettro (ah-ah) narrativo fino a correlarlo a leggende simili, indagare (uno degli aspetti che ho trovato più interessanti) il passaggio e la sovrapposizione tra scienza e magia, tra credenze popolari e cultura "alta"; il tutto senza risparmiare scene forti, dettagli agghiaccianti e momenti ad alta tensione. Le prime puntate, dunque, mi hanno piacevolmente sorpreso; soprattutto le prime tre della prima stagione, molto attente a unire il racconto del caso storico alle spiegazioni scientifiche, mostrando entrambe le facce della medaglia. Dalla quarta puntata l'impressione è che la "fiction" acquisisca sempre più spazio, a scapito della documentazione storica (parlo di impressione perché non ho una conoscenza approfondita dei singoli casi trattati; la vicenda dell'abitazione "infestata", per esempio, mi è sembrata spingere più sul pedale del film horror tralasciando o citando en passant le probabili spiegazioni e dettagli che potrete recuperare tranquillamente su internet). Sotto questo aspetto, dunque, le mie puntate preferite sono senza dubbio le prime tre (dedicate rispettivamente a un caso di "vampirismo" in New England nell'Ottocento, al medico che inventò la lobotomia e a un caso di "changeling" in Irlanda).

La seconda stagione è qualcosa di completamente diverso: via la narrazione di Mahnke, via i documenti storici, spazio alla pura fiction. Dai casi di Burke & Hare alla vicenda della contessa Bathory, tanto per citare i più famosi, abbiamo qui dei veri e propri mini-film, qualcuno più riuscito qualcuno meno. Ho guardato comunque la stagione con piacere, ma con molta meno meraviglia: perso il carattere ibrido degli inizi, l'elemento più particolare e insolito dello show è venuto a mancare. La puntata migliore di questa stagione è probabilmente l'ultima, quella su Jack Parsons e la Donna Scarlatta, sia per i temi trattati, che di rado vengono affrontati in televisione o al cinema (si parla di una figura chiave dell'occultismo del Novecento, e in meno di un'ora abbiamo concetti di magia moderna e postmoderna, poliamorismo, il rapporto tra scienza e magia, l'uso di sostanze psicotrope e molto altro ancora), sia per il taglio brioso, con la narrazione di Jack Parsons stesso che ripercorre la propria vita.

Il mio consiglio è non perdersi la prima stagione (soprattutto la prima metà) e dare un'occhiata alla seconda, eventualmente pescando gli episodi che riguardano gli argomenti di vostro interesse.

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