martedì 21 maggio 2019

Una giornata qualunque (nella vita di una donna)

Venerdì pomeriggio a Padova. Siedo in un bar e lavoro, carta, penna, computer.
D'improvviso una mano calda mi accarezza la schiena (indosso una maglia senza maniche con un intreccio di laccetti sulla parte posteriore, la parte alta della schiena e le spalle sono scoperte). Mi volto, pensando si tratti di qualche amica padovana capitata per caso nello stesso bar.
No. È un estraneo dallo sguardo vacuo che mi sorride dicendo "Ciao, tesoro..."
Per mezzo secondo rimango sbigottita. Cerco freneticamente nella memoria se conosco questo tizio. La risposta è no, per niente. Il mezzo secondo è passato. Arriva la rabbia. "Come ti permetti di toccarmi? Ma chi cazzo sei? Non ti azzardare mai più a toccarmi!"
Il tizio indietreggia rapidamente, "Scusa, scusa", balbetta, e si infila nel bagno del locale. Due cameriere e un altro cliente - un ragazzo tra i venti e i trenta, pelle color caffelatte e occhi scuri a mandorla, simile a un giovane Clopin come lo interpreta Marco Guerzoni nella versione italiana di Notre Dame de Paris - mi si avvicinano, mi chiedono cos'è successo. Tremo di rabbia e di nervosismo, di vergogna - perché? Non ha senso, ma è così - e di disgusto. Le cameriere confabulano tra di loro ("era ubriaco, ha chiesto da bere..."), il ragazzo aspetta che il tipo esca dal bagno; fortunatamente, quando lo fa parlotta un attimo con le cameriere e se ne va pacificamente. "Clopin" mi sorride con aria di scusa, indicando con un gesto vago il proprio aspetto. "È ubriaco, io non sopporto queste cose ma se lo menassi poi la gente direbbe che sono io il delinquente". Io lo ringrazio di cuore, rispondo al sorriso, e adesso mi vergogno un po' anche per "la gente". Ah, l'Italia di oggi. E penso: "Non preoccuparti. La 'gente' probabilmente direbbe che me la sono cercata perché ho le spalle nude..."
Morale, alle cinque del pomeriggio di un qualsiasi bar del centro di Padova ho una voglia matta di sfregarmi la schiena con il disinfettante e i pugni stretti dalla rabbia.

Non è ancora finita, comunque. Due ore più tardi vado a piedi dalla stazione alla casa dell'amica che mi ospita per il week end, stradine tranquille, piccoli condomini e villette. Un tizio in macchina rallenta e procede a passo d'uomo abbassando il finestrino. Sorriso viscido. "Come ti chiami?..."
Stavolta non c'è neanche il mezzo secondo di stupore, e forse questa è l'unica cosa che mi rallegra: un tempo sarei rimasta inerme, un tempo non avrei stretto i pugni, un tempo avrebbero vinto paura, sbigottimento ed esitazioni: adesso reagisco, e certi vigliacchi filano via se si alza la voce. Prego di non scoprire mai cosa succederebbe se insistessero, ma so che a difendermi, almeno, adesso proverei.
Comunque, sono stanca, ho uno zaino sulle spalle, normalissimi jeans e normalissima giacca di pelle, ma non prendiamoci in giro, 'sto tizio non ha attaccato bottone per chiedermi informazioni. "Sono affari miei."
"Oh, ma dai, ma che ho fatto?..." E continua a procedere alla mia velocità, borbottandomi contro finché sbotto: "Senti, sei il secondo che mi rompe i coglioni oggi, levati dai piedi o finisce male."
"Oooh, ma cosa vuoi, con quel culo lì..."
Riprende velocità privandomi del piacere di cogliere il seguito della frase.

Okay, è venerdì diciassette, ma che diavolo è successo alla gente oggi?...
Poi penso niente. Questa è "la gente", appunto. E il fatto che io sia stata così fortunata da non ricordare altri episodi di questo tipo a Padova, nelle svariate volte in cui ci sono stata, non significa che la fortuna duri per sempre.
D'altronde, oso andarmene in giro da sola alla piena luce del giorno, mi azzardo perfino a indossare una maglia primaverile in un bar mentre mi faccio i fatti miei. Come posso pretendere di non essere considerata una preda?

Questo post riprende quelli scritti originariamente su Facebook: qui e qui. Ripubblicato con commenti qui.

1 commento:

  1. Hai beccato degli emeriti coglioni e purtroppo con l'imbarbarimento culturale di oggi, ce ne sono molti. più di un tempo.

    PS: provengo dal blog di Ade "Swanza blog"

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