martedì 5 marzo 2019

D'oro, pietra e narcisi

Oxford è una di quelle città così cariche di mitologia, di leggende, di storia e stereotipi che andarci davvero è un'esperienza spiazzante. Oxford è sinonimo di "università", naturalmente, la summa di tutta l'educazione e la cultura "British" che possa venire in mente; ma se vi aspettate un ambiente grigio e paludato, vi sbagliate di grosso.

Visitare Oxford in compagnia di qualcuno che la vive davvero - una cara amica che lavora al Trinity College - consente indubbi privilegi, certo, come quello di avere accesso a stanze normalmente non aperte al pubblico, o alla Bodleian Library, o di sentirsi raccontare una miniera di aneddoti e curiosità su come funziona davvero la vita universitaria lassù (vi dico solo che fa tornare la voglia di studiare, a dispetto di quanti traumi possiate aver vissuto nel vostro percorso scolastico). Ma anche senza questa indubbia fortuna, l'aria stessa di Oxford vibra di un'energia positiva, di una luce propria, perfino nei giorni di tempo inclemente. Oxford non è una città "con un'università famosa", Oxford è una città che è anche un... college a cielo aperto (okay, tanti college: ognuno con la propria storia e le proprie rivalità). I locali sono concepiti per townie o per gownie (cioè per gli abitanti o per gli studenti che vivono lì momentaneamente), per strada vi imbatterete in professori con tonaca nera e volti ridenti come il vecchio zio inglese dei telefilm, gruppetti di studenti berranno gomito a gomito con voi una birra al pub, la sera.

Si è fatta e si fa la storia, qui. I musei - l'Ashmolean, quello di storia della scienza (che, tra le altre cose, contiene una lavagna usata da Einstein negli anni Trenta), quello di storia naturale con i suoi fossili o il Pitt Rivers con armi, amuleti e abiti di tutto il mondo, tanto per citarne alcuni - sono uno spettacolo nello spettacolo, dove perdersi (gratuitamente), affascinati ed entusiasti come bambini. E, naturalmente, per i lettori amanti del fantasy è indescrivibile l'emozione quando ci si trova di fronte al lampione che ispirò Il leone, la strega e l'armadio a C.S. Lewis, proprio accanto alla porta decorata da fauni grazie alla quale nacque il signor Tumnus. D'altronde, Oxford è la città degli Inklings, e all'Eagle and Child, pub oggi un po' troppo caotico, forse, ma decorato con le immagini tolkieniane d'ordinanza, potrete cenare pensando che a pochi passi da voi Tolkien e Lewis discutevano delle loro storie. Ed è a pochi chilometri da qui che i lettori compiono il loro pellegrinaggio per rendere omaggio alla tomba di "Beren e Luthien", ovvero Tolkien e sua moglie Edith. E non manca la possibilità di visitare la dining hall dove sono state girate le scene di Harry Potter nella "sala grande".

È una cittadina inglese, Oxford, con le sue architetture gotiche, le casette che sembrano cottage o tane hobbit, le strade contorte e le reminiscenze sassoni e medievali, le storie di fantasmi (non perdetevi il ghost tour di Bill Spectre, spumeggiante intrattenitore) e il respiro di milioni di vite che qui si sono svolte. La pietra domina tra un gargoyle e una guglia altissima, quella pietra color sabbia che, al primo raggio di sole tra le nubi, si colora d'oro e sembra risplendere, rendendo ancora più vivido e luminoso il cielo azzurro. E dovunque ci siano prati, aiuole o parchi, in questa stagione ondeggiano i narcisi, dorati anch'essi.
Fa stare bene, Oxford. Tra una cupcake e una tazza extralarge di cappuccino, le pie britanniche e il cibo etnico, passeggiare qui è una meditazione in se stessa. E non c'è bisogno che vi descriva quante librerie, e quanto grandi e ricche, troverete, per girovagare tra la carta se la città decide di donarvi un po' di pioggia.
Di sicuro, Oxford non si dimentica.

Cena all'Eagle and Child, il pub degli Inklings